lunedì 19 agosto - Aggiornato alle 11:50

Dimissioni Marini, Leonelli allo scoperto: «Se una fase si deve chiudere si chiude»

Nel difficile dibattito sul voto della settimana prossima interviene l’ex segretario regionale: «Non è questione di garantismo ma di credibilità»

Il consigliere dem Giacomo Leonelli (foto F.Troccoli)

Il consigliere regionale Pd Giacomo Leonelli interviene con una riflessione di Facebook con cui chiarisce la sua posizione nel difficile momento che sta vivendo il partito a proposito del dibattito sulle dimissioni della presidente Catiuscia Marini. Un intervento che smorza le possibilità di arrivare a una maggioranza che voti una richiesta di ritirare queste dimissioni nella seduta che si terrà tra venerdì 17 e sabato 18 e in vista del quale parte del gruppo consigliare dem martedì prossimo si incontrerà col vice segretario nazionale Andrea Orlando

di Giacomo Leonelli

Questi sono stati e saranno giorni duri, è inutile nasconderlo. Sia sotto il profilo politico che umano.

La vicenda dell’inchiesta sulla sanità in Umbria non riguarda un fatto specifico, né una responsabilità individuale, ma diffonde la percezione plastica di metodi che, al di là della rilevanza penale che spero possa essere esclusa per tutti gli indagati nelle sedi competenti, sembrano assumere comunque profili clientelari.

La domanda che dovremmo porci, quindi, non è se essere garantisti o meno: ce lo dice già la Costituzione che avviso di garanzia o una misura cautelare non significano assolutamente una condanna, e io ne sono fermamente convinto, vuoi anche per la professione che faccio e per i valori laici e liberali con i quali sono cresciuto.

La domanda vera è se la vicenda nel suo complesso mini irreversibilmente la credibilità e l’autorevolezza del Governo Regionale. La prima persona che, gliene va dato atto, ha ammesso il problema è stata la presidente Catiuscia Marini, con le sue dimissioni. Ha ritenuto di non essere nelle condizioni di poter svolgere, nel pieno delle sue funzioni, il ruolo che l’ordinamento le assegna, avviando dunque il percorso di scioglimento della legislatura, senza mai avanzare alcun ripensamento in queste settimane, per poi ribadire la propria ferma intenzione nel Consiglio Regionale del 7 maggio scorso.

Ciò premesso, considero un errore aver investito il Consiglio dell’eventuale respingimento delle dimissioni, tenuto conto che queste non sono state espresse per motivi squisitamente politici (come ad esempio la bocciatura di un disegno di legge della Giunta); se dunque la presidente Marini, nell’atto delle dimissioni ha preso una decisione unilaterale e senza coinvolgere i consiglieri mossa evidentemente dalla convinzione di non essere nelle condizioni di svolgere pienamente il ruolo, sotto quale profilo questi sono ora investiti dell’eventuale respingimento?

In altre parole, se chi ricopre la carica monocratica ha riscontrato una carenza complessiva (di forza? di autorevolezza? di credibilità dell’azione di Governo?) che rendeva non proseguibile la propria azione, chi sono i consiglieri per affermare il contrario?

Dunque la riflessione da fare non è garantismo/giustizialismo, ma autorevolezza, forza e credibilità dell’azione di Governo o meno.

Su questo mi sono interrogato e mi interrogo da giorni. E la sensazione è che oggi lo spazio per ulteriori tentennamenti o tatticismi si sia davvero esaurito. Abbiamo bisogno di restituire l’orgoglio e la dignità ai nostri elettori e militanti, che non si devono sentire in alcun modo in difficoltà nel sostenere il Partito Democratico, ma devono poterlo fare a testa alta.

Se una fase si deve chiudere, si chiude: e non perché lo dicono i magistrati, ma perché oggi è consapevolezza comune che debba essere la tutela e la valorizzazione del merito, piuttosto che i favoritismi alle clientele, l’unico strumento di creazione e ricerca del consenso.

Se una fase si deve chiudere, si chiude: perché, per quanto difficile possa essere sotto diversi punti di vista, rimane comunque l’unico primo passo possibile per il PD per reagire, rigenerare e ripartire in Umbria.

Se una fase si deve chiudere si chiude: chiudendo anticipatamente la legislatura regionale, ma senza gettare il bambino con l’acqua sporca, ribadendo gli errori e le scuse, ma ricordando anche le cose buone fatte in questi anni e votando tutti insieme una documento che le sottolinei.

Consigliere regionale Pd

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