lunedì 25 settembre - Aggiornato alle 06:32
Rendering progetto Arconi

Perugia, il governo della città e il paradosso dei progetti segreti: lo strano caso degli ‘Arconi’

Primo episodio: «Sarebbe auspicabile governare per la città e non contro sperando che il silenzio, il segreto, o qualche cappello colorato possa coprire l’inettitudine»

di Giovanni Tarpani

In genere le Amministrazioni hanno l’orgoglio di presentare alla propria comunità i progetti rilevanti per il destino della propria città. Di solito per i ‘grandi progetti’ si ricorre a nomi della architettura internazionale, a progettisti che hanno le qualità per essere scelti in conformità a curriculum specchiati, almeno in campo nazionale, questa strada è maggiormente auspicabile e di fatto percorsa quando si tratta di aree strategiche come i centri storici.

PROGETTO BIBLIOTECA ARCONI

Si tratta di scelte effettuate non certo per immagine, ma compiute perchè destinate a influenzare il volto estetico e le qualità intrinseche dello spazio urbano le cui ricadute incidono sulla potenzialità attrattiva di una città. Una visione, questa, molto differente dal dibattito sulle aree di sosta come primo problema del futuro del centro storico. La responsabilità di chi governa dovrebbe guardare alla concezione unitaria della città come strumento primario della azione di governo.

FOTOGALLERY: I NUOVI RENDER

Il paradosso di Perugia, quella contemporanea, è proprio questo. Ci sono in ballo progetti che sono destinati a cambiare la sostanza della qualità urbana della città e chi governa, ha rispolverato l’aggettivo che è in antitesi alla prassi della pubblica amministrazione: il segreto. Curioso fatto che potrebbe annoverarsi nella categoria dello snobismo, oppure della scelta politica di non attuare forme di partecipazione come la legge e il buon senso imporrebbe, o forse per la consapevolezza di non poter esibire ciò che non si può esporre in pubblico perché oggettivamente dozzinale. Quale che sia la motivazione per ricorrere al ‘segreto’ a questo punto non importa, il danno sugli Arconi è fatto. E rimarrà nei prossimi decenni.

IL PROGETTO ORIGINALE
FOTOGALLERY – LA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Sorgono però alcune domande, cui sicuramente ci sarà risposta, o come va di moda il silenzio. Come fa a sparire un progetto di un giovane designer che ha vinto due volte il Compasso d’oro, presentato e partecipato in almeno venti occasioni pubbliche, finanziato con fondi europei a sparire dall’iter procedurale ed essere sostituito da un nuovo progetto di cui nulla è dato sapere? Chi ha redatto il nuovo Progetto? Quale è il curriculum del nuovo architetto o designer? Sarebbe possibile poter ascoltare i caratteri progettuali della sua opera che si cala in un paesaggio di alto valore storico e ambientale, così come si fece con la precedente soluzione?

Diamo per scontato che le procedure amministrative siano tutte regolari e che soprattutto la Soprintendenza sia stata ben attenta a valutare la qualità dell’opera e delle soluzioni estetiche, le quali, per loro natura e posizione, non potranno mai assomigliare a una macelleria di paese. Perché se ciò accadesse, si perderebbero il senso e il prestigio della Soprintendenza come organo di tutela già in forte discussione nella città a causa di un permissivismo verso ingombranti soluzioni di comunicazione sia permanenti che temporanee.

In ultimo una richiesta, non certo una supplica come la moda del momento vorrebbe. Visto che ci sono progetti e risorse destinate a cambiare parti significative della città, si potrebbe avere la possibilità di vedere tali pregevoli opere? Parliamo dei Progetti riguardanti Fontivegge, teatro Turreno, Arconi, Mercato coperto, Monteluce. Con una preghiera: sarebbe utile vedere i progetti, le tavole, spiegati e non dei semplici rendering estorti a forza. Sarebbe utile capire cosa motiva le scelte e le soluzioni architettoniche: speriamo non il marketing, metodologia poco applicabile ai territori e alle città, come sostiene la stessa Commissione europea. Insomma sarebbe auspicabile governare per la città e non contro di essa sperando che il silenzio, il segreto, o qualche cappello colorato possa coprire l’inettitudine oramai manifesta. Si sa, la partecipazione è faticosa ma è sancita dalla legge. Quella della Repubblica italiana e non dello stato borbonico.

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