lunedì 20 maggio - Aggiornato alle 23:03

Concorsopoli, l’appello: «Rispettare la dignità degli indagati»

Lettera aperta di alcuni giornalisti umbri sull’inchiesta della procura perugina sulla sanità in Umbria

L'ospedale di Perugia (foto Fabrizio Troccoli)

Riceviamo e pubblichiamo l’appello sottoscritto da alcuni giornalisti sull’inchiesta Concorsopoli

La vicenda della sanità umbra è grave e seria. Giornali, tv e siti internet fanno dunque benissimo a seguirla quotidianamente con particolare attenzione. Occorre restituire infatti trasparenza a concorsi dietro i quali si sono celati atteggiamenti clientelari e discriminatori. Ricostruire quali e quante presunte illegalità siano state commesse non è solo un diritto, ma un dovere dell’informazione regionale e nazionale. In questi giorni si sono però verificati episodi che sono andati ben oltre tutto ciò. Sono in rete e consultabili sui nostri telefonini centinaia e centinaia di pagine di intercettazioni, molte delle quali non hanno niente a che fare con i presunti reati commessi, ma costituiscono un’indebita ingerenza nella vita privata degli indagati e li presentano – utilizzando battute infelici e fuori contesto – come persone senza cuore.

La Magistratura quando conduce un’indagine importante e seria come quella sulla sanità umbra raccoglie inevitabilmente materiale che va ben al di là di quanto poi servirà per provare le proprie accuse. Non è tollerabile però che questo circoli senza alcun controllo, che diventi chiacchiera da bar e che venga utilizzato per ferire nel profondo la dignità stessa degli indagati.

Purtroppo in questi giorni anche alcuni articoli, titoli e locandine di giornali hanno più volte travalicato i confini di un’informazione seria e completa per approdare al pettegolezzo incattivito che rischia di alimentare la furia di quelle che Indro Montanelli chiamava le “tricoteuse”. Quelle signore cioè che facevano la calza sotto alla ghigliottina e urlavano di felicità ogni volta che cadeva una testa. Non è così che si aiuta la giustizia a fare il suo corso. E purtroppo quello che stiamo vivendo in Umbria non succede per la prima volta. E’ già accaduto altrove, in altri momenti e in altri contesti.

Facciamo appello alla serietà professionale, all’etica e al senso della misura dei colleghi perché informino – come sanno fare – in modo completo l’opinione pubblica, senza trascurare nulla che illumini i lati oscuri della sanità umbra, ma non cadendo in atteggiamenti lesivi della presunzione di innocenza e, peggio ancora, del vivere civile.

Lucia Baroncini
Marcella Calzolai
Gabriella Mecucci
Anna Mossuto
Gianfranco Pannacci
Gianfranco Ricci
Annalia Sabelli Fioretti
Paola Sacchi
Luigi Zizzari

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