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mercoledì 21 ottobre - Aggiornato alle 19:40

Caso Suarez, Bove: «Basta a processi mediatici che rischiano di travolgere un’istituzione»

Il professore di Diritto processuale civile all’Università di Perugia: «La verità l’accerteranno i magistrati, ma servirà tempo»

Suarez a Perugia (©️Fabrizio Troccoli Riproduzione Riservata)

di Mauro Bove*

Scoppia sui giornali il caso Suarez e la notizia suscita immediatamente grande impressione e scalpore. Gli ingredienti per una storia attraente ci sono tutti: talentuoso giocatore “straniero” che potrebbe rafforzare le potenzialità di una squadra di calcio già molto vincente e per questo amata e detestata da tanti, alti e potenti dirigenti sportivi sempre sotto i riflettori dell’opinione pubblica, professori e rettori di Università, rappresentanti di mondi visti dai più con senso di timore reverenziale, ma anche di grande sospetto, come se essi evocassero esoterismi esclusivi e inquietanti. A oggi la magistratura sta facendo il suo lavoro e noi tutti ne aspettiamo gli esiti, con tranquillità e fiducia, convinti del fatto che la giustizia, e quindi la verità, comunque avrà lo spazio che merita e che auspichiamo. Ma questo lavoro ha bisogno del suo tempo e ovviamente della serenità di coloro che vi si dedicano. Nell’attesa sarebbe auspicabile mantenere toni pacati e attenersi a fatti certi al momento, senza ingenerare impressioni, apparenze, insomma fomentare teoremi, non avendo la pazienza di attendere l’opera degli addetti ai lavori.

TUTTO SUL CASO SUAREZ

No a narrazioni a tema È molto facile trasformare una vicenda, che certamente andrà chiarita nelle sedi competenti, in una narrazione a tema, con chiavi di lettura precostituite. È molto facile mettere in moto macchine del fango che possono travolgere vite e destini del tutto a prescindere dalla realtà delle cose. Realtà che magari si riesce a conoscere solo successivamente, quando, però, quelle vite e quei destini sono ormai irrimediabilmente distrutti. È molto facile dare spazio a sentimenti, paure, immaginazioni per creare apparenze lontane dal vero, per dare sfogo a sentimenti non nobili, in un incessante ritorno di quel manzoniano “dalli all’untore”, che non fa onore né a chi vi indulge né a chi lo fomenta. Da cittadino, da professore dell’Università (statale) degli studi di Perugia, io voglio conoscere la verità intorno a questa brutta storia. E so che la conoscerò quando i tempi saranno maturi. Ciò che non voglio è assistere a processi mediatici o addirittura alla creazione di storie fantastiche create dalla penna di narratori immaginifici, che, evocando spettri, finiscono per dare sfogo a distruttività inutili e dannosi. Travolgendo persone prima del giudizio, ma travolgendo anche istituzioni di cui abbiamo terribilmente bisogno, come punti di riferimento forti in un’epoca di angosce e timori.

*professore di Diritto processuale civile all’Università di Perugia

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