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mercoledì 28 ottobre - Aggiornato alle 09:06

Caso Suarez: ora conosciamo lo ‘Ius soldi’. E il sindaco di Perugia cosa pensa?

La vicenda getta un secchio di ipocrisia sulle speranze dei “nuovi italiani”. Che sono nati in Italia e cresciuti nelle nostre scuole

La sede della Stranieri (foto

di Sarah Bistocchi

Ci sono vicende tanto di carattere nazionale, che scuotono le coscienze di un Paese, quanto in seno a una città e a una comunità, in grado di condizionarne il presente ma anche il futuro, e di scuoterne qualcosa di più profondo: l’identità.

La vicenda che in queste ore coinvolge l’Università per Stranieri di Perugia, al centro delle intercettazioni per aver falsificato il test di italiano sostenuto da un giovane calciatore uruguaiano, necessario per prendere la cittadinanza, è destinata purtroppo ad essere tra quelle vicende che influenzeranno gli anni a venire della nostra città. Parto da quello che è sulla bocca e sotto gli occhi di tutti.

La vicenda getta un secchio di ipocrisia sulle speranze dei “nuovi italiani”. Che sono nati in Italia, cresciuti nelle scuole, nei quartieri italiani, ma che devono ancora girare con il permesso di soggiorno su cui c’è scritto il nome di un Paese in cui spesso non sono mai stati. 

A Suarez “che coniuga i verbi all’infinito”, a Suarez la cui esigenza è ottenere un esame in lingua per vedersi riconosciuta poi la cittadinanza italiana, questo test va fatto fare di corsa, e magari facendogli studiare le domande prima. Mentre agli italiani che sono figli di cittadini extracomunitari bisogna mettere davanti barriere e paletti di ogni tipo, il grande eterno ostacolo della nostra burocrazia, che poi diventa un altro modo per violare la legge.

Se questi ragazzi e ragazze avessero avuto diritto allo ius soli, legge che il centrodestra ha colpevolmente e orgogliosamente sabotato, non avrebbero dovuto attendere il 18º anno di età per vedersi riconosciuto un diritto che invece avrebbero potuto acquisire dalla nascita. Mentre davanti ad un giovane ricco e famoso calciatore, grazie alla sua fama, si può chiudere un occhio. Un nuovo diritto fatto su misura, un diritto ad personam in un Paese in cui allo stato di diritto si sostituisce la legge del più forte. Il nuovo ius soli si chiama “ius soldi”.

Poi, c’è una riflessione che spetta solo a noi, alla città di Perugia.

Università per Stranieri di Perugia, ambasciatrice d’Italia nel mondo: così si legge nel sito. Un claim impegnativo. Frutto di tanti anni di storia, di relazioni internazionali costruite e maturate nel tempo che costituirono una rete di contatti con tutto il mondo dell’antifascismo italiano durante la dittatura in sinergia con la Società Dante Alighieri. Un centro di cultura e di riferimento per la Perugia che usciva dalla guerra e dall’autoritarismo fascista con un ruolo fondamentale di Aldo Capitini. Una istituzione culturale che è il vero e autentico biglietto da visita in tutto il mondo di una comunità, di una città: Perugia.

Da tutto il mondo si veniva a Perugia per studiare la lingua e la cultura italiana. Si veniva qui perché Perugia e la sua Università erano l’Italia. Un Paese dove apprendere non solo la lingua ma uno stile linguistico, una metodologia esportata ovunque che ha generato testi e formato docenti. Non c’è Istituto italiano di cultura in ogni parte del mondo che non abbia nelle sue stanze il manifesto della Università per Stranieri di Perugia, che non ospiti corsi, seminari o attività ad essa collegate. Un patrimonio che nessuna campagna pubblicitaria può lontanamente eguagliare.

Oggi, apprendiamo dalla stampa che il fatto si è evidenziato nelle pieghe delle intercettazioni telefoniche, per la gestione dell’Ateneo, e su questo saranno altri soggetti, la magistratura, a dover far luce. Oggi, siamo davanti ad un fatto che coinvolge l’etica di una istituzione, il suo bene più prezioso, quello che andrebbe tutelato sempre come risorsa primaria: la sua reputazione, la sua autorevolezza scientifica. Oggi, facciamo i conti con il peso di un danno di immagine incalcolabile per la città di Perugia.

Comune di Perugia e Regione Umbria hanno dei loro rappresentanti nel Consiglio di amministrazione della Università per Stranieri: sarebbe importante, di fronte ad una comunità in parte scossa e in parte ferita, sapere la loro posizione, il loro mandato in seno a questo organo, che non si esaurisce con qualche frase di circostanza snocciolato dentro una nota stampa imbarazzata e sbrigativa. Mai come in questo caso gli interessi generali della città coincidono con quelli di una delle sue istituzioni più prestigiose nel panorama internazionale. Chissà che ne pensa davvero chi (non) governa la città.

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