lunedì 21 ottobre - Aggiornato alle 06:56

Cannabis shop a Terni, da Hesalis secco ‘no’ alla marijuana light

La start-up: «Fumarla è il peggior modo di assimilare la canapa»

Il gruppo Hesalis

Hanno partecipato a ‘Umbria in Canapa’, e a Expo Canamo a Siviglia. È da loro che arriva un secco ‘no’ alla Cannabis light. Sono i ragazzi della ternana Hesalis, start-up innovativa per l’agricoltura e lo sviluppo che si occupa di coltivazione della canapa e guarda avanti con interesse all’estrazione e all’utilizzo erboristico del fiore di questa pianta, per ottenere olio essenziale ricco di cannabinoidi e terpeni. «In ambito medico – spiegano – è usato come coadiuvante in terapie per patologie gravi come Sla, psoriasi, Parkinson, fibromialgie, dolori neuropatici».  Vista la recente apertura del Cannabis shop i via De Filis, da Hesalis arriva il loro monito.

di Hesalis*

Non confondiamo il nostro prodotto con la cosiddetta ‘marijuana light’ anche se la materia prima è la stessa  sosteniamo che fumarla sia il peggior modo di assumere e utilizzare questa pianta con usi vastissimi. No all’uso tramite combustione e alla confusione tra ‘canapa industriale’ e ‘cannabis ludico-ricreativa’. Tanti, purtroppo, i giovani e i giovanissimi che cercano nella canapa un surrogato legale dell’erba. La cannabis light nulla c’entra con una filiera che può spaziare in ambito erboristico, edile, cosmetico, medico, bio ingegneristico. E la combustione, oltre a fare male alla salute, provoca una perdita del 70% dei cannabinoidi.

La legge Prima di tutto bisogna fare chiarezza sull’organicità della legge 242 del 2 dicembre 2016 perché altrimenti si rischia di danneggiare il la filiera della canapicultura anziché promuovere il mercato della canapa industriale. Ritengo opportuno sottolineare – spiega l’avvocato Nicolò Lamanna – come il provvedimento in discussione, regolamentando ulteriormente la coltivazione e l’uso della Canapa sativa L. monoica o dioica (altrimenti conosciuta come canapa industriale), abbia rappresentato una vera rivoluzione rispetto al D.p.r. 309/1990, con cui fino all’inizio di quest’anno nel nostro ordinamento si ‘criminalizzava’ indistintamente la detenzione di tutti i tipi di Cannabis, sia quella con effetto psicoattivo sia quella industriale che ne è assolutamente priva.

Cannabis Ma nell’ambiente giuridico ed accademico tale intervento ha riscosso un tiepidissimo interesse.Così, cercare di fare un po’ di luce sul recente intervento normativo – prosegue l’avvocato Lamanna – non è assolutamente facile vista, al momento, l’assenza di pronunce giurisprudenziali con cui i Giudici avrebbero dovuto prendere una chiara posizione interpretativa. La legge 242/2016 apre delle questioni a cui è difficile rispondere con assoluta certezza. Non è in discussione il limite massimo di Thc dello 0,2% contenuto nelle varietà di piante ammesse, la figura del coltivatore può beneficiare di una tolleranza maggiore (fino allo 0,6%) purché rispetti alcuni oneri burocratici; incerta è, invece, la posizione e le conseguenze di chi, non coltivatore, si trovi in possesso di canapa industriale con un tasso di Thc superiore al limite dello 0,2%.

Il Thc Infatti è possibile che non applicandosi la legge 242, la fattispecie torni ad essere regolata dal D.p.r. 309/1990 che, come già detto, considera sostanza stupefacente tutte le piante appartenenti al genere Cannabis senza distinzione alcuna. In altre parole chi si trovasse in possesso di derivati della canapa con Thc superiore allo 0,2% potrebbe rischiare nella migliore delle ipotesi una sanzione di tipo amministrativo, le sanzioni penali previste nell’art. 73 del D.p.r. 309/1990 nella peggiore. Ulteriori incertezze derivano dalla mancata adozione dei decreti ministeriali di attuazione dell’art. 5 della legge 242, con i quali già dallo scorso giugno il governo avrebbe dovuto fissare le soglie minime di Thc per i prodotti alimentari.

I nodi da sciogliere I punti di domanda, dunque, sono assai numerosi, per questo è opportuno acquistare la canapa solo da chi assicura la presenza di Thc inferiore allo 0,2%, magari con le risultanze delle analisi di laboratorio compiute sul prodotto ed, inoltre, fornisce i cartellini della semente che certifica il tipo di Cannabis. Quindi attenzione, perché il fiore regalato alla nonna potrebbe diventare un crimine punibile come spaccio. E perché tutti coloro che possiedono piante o portano in giro prodotti non aderenti ai requisiti e in particolare al Thc sotto lo 0,2% commettono un illecito punibile nelle migliore ipotesi come reato amministrativo o con sospensione della patente, divieto di conseguirla, sospensione del passaporto come del permesso di soggiorno o piuttosto del porto d’armi».

*start-up Agricoltura e sviluppo

Una replica a “Cannabis shop a Terni, da Hesalis secco ‘no’ alla marijuana light”

  1. paola ha detto:

    Vorrei delle informazioni per l’acquisto della cannabis. Ho mio marito affetto da Sla

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