venerdì 26 maggio - Aggiornato alle 00:04

Frecciarossa a Perugia, consiglieri Pd: «Primo passo importante per superare isolamento»

«La dichiarazione di ieri della presidente Catiuscia Marini, riguardo alla richiesta formale presso Fs, è un primo tassello importante per raggiungere un obiettivo che il Pd vuole e deve assolutamente centrare per lo sviluppo e la crescita del nostro territorio». Lo dichiara il consigliere regionale Giacomo Leonelli (Pd), insieme ai colleghi di partito Andrea Smacchi, Carla Casciari e Marco Vinicio Guasticchi, commentando con soddisfazione l’annuncio dato ieri dalla presidente Marini della richiesta avanzata a Fs: «è un segnale importante rispetto alla mozione presentata qualche giorno fa e che sarà discussa dall’Aula di Palazzo Cesaroni nella prossima seduta».

Punto di partenza Leonelli, Smacchi, Casciari e Guasticchi sottolineano che «l’ipotesi dell’arretramento del treno veloce Frecciarossa da Arezzo a Perugia, anche se non è esaustiva di tutte le esigenze di collegamento dell’Umbria, rappresenterebbe comunque un importante punto di partenza che non precluderebbe, peraltro, la possibilità di concretizzare le altre ipotesi in campo. Proprio in questo senso, la scorsa settimana, abbiamo presentato una mozione affinché la Giunta regionale si impegnasse a fare tutto quanto è nelle sue disponibilità per portare da Arezzo a Perugia il capolinea del Frecciarossa».

Progetto realizzabile I quattro consiglieri Pd firmatari dell’atto di indirizzo rimarcano che, «pur essendo ancora all’inizio della battaglia per collegare l’Umbria all’alta velocità, questo rappresenta un primo passo concreto che dovrà essere rafforzato nelle prossime settimane, anche a seguito del confronto in Assemblea. Sulle infrastrutture – aggiungono -, l’Umbria si è divisa troppe volte, producendo molte polemiche ma, purtroppo, pochi fatti. Basta dunque dividersi sui ‘campanili’. Partiamo intanto da quello che sembra più fattibile e che può dare una prima risposta allo sviluppo, favorendo una clientela business su Milano e il Nord Italia. Se in questo momento abbiamo deciso di concentrare i nostri sforzi sull’arretramento del Frecciarossa da Arezzo a Perugia, è perché – conclude Leonelli – questo sembra essere ad oggi più realizzabile nel breve periodo e rappresenta un punto di partenza che non preclude la possibilità di concretizzare le altre ipotesi in campo, magari più affini alle istanze di altri territori della nostra regione».

Terremoto, Montanari testoni dicono no alle magliette gialle: «Solo propaganda»

Giallo è il colore dell’opportunismo? Questo l’interrogativo dell’associazione Montanari testoni, nata a Norcia e Cascia dopo il sisma in Valnerina, all’indomani dell’annuncio dell’intervento delle “magliette gialle” di Renzi nei luoghi del terremoto. La parola all’associazione.

Sono passati circa nove mesi dal primo evento sismico che ha sconquassato le nostre vite e forse è tempo di bilanci. In questo momento, dopo molti sacrifici e molta fatica, possiamo tranquillamente affermare che lo Spazio solidale 24 è in funzione e sta lavorando a pieno regime. Per questo ringraziamo come sempre le Brigate di solidarietà attiva, al nostro fianco dal “giorno zero”, e tutti quei soggetti, associazioni e privati che ci hanno sostenuti fino qui. Mentre il nostro cammino prosegue (non senza fatica e problemi), ci giunge all’orecchio una notizia che ci ha lasciati un po’ perplessi. Su giornali, social network e mass media la notizia di questi giorni è: «Pd, Renzi: domenica le Magliette gialle nei luoghi del terremoto». Detto questo, una premessa è doverosa: la nostra associazione non ha un riferimento partitico, in quanto ognuno di noi Montanari è diverso e ha propri riferimenti ideologici. In sostanza, affermiamo di essere dei “soggetti politici” in quanto abbiamo intrapreso un cammino che non è certo da “indifferenti”, avendo anche compiuto delle scelte assumendoci dei rischi in prima persona. Volendo spiegarci meglio, nella nostra associazione c’è il senso della politica espresso da queste parole: «In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica» (Mahatma Gandhi, ‘Politica’) e «L’uomo è per natura un animale politico» (Aristotele, ‘Politica’). Conclusa la doverosa premessa, affermiamo che l’aiuto di tutti è benvenuto, a patto che sia disinteressato e che non ci siano secondi fini da parte di chi si spende in gesti solidali. Nel caso “Magliette gialle nei luoghi del terremoto”, a noi Montanari Testoni non sembrano esserci queste condizioni. Questi volontari da Zona Cesarini non si sono visti per tutto l’inverno ed effettivamente nessuno ne fa loro una colpa, però ci chiediamo: come mai proprio ora intendono portarci il loro gioioso aiuto? A nostro avviso, lo diciamo senza mezzi termini, il PD sta semplicemente facendo una manovra di propaganda sfruttando la situazione drammatica nella quale si trovano ancora oggi le popolazioni terremotate. Inoltre, ci sembra una presa in giro il fatto che il partito di governo promuova un’iniziativa di questo tipo, in quanto sono loro quelli che applicano le politiche di tagli ai servizi sociali e che riducono i trasferimenti di fondi agli enti locali. Le maglie gialle del PD, se davvero avessero voluto aiutare le popolazioni terremotate, sarebbero state al nostro fianco quando facevamo le staffette in mezzo alla neve, quando la neve l’abbiamo spalata, quando distribuivamo cibo, stufe, giacche e scarponi. Per non dire che avrebbero potuto condividere con noi la “gioia” di dormire prima in una tenda piena di scatoloni, poi magari in una roulotte in mezzo alla neve. Chissà se gli sarebbe piaciuto indossare la loro bella maglia gialla, quando al Campo base la corrente saltava e si doveva uscire all’aperto a -18° per riaccenderla. Questo e altro abbiamo vissuto noi Nursini, Casciani, Amatriciani, Preciani, Ancaranesi, Vissani, Ussitani e tutti quelli che si sono ritrovati addosso questa apocalisse. Concludendo, noi non siamo nessuno per dire chi può e chi non può andare a fare la sua parte dove serva, siamo però certi di poter affermare che c’è un tempo, un luogo e un modo al di fuori dei quali si diventa opportunisti. Sappiate che c’è un tempo per fare ed un tempo per parlare, ed è una sequenza che andrebbe sempre rispettata.

Maglie gialle, accomodatevi pure!
Venite a vedere come si fa!
Venite a vedere cosa si è fatto.

Consiglio direttivo Montanari testoni.

Perugia, la lettera di un cittadino a Romizi: «Amareggiato dalle scelte della giunta sulla sosta»

Pubblichiamo la lettera, indirizzata al sindaco di Perugia Andrea Romizi, inviata alla redazione da un nostro lettore; il tema, il più caldo di questi giorni in città, è quello della sosta e in particolare dell’aggiornamento della convenzione tra Comune e Sipa, la società che gestisce la sosta. A fronte di alcuni sconti concessi, la società ha preteso in cambio delle misure compensative che la giunta ha dovuto concedere. 

Buongiorno signor sindaco, sono Sergio Alunni Santoni, un cittadino perugino molto amareggiato nell’apprendere che l’amministrazione comunale a breve vorrebbe rivedere la convenzione per aumentare il numero delle strisce blu negando così sempre di più la sosta gratuita anche nelle aree periferiche del centro storico. Questa notizia mi lascia perplesso: in un momento non facile per tutta la popolazione a causa delle tasse sempre più opprimenti, si vuole nonostante tutto aumentare nuovamente il numero di strisce blu a Perugia a discapito delle sempre più rare strisce bianche per negare ogni minima possibilità al cittadino di parcheggiare gratuitamente nelle aree periferiche, vedi via Ripa di Meana che costituiscono una delle rarissime valvole di sfogo per sostare liberamente nella nostra città.

SOSTA A PAGAMENTO ANCHE A PRANZO, ASSESSORE: «COSTI MINIMI»
DAL 2018 NUOVA ZTL PER I MEZZI INGOMBRANTI

Amareggiato Personalmente lavorando da 24 anni in zona centro ho visto progressivamente (e a mio avviso ingiustamente) calare sistematicamente il numero di strisce bianche, mentre sono state create strisce blu in zone dove prima il parcheggio libero era vietato, tra l’altro molte delle strisce blu sono palesemente irregolari secondo dei criteri di viabilità analizzati in passato, e molte persone rincorrendo al giudice di pace hanno avuto ragione in questo senso; il problema è che l’onere da pagare risulta praticamente uguale alla multa che viene assoggettata e quindi molti preferiscono lasciar perdere. Amareggiato perché effettuando dei turni di lavoro con orari disagiati (dalle 6 di mattina fino alle 24:30 e oltre), ed essendo impossibilitato per questo a usufruire di mezzi pubblici non presenti a quell’ora, mi verrebbe negato il diritto inviolabile di parcheggiare gratuitamente anche lontano dalla zona centro, possibilità invece presente in tantissime città in cui mi sono recato.

SIPA-COMUNE: ADDIO SOSTA GRATIS ALL’ORA DI PRANZO
DUE MILIONI PER IL RESTYLING DEI PARCHEGGI: I PROGETTI

A chi giova? Personalmente mi domando a chi convenga veramente questa nuova politica di gestione dei parcheggi, forse ai commercianti della zona centrale? Questo forse per quanto riguarda il solo parcheggio di Piazza Italia, io penso altresì che se venisse data la possibilità di parcheggiare gratuitamente chi volesse fare acquisti verrebbe più volentieri senza accollarsi anche l’onere del parcheggio. Non voglio pensare cosa potrebbe succedere a Perugia durante le frequenti manifestazioni quando i parcheggi, ad esempio quelli di piazza Partigiani e piazzale Europa, si riempono di turisti mentre una persona che paga l’abbonamento rischia di non trovare un posto libero garantito per parcheggiare e recarsi al lavoro; sarebbe una ulteriore beffa!

Diritti Un altro appunto che desidero farvi è l’elargizione di permessi a enti in zona a discapito di altri: basta percorrere viale Roma e altre zone limitrofe per notare che le strisce blu sono piene di auto con permessi ed esenzioni dal pagamento; non capisco perché a certe persone venga data l’opportunità (oppure vogliamo dire privilegio) e ad altre no, personalmente mi sembra una pesante ingiustizia. O viene data la possibilità a tutti in questo senso o a nessuno, senza creare discriminazioni! Tutta questa manovra contribuirebbe solo ad accrescere il disagio tra i cittadini perugini negando loro dei sacrosanti diritti, forse l’unica a trarre guadagno da questa manovra sarebbe la società Saba, ex Sipa, società privata con sede all’estero. Pertanto spero che venga rivisto tale piano e che si agisca in senso contrario come da molto tempo la popolazione di Perugia chiede, e cioè creando e non negando zone in cui si possa parcheggiare liberamente. Grazie per l’attenzione, con osservanza.

Sergio Alunni Santoni

Inchiesta Gesenu, Chiodini: «Bilancio Magione al sicuro. Extracosti rifiuti non ricadano sui cittadini»

Pubblichiamo l’intervento del sindaco di Magione, Giacomo Chiodini, tratto dal suo blog, in cui fa il punto della situazione sugli sviluppi e le conseguenza dell’inchiesta su Gesenu e Tsa anche sul bilancio del Comune di Magione

di Giacomo Chiodini

Questa primavera sarà ricordata per l’inaspettata chiusura della discarica di Borgogiglione. Un problema per tutto il sistema umbro dei rifiuti, ma una criticità tutta particolare per il Comune di Magione. In questo momento l’impianto di smaltimento più importante dell’area di Perugia è infatti fermo. Almeno per ora nessuna tipologia di rifiuti può essere conferita nel sito della Trasimeno servizi ambientali (Tsa), malgrado vi siano ancora 250mila metri cubi di spazio, sufficienti alle necessità del capoluogo e del suo comprensorio almeno fino al 2020.

Lo stato ambientale della discarica secondo Arpa Umbria La prima preoccupazione è quella ecologica. Vi sono conclamati problemi ambientali? No. Lo dice la stessa Arpa in una nota di chiarimento riportata sul Corriere dell’Umbria del 1° marzo scorso: «a Borgogiglione per quanto riguarda i superamenti dei fluoruri “è in corso una valutazione dei valori di fondo, non già legata alle condizioni locali bensì a quelle della specifica formazione geologica ed alla possibilità di una relazione con la composizione del biogas”. Gli altri sforamenti non sarebbero collegati a perdite di percolato. I superamenti di ferro e manganese dipenderebbero dall’ambiente circostante. I superamenti per nichel, piombo e cadmio rappresenterebbero “condizioni episodiche e discontinue”, quelle per boro e arsenico condizioni “puntuali, probabilmente legate alla composizione e condizioni geochimiche della matrice acquifera».

Borgogiglione, un sito mai così tanto controllato La discarica – con l’indagine Gesenu-Tsa in corso – non è mai stata così monitorata. Procura della Repubblica e Arpa Umbria tengono sotto stretta vigilanza la gestione dell’impianto. All’inizio del 2016 Borgogiglione ha inoltre avviato uno screening generale tramite Piano di caratterizzazione ex Dlgs 152/2006 (Codice ambientale). Si tratta di una sorta di check up completo. Un procedimento durato sei mesi – effettuato in contraddittorio con Arpa da un laboratorio chimico estraneo alle vicende giudiziarie – su acque sotterranee; terreno di superficie, con top soil dei primi 10 centimetri del suolo circostante il perimetro della discarica; acque superficiali del vicino torrente, monitorato h24 tramite centralina che registra la conducibilità elettrica dell’acqua, elemento chiave per l’individuazione di inquinamento da percolato. Inoltre, ad oggi, i piezometri (pozzi di controllo per le acque profonde) sono 18, un terzo in più rispetto a prima, posizionati sia a monte che a valle del sito, dentro e fuori il corpo discarica. Il Piano di caratterizzazione e l’analisi di rischio non ravvedono particolari elementi di criticità ambientale. E’ bene ricordare che Tsa ha provveduto in sede di Piano di caratterizzazione a portare avanti un’analisi di rischio specifico. Un test, fatto per ancora maggior sicurezza e non dovuto, che comunque mette in evidenza una situazione positiva.

Gli effetti della chiusura sul bilancio del Comune di Magione L’amministrazione ha reso in questi anni il proprio bilancio sempre più indipendente dalle tonnellate di rifiuti, un’operazione ritenuta necessaria seppur non semplice che ha “ristretto” le entrate del Comune di oltre mezzo milione di euro. Insomma i compiti a casa sono stati fatti bene e quindi anche con la discarica chiusa il Comune ha approvato un bilancio solido, senza gravare sui cittadini con aumenti su tariffe ed imposte. Esserci riusciti è una soddisfazione particolare per tutti gli amministratori, a partire dal sindaco, e per lo staff della ragioneria. Va infatti ricordato che Magione beneficia di un’indennità di disagio ambientale (in realtà molto contenuta rispetto alla media nazionale). Tale indennità equivale a circa 5 euro a tonnellata. Negli anni dal 2008 al 2013 questa entrata era diventata proporzionalmente più significativa, fino al picco massimo del 2012 quando entrarono in discarica 198 mila tonnellate. Dal bilancio di previsione 2014 in poi il Comune ha volutamente sottostimato i quantitativi, in modo da ridurre la dipendenza dei conti dall’impianto della cui superficie è proprietario. Nel 2015 ad esempio in bilancio furono previsti 100 mila tonnellate, ma ne entrarono 136 mila. Nel 2016 vennero previste 90 mila tonnellate, ma alla fine furono 140 mila. Il bilancio 2017 del Comune ha stimato per prudenza un afflusso di 60 mila tonnellate. Ad oggi possiamo dire che difficilmente entreranno, ma malgrado questo l’amministrazione è in grado fin da ora di poter dire che i conti quadreranno comunque, grazie proprio alla scelta di ridurre le previsioni al minimo.

L’impianto fermo, i rifiuti di Perugia verso Belladanza La chiusura di Borgogiglione era attesa per il 2020. Nel 2017 però la discarica rimarrà di fatto chiusa. Le ragioni sono evidentemente legate all’indagine in corso – che riguarda anche le modalità di gestione del sito stesso – e alle autorizzazioni legate alle tipologie di rifiuti in ingresso, oltre che alle modalità di trattamento. Per quello che riguarda gli scarti di frazione umida (cassonetti marroni, Fou) provenienti da Pietramelina (Gesenu, Perugia) la tipologia non è più ammessa al trattamento nel bioreattore di Borgogiglione. Pietramelina peraltro non ha più riaperto alla lavorazione della frazione umida: questa va direttamente a Rimini, in un impianto di Hera. Per lo scarto della frazione organica da rifiuto solido urbano (cassonetti neri, Forsu) non viene al momento accettata nel biorettore refitting, quello rivisitato dopo l’esaurimento del vecchio biorettore. Il nuovo sistema sembra infatti avere gli stessi problemi del precedente, ovvero i tempi di biostabilizzazione del materiale sono troppo lunghi e non rispettano pienamente la normativa vigente. Le ragioni sul perché non funzioni a dovere sono da chiedere ai gestori e agli esperti, ma potrebbe dipendere anche dalla qualità del materiale in arrivo che viene trattata a Ponte Rio (Gesenu, Perugia). Fatto sta che la Forsu ora va a Città di Castello, presso il sito di Belladanza di Sogepu. Qui va anche il rifiuto indifferenziato (cassonetto nero) in attesa che venga riattivata l’Autorizzazione ambientale integrata della discarica (Aia), provvedimento autorizzativo rilasciato dalla Regione al gestore e che – viste le particolari verifiche tecniche e giudiziarie – richiede più tempo del previsto. In questo momento l’indifferenziata, o meglio la parte non umida dei rifiuti trattati a Ponte Rio, va anch’essa a Città di Castello. Quando ripartirà il tutto? Non è dato saperlo, ma i sindaci del Trasimeno stanno cercando di rafforzare la governance di Tsa con una nuova modifica statutaria che possa renderla maggiormente indipendente dal socio minoritario Gesenu che possiede storicamente una sorta di golden share interna: è minoritaria ma fino al 2015 ha sempre nominato l’amministratore delegato.

La posizione dei sindaci del Trasimeno e Corciano La nota congiunta dei sindaci del Trasimeno e Corciano rispetto all’indagine chiedeva «chiarezza su tutti gli aspetti, a partire da quelli finanziari a quelli ambientali». Ribadendo che «Il rapporto di eccessiva ingerenza in Tsa da parte di Gesenu, che è il principale socio di minoranza con il 40 per cento delle azioni, aveva convinto, già nell’estate 2014, a modificare lo statuto e a non rinominare l’amministratore delegato di spettanza di Gesenu. Questi infatti cumulava da anni la doppia carica di amministratore delegato sia di Gesenu che di Tsa. Un palese conflitto di interesse – dichiarano i primi cittadini del Trasimeno e Corciano – che oggi sembra nascondere anche qualcosa di più grave e preoccupante, dove i Comuni e in particolare quelli dell’area Tsa (gestore operativo della discarica) sembrerebbero, in base a quanto riportato dagli organi di stampa, vittime di opache regie a loro danno».

Conclusioni, gli impegni di chi amministra Magione sul fronte rifiuti

Tsa L’inchiesta deve fare il suo corso e, qualunque sia il responso, la partecipata pubblica Tsa dovrà uscirne più forte societariamente e più autonoma rispetto ai partner privati;
Tari Gli extracosti generati dalla necessità di portare fuori i rifiuti del comprensorio dovranno ricadere sui gestori e non sulle tariffe dei cittadini;
Discarica Il sito di Borgogiglione sarà sempre tutelato al massimo, come sta avvenendo dal punto di vista dei controlli ambientali. Magione farà valere i propri interessi rispetto alla fase di esaurimento della discarica (post mortem), per la quale è previsto uno specifico accantonamento milionario nei bilanci di Tsa;
Differenziata I Comuni del Trasimeno e Corciano insisteranno con le politiche di contenimento dei rifiuti, incentivando la raccolta differenziata e il riuso dei materiali raccolti;
Bilancio Il Comune continuerà ad impegnarsi per raggiungere una totale indipendenza del proprio bilancio dall’indennità di disagio ambientale.

Pro Vercelli-Perugia, l’emergenza esalta un Grifo camaleontico. Brignoli super, Mancini un leone. Il pagellone

di Mario Mariano

Il carburante piemontese spinge il motore del Perugia a pieno regime: fatto il pieno anche a Vercelli dopo Novara, e il viaggio prosegue ad andatura elevata. Visto che le imprese per essere definite tali hanno bisogno di effetti speciali, va sottolineato che il successo è impreziosito dal fatto che dieci calciatori, si sono trasformati in leoni, per ridurre al minimo gli effetti della inferiorità numerica. Dezi, croce e delizia delle ultime tre partite, eroe in positivo e in negativo nello spazio di una manciata di secondi, non si è smentito neppure al “Piola”: dopo un eccellente primo tempo, si è fatto cacciare dall’arbitro Mainardi, costringendo i compagni agli straordinari. In conclusione, prestazione superba sul piano dell’impegno, della corsa, della concentrazione. Ovviamente con delle eccellenze prioritarie, Brignoli e Mancini su tutti, con il portiere che ha trasmesso sicurezza alla squadra e portato sconforto nell’avversario. Il portiere è rimasto sempre in piedi, e la sola volta che è finito a terra, lo ha fatto di proposito, quando ha visto il pallone calciato da Morra, a lato di un soffio, in segno di gioia. Prestazione di elevato spessore agonistico, a conferma che l’emergenza esalta la squadra di Bucchi, camaleontica anche in questa circostanza, tappa definita determinante per arrivare al traguardo. Per difendere il gol di Mancini, è stato necessario alzare le barricate, ma anche durante l’assedio della Pro Vercelli c’è stato bisogno di una strategia, visto che Gnahorè ha svolto un compito determinate davanti alla difesa.

LA CRONACA DELLA PARTITA
LE FOTO

Il carattere Lo stesso Brighi, in affanno nella prima parte di gara, ha dovuto sveltire il passo, farsi carico di interventi meno approssimativi, aiutando i compagni a mantenere la calma, senza vacillare dopo l’inferiorità numerica, che, in alcune occasioni, è diventata addirittura doppia, perché l’irruenza dell’avversario determinava inevitabilmente scontri ruvidi. A distanza di quattro giorni, la situazione si è invertita: se contro il Verona la partita è stata almeno per un tempo a senso unico, al “Piola” a spingere sull’acceleratore è stata ugualmente una sola squadra: la Pro Vercelli, per acciuffare almeno il pareggio, ha prodotto almeno cinque palle gol, ma senza esito. In Piemonte è stata anche smentita la teoria delle difficoltà incontrate solitamente sul campo sintetico. Bucchi ha saputo leggere la partita, almeno fino a quando le forze erano pari. Nessuno si è fatto prendere dallo sconforto quando Mainardi ha estratto il rosso per Dezi. Anzi lì è emerso ancora di più il carattere della squadra, la volontà di lasciare un segno importante sulla stagione. L’emergenza legata alle prossime tre squalifiche a questo punto diventa di gestione ordinaria.

Brignoli: Ancora una volta difensore aggiunto, specie nel primo tempo, si esalta nelle uscite, ma si distingue anche nei palloni a filo d’erba, confezionando una super prestazione, indispensabile per mettere in cassaforte i tre punti. Voto: 8

Del Prete: Primo tempo in sordina, con affondi solo nella seconda parte. Indossa i panni del difensore arcigno nella ripresa, mettendo da parte lo stile e badando al sodo. Mostra i muscoli, lui che pure a volte gioca sulla punta dei piedi. Voto: 6.5

Mancini: Sornione al primo inserimento, scaraventa il pallone con il corpo nella porta di Provedel. Baluardo difensivo in ogni occasione, gioco forza gli va attribuita la palma di migliore in campo. Voto: 8.5

Belmonte: Leone anche lui, si immola per opporsi agli assalti dei piemontesi. Per arrendersi vuol dire che il colpo alla gamba era di quelli che richiedeva forze fresche. Voto: 6.5 (dal 24′ st Dossena: È l’uomo delle emergenze, ed anche questa volta come ad Avellino svolge il proprio compito, opponendosi con stile e grinta alle avances nemiche. Voto: 6.5)

Di Chiara: Poco incursore, ma efficace nei calci piazzati, e non è un caso che il gol arrivi da un calcio d’angolo battuto con la consueta efficacia. Voto: 6.5

Brighi: Annaspa nel primo tempo, sembra non essere in giornata di grazia tant’è che si segnala per un giallo che ne provoca la squalifica contro lo Spezia. In recupero evidente quando la squadra rimane in dieci, grazie al mestiere e alla situazione tattica a lui più congeniale. Voto: 6+

Gnahorè: Appena un gradino sotto Brignoli e Mancini. Diventa determinante nella ripresa quando si tratta di allungare la squadra, far respirare i compagni, grazie alle sue verticalizzazioni palla al piede. Voto: 7

Dezi: Il migliore del primo tempo, regista a tutto campo come contro il Verona. Lo scontro che induce l’arbitro alla sua espulsione andava meglio disciplinato, perché avvenuto in una zona di campo non determinante. Obbliga i compagni ad un super lavoro, perché in certe occasioni, c’è necessità che tutti diano una percentuale in più di impegno. Voto: 5.5

Mustacchio: Ex senza veleno, va vicino al gol, ma poi si sacrifica a giocare in terza linea. Voto: 6+

Forte: Due fiammate, dopo il cosiddetto gioco oscuro, dell’attaccante in cerca di un pallone giocabile. Prestazione di sacrificio nella ripresa, a contrastare i difensori che avanzano in massa. Voto: 6 (dal 51′ st Terrani: Potrà raccontare di aver sofferto più in panchina che nella manciata di secondi che è rimasto in campo. Voto: ng)

Guberti: Non dà l’impressione, neppure questa volta, di avere il ritmo giusto, salvo che supplisce con i lanci a una corsa a rilento. Gioco forza dopo l’espulsione di Dezi, Bucchi lo richiama in panchina. Voto: 6 ( dal 8′ st Acampora: C’è da battagliare, e lui si esalta, questa volta entrando in partita con più facilità rispetto alla partita con il Verona. Anche lui come Gnahorè, prova a far respirare i compagni nei momenti pia affannosi. Voto: 6.5)

Bucchi: Vive l’emergenza senza drammi, facendo di necessità virtù, dando fiducia alle seconde linee che lo ripagano per impegno e applicazione. Non si scoraggia quando la squadra resta in dieci e provvede subito a mettere in campo gente da battaglia. Voto: 6.5

Terni, l’assessore De Angelis sulla Trebisonda: «La scuola non chiude, sì ad ottimizzazione»

di Tiziana De Angelis *

Ho il piacere di rispondere all’insegnante Albertina Bartolucci, ora in pensione, che ha fatto parte di quel gruppo di donne che si son impegnate per le prime scuole dell’infanzia pubbliche proprio in quei quartieri periferici della città dove l’offerta formativa era di sicuro più limitata. Per questo l’assessore alla Scuola si compiace. Assessore sì di nuova nomina, ma donna con una formazione pedagogica, con una esperienza nella pubblica amministrazione e che da sempre ha lavorato all’interno del sistema formativo ed educativo del territorio.

Con piacere ricordo, maestra Albertina, quanta strada sia stata fatta sia nel Saposs della Provincia e con la Regione, per la realizzazione dell’allora innovativa legge 285/97 sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Siamo state donne e professioniste davvero lungimiranti che anche attraverso le scuole dell’infanzia comunali hanno sperimentato percorsi educativi innovativi. Questo patrimonio così innovativo e così ricco non può chiudere, non può non esistere più: la scuola Trebisonda e tutta l’esperienza delle scuole d’infanzia comunali fanno parte del sistema formativo e didattico della nostra città. I tempi sono cambiati, lo dici anche tu, direi profondamente cambiati. Le ristrettezze economiche sono una realtà che non possiamo negare, ma le idee no. Come dice Rodari: ‘…in cuore abbiamo tutti un cavaliere pieno di coraggio e pronto a rimettersi sempre in viaggio; ci sono cose da non fare mai né di giorno né di notte, né per mare, né per terra, per esempio la guerra’.

Le idee non si perderanno mai nelle nostre scuole, siano esse pubbliche, paritarie o private. Ed è proprio compito dell’amministrazione comunale governare l’intero sistema dando a tutti i bambini una scuola di qualità. Il territorio di Borgo Bovio non sarà mai deprivato di nessuna scuola, non si cancella niente e i bambini che attualmente frequentano la scuola Trebisonda potranno rimanere nella loro scuola, tutti insieme e nello stesso ambiente e la scuola continuerà a chiamarsi con lo stesso nome, continuerà a far parte del sistema formativo della città a tutti gli effetti, governato dal Comune e gestito da un dirigente scolastico di un istituto comprensivo statale, l’istituto comprensivo Oberdan.

Maestra Albertina, sappiamo bene come te quanto per la continuità di una esperienza per un bambini piccolo e per quelli in difficoltà, sia importante lo stesso gruppo di coetanei, gli stessi giochi, gli stessi arredi, gli stessi colori e gli stessi luoghi. La proposta formativa e didattica sarà certamente di qualità, perché gli standard, gli orientamenti sono sanciti dalla legge e sono uguali per tutti; sicuramente le insegnanti che svolgono questo lavoro saranno altrettanto motivate e a loro “non mancherà la concretezza della fantasia”. “Quello che è stato disegnato come un sole nero, a guardare meglio è un’eclisse”, dice Rodari, e va vissuto come un cambiamento che porta un valore aggiunto. L’amministrazione non vuole abdicare e il suo primario compito è quello di mettere la sperimentazione e la professionalità delle insegnanti delle scuole comunali a disposizione delle scuole del territorio. Non si è mai parlato di chiusura ma di ottimizzazione delle risorse. Le insegnanti comunali continueranno a fare il loro lavoro ampliando le attività laboratoriali rivolte a tutte le scuole e un nuovo servizio rivolto ad una fascia di età 18/36 mesi che ha meno servizi. Mi piace rileggere la figura di Giannettino dai capelli rossi all’inizio discolo ma alla fine un bravo scolaro.

*assessore alla Scuola Comune di Terni

Raffica di furti a Ponte d’Oddi, Montegrillo e San Marco: «Senza caserma situazione peggiorata»

Riceviamo e pubblichiamo la denuncia delle associazioni attive a Ponte d’Oddi, Montegrillo e San Marco

Un aumento esponenziale di furti in appartamento tra Ponte d’Oddi, Montegrillo e San Marco: le associazioni di quartiere chiedono l’attenzione del Comune e la messa in campo di misure per contenere gli episodi.

Tredici furti e tentati furti da dicembre 2016 ad aprile 2017 solo tra i quartieri di Montegrillo e Ponte d’Oddi, più altri 10 episodi verificatisi negli ultimi mesi anche nel quartiere di San Marco. Altri due furti o tentati furti si sono verificati poi nel mese di aprile. La situazione nei quartieri alla periferia del centro storico di Perugia inizia ad essere insostenibile. Dopo la chiusura della caserma dei carabinieri di Ponte d’Oddi, le istituzioni avevano assicurato che sarebbe rimasta alta l’attenzione sul territorio. Ad oggi, le associazioni di quartiere devono denunciare, invece, una situazione che sembra essere determinata anche da una mancata capacità di attenzionare i quartieri in questione.

Pur non potendo affermare con certezza che i furti siano collegati gli uni agli altri o che gli autori siano gli stessi, non si può non notare che nei quartieri di Ponte d’Oddi, Montegrillo e San Marco sono aumentati i casi di furti in appartamento. La tecnica sembra essere sempre la stessa: approfittando del buio o dell’assenza dei proprietari di casa, i ladri effettuano un buco sul vetro di balconi e finestre introducendosi dentro gli appartamenti anche a piani elevati, arrampicandosi sulle grondaie. Va sottolineato che gli episodi si sono verificati per lo più durante le ore pomeridiane, tra le 17 e le 21 e sono in due casi in ore notturne.

E’ evidente che nessun appartamento è al sicuro e, con l’avvicinarsi della bella stagione e del caldo, il rischio che il numero di questi episodi aumenti è concreto. Riportando la paura e la preoccupazione dei residenti, le associazioni di quartiere di Ponte d’Oddi, Montegrillo e San Marco chiedono che l’amministrazione comunale voglia prendere atto della situazione ponendo in essere tutte le misure necessarie, da un presidio mobile a un pattugliamento più serrato della zona.

Al fine di monitorare la situazione, e avere un quadro più chiaro della situazione, i residenti hanno organizzato, in piena autonomia, un sistema di ‘censimento’ on line per catalogare gli episodi in zona registrando l’orario, la via e il piano dell’appartamento in cui si è verificato il furto. Ma questo non basta: non si può continuare a vivere nella paura.

Con la speranza che il Comune abbia tra i suoi obiettivi quello di non abbandonare la periferia al ridosso del centro storico, le associazioni sperano che, nel più breve tempo possibile, venga alzata la soglia di attenzione anche da parte delle forze dell’ordine e dei proprietari degli appartamenti vuoti nella zona.

Le associazioni
Circolo e Oratoio Anspi ‘L’Astrolabio’
Comitato di Quartiere Ponte d’Oddi-Montegrillo
Gruppo Scout Agesci Perugia 4
Gruppo Masci Perugia 2
Asd Fuji San
Circolo Arci Ponte d’Oddi
Nascente Comitato di San Marco

Non è «banale» stare dalla parte dei più deboli. Sull’economia la sinistra recuperi un ruolo di programmazione

di Wladimiro Boccali*

Qualche giorno fa una brava giornalista come Lucia Annunziata ha chiesto ad Andrea Orlando quale personaggio auspicava che votasse per lui alle primarie del Pd. Orlando ha risposto «gli operai della Fiat, gli infermieri, gli insegnanti». Lucia Annunziata lo ha interrotto dandogli del «banale». Ho ascoltato queste parole con mio figlio di quattordici anni che sentendo la giornalista dare quel giudizio mi ha detto: «Questa è un’offesa». Ho provato a rispondere dicendogli che la giornalista stava facendo il suo mestiere di «stimolo del contraddittorio»; poi ci ho riflettuto, aveva ragione mio figlio. Non solo, la Annunziata con quel «banale» riflette un atteggiamento tipico in questi tempi. Se si evidenzia con forza un’ingiustizia e si auspica una ribellione si è tacciati di populismo; se si afferma di voler stare dalla parte dei lavoratori, dei più deboli, degli oppressi (sì, oppressi! esistono ancora) ti dicono che sei banale. È una pratica che ha attraversato anche la cultura progressista. Se a difendere gli ultimi è il Papa raccoglie (ipocriti?) apprezzamenti, se lo fa un politico, guai se di sinistra, è un massimalista, un irresponsabile, un banale. La sinistra è stata succube di questo paradigma, e spesso ha rimosso la natura stessa delle forze progressiste, sia di ispirazione cristiana che socialista: stare dalla parte dei più deboli. Tutto ciò ha fatto sì che una larga maggioranza del nostro popolo ha cercato altrove i propri interlocutori.

Destra e sinistra È un processo che è iniziato negli anni Ottanta, acuito con la caduta del muro di Berlino. Da lì la sinistra europea ha cercato una terza via spesso allontanandosi da quella parte di società per cui era nata e aveva combattuto. L’economia e la finanza hanno assunto il primato sulla politica; i centri di potere si sono spostati dai governi e dai parlamenti alle multinazionali e alle agenzie di rating. Il mercato non solo non ha prodotto equità, ma ha teorizzato la disuguaglianza come parte inevitabile del sistema. Questa deriva è esplosa in questi ultimi anni e, complice la crisi e la «parcellizzazione» del conflitto (non più proletari contro borghesi, ma ultimi contro penultimi), la sinistra ha perso le «periferie». Tutto ciò ci si è squadernato con violenza con il risultato del referendum del 4 dicembre. Non possiamo continuare a volgere la testa da un’altra parte e neanche volgerla all’indietro, tutt’altro. Questa storia che non esiste più destra e sinistra è da rigettare con forza: anche nel deserto – diceva Mao – c’è una destra e una sinistra. In fondo la cosa che auspico è quella che sta tentando di fare la Spd in Germania, ovvero una rilettura critica delle politiche della socialdemocrazia degli anni Novanta e Duemila  e un riposizionamento sulla battaglia contro la disuguaglianza e per la giustizia. Il mercato come regolatore unico della vita degli uomini ha fallito!

Una sinistra moderna Gli stati, l’Europa, devono recuperare un ruolo di programmazione e controllo del mercato, della finanza, dell’economia. Politiche di sviluppo e redistribuzione della ricchezza; riforma della fiscalità incentrata su equità, progressività, tassazione patrimoniale esentando le fasce medio-basse, lotta all’evasione: promuovere un piano nazionale di investimenti incentrato sulla riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e privato; scegliere turismo-ambiente-cultura come asse strategico di sviluppo; investire in scuola, università e ricerca; promuovere e sostenere un sistema imprenditoriale e un successo economico direttamente proporzionale al benessere dei lavoratori; avviare una riduzione dell’orario di lavoro e favorire il tempo libero e il diritto alla felicità. La sinistra scelga con nettezza questa strada. Questa oggi è la modernità. E la sinistra non può che essere moderna!

*Ex sindaco di Perugia, sostenitore della mozione Orlando

Un Perugia in affanno già prima di rimanere in 10 evita il secondo ko, smarrito il gioco. Il Pagellone

di Mario Mariano 

Un punto che è una vera manna per il Perugia. Mai vista una squadra venire al Curi e sprecare così tante occasioni da gol e non rammaricarsene neppure più di tanto, forse credendo al detto «gol sbagliato gol subito». Salvo che di gol sbagliati il Perugia non può rammaricarsene, perché, escluso un tiro di Nicastro e uno di Mustacchio finito sulla traversa, il discorso offensivo finisce lì. Troppo poco per una squadra in cerca di riscatto dopo Trapani, che avrebbe dovuto affrontare con ben altro spirito da “finale”, come definita da Bucchi. L’inferiorità numerica da inizio ripresa non può servire da alibi, perché l’uscita di Belmonte semmai ha prodotto una reazione nervosa e comunque già nel primo tempo la squadra era sembrata in riserva di carburante. È proprio la diminuita capacità fisica che sta frenando il Perugia di Bucchi? A questo interrogativo non si può che rispondere in maniera affermativa, e qui forse l’inesperienza dello staff del tecnico marchigiano potrebbe avere un peso importante sul finale di campionato.

LA CRONACA

La partita È già da tempo che Guberti e compagni hanno lo gomme sgonfie, non riescono più le accelerazioni di una volta; si è rivisto, ahinoi, un gioco offensivo innescato dai lanci dei difensori, come accadeva ai tempi di Bisoli. La verticalizzazione del gioco non esiste più, tanto meno un filtro a centrocampo e conseguente ribaltamento dell’azione. Bucchi non finirà mai di sorprendere chi segue le sorti del Grifo. Questa volta ha lasciato in panchina Gnahorè e Acampora, che pure erano stati i soli a salvare la faccia nella spedizione di Trapani. Il tecnico vede e provvede ma andare contro l’evidenza non sembra una buona soluzione, tanto più che Ricci, tanto per fare un nome, preferito a uno dei due assenti, ha giocato pochissimi palloni, anche trascurato dai compagni, che preferivano la soluzione… “palloni a perdere”. Così messa la squadra, sotto il profilo fisico e quello tattico, ha costruito molto poco, e fortuna che Cacia è rimasto ad Ascoli, perché uno come lui, almeno una delle sei-sette clamorose palle gol l’avrebbe sfruttata. L’assenza di Gnahorè dall’undici iniziale, è parso un azzardo, visto che, proprio contro un centrocampo tra i migliori del campionato per quel che riguarda l’aspetto fisico, avrebbe fatto sicuramente comodo. Non per caricare Bucchi di responsabilità ancora più pesanti, , ma è lecito domandarsi perché Fazzi non viene utilizzato dall’inizio, magari portando Belmonte a far coppia con Mancini, quanto lo stesso Fazzi viene invece ritenuto idoneo a partita inoltrata.

FOTOGALLERY: LA PARTITA

Recuperare energie Lo stato di forma dei calciatori non è sempre addebitabile all’allenatore, ma è chiaro che premature e inopportune sono sembrate le illazioni di interessamenti vari da parte di club di serie A, quando invece, da che calcio è calcio, i campionati si decidono nel mese finale e dunque le qualità di Bucchi emergeranno solo a giochi chiudi. Guastare la stagione che pure ha visto la squadra protagonista di un calcio offensivo sarebbe grave, anche perché la rosa è ampia ed escluso in un paio di circostanze, non c’è mai stata emergenza. Anzi, è stata quella a evidenziare le qualità migliori di alcuni elementi, come ad esempio Dossena. Paradossalmente ma non troppo il migliore in campo è stato Mancini, al rientro dopo un lungo e brutto infortunio. Al di là dei meriti del centrale difensivo, tornano i conti sul pedaggio che finora hanno pagato i suoi compagni sottoposti ad un logorio fisico imponente. Morale: occorrerà recuperare energie e chi è nel calcio da tanti anni saprà sicuramente cosa fare.

BRIGNOLI: Graziato a ripetizione e aiutato non solo da pali e traverse. Talvolta sembra ipnotizzare gli avversari che si impappinano anche nelle più facili situazioni. Un merito anche questo. VOTO: 6

BELMONTE: Già in affanno nel primo tempo, quando si avventura in passaggi superiori al suo potenziale tecnico, rimedia due gialli da un arbitro che pure ha fischiato pochissimo. In entrambe le occasioni ci mette poca di quella esperienza di cui pure è dotato. Voto: 4.5

MANCINI: La bella sorpresa della giornata, la sola. Parte subito fortissimo, come a trovare coraggio di essere pienamente abile, e ci riesce. Recuperi provvidenziali, e, nella ripresa, anche un paio di salvataggi davanti a Brignoli. VOTO: 6.5

MONACO: Il giovanotto non è tranquillo, almeno così ci sembra. Il pallone gli scotta tra i piedi, se ne libera con rapidità impressionante, con l’appoggio più elementare. Nei duelli diretti è spesso in ritardo, e la richiesta sistematica del fuorigioco concede all’Ascoli spazi che sembrano praterie. VOTO: 5

DI CHIARA: Tra i meno in affanno anche se perde qualche colpo, ma si sa quanto ha speso finora e qualcosa occorrerà pure perdonargli. VOTO: 6

BRIGHI: Non gli riesce prendere il pallino del gioco in mano, si rifugia in zone del campo secondarie, neppure assistito dalla ispirazione nel battere a rete dalla distanza. VOTO: 5

RICCI: Cambia ripetutamente zona del campo in cerca di palloni significativi, ma viene costantemente bypassato. Si smarrisce alla svelta anche per questo. VOTO: 5 (dal 5’ st MUSTACCHIO: Entra un minuto dopo l’espulsione di Belmonte e sembra in grado di trasmettere ai compagni la carica per tentare l’impresa. Un tiro sulla traversa, qualche cross azzeccato, la sua parte la fa. VOTO: 6)

DEZI: Dopo l’infortunio non è sembrato più quello apprezzato nel girone d’andata. Troppi errori nei passaggi, un clamoroso liscio su assist di Di Chiara. Urge il suo recupero per un finale all’altezza. VOTO: 5.5

NICASTRO: Inizia bene, ma ben presto è costretto ad indietreggiare, non solo per dare una mano alla squadra in affanno, ma anche per far salire i compagni. Con poco gioco offensivo, il suo apporto si ridimensiona. VOTO: 5.5 (dal 28’ st FAZZI: Entra nel momento più complicato, con la squadra allo sbando tattico, quando raccapezzarsi non sarebbe facile per nessuno. VOTO: 5.5)

DI CARMINE: Viene sempre marcato rudemente, ma c’è anche da dire che non gli riesce di prevenire i colpi. La vena sembra smarrita, le occasioni non le crea e non gliele creano i compagni. VOTO: 5.5

GUBERTI: Forse è quello che più è calato sul piano fisico. La continuità non è mai stata il suo forte, e le poche fiammate non lo salvano da una prestazione modesta. VOTO: 5 (dal 26’ st TERRANI: Fisicamente è tra i pochi capaci di sprintare, tenta anche la conclusione, ed è generoso quanto basta per salvare almeno la prestazione. VOTO: 6)

BUCCHI: Sempre pensato che tutto ciò che sta accadendo gli serve per irrobustire il curriculum. La fase di formazione continua, la sua positività, al momento è la garanzia principale per riprendere la strada smarrita. Basterà? VOTO: 5 +

Adolescenti suicidi, genitori ‘spazzaneve’ eliminano problemi ma anche il coraggio di combattere per la vita

di Gianfranco Salierno, Paola Bianchini*

Una lettera struggente quella arrivata al Vescovo di Spoleto da una ragazza di un Istituto Superiore, un appello che non deve rimanere inascoltato, la comunità degli educatori, la famiglia, i curanti devono rispondere alle parole di questi giovani: “Nessuno ci insegna che la vita è difficile”. Abbiamo costruito un’idea di vita irrealizzabile e falsa, una vita sgombra dai problemi, dal dolore, da collisioni, imperfezioni, una vita in cui i genitori per primi si impegnano a confezionarla libera da ogni contraddizione. Sono i genitori definiti “spazzaneve”, quelli cioè che si affrettano a sgomberare la strada da ogni possibile ostacolo che il figlio possa trovare: se è stato bocciato gli regalano un motorino per superare la delusione, se è stato lasciato lo mandano dallo psichiatra perché si senta meglio, se non gli piace una parte del corpo, si cambia. La fatica della vita gli è stata sottratta e con quella, gli è stato sottratto anche il coraggio e l’onore di viverla combattendo. Una vita privata dello sforzo necessario a viverla diventa vuota, insensata e la questione di senso rimane centrale nell’esistenza.

Gli esseri umani hanno bisogno di avere un senso per vivere, ma il senso non è qualcosa che possiamo già trovare nella vita, il senso va scoperto, lottato, guadagnato e tutto questo è un compito difficile. Avremmo dovuto raccontarglielo lo sforzo che le nostre vite hanno fatto per arrivare ad essere significative, ma non come una catena di disgrazie accadute, ma come una sfida verso quello a cui tendevamo. Lo sforzo per ottenere un amore che ci somigli, il dolore di essere abbandonati, fraintesi, lo sforzo di studiare, il senso d’inadeguatezza, lo spaesamento di non sapere chi fossimo, la fatica del lavoro, i compromessi le negoziazioni. Avremmo dovuto rinforzarli sul “perché “delle loro scelte piuttosto che cercare di offrirgli ogni possibile “come” realizzarle. Non è la potenza dei mezzi che abbiamo a disposizione a rendere il compito più facile: chissà cosa avrebbe fatto Davide se avesse visto veramente solo una fionda tra le sue mani prima di affrontare Golia, cosa avrebbe fatto Chisciotte se avesse visto la sua misera armatura, la sua bacinella da barbiere invece che il suo elmo. Forse, se questi eroi un po’ mistici ed onirici si fossero fermati al reale sarebbero indietreggiati, avrebbero preso tempo, avrebbero rimuginato sulla loro vita, sull’ingiustizia di sentirsi così poveri e soli di fronte al male.

L’anima umana per fortuna, affronta continuamente giganti nella lotta per la propria integrità e alla fine impara a non dare così confidenza al reale, non più di quanto lo meriti il “possibile”, perché il possibile è sempre alla nostra portata e non si fa affascinare dai mezzi che abbiamo, ma si apre inaspettatamente non appena abbiamo il coraggio di cedergli il passo. Si potrebbe parlare di Utopia, di un sogno che il reale riesce a schiacciare come una formica, tuttavia, Utopia significa non arrendersi alle cose così come sono e lottare per le cose cosi come dovrebbero essere. Ragazzi carissimi, vi avremmo dovuto insegnare che la vita non è una questione di tecnica, di mezzi perfetti da avere a disposizione, ma di visione, allora e solo allora, la sua difficoltà avrebbe ceduto il passo al coraggio di definirla.

*Gianfranco Salierno è psichiatra e direttore Csm di Magione. Paola Bianchini, già assegnista di ricerca presso l’università di Perugia prima in Estetica e poi in Filosofia teoretica, dopo esser stata assistente universitaria, lavora da tempo nei processi di personalizzazione in medicina finalizzati al miglioramento delle risorse umane e allo studio fenomenologico in campo di salute mentale. Attualmente collabora con il Csm di Magione