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domenica 22 maggio - Aggiornato alle 19:14

Complottisti? Banalizzano per provare a capire cose complesse. Parola di Alessandro Campi

Vi spiego come nascono le teorie più strampalate: la realtà per come è fa paura, meglio fantasie alla nostra portata

Il professor Alessandro Campi (©️Fabrizio Troccoli)

Alessandro Campi, professore di Storia delle dottrine politiche, all’università di Perugia, risponde alle domande di ‘Quattro colonne’, della scuola di giornalismo Rai, sul tema del complottismo. Umbria24, per gentile concessione, ne propone la pubblicazione. 

C’è una predisposizione italiana al complottismo?
Il complottismo, nella mia interpretazione, è ormai un’espressione della cultura popolare di massa, diffuso ad ogni livello e presente ovunque. Anche in Italia, dove però presenta delle caratteristiche particolari che dipendono ovviamente dalla storia del Paese.

Cosa significa?
Nel nostro Paese c’è una tradizione di storica diffidenza nei confronti del potere. Prima le lunghe dominazioni straniere, poi un processo di unificazione nazional-statale che le masse hanno sostanzialmente subito, poi una storia (compresa quella repubblicana) fatta di ombre, segreti, omicidi eccellenti. Quanto basta per creare negli italiani un sentimento di diffidenza e sospetto nei confronti dello Stato e dell’autorità pubblica.

Che impatto ha avuto la pandemia sulle teorie del complotto?
Decisivo, come tutti i periodi storici segnati da grandi traumi: dalla Rivoluzione francese all’attentato alle Torri Gemelle di New York. Un evento imprevisto o particolarmente drammatico genera immediatamente il bisogno di capire cosa lo abbia determinato. Le teorie complottiste sono delle comode chiavi di spiegazione: semplificano la realtà e ci forniscono l’illusione di poterla dominare anche quando ci troviamo dinnanzi a trasformazioni particolarmente profonde. Più un evento è grande e complesso più nasce il bisogno di attribuirlo a cause semplice e immediate. Il complottismo è un falso razionalismo: si accontenta di connessioni meccaniche che apparentemente rendono comprensibile un fenomeno, in realtà lo banalizzano dal punto di vista delle cause. Chi ha causato la distruzione della monarchia francese? La massoneria. Chi c’era dietro la rivoluzione bolscevica? Gli ebrei. Semplice, anche se falso. Causa (unica)-effetto (diretto). In realtà, la storia è sempre complessa e contorta, ma la complessità ci fa paura. Nella storia accadono cose che probabilmente non conosceremo mai nella loro esatta dinamica, ma questo ci angoscia. Non accettiamo infine l’idea che le cose possa accadere in virtù del caso o senza che la nostra volontà abbia una qualche influenza sul mondo intorno a noi. Grazie a complottismo tutti i fatti della storia, piccoli e grandi, trovano una loro giustificazione, senza zone d’ombra.

Un esempio: per quanto riguarda la teoria del “Grande reset” e del virus da laboratorio, ci sono degli analoghi nel passato o sono teorie del tutto nuove?
I contenuti possono essere nuovi, come ad esempio l’idea del Grande Reset, ma il format del complottismo è sempre lo stesso: c’è qualcuno, nascosto da qualche parte nel mondo, che trama per mettere l’umanità sotto il proprio controllo, o per indirizzare il corso della storia secondo la propria volontà. In realtà, come ben spiegato da Popper, si tratta di uno schema antichissimo: sono gli dèi dell’Olimpo che giocano con gli uomini secondo il proprio capriccio.

Quali sono le principali caratteristiche delle teorie del complotto nel 2021?
Il complottismo, negli ultimi anni, ha fatto un salto di qualità in termini di diffusione: grazie ai social anche le teorie più strampalati trovano oggi una larga diffusione. Ma non dimentichiamo il ruolo che in tutto questo riveste l’industria culturale. Il cinema, a partire da quello hollywoodiano, ha contribuito non poco a radicare un immaginario popolare di stampo complottista. Così come le serie televisive: House of Cards, Il trono di spade e più di recente Squid Game sono intrise di complottismo metafisico.

Ci sono delle peculiarità umbre (es. comitati anti-5g)?
L’Umbria ha per sua fortuna una radice rurale-contadina. E il legame con la dura realtà delle cose, a partire dalla terra, è il miglior antidoto contro le fole complottiste. Naturalmente, nemmeno qui mancano terrapiattisti e credenti nelle scie chimiche, ma non hanno un gran impatto pubblico.

Il complottismo tende a diffondersi più in contesti urbani o rurali? Si può parlare di fenomeni diversi tra città e provincia?
E’ sbagliato legare il complottismo ai contesti culturalmente meno arretrati. In realtà esso ha una matrice sociale trasversale. L’ignorante può essere sospettoso per natura. Ma paradossalmente, certe elucubrazioni mentali cospiratorie nascono più facilmente in ambienti che diremmo evoluti e benestanti, spesso urbani. La paranoia, potremmo dire, è un lusso da benestanti.

Qual è l’identikit del complottista di oggi e come è cambiato negli ultimi anni?
Personalmente, mi preoccupa soprattutto la diffusione di certe fantasie tra i più giovani. Il complottismo nasce quasi sempre da un rifiuto dalla realtà, dal bisogno, se la realtà non ci piace, di costruirci una sorta di mondo parallelo, dove tutto funziona secondo i nostri desiderata. E’ dunque una forma di evasione dal mondo che nasconde una sorta di paura a vivere in esso, affrontandone le inevitabili difficoltà. La pandemia ha acuito questo sentimento soprattutto tra i giovani, sempre più isolati, sempre più dediti a rapporti virtuali e dunque meno in grado di relazionarsi con l’ambiente che li circonda.

Qual è il rapporto tra complottismo e politica?
Nella storia la lotta politica è stata spesso combattuta in modo violento, ricorrendo a trame, congiure e uccisioni. Le cospirazioni per il potere sono dunque un fatto reale, anche oggi (abbiamo solo sostituito il veleno e il pugnale con le fake news). Oggi non c’è bisogno di uccidere l’avversario, basta gettargli addosso del fango accusandolo delle peggiori nefandezze: i social media sono ormai un’arma letale per chi sappia utilizzarli senza scrupoli. Ma il fatto che esistano le congiure, non vuole dire che esistano i complotti. Anzi, io parto proprio dalla distinzione – storica, concettuale – tra questi due termini, solitamente usati come sinonimi. Le congiure sono fatti reali. Hanno degli esecutori in carne ed ossa e un obiettivo concreto e definito da raggiungere (ad esempio, uccidere un tiranno o un nemico politico). I complotti sono invece vaghi nei loro propositi (conquistare il mondo? per farne cosa?) e, soprattutto, realizzati sempre – secondo chi crede in essi – da entità vaghe e generiche: ebrei, massoni, gesuiti, islamisti, la Cia, la finanza internazionale, ecc. Insomma, le congiure esistono, i complotti no, sono fantasie letterarie. Ahimé pericolose.

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