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mercoledì 25 maggio - Aggiornato alle 11:40

Dopo la cessione di Ast ad Arvedi è tempo di premere l’acceleratore sul tema delle infrastrutture

L’intervento di Daniele Lombardini, responsabile Lavoro e digitalizzazione Pd Umbria: «Vanno rimossi gli ostacoli che impediscono agli operatori di giocare la partita del futuro»

Le acciaierie di Terni (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Lombardini*

La vicenda relativa all’acquisizione di Ast da parte di Arvedi e tutte le attese per il nuovo piano industriale, rilanciano le aspettative della nostra Regione e del sistema industriale umbro, in particolar modo quello dell’Umbria meridionale, sulla partita delle infrastrutture e della logistica. Non servono infatti manuali di economia per comprendere come, senza un’adeguata infrastrutturazione del territorio, qualsiasi progetto di sviluppo economico e di creazione di benessere diffuso parta svantaggiato. Sembra infatti complicato immaginare una proiezione nei mercati internazionali se rileviamo ancora innumerevoli criticità negli spostamenti interni di poche centinaia di km.

Spesso viene ricordato – anche se non sempre appare percepito fino in fondo dalle classi dirigenti del paese – che l’Italia è il secondo paese manifatturiero d’Europa dopo la Germania. Un’Italia però lontana dal podio quando vengono prese in considerazione le condizioni di contesto, cioè quelle che consentono alle nostre merci di essere consegnate nei mercati di destinazione: infatti, mentre alla Germania l’Osservatorio della Banca mondiale attribuisce il primo posto nella classifica 2018 sull’efficienza logistica (il Logistic performance index), all’Italia spetta solo il 19esimo.

L’Umbria rispetto al quadro italiano purtroppo non si colloca in controtendenza e il sistema industriale regionale aspetta da troppo tempo delle risposte. La giunta Tesei è ferma alle buone intenzioni e, sostanzialmente, attraverso l’assessore al ramo già ha esplicitato l’impossibilità di una progettazione (lungi dal parlare di realizzazione) a medio termine relativa alle emergenze più stringenti. Se il Governo auspica davvero uno sviluppo del settore industriale in quanto considerato strategico per il sistema paese, allora è il tempo di premere l’acceleratore sulla questione collegamenti.

Ed è proprio la questione Ast, con la cessione della relativa organizzazione commerciale in Germania, Italia e Turchia a ricordarci che se da un lato scontiamo un pesante ritardo, dall’altro abbiamo davanti a noi una chiara opportunità: quella di una riflessione interregionale su quella dotazione infrastrutturale complessiva in grado di connettere le aree interne con Civitavecchia, Ancona, Livorno, Trieste, Genova. Uno sforzo comune di “area vasta” tra istituzioni, forze politiche e sociali che abbia la capacità di segnare un passaggio fondamentale della storia dello sviluppo delle nostri territori.

È il tempo di scelte selettive e di risposte certe sulle direttrici che congiungono l’Umbria ai porti del Tirreno e dell’Adriatico, di una tempistica affidabile relativa alla Orte-Falconara-Ancona, di Alta velocità realmente fruibile (visti anche i recenti insuccessi su Orte), di un sistema ferroviario adeguato ad una movimentazione dei manufatti fra Terni e Spoleto, di percorsi dedicati e in sicurezza per i carichi eccezionali, del completamento della Terni-Orte-Civitavecchia (i 18km tra Monte Romano e Civitavecchia), di una E45 che non riversi in uno stato di perenne manutenzione, di un ruolo definito delle piastre logistiche, del completamento della bretella di San Carlo, di una implementazione delle autostrade digitali per le aziende.

Serve l’impegno di tutti e uno sforzo nell’attivazione di risorse e progetti integrati sul territorio. A sette mesi dalla scadenza dell’Accordo di programma, nonostante una mozione approvata all’unanimità in Consiglio regionale e le rassicurazioni da parte dell’assessore allo Sviluppo economico dell’avvio delle interlocuzioni con il Mise, non c’è stato nessun aggiornamento sulla questione Area di crisi complessa Terni-Narni per il rilancio e riqualificazione industriale dei comparti siderurgico e chimico: uno strumento che andrebbe ulteriormente rafforzato, in una prospettiva territoriale più ampia, dedicata proprio all’architettura infrastrutturale e logistica del territorio e declinata con politiche rivolte alla mobilità urbana, all’ambiente e alla formazione.

Un’Area che, nello spirito del Pnrr, può affrancarsi da un profilo di crisi e intraprendere la strada della transizione; il Pnrr, appunto. Quello elaborato dalla giunta Tesei, privo di un’idea di Umbria (e quindi privo anche di un’idea di sistema industriale e di una identità dello sviluppo regionale), appare, anche agli occhi più inesperti, un contenitore frettolosamente assemblato con una distanza evidente dalla logica sottesa nel piano nazionale… e quindi difficilmente finanziabile nelle sue linee. Dove sono, inoltre, quegli interventi volti a migliorare il tessuto urbano, innovare i servizi, incrementare l’attrattività per nuovi player e la crescita dimensional-qualitativa delle nostre imprese?

Per chi crede nelle potenzialità del nostro sistema industriale, nell’impegno di cercare un equilibrio tra competitività e rispetto ambientale, nello sforzo di migliorare il know how tecnologico delle nostre imprese è il momento di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono ai protagonisti del lavoro dei nostri territori di acquisire commesse importanti e di giocare le sfide del presente e del futuro.

*Responsabile Lavoro e digitalizzazione Pd Umbria

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