domenica 15 dicembre - Aggiornato alle 17:49

Carnieri: «Con la stessa forza che c’è stata in passato si tracci un nuovo disegno per la Regione»

L’ex presidente della giunta: «Serve una svolta profonda e di questo bisognerebbe discutere più nel merito»

Palazzo Donini, sede della giunta regionale (foto F.Troccoli)

di Claudio Carnieri*

L’Umbria ha bisogno di una svolta profonda: lo dico con tutta la mia storia di sinistra. Di questo bisognerebbe discutere di più nel merito. Per questa svolta, tuttavia, non può essere utile la cultura delle destre, il sovranismo egoista con il suo stile strillato, le chiusure, che sarebbero gravide di conseguenze negative. La destra porterebbe l’Umbria all’isolamento, fuori dai processi che si sono riaperti in Europa e nelle iniziali scelte riformatrici del governo nazionale. Ci pensino le forze vive della nostra regione, quelle del lavoro, dell’impresa e della ricerca! La crisi umbra nel lungo decennio è stata pesantissima, tra le più dure in Italia, questo bisogna saperlo e dirlo con forza! Perciò si debbono mettere al centro del dibattito senza infingimenti le questioni dello sviluppo, del lavoro, dell’occupazione, dei diritti, della ricerca scientifica, dell’Università, degli investimenti pubblici, della creazione di impresa, delle politiche industriali in rapporto alle 40 multinazionali che costituiscono ancora l’ossatura dell’Umbria.

Più disuguaglianze Senza lavoro e sviluppo non si va da nessuna parte. Ricordo che prima della crisi, nel 2007, i disoccupati erano 17 mila, alla fine del 2018 sono diventati 35 mila e qualche anno prima 50 mila. Le famiglie impoverite sono molto più numerose e si sono arrestati gli investimenti delle famiglie nell’istruzione dei figli. Le disuguaglianze sono fortemente aumentate, mentre i Comuni, con sempre minori risorse, tagliate dai governi nazionali, sono arretrati nelle politiche sociali. Poche voci si sono alzate contro il “centralismo” di questi anni. Si pensi ancora agli investimenti privati in ricerca e sviluppo: l’Umbria è la terzultima d’Italia, mentre la domanda regionale per utilizzare i fondi Industria 4.0 è stata molto debole, meno della metà della media nazionale. Altro che innovazione!

Un nuovo disegno C’è stata spesso, dunque, una subalternità e questo rende necessario pensare a una svolta. A questa sono chiamate tutte le diverse classi dirigenti, sia chiaro, ma in primo piano le forze della sinistra che sono parte fondamentale dello schieramento che sostiene la candidatura di Vincenzo Bianconi. Si tratta di maturare un nuovo disegno della Regione con la stessa forza con la quale in passato le classi dirigenti umbre seppero prendere questa regione molto povera e arretrata per portarla nel cuore dello sviluppo nazionale. Perciò oggi occorre tornare a ripensare l’Umbria con energia e impegnarsi anche nella rottura di tutti gli incroci opachi tra istituzioni e società che pure ci sono in molte direzioni. Anche nella sanità, malgrado in Umbria la sanità pubblica è tra le più qualificate d’Italia e, proprio per questo, sono molti oggi quelli che premono per farla arretrare e per aprire alle privatizzazioni.

La tradizione ideale e civile dell’Umbria è molto ricca: dal pacifismo di Aldo Capitini alla democrazia diffusa, alla ricchezza enorme del volontariato, al meraviglioso tessuto di beni culturali. Perciò è possibile aprire una strada nuova, ma la condizione è arrestare e battere quello spirito chiuso, corporativo, aggressivo, che spacca le comunità con il quale le destre hanno pensato, in questi mesi, di inserirsi nella vita delle città umbre che, non dimentichiamolo, anche verso gli immigrati sono state, senza tensioni, tra le più accoglienti in Italia, secondo i valori civili dell’umanità e della solidarietà. La parola è forte, ma ne sono convinto: è una battaglia sulla qualità della civiltà regionale!

*Ex Presidente della giunta regionale Umbria

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