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mercoledì 7 dicembre - Aggiornato alle 17:10

Brunello Cucinelli e la Regina Elisabetta: una donna speciale, mia madre la adorava

«Per la storia mondiale l’evento segna un passaggio epocale. Re Carlo da Principe di Galles mi ha onorato della sua stima»

La Regina Elisabetta e suo figlio, il Re Carlo III (foto tratta dal profilo Instagram di Brunello Cucinelli)

di Brunello Cucinelli

Mi permetto di scrivere con grande commozione in occasione della morte di Elisabetta II, Sovrana del Regno Unito, un evento che sul piano della storia mondiale segna un passaggio epocale, proprio in questi tempi di grandi umane trasformazioni.
Penso alla persona speciale che fu Elisabetta, amata non solo dal suo popolo, ma da tutti per la sua umanità; mia madre la adorava al punto di avere anche un suo ritratto fotografico, che mi fa pensare proprio a quello che pubblico in questo scritto, in un’immagine amorevole con suo figlio, oggi Re
Carlo III d’Inghilterra.
La Regina fu gentile, savia e ponderata, realmente adorabile, per una sua allegria spontanea e compatibile con la rigorosa etichetta di corte, uno spirito gioioso che non mancava di mostrare allegria e a volte garbata ironia che sopravvissero in lei fino all’ultimo, nonostante le amarezze e i dolori che la vita riserva ad ognuno di noi. Pensava costantemente agli altri, nel privato, quando fu a lungo vicina al nonno Re Giorgio V durante la malattia che lo afflisse, e nel pubblico, quando ancora quattordicenne, evacuata da Londra per le minacce belliche, il suo pensiero andò agli altri bambini che come lei erano in pericolo per la guerra, e rivolse loro un messaggio radiofonico accorato e rassicurante.
Mia mamma mi fece amare fin da piccolo questa dolce signora, alla quale si sentiva vicina proprio come madre, e perché da Regina, Elisabetta conservava un cuore e un pensiero semplici e provvidi, premurosi e parsimoniosi. Noi eravamo persone semplici, e in tale sua rigorosa e naturale visione del mondo io riconoscevo qualcosa di affine alla nostra visione, dove l’unità e letica della famiglia erano guida ferma e regola necessaria di ogni azione della vita. Era edificante pensare che anche una Regina che regnava su così tante genti potesse essere un poco come noi, e che magari, come in una favola, un giorno avremmo potuto ospitarla nel nostro casale umbro e desinare con lei. Questo fantasticava la mia mente infantile, sensibilizzata dai racconti della mamma. Oggi penso, che tra tante altre cose importantissime nella politica e nella vita famigliare, Elisabetta, che amava farsi chiamare con il delizioso nome di Lilibeth, con la sua morte si è portata via anche un po’ di quelle favole di re e regine che vivevano in castelli incantati e animavano l’immaginazione dei bambini di tutto il mondo con una fantasia creatrice. Sono oggi malinconico quindi, ma questo non fa che aumentare e rendere salda la mia gratitudine verso una grande anima che, in qualche modo, era Regina di tutti, sempre prudentemente posta rispetto alla politica e sempre aperta alla compassione umana verso il prossimo.
Questa è anche la nobile eredità spirituale che Elisabetta Il ha donato al mondo, un’eredità che ha lasciato nelle mani dei figli, e del nuovo Re Carlo III, il quale da Principe di Galles mi ha onorato della sua stima, e mi ha permesso di partecipare ad una delle sue innumerevoli e incisive iniziative a favore dell’umanità in diversi campi, fra i quali quello dell’agricoltura rigenerativa in alcune parti del pianeta. Egli è stato fin da giovane attratto dai grandi temi che oggi sono divenuti urgenti, benevolmente incline alla natura e alla vita. Tanti, nel mondo, si riconoscono, nelle sue importanti azioni, e io, sono tra questi. Ricordo con emozione sempre viva e con sentimento di onore l’amabilissimo incontro congiunto, come relatori al G20 in Roma nel 2021, lui sostenendo i temi del Riscaldamento della Terra, io parlando di Capitalismo Umanistico e dell’Umana Sostenibilità.
Ora che da Principe è divenuto Re i suoi impegni si moltiplicheranno, e il mio sogno di averlo come ospite nella mia amata Solomeo è sempre più evanescente, ma continuo a sperare, perché fra i tanti temi da lui prediletti, quello della sopravvivenza dei centri urbani storici, dei piccoli borghi, del paesaggio è un pensiero nel quale mi riconosco, e ho cercato di renderlo concreto, così come le condizioni umanistiche del lavoro. Vedo rilucere negli occhi del Re le aspirazioni di sua madre, e questo è il valore della famiglia che trasmette di generazione in generazione i sogni e gli ideali. Oggi Re Carlo III riassume nella sua persona compiti grandissimi nel campo della politica, dell’economia, della società e della custodia del pianeta, e a questi, personalmente, mi piace di aggiungere anche un compito intimo, ma non meno, grande degli altri, quello di perpetuare con onore la memoria di sua madre, la nostra amata Regina Elisabetta II.

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