martedì 11 dicembre - Aggiornato alle 17:46

Cgil a congresso, Cajarelli attacca: «Partiti male, serve profonda discontinuità col passato»

L’esponente della sinistra sindacale: «Più ascolto e partecipazione sennò perdiamo un’occasione». Sull’Umbria: «Basta concertazione, serve mobilitazione»

Vasco Cajarelli

La Cgil ha avviato il suo percorso congressuale. Un congresso importante, al quale l’organizzazione arriva sostanzialmente con un documento unitario, che parte dalla necessità di insistere, pur ridefinendola, sulla linea tenuta dal sindacato in questi anni, con le battaglie contro i provvedimenti come jobs act, buona scuola, riforma delle pensioni e le proposte come il Piano del Lavoro e la Carta dei diritti universali. Ma c’è chi vive questo avvio di congresso in modo critico come Vasco Cajarelli, da sempre rappresentante della sinistra sindacale. «Non siamo partiti benissimo – afferma -. Il rischio è di perdere una grande opportunità, quella di ridefinire anche un rapporto nuovo fra la Cgil e i suoi iscritti. Perché anche nelle grandi battaglie di carattere nazionale è necessario avere un’organizzazione che fa vivere le proprie proposte ai propri iscritti in maniera davvero partecipata. Per farlo serve grande capacità di ascolto, umiltà, saper riconoscere gli errori fatti e i nostri limiti, ma anche avere la forza di orientare. Ergo, non possiamo avere un gruppo dirigente disorientato».

Basta ambiguità Per Cajarelli «non tutte le fasi politiche sono uguali e non tutti i dirigenti vanno bene per tutte le stagioni. Intendiamoci – spiega – gran parte dei dirigenti della Cgil sono di grande qualità, ma non tutti. Non possiamo dimenticare che su recenti scelte fondamentali, prese dalla Cgil nazionale (per esempio lo schierarsi per il no al referendum costituzionale), c’è chi si è impegnato davvero e chi ha ingoiato il rospo. Ora non c’è più spazio per queste ambiguità, è necessario un cambio di passo. Ed è indispensabile che si riproduca il conflitto fra capitale e lavoro, perché questa drammatica guerra tra poveri (che vincono i ricchi) avviene proprio perché è venuto meno il conflitto. Ecco, servono persone capaci di produrre questa svolta».

Serve discontinuità E questo vale, per Cajarelli soprattutto parlando dell’Umbria, dove, sottolinea, «c’è grande bisogno di discontinuità, nel rapporto con la politica in primis. Non bastano le analisi, giuste, che abbiamo fatto sulla fase attuale, serve conflitto e mobilitazione, altrimenti il disagio sociale continuerà a guardare a destra. Sono chiare le grandi responsabilità della sinistra politica, ma anche i soggetti sociali hanno rinunciato ad un ruolo che era quello dell’emancipazione culturale e prima ancora della tutela dei diritti».

Basta concertazione Il terremoto politico che è avvenuto dopo il 4 marzo in Italia e soprattutto in Umbria impone alla Cgil un «salto di qualità». «Dobbiamo affrontare le questioni, in particolare sul lavoro, indipendente da chi le propone – è l’idea di Cajarelli -. Sul decreto dignità, per esempio, è giusta la battaglia contro la reintroduzione dei voucher, ma è indubbio che aver affrontato la questione dei contratti a termine, pur se in maniera non risolutiva, è un fatto positivo, perché rompe lo schema “più precarietà uguale più lavoro”». Quanto al futuro del sindacato nella società «è finita la fase della concertazione, le nostre proposte possono avanzare solo se c’è conflitto e mobilitazione. Per questo è indispensabile un gruppo dirigente che sia capace di promuovere questi due elementi che sono tutt’altro che superati. Anzi, direi – conclude il sindacalista – indispensabili nella capacità di ricostruzione di un rapporto di fiducia con i lavoratori».

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