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domenica 3 luglio - Aggiornato alle 10:35

Al mio caro amico David Sassoli: «La speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi a chi ha bisogno»

La lettera di addio, scritta appena ricevuta la telefonata in piena notte della sua scomparsa, è affidata a questo giornale

E’ morto da pochi minuti David Sassoli, quando squilla il telefono del suo amico Walter Verini. Dall’altra parte c’è la voce interrotta dal pianto di chi gli è stato vicino fino all’ultimo istante e ha ritenuto di chiamare quell’amico per avvisarlo che «David non c’è più». E’ da poco trascorsa l’una della notte, Verini è sulla tastiera del suo computer e questa sua lettera di addio è affidata a Umbria24.

di Walter Verini

In questo momento prevale un dolore vero. David Sassoli era, per me, da tanti anni, anche, e soprattutto, un amico.
È stato un bravissimo giornalista, tra i volti e simboli migliori del servizio pubblico. Il suo lavoro è stato sempre intrecciato a una vita ricca di impegno sociale e civile, ideale. È stato un parlamentare europeo stimato e di grande serietà della circoscrizione dell’Italia centrale fin dalla prima candidatura nel 2009, quando girammo l’Umbria in lungo e in largo, in una bella campagna elettorale. Questa Circoscrizione, l’ha confermato, con tanti consensi nel 2014 e nel 2019. Era facile fare campagna elettorale con lui. La sua popolarità, la sua disponibilità, la sua semplicità nel rapporto con i cittadini, rimanevano impressi. Come il suo sorriso.

La lettera David Sassoli è stato un presidente del Parlamento europeo di grande valore, autorevole e riconosciuto, che in questi anni ha saputo contribuire a ridare senso all’Europa, all’idea di un’ Europa unita e dei popoli. I ricordi si affollano. Per anni, gli anni in cui ero caposegreteria del Sindaco Veltroni, nei giorni di “corta” dal Tg, David veniva a trovarmi in Campidoglio e quegli incontri rimarranno per sempre nel mio cuore. Eravamo in sintonia: anche David, di formazione cattolico-democratica, era stato un forte sostenitore dell’Ulivo e sperava, credeva molto nel futuro Partito democratico. E poi le cene romane a tre, più o meno una volta al mese con un altro giornalista umbro, tifernate come me, Sandro Ceccagnoli. Sandro, è stato per decenni uomo-macchina straordinario del Tg1, filtro e decisore ultimo tra redazione e conduttore. E il suo valore, la sua umanità, lo fecero diventare non solo un punto di riferimento professionale ma anche un vero amico di direttori e giornalisti. E David era profondamente legato a Sandro. Avevamo l’idea di organizzare un ricordo di Sandro proprio a Città di Castello. Che quando faremo, sarà senza David.

Le sue attenzioni Sassoli era sempre attento ai problemi del territorio che lo aveva eletto. Nello scorso settembre ci incontrammo una sera alla Festa nazionale de l’Unità di Bologna e parlammo tra l’altro dei problemi e del futuro delle Acciaierie di Terni, che aveva sempre seguito e so che anche lui, pur nel suo ruolo istituzionale, non ha fatto mancare parole e gesti, in questi mesi, per garantire occupazione, lavoro, futuro produttivo agli Acciai di Terni. È una perdita vera, quella causata dalla prematura scomparsa di David Sassoli. Innanzitutto per i suoi familiari, per i figli, per Sandra, bravissima dirigente dei Beni culturali al ministero e poi nella sua L’Aquila. È una perdita per l’Europa, per il nostro Paese. Per la politica – che per lui voleva dire servizio, occuparsi degli altri – per il Pd. Ed è una perdita per le tante persone che l’hanno conosciuto, stimato. Che gli hanno voluto bene. Da ultimo, vorrei ricordarlo con una sua frase, recentemente pronunciata, per me emblematica: «La speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini, quando combattiamo contro tutte le ingiustizie».

 

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