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domenica 22 maggio - Aggiornato alle 18:17

È morto Sergio Lepri, maestro di giornalismo e di vita. «Caro Ferrini, il futuro sarà senza carta»

Nelle lettere tra lo storico direttore dell’Ansa e l’allievo di Perugia le perplessità sui ricchi che attraverso la stampa cercano il potere

di Enzo Ferrini*

Maestro del giornalismo ma anche maestro della vita. A 102 anni è morto Sergio Lepri, il mio Direttore. Lo scrivo con l’iniziale maiuscola perché per tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di lavorare per l’ agenzia giornalistica Ansa – da lui diretta per quasi 30 anni (1962-1990) – è sempre stato e sempre sarà «il Direttore». Ai redattori appena assunti (lo ha fatto anche con me) era solito ripetere: «Io non so come lei la pensa ma si ricordi che non voglio scoprirlo leggendo quello che scrive». Il «lei» sempre usato con signorilità.

L’archivio come il «New York Times» «Maestro della vita» perché ha saputo vivere, assaporare il presente (ultranovantenne praticava ancora roccia, tennis e sci di fondo) sempre guardando al futuro. Lo ha fatto nella professione quando ancora si lavorava con penna a biro, taccuino, macchina per scrivere ed un mucchio di gettoni telefonici in tasca per dettare le notizie più urgenti. Già nel 1982 diventò operativo all’Ansa l’archivio elettronico Dea, il primo assoluto fra tutte le agenzie di informazione nel mondo (allora ne aveva uno analogo soltanto il quotidiano «New York Times»).
Per studiarlo arrivarono nella sede centrale dell’Ansa a Roma esperti di importanti agenzie internazionali come la Afp francese e la giapponese Kyodo.

L’informazione locale e la sede di Perugia Ed è sempre guardando al futuro, nell’ottica del crescente interesse per l’informazione locale, che con la direzione di Sergio Lepri l’Ansa fu la prima agenzia ad affiancare al suo notiziario nazionale ed internazionale (91 le sedi ed uffici di corrispondenza all’ estero) notiziari locali in tutte le regioni. Anche in Umbria (1989) che mi ha consentito di tornare a fare il giornalista nella mia regione con l’apertura della redazione di Perugia.

I manuali di giornalismo 1990: ricordo il suo saluto ai giornalisti Ansa in un grande salone di Roma. Non ricordo le parole, ma il gesto. Scende dal palco, percorre la sala, cenno di saluto con la mano destra alzata, senza mai girarsi, lo sguardo avanti, infila la porta. Guardando al futuro. Si perché ha continuato a farlo: docente di «Linguaggio dell’informazione nella scuola di giornalismo della Luiss, autore di manuali di giornalismo, testi sulla informazione digitale, sul mondo di internet e la realtà virtuale, sulla storia italiana di cui è stato testimone diretto come sottufficiale (ma «rigorosamente antifascista» scrive) nella seconda guerra mondiale e poi ricercato con mandato di cattura per renitenza al richiamo alle armi nell’esercito della Repubblica Sociale (prevista la pena di morte) e per «attività sovversiva» come esponente del Comitato toscano di liberazione e direttore a Firenze del giornale clandestino del Partito liberale «L’opinione». Ricordi di un secolo di vita descritti con chiarezza, documentati, senza dimenticare anche l’ironia come per il suo servizio militare presso il Comando Quinta Armata ad Orte: «Ero solo un sottufficiale, benché laureato in filosofia. Due millimetri di statura (un metro e 59,8 invece dei prescritti un metro e 60) mi avevano precluso il grado di sottotenente».

Citizen journalism Il Direttore però non si accontentava di studiare ed insegnare il mondo dei media. No, nella vita come nella professione, lui è sempre sceso in campo. Blogger ultranovantenne continuava a tenere in vita il suo sito www.sergiolepri.it dove, oltre a manuali sul giornalismo e la didattica della professione, si trovano i suoi ricordi (viaggi, personaggi incontrati), saggi storiografici. «Sì, il mio sito ha un buon successo – mi scriveva nell’ottobre 2010 – ho migliaia di visitatori come mi documenta Aruba». Ed ancora. «Il privilegio di un libro digitale è il potere arricchirsi giorno dopo giorno e cambiare ed interagire con i lettori. Fra i tanti cambiamenti che stanno rivoluzionando la nostra professione c’è anche l’avvento di un citizen journalism per cui chiunque (con i telefoni cellulari e altre diavolerie elettroniche che arriveranno) può e potrà fare il cronista (ma attenzione: senza scuola, tirocinio e conoscenza della deontologia). Come vede, nonostante l’età (91) sono ancora – per ora – scrivente, parlante e pensante; e anche deambulante».
Già, ancora ironia!

Passato, presente e futuro Due mesi dopo (dicembre 2010) in un’altra sua corrispondenza: «Passato o futuro? Il passato non c’è più, caro Ferrini, e il futuro sarà come sarà e non potrà non essere: in parte buono, in parte meno buono, in parte cattivo, proprio come il passato e come il presente. Ma sarà senza carta. E scriverà digitale chi avrà qualcosa da dire senza ricercare il profitto. Il guaio è che scriveranno in Rete anche quelli che i soldi ce l’hanno e cercano non il profitto (non ne hanno bisogno), ma il potere. E sarà difficile distinguere il gratuito vero dal gratuito falso».
Grazie Direttore, maestro di vita, anche ora che sei già nel futuro.

* Giornalista, ex caporedattore dell’Ansa Umbria

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