lunedì 24 giugno - Aggiornato alle 23:34

«Congresso, voterò Verini perché anche in Umbria c’è bisogno di recuperare lo spirito del Pd»

L’appello di Carlo Rossini: «Abbiamo il dovere di provare a curare, guarire e rilanciare il partito»

Un seggio per le primarie Pd

Manca una settimana alle primarie del 16 dicembre, quando Walter Verini e Gianpiero Bocci si contenderanno la segreteria regionale del Partito democratico. Pubblichiamo l’appello dell’ex sindaco di Todi Carlo Rossini. Nei prossimi giorni Umbria24 pubblicherà un appello a favore di Bocci, interviste e approfondimenti. 

di Carlo Rossini

Il partito che non c’è (più). Finire così sulla copertina de L’Espresso, come accaduto la scorsa settimana, fa male. Per chi ancora spera in qualcosa di diverso per il nostro paese, qualcosa che vada oltre il governo gialloverde, oltre le crisi, è insopportabile dover leggere dalla penna del direttore dello stesso giornale che «l’opposizione del centrosinistra e del Pd è ferma, bloccata. E il congresso che si sta faticosamente mettendo in moto non sta aiutando a dissipare la nebulosa, anzi. Al vertice, il balletto delle candidature assomiglia agli antichi minuetti che accompagnarono la fine di gloriosi partiti come la Dc e il Partito socialista negli anni Novanta: pensavano di potersi ancora permettere il lusso di correnti, divisioni, guerre e riappacificazioni, invece era arrivata la Fine, la commedia lasciava il posto all’ombra indesiderata della morte, politica se non fisica».

Salvare l’Italia Il 14 ottobre 2007 in oltre tre milioni e mezzo partecipammo alle primarie per costruire il Pd, dentro una stagione certamente non facile. Il 25 ottobre 2008, al Circo Massimo, rispondemmo in centinaia di migliaia all’invito “Salva l’Italia” del nuovo partito e di Walter Veltroni. Forse bisogna ripartire da lì. Con l’ultima idea che abbiamo avuto: il Pd, appunto. Quello vero, nato con la partecipazione di tutti, con la voglia di stare insieme e salvare l’Italia. Salvare l’Italia. Ancora una volta. Salvarla dai nuovi populismi, dall’isolamento, dai nazionalismi, dai sovranismi, dall’intolleranza, dagli odi, dalle ricette economiche senza senso né respiro. Salvare l’Italia: è questo il punto. In questi anni il Pd, nonostante più di qualche buon risultato di governo, si è arroccato di giorno in giorno, senza coltivare una visione comune di domani, costretto a far accordi con il bilancino, su tutto.

Guerre interne Uno stillicidio quotidiano tra correnti, personalismi, rottamazioni. Un partito nato per far incontrare culture diverse e divenuto, invece, leaderistico, dentro una massacrante verticalizzazione, che ha tradito le attese iniziali, fino a portare al proprio interno la discussione sulla sua stessa sussistenza, tra traumatiche separazioni e possibili ulteriori scissioni. Ha isolato i propri amministratori, il Pd, lasciandoli schiacciare dalla morsa delle difficoltà e delle sempre minori risorse assegnate agli enti locali. Ha bruciato classe dirigente, quegli stessi amministratori ai quali veniva chiesto molte più volte da che parte stessero piuttosto che cosa si potesse fare per le comunità amministrate. Si sono perse dappertutto elezioni dentro le guerre interne e ci si è allontanati dai milioni di persone che oggi non ci credono più.

Scoppola e le ragioni del Pd Un anno fa il Pd delle primarie con milioni di persone ha celebrato il suo decennale, in un teatro, con mille presenti. Confesso di non aver resistito quel giorno e di aver scritto un messaggio whatsapp a un amico: oggi quel Pd chiuso in un teatro mi ha fatto pensare ancora alle parole di Pietro Scoppola a Orvieto, il 7 ottobre 2006. Dieci anni fa stavamo muovendo pezzi di popolo, oggi quel teatro mi ha fatto solo pensare ai pezzi di classe dirigente che non bastava ieri e non basta oggi unire. La relazione di Scoppola si intitolava: «Le ragioni del Partito democratico». Ragioni da ritrovare. Il compito è di nuovo quello: mettere insieme pezzi di popolo. Il popolo iperconnesso che si muove nel web, il popolo che si autoconvoca nelle piazze, che fa petizioni online, che organizza comitati, tinteggia scuole, pulisce strade e aree verdi. Il popolo da rassicurare, perché ha paura del diverso, teme il futuro, si sente insicuro. Quel popolo fatto di giovani dal domani incerto, di anziani appenati, di persone fragili e precarie, di famiglie affannate.

Riprendere il cammino E, a una settimana di distanza, arriva una seconda copertina de L’Espresso. «Noi ci siamo» si legge sotto il volto di una giovane che fa pensare a quanto sia grande il mondo a cui dobbiamo guardare. Sotto si legge: «Una nuova generazione in piazza. Chiede scuole migliori ma vuole anche fare politica. E dice no a Salvini. Voci di un movimento che nasce nel deserto dei partiti». Dobbiamo riprendere il cammino e portarci su questo passo. Servirà tempo, grande impegno e qualcuno che sappia ripartire dall’ultima idea coltivata a sinistra – il Pd di Spello, del Lingotto, nato dall’Ulivo -, che non abbia una corrente da mantenere sopra gli interessi generali, che coltivi valori condivisi, che ci chiami nuovamente a salvare l’Italia, pensando che questo sia più importante di salvare ognuno quel che rimane di se stesso.

Perché Verini In Umbria il Pd ha le stesse potenzialità, ma anche le stesse drammatiche ferite che ha nel paese. Possiamo, abbiamo il dovere di provare a curarlo, guarirlo, rilanciarlo. Ho condiviso queste riflessioni, qualche mese fa, d’estate, con lo stesso amico a cui avevo inviato il mio messaggio whatsapp, Walter Verini. L’ho esortato, in tempi non sospetti, a dare una mano in Umbria, perché è stato protagonista con Walter Veltroni della stagione di elaborazione e nascita del Pd; perché c’è bisogno di persone come lui che dichiarano apertamente di non doversi candidare più a nulla, ma di voler solo contribuire a una rinascita, mettendo in pista nuove forze; perché, quando sono stato chiamato a fare l’amministratore nella mia città, l’ho sentito sempre vicino senza il peso delle vecchie e nuove appartenenze. Credo ci sia bisogno di questo spirito e di tornare a parlare tutti insieme di come salvare l’Italia, senza attardarsi sulla strada di chi pensa, soprattutto nei territori, si possa giocare ancora a spaccare tutto. Vincendo piccole battaglie per se e perdendo, invece, tutto per tutti. Come avvenuto nella mia e in tante altre città.

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