Currently set to Index
Currently set to Follow
venerdì 5 marzo - Aggiornato alle 21:32

Cinghiali, l’ordinanza del sindaco di Castiglione dei Lago non trasforma la città in un far west

Il presidente di Arci caccia sulle polemiche sollevate dal Wwf: «Bisogna risolvere un problema di cui tutti sono a conoscenza»

Un cinghiale

di Emanuele Bennati*

Troppo facile dire sempre no! La polemica scoppiata in questi giorni sui social a fronte dell’ordinanza, emanata dal sindaco di Castiglione del Lago, volta al contenimento della specie cinghiale presenti nell’area urbana del comune, ha suscitato la reazione indignata del WWF, che ritiene il provvedimento azzardato, fumoso e lacunoso. In realtà l’ordinanza è un grido di aiuto lanciato dal sindaco a nome di tutta la comunità che rappresenta, esasperata dalla eccessiva presenza di cinghiali alle porte del paese, che ormai da anni sta causando problemi, non solo a Castiglione del lago ma in tutta l’area del Trasimeno e che non ha mai trovato risposte da parte delle Istituzioni preposte, lasciando soli i sindaci di tutta l’area (che tra l’altro non hanno competenza in materia di fauna selvatica) a dover rispondere alle migliaia di cittadini che chiedono una
soluzione e non soltanto chiacchiere e promesse.

Ma come è già successo, anche questa volta il sindaco sarà lasciato solo dalle istituzioni preposte a difendersi dalla gogna mediatica messa in atto dal WWF. Come fa il WWF ad affermare che le motivazioni sulle quali il sindaco ha emesso un ‘ordinanza non sono sorrette da nessuna evidenza reale? Basta verificare i dati degli incidenti stradali che si susseguono con frequenza quasi giornaliera lungo il tratto di strada che dal raccordo autostradale Perugia-Bettolle conduce a Castiglione del Lago e lungo tutto il tratto di strada che conduce a Sant’Arcangelo. Troppo facile dire sempre no, senza mai avanzare proposte, in certi casi è necessario proporre e condividere le azioni da mettere in campo: venga il WWF a Castiglione del Lago e spieghi come intende risolvere il problema. Come associazione venatoria staremmo volentieri ad ascoltare e se la proposta sarà accettabile, saremo disposti anche a sostenerla: non abbiamo il paraocchi o pregiudizi nell’accettare proposte concrete, anzi come Arci Caccia abbiamo avuto da sempre ottimi rapporti con il mondo ambientalista.

L’idea che la politica faccia continui favori alle doppiette, come qualcuno ha denunciato, è la solita storiella che piace tanto ripetere per far colpo sui più disinformati: l’ordinanza non è di certo un favore alle doppiette, tra l’altro non si comprende nemmeno quali siano gli interessi dei cacciatori locali, non c’è nessun favore bensì
semplicemente la necessità di risolvere un problema di cui tutti sono a conoscenza ma che nessuno intende affrontare seriamente. L’ordinanza non ha consentito abbattimenti o autorizzato privati cittadini a intervenire in maniera indiscriminata, bensì ha demandato agli enti preposti di valutare le possibili soluzioni e i mezzi idonei da
mettere in atto nel caso in cui vengano autorizzati gli abbattimenti; le persone che ne prenderanno parte sono già formate per questo tipo di interventi.

Continuando con le illazioni si dice che nel caso in cui il colpo non vada a segno vedremo persone vagare con fucili all’interno del paese e nei pressi delle abitazioni per cercare di sparare il colpo finale; non è così: i regolamenti regionali prevedono che nel momento in cui ci siano animali feriti, intervengano persone formate e abilitate al recupero degli stessi. L’immagine che intende far passere il WWF di una Castiglione di Lago trasformata in un far west è un danno d’immagine per tutta la comunità Castiglionese e il panico che intende diffondere il WWF tra i cittadini è frutto dell’incapacità di rapportarsi con la realtà dei fatti e di pura strumentalizzazione; appresa la notizia il WWF sicuramente avrebbe potuto contattare il sindaco e rendersi disponibile per un supporto.

Anche questa volta come cacciatori siamo stati tirati in ballo nostro malgrado, ed è giusto ricordare che i cacciatori sono organizzati in associazioni riconosciute dalla legge dello Stato e non in “covi”,  sinonimo di rifugio di banditi e terroristi: non accettiamo che i cacciatori vengano trattati in questo modo, i toni offensivi con cui il presidente del WWF si è rivolto ai cacciatori affibbiando il soprannome di pensionati/Rambo sono del tutto inaccettabili. Si può non condividere la caccia, ma non è consentito a nessuno denigrare pubblicamente una categoria di persone, quindi a tutela dei nostri soci e dei cacciatori valuteremo se ci sono le condizioni per presentare querela. Per corretta informazione, poco centra questa vicenda con la caccia, ma si continuano a chiamare in causa i cacciatori in maniera generica e strumentale. In questo caso si tratta di attività di contenimento prevista dalla legge 157/1992 per una migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali e ittiche;  per il controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia, la legge regionale permette alle istituzioni di avvalersi di cacciatori formati per espletare le attività di controllo.

Non è più accettabile che ancora ci sia qualcuno che pensa che la causa del problema cinghiale siano i cacciatori, quando sappiamo benissimo che negli ultimi trent’anni l’abbandono costante delle campagne ha fatto sì che milioni di ettari siano diventati habitat idonei per la fauna selvatica, in particolare per gli ungulati; tutto ciò ha portato a una crescita costante di molte specie che anni fa erano presenti in misura ridotta, oggi cinghiali, caprioli daini sono tornati in abbondanza sul territorio entrando in conflitto con le attività antropiche. Non è intenzione dei cacciatori “sterminare”, cinghiali, caprioli e daini, come qualcuno vorrebbe far credere, ma è necessario un controllo delle specie per far sì che l’esasperazione non produca azioni sconsiderate che potrebbero compromettere la biodiversità dei nostri luoghi.

Nel caso particolare di Castiglione del lago, ma in realtà di tutta l’area del Trasimeno sono necessari interventi di manutenzione delle sponde eliminando le vaste aree che si sono trasformate da zona palustre a zona boscata per mancanza di manutenzione ma anche per colpa di norme stringenti che non consentono di intervenire in maniera adeguata, diventando rifugi ottimali per i cinghiali e non solo, più volte sono stati avvistati lupi nell’area del lungolago. Le associazioni animaliste e ambientaliste “urbane”, da sempre si oppongono a qualunque scelta gestionale delle aree protette, considerando le stesse alla pari di un museo; l’ambiente non è cosi, ha bisogno anche della
mano dell’uomo che lo ha modellato, plasmato e accudito dalla notte dei tempi, in particolare questo è successo per il Lago Trasimeno. Aspettiamo fiduciosi che il WWF si renda disponibile per un incontro pubblico con la cittadinanza di Castiglione del Lago per illustrare le soluzioni al problema: come associazione saremo ben lieti di organizzare l’incontro.

*presidente regionale Arci Caccia Umbria 

I commenti sono chiusi.