sabato 19 gennaio - Aggiornato alle 03:08

«Questa classe politica senza spessore culturale taglia i fondi all’Università»

Bocci parla dell’impossibilità da parte di Lega e M5S di mantenere le promesse elettorali. ‘Se rispettate avrebbero condotto il Paese alla bancarotta’

di Gianpiero Bocci*

In queste ore, con un ritardo inaccettabile che umilia il Parlamento, come hanno sottolineato Emma Bonino e l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si stanno delineando i contorni del maxi-emendamento che riscriverà la legge di bilancio e non solo per recepire i diktat dell’Unione europea ma per la palese evidenza dell’impossibilità da parte di Lega e M5 Stelle di mantenere le promesse elettorali che, se rispettate, avrebbero condotto il Paese alla bancarotta, come denunciato in tempi non sospetti dal Partito Democratico. Una classe politica priva di spessore culturale non poteva che scegliere come campo privilegiato dei tagli l’Università e infatti circolano già notizie sulle modalità del blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione. In una prima versione, sempre per sottolineare l’approssimazione e la confusione che regna nel Governo, l’emendamento colpiva prevalentemente i passaggi di carriera, in particolare le conferme degli RTDb ed i passaggi da altre posizioni precarie (assegnisti e RTDa) a professore associato. Di fronte a questo scenario inverosimile è dovuto intervenuto il viceministro Fioramonti che ieri pomeriggio dalla sua pagina FB, ormai con loro diventato canale istituzionale, puntualizzava che il comma 208-bis fa riferimento esclusivamente al blocco di quelle assunzioni a tempo indeterminato derivanti dalle facoltà assunzionali ordinarie, e riferite al 2019, che sono cioè quelle basate sui punti organico 2019, escludendo dal blocco delle assunzioni i seguenti casi:
– prese di servizio di associati ex art.24 c.5 della 240/2010;
– assunzioni derivanti da facoltà assunzionali di anni diversi, come i bandi a valere sui punti organico 2018 o precedenti;
– bandi derivanti da risorse per piani di reclutamento straordinario o risorse premiali.
Vedremo come andrà a finire. Peccato però che le altisonanti promesse del Ministro parlavano di stabilizzazioni, di investimenti massicci su ricerca e università per invertire la rotta che dopo la legge Gelmini ha condotto gli Atenei italiani in una fase di totale asfissia. Una presa in giro per i 63.000 precari che oggi lavorano nelle università e ai quali il Partito Democratico dovrà essere vicino appoggiando le loro giuste richieste. Già da ora annunciamo uno stato di mobilitazione che ci vedrà impegnati nei nostri due atenei a fianco delle loro rivendicazioni per invertire veramente la rotta e restituire all’Università il ruolo di volano di sviluppo dei nostri territori e del nostro Paese.

*Segretario del Pd dell’Umbria

I commenti sono chiusi.