lunedì 27 maggio - Aggiornato alle 11:26

«Abruzzo chiama Perugia: per fermare la Lega serve una sinistra d’alternativa»

L’analisi di Fabio Barcaioli: «Occorre un movimento in grado di riappropriarsi di certi temi ormai utilizzati da altri»

Elettori in fila in un seggio umbro (foto F.Troccoli)

di Fabio Barcaioli*

L’analisi del flusso dei voti delle regionali abruzzesi, in particolare delle Province di Teramo e Pescara, svolto dall’Istituto Cattaneo, porta a fare delle considerazioni politiche alle quali si dovrà tener conto anche in vista delle comunali perugine e delle prossime regionali umbre. Elettoralmente è finita un’epoca politica, cioè quel periodo che si caratterizzava per l’emorragia di voti che, dai “vecchi” partiti, confluivano verso il M5S. Questo flusso unidirezionale sembra essersi arrestato. Rispetto alle politiche del 4 marzo 2018, in Abruzzo, i grillini perdono 184.719 voti, passando dal 39,8% del 2018 (303.006) al 19,7% del 2019 (118.287). È vero che, essendo per il Movimento le elezioni politiche un terreno di battaglia più congeniale rispetto alle amministrative, si poteva immaginare un ridimensionamento rispetto al voto del 4 marzo, ma che quasi 4 elettori su 10, in 11 mesi, non confermassero il voto al movimento, non può essere spiegato solamente dalla differente competizione elettorale.

C’è di più, c’è una disaffezione politica. Sembra quindi iniziata una nuova fase elettorale, che si caratterizzerà dalla fuoriuscita dei voti dal Movimento. Dall’analisi fatta dall’Istituto Cattaneo si evince che dei 303.006 voti presi dal M5S alle politiche 2018, solo il 33,5% ha confermato il suo voto alle Regionali 2019 (38% a Pescara, 29% a Teramo). Mentre i 184.719 elettori che non hanno confermato il loro voto ai grillini, si sono cosi suddivisi: poco più del 16% hanno votato centrosinistra (12% a Pescara, 20% a Teramo), il 28% centrodestra (22% Pescara, 34% Teramo) e il 22,5% (28% Pescara, 17% Teramo) non sono andati a votare. Anche la Lega ha un flusso di voti, tra le ultime due competizioni elettorali, degno di analisi. Fagocita quasi tutto il trasbordo di elettori che dal M5S va verso il centrodestra e guadagna 60 mila voti rispetto alle politiche, passando da 104.952 (13,8%) a 165.008 (27,5%). Diventa primo partito e poteva letteralmente sfondare se non fosse per un considerevole flusso in uscita (38% Pescara, 21% Teramo) e tutto verso il non voto. Cioè, in questo quadro politico, chi in passato ha votato Lega, come segno di protesta, o continua a
votare Lega o non vota.

Significativo notare come il flusso elettorale che dal M5S va verso l’astensione è inversamente proporzionale al flusso verso la Lega. Dove è minore la percentuale di persone che dal Movimento scelgono il non voto (Teramo 17%) è maggiore il passaggio alla Lega (Teramo 34%); dove è maggiore il non voto (Pescara 28%) e minore il voto alla Lega (Pescara 22%). Per quanto riguarda il quadro politico, alle regionali abruzzesi spicca la mancanza di una lista a sinistra del Pd. LeU, in coalizione, perde 3.000 voti, ma cresce in percentuale (dal 2,6% al 2,8%) grazie a una maggiore astensione. Le regionali abruzzesi ci danno degli ottimi spunti da poter guardare anche in ottica delle prossime amministrative perugine. In primo luogo si può notare come non esista più una consistente uscita di voti dal centrosinistra o dal centrodestra. I partiti, che fino a qualche anno fa erano i più grandi, come Forza Italia e Pd, continuano a perdere voti ma a scapito degli alleati, liste civiche (che portano poco o niente) o partiti, e nei confronti dell’astensione.
Astensione che è anche l’emorragia più consistente dei due partiti di protesta: Lega e Movimento 5 stelle. Infatti, il centrodestra a trazione Lega, per ottenere la maggioranza assoluta, sembra avere un unico grande ostacolo: la poca affezione del proprio corpo elettorale, che sfocia nel non voto.

Tale problema è ben mascherato da una Lega che attrae praticamente tutto il voto “liquido” in uscita dai 5 Stelle verso il centrodestra e anche quello in uscita dai propri alleati. A tale forza attrattiva fa da contraltare l’incapacità del centrosinistra di andare a intercettare voti in uscita dagli altri schieramenti. Cosa che vale sia per il Pd che per le liste di coalizione, siano esse di natura civica che di partito. Se trasferiamo l’analisi del voto abruzzese al contesto perugino, si evince che solamente una proposta alternativa, civica, autonoma e di sinistra, può fermare l’emorragia dei voti in uscita dal M5S in direzione Lega e da quest’ultimi all’astensionismo. Paradossalmente, una seria alternativa a sinistra, sembra essere anche l’unica possibilità, per il Pd perugino, di arrivare al ballottaggio e andarsi a contendere la poltrona di sindaco con un centrodestra a trazione leghista. Infatti dall’analisi dei flussi si evidenzia la mancanza di un movimento di sinistra e popolare capace di intercettare parte dei delusi dei 5 Stelle, ma anche capace di dare un’alternativa al non voto. Un movimento in grado di riappropriarsi dei temi storici della sinistra, ormai propagandisticamente utilizzati dal M5S.

Economia circolare, stop al consumo di suolo, ritorno alla gestione pubblica delle municipalizzate, mobilità sostenibile, ad esempio, sono alcuni temi “forti” da riproporre alle prossime elezioni comunali perugine. Tutte tematiche che, se sposate, ci costringerebbero a fare un’analisi profondamente critica sull’aministrazione susseguitesi negli ultimi 25 anni. Cosa che, come è ovvio, né il Pd né i suoi alleati, civici o di partito, hanno nessuna intenzione di fare.

*Segreteria Provinciale di Sinistra Italiana – “Perugia in Comune”

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