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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 02:09

Alghe maleodoranti al Trasimeno: nel ‘500 si sentivano fino a Perugia. La scoperta

La drammatica testimonianza di Cipriano Piccolpasso. Dall’ipotesi del prosciugamento alla siccità di oggi

di Giampietro Chiodini

Il recente episodio delle alghe dei fondali del lago Trasimeno spinte a riva dal vento e rese nauseabonde dal sole ancora cocente di settembre, ha indotto molti di noi a ipotizzare cause diverse e scenari allarmanti. Che spaziano dagli effetti imprevedibili dei cambiamenti climatici in atto, alle prime avvisaglie di un prosciugamento dello specchio d’acqua, previsto dagli esperti a lunghissimo termine. Ma la storia millenaria del nostro lago ci offre una testimonianza autorevole che dovrebbe rasserenare gli animi, anche dei più pessimisti.

Quella drammatica testimonianza L’architetto bolognese Cipriano Piccolpasso, che lavorò in Umbria dal 1558 al 1575 su incarico del Papa, ci ha lasciato, in proposito, una memoria, molto più scioccante e perfino difficile da credere, su quanto da lui stesso osservato in una calda estate di quasi cinque secoli fa. “… Questo lago – scrive Piccolpasso in un italiano antico ma facile da capire – genera cattivo aiere, massimamente nella parte rivolta verso il Chiugi e Castiglione, là dove poco invecchiano gli huomene…. E’ si fatta la noia de l’aria, la state in quel luogo, che a fatiga vi si può tenere aperti gli occhi e passarne un giorno senza grandissima doglia di testa; ha cattivo odore e calde acque… A certi tempi, al tirar d’un certo vento che porta quell’aria a Perugia, le case della città volte a quella banda potano di gravezza di testa li suoi habbitatori e di mille altre ansietà”.

Fino a Perugia La descrizione, da Inferno dantesco, si riferisce, evidentemente, a episodi non di breve durata che, già allora, prefiguravano un possibile prosciugamento dello specchio d’acqua. Un evento già temuto anche duemila anni prima. Come dimostra l’intuizione del glottologo ed amico, professor Augusto Ancellotti dell’Università di Perugia, che studiando le antichissime Tavole di bronzo conservate a Cortona, ha ricostruito l’etimologia del nome Trasimeno in “Tàrsmeno”, un termine di epoca preromana tradotto in “quello che si asciuga”. Ma il racconto di Piccolpasso ci rassicura su un altro aspetto, per noi importantissimo. Quella situazione che generava un’insopportabile emicrania, perfino agli abitanti di Perugia distanti venti chilometri dal lago, non si verificò in un periodo di acque particolarmente basse e di siccità come oggi. Tutt’altro. Negli anni di Piccolpasso il livello del lago, ricostruiti magistralmente dall’amico Ermanno Gambini, era mediamente di quattro metri più alto di adesso e continuò ad aumentare di un altro metro fino al 1600. Questo comportava due fenomeni certi. Le abitazioni dei centri rivieraschi di San Feliciano e di Passignano rimanevano per lunghi periodi sotto un’acqua, stagnante e maleodorante.

Gli interventi Il vecchio emissario di San Savino (La Cava), realizzato nel 1420 da Braccio Fortebraccio per risolvere lo stesso problema, si dimostrò quasi subito incapace di far defluire le acque verso la pianura di Magione. Di conseguenza, altre inondazioni si ripresentarono più volte in tutta la loro drammaticità, come nel 1770 e particolarmente nel ventennio 1810-1830. Fu allora, 180 anni fa, che le autorità pontificie – a fronte della prolungata interruzione della strada principale di Passignano, invasa continuamente dalle acque, come attestava già la vecchia lapide di via Nazionale – decisero di trasferire la Pretura a Magione. Fu uno sgarbo politico che gli abitanti di Passignano poco gradirono, ma del quale dovettero prendere tristemente atto. Perché la stessa situazione di acque alte e stagnanti si ripresentò minacciosa ancora nel 1887. Erano gli anni in cui l’onorevole Guido Pompilj, tirato per la giacca da due schieramenti opposti: quelli che volevano risolvere il problema prosciugando definitivamente il lago, facendone circa 1.000 poderi da coltivare; quelli che il Trasimeno volevano salvarlo, magari ricavandone anche un po’ di terre fertili lungo le rive, decise di realizzare il nuovo e moderno canale sotto il colle di San Savino. Il lago era finalmente salvo dalle continue inondazioni che in meno di cinque secoli avevano portato a realizzare due emissari, ma non certo dall’aumento delle temperature e dalla diminuzione delle piogge di questi ultimi tempi.

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