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«Abusivismo edilizio, dati Istat fuorvianti: intere case solo 200, gli altri piccoli interventi»

L’istituto di statistica riporta il 27,8 di immobili non in regola: «In gran parte accertamenti di conformità. Umbria tra le regioni più virtuose»

Un cantiere (foto F.Troccoli)

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che commenta i temi affrontati nell’articolo su rischio idrogeologico e abusivismo edilizio pubblicato lunedì 12 novembre su Umbria24

di Diego Zurli*

Gentile direttore, ho letto con attenzione l’articolo che affronta temi di notevole interesse e di grande attualità. Tuttavia, il tema del rischio idrogeologico e quello dell’abusivismo edilizio sottendono problematiche molto diverse che non hanno in buona sostanza alcuna correlazione tra di loro, almeno nella nostra regione.

Parti di città, anche storiche, si trovano infatti in zone a rischio idrogeologico semplicemente perché la classificazione operata dal PAI è avvenuta in tempi successivi e sono assolutamente legali. Nel contempo, la rappresentazione che, da parte di alcuni organi di informazione, si continua a dare dell’abusivismo in Umbria sulla scorta di dati ufficiali diffusi da organismi autorevoli come l’ISTAT è assai ingannevole e decisamente fuorviante. Testate nazionali come Il Corriere della Sera e La Repubblica hanno infatti recentemente pubblicato articoli in cui sostengono che una regione come l’Umbria avrebbe poco meno del 30% delle abitazioni abusive collocandosi al poco invidiabile ottavo posto tra le regioni italiane. Per nulla convinto della rappresentazione del problema dell’abusivismo così come risulterebbe dalla lettura del dato, ho scoperto che l’indicatore sulle abitazioni abusive, insieme a moltissimi altri, è stato estrapolato dal rapporto annuale dell’ISTAT denominato “BES – Benessere Equo e Sostenibile in Italia” che, per tutt’altri scopi, fornisce un quadro informativo ragionato dei principali fenomeni sociali, economici e ambientali del paese.

Mi sono chiesto pertanto quale strana malattia debba aver contagiato i miei corregionali negli ultimi due o tre anni per indurli ad assumere un comportamento così sconsiderato. Ho chiesto perciò chiarimenti alla qualificata società che, per conto dell’ISTAT, ha effettuato l’elaborazione sull’abusivismo la quale, grazie alla squisita cortesia suo direttore, mi ha prontamente fornito la chiave di lettura dell’arcano. Innanzitutto, mi ha confessato che l’attività edilizia abusiva è difficilmente misurabile e che pertanto ciò di cui si parla non è una rilevazione ma una stima basata su una nutrita serie di indicatori che sconta le lacune ed imperfezioni delle molteplici fonti impiegate. Questa stima indicherebbe in poco più di duecento le abitazioni “abusive“ in Umbria nel 2015, valore particolarmente contenuto in una regione che dispone di un patrimonio di 444.771 abitazioni, ovvero lo 0,048% dello stock. In altri termini, ogni anno si costruiscono abitazioni abusive pari a circa lo 0,05% del totale.

Inoltre, in presenza di attività edilizia molto bassa come quella che ha caratterizzato l’Umbria negli ultimi anni, anche un numero limitato di abusi edilizi o comunque definibili tali, può far schizzare verso l’alto il suo valore percentuale. Una spiegazione plausibile, indurrebbe a ritenere che tale abusivismo sia soprattutto espressione dei territori rurali e di operazioni di ristrutturazione con cambi di destinazione d’uso non autorizzati, o meglio, che diventano abusivi per la statistica nel momento in cui, all’occorrenza, necessitano di essere legalizzati attraverso il cosiddetto accertamento di conformità. Ed infatti, che non si tratti di nuovi volumi edilizi abusivi risulta indirettamente confermato dalla stima del consumo di suolo a livello regionale elaborata annualmente da ISPRA che assegna all’Umbria una percentuale di incremento dello 0,02%, il più basso tra le regioni italiane nell’arco temporale 2015-2016.

Concludendo, a dispetto del dato statisticamente ineccepibile ma potenzialmente ingannevole, la nostra non è una regione di incalliti cementificatori. Una lettura distorta del problema dell’abusivismo nel nostro paese, la stessa che porta ad attribuire la patente di legalità all’eco-mostro di Punta Perotti – demolito e poi indennizzato dallo Stato in quanto legittimato da pronunciamenti giudiziari – e considera un pericoloso cementificatore colui che cambia la destinazione di un vano al piano terreno per le mutate esigenze della propria famiglia, non aiuta a combattere una battaglia di civiltà come quella contro l’abusivismo che giornali come La Repubblica e il Corriere della Sera conducono meritoriamente da anni.

*Architetto, ex dirigente Regione Umbria

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