giovedì 22 agosto - Aggiornato alle 23:50

«È ora di decidere sul teatro Verdi di Terni: buona l’idea del Comune per 800 posti»

Interviene anche Galignani dell’Araba fenice contrario all’ipotesi polettiana

Il flash mob per il teatro Verdi (foto Rosati)

di Bruno Galigani*

È splendido tornare a parlare della ristrutturazione del Teatro Verdi. È entusiasmante immaginare che potremmo vedere riaperto il nostro Teatro in un arco di tempo molto più breve di quanto potevamo pensare fino a qualche mese fa. Abbiamo un nuovo progetto. Un progetto scaturito e sbocciato da un vincolo. Abbiamo, grazie all’amministrazione comunale, una nuova ed importante idea di come superare al meglio quanto dettato dalla Soprintendenza. E le idee così buone, come quella proposta dal Comune di Terni, vanno rispettate, forse ancor di più dell’opera stessa. Quanto sta accadendo in questi giorni ha il sapore della positività. Nonostante gli inevitabili scontri, abbiamo ormai la certezza di aver bisogno quanto prima del Teatro Verdi. Tutti. Nessuno escluso.

TRENTA ASSOCIAZIONI CONTRO MELASECCHE
LA REAZIONE DELL’ASSESSORE

Parlo a nome dell’Araba Fenice e come molti sanno, abbiamo già più volte espresso la nostra più assoluta contrarietà alla idea Polettiana. Non amiamo i falsi storici. Del Poletti è rimasto soltanto il Pronao, che non sarà toccato, e gli spolveri nella zona alta della galleria che probabilmente saranno ubicati nel nuovo museo. Per anni si è dibattuto sulla questione restauro. Per anni abbiamo confrontato il nostro Verdi con il Teatro Galli di Rimini. Ma non ci sono confronti da fare. Oggi poi con la scelta della Soprintendenza la questione Poletti può essere definitivamente messa da parte. C’è una frase che amo molto di Baruch Spinoza che dice: “Non sono venuto al mondo per giudicare, né tantomeno per condannare; sono venuto al mondo per conoscere”. Penso fermamente che sia tempo di guardare avanti. Non più al passato.

Un Teatro contemporaneo che si integra con un ingresso ottocentesco. Coniugare moderno e antico nel rifacimento del nostro Teatro è possibile. Ed il “melange” del nuovo progetto siamo certi che riuscirà a far sposare perfettamente l’armonia, ovvero quell’equilibrio fra i contrasti che consegnerà alla nostra città, un Teatro dotato di bellezza, visibilità, fruibilità, che vuol dire anche comodità nell’uso, e di buona acustica. Credo comunque sia giusto esprimere un pensiero a proposito degli 800 posti circa del nuovo progetto del Comune di Terni. Con un teatro all’italiana tipo Poletti, non se ne ricaverebbero di più. Anzi molti meno. E lo dico con cognizione. Mi scuso se riprendo per un solo attimo il confronto con il Teatro Galli di Rimini, costato 37 milioni di euro con 15 anni di lavori. Un Teatro, ben più grande volumetricamente del nostro Verdi. Il Galli di Rimini contiene 800 posti. Rimini ha 150 mila abitanti.

Sono passati già 10 anni dalla chiusura del Teatro Verdi. È giunta l’ora della scelta definitiva. Voltaire scrisse: “Chi non vive lo spirito del suo tempo, del suo tempo prende soli i mali”. Noi vogliamo bene alla città di Terni e al futuro dei nostri figli. È tempo quindi di fare. Il Comune deve procedere pensando alla “agilità” della ristrutturazione, alla bellezza del moderno con un’ottica al Teatro Arvedi di Cremona e il Paganini di Parma e alla perfezione acustica. Il Comune ha intrapreso un giusto cammino. Ora è tempo di spronare tutti, lasciarsi alle spalle le sterili polemiche e lanciare al galoppo il restauro del nostro Teatro.

*presidente dell’associazione culturale Araba Fenice di Terni

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