lunedì 19 febbraio - Aggiornato alle 12:25

Elezioni, Umbria civica&riformista sceglie Leonelli e Giulietti: «Combattere le destre sovraniste»

di Umbria civica&riformista

Nei giorni scorsi si è riunito il coordinamento regionale di Umbria civica&riformista, alla presenza dei rappresentanti dei diversi territori della regione e del coordinamento giovanile: al centro dell’incontro la necessità di una riflessione sull’attuale situazione politica in vista delle imminenti elezioni politiche nazionali del 4 marzo, ribadendo l’impegno per il rinnovamento di un centro-sinistra credibile e quanto più vicino ai bisogni reali delle persone. In particolare è stato individuato Andrea Stafisso come coordinatore della campagna elettorale e sono stati nominati Cristian Spaccino come coordinatore giovanile regionale e Cristian Cariglino coordinatore giovanile di Perugia. La crisi economica e sociale che ancora colpisce larghi strati della popolazione, le crescenti disuguaglianze, la difficile sfida dell’immigrazione, la necessità di costruire una Europa più giusta e democratica, il ruolo dell’Umbria nei prossimi anni sono state le tematiche affrontate negli incontri.

Quali sono infatti le richieste oggi degli elettori? Un rinnovato slancio economico che favorisca nuove opportunità lavorative, che sfrutti i vantaggi di un mutato contesto; una revisione del sistema di welfare e dei servizi – da quello scolastico a quello sanitario – che vada incontro ai cittadini; la costruzione di una società aperta all’integrazione, solidale e disponibile all’ascolto e all’accoglienza, l’unica capace di garantire la sicurezza alle famiglie, a partire dai più piccoli e dagli anziani. Attraverso il grande lavoro svolto dalla associazione #Orizzonti (che ha raccolto nel 2017 più di 2.160 adesioni e a cui hanno aderito più di trentacinque amministratori della nostra regione) si è tentato di raccogliere tali sfide per l’Umbria e lo straordinario successo, testimoniato dalla massiccia partecipazione alle tre iniziative organizzate nel 2017, confermano che la strada intrapresa è quella corretta per costruire una società regionale più moderna, giusta e libera.

Sulla stessa linea, proseguendo nell’impegno partecipativo, sabato 10 febbraio si è tenuto un confronto con Giacomo Leonelli e Giampiero Giulietti, entrambi candidati per la coalizione di centro-sinistra nei collegi uninominali di Perugia, rispettivamente per la Camera dei deputati e per il Senato. A seguito di questi incontri molto partecipati, è stato deciso di sostenere la coalizione e i candidati nei collegi, tenuto conto della nostra naturale collocazione in questa area e della necessità di contrastare l’avanzata dei populismi e delle destre sovraniste e xenofobe che minacciano il nostro il paese. Ci auguriamo che la scelta dell’Umbria, dell’Italia e dell’Europa ricada sul centro-sinistra, in vista di un futuro realmente inclusivo e di crescita, che guardi alle nuove generazioni e al rilancio – culturale ed economico – delle nostre comunità. L’auspicio infine è quello che, lavorando insieme e mettendo di nuovo al centro gli ideali riformisti, socialisti, civici e progressisti, sia possibile recuperare, e anzi rafforzare, la fiducia nelle istituzioni e nella rappresentanza politica.

Ferroni: «Noi diversi perché non ci interessa ricostruire il centro-sinistra»

di Andrea Ferroni*

In queste settimane di campagna elettorale un elemento politico si sta sempre di più affermando, l’unico progetto in campo che si schiera in netto contrasto alle politiche neoliberiste di questi ultimi 20 anni è Potere al Popolo. Una contrarietà non semplicemente agli ultimi governi Renzi e Gentiloni, ma anche a tutte quelle riforme precedenti come la Fornero, il Pareggio di bilancio in Costituzione, la riforma Gelmini e la legge Treu.

VIDEO: C’E’ CASAPOUND E FERRONI SE NE VA

Tutte le altre proposte politiche, per parola dei loro candidati locali o nazionali, si schierano in un ambito di ricostruzione del centro-sinistra, quando questo modello politico ha mostrato tutta la sua subalternità al neoliberismo. Lo possiamo vedere per le riforme portate avanti in Italia, ma in generale in tutta Europa, dalla Germania alla Spagna, dove centro-destra e centro-sinistra governano insieme, come ormai da anni portano avanti un programma comune all’interno del Parlamento europeo.

VIDEO: FERRONI PRESENTA POTERE AL POPOLO

Parlare di centro-sinistra significa fare accordi politici prima o poi con il Pd (con o senza Renzi), lo stesso Pd che, come abbiamo dovuto rilevare, non ha mostrato valori comuni e non ha partecipato nemmeno alla splendida manifestazione antifascista di sabato a Macerata.

POTERE AL POPOLO: I CANDIDATIFOTOGALLERY

La sinistra antiliberista per essere tale deve essere autonoma ed alternativa a questo centro-sinistra, solo così si potrà riavere una forza politica realmente popolare in grado di ripartire dai bisogni di chi ha subito gli effetti devastanti di questo sistema economico.

*Candidato Potere al popolo

Morte di Calzoni, il ricordo di Boccali: «Uomo colto e di valore, non il capo di una lobby»

di Wladimiro Boccali

La morte dell’ingegner Massimo Calzoni è una grave perdita per la sua famiglia, per i suoi amici e per coloro che lo hanno conosciuto. Un uomo colto, di valore, appassionato del suo lavoro. È questo il ricordo che mi porterò di lui costruito negli anni di frequentazione che ho avuto la fortuna di avere. L’ho conosciuto in occasione della mia esperienza di assessore all’urbanistica al Comune di Perugia e per i successivi dieci anni ho avuto con lui tantissime occasioni di confronto e discussione. Dopo i primi incontri ho preso l’abitudine di fissare gli appuntamenti premurandomi di non avere altri impegni dopo il suo per almeno un paio d’ore. Lunghe chiacchierate che toccavano la politica, l’economia, lo sport (il basket a Perugia di cui è stato a lungo sostenitore) ma soprattutto la città di Perugia. Non sempre le nostre posizioni coincidevano, ma mai ho colto in lui arroganza o mancanza di rispetto per la persona né tantomeno per le istituzioni. Non amante di salotti, incontri conviviali o false referenze nei confronti del potere.

Chi era davvero Questo atteggiamento, pur nella diversità di opinioni su scelte importanti (sicuramente la più significativa sul destino del Mercato Coperto), lo ha reso ai miei occhi persona seria e responsabile, attento ai suoi interessi di imprenditore senza cercare nessun tipo di forzatura nei confronti del decisore pubblico se non l’estenuante riproposizione dei suoi argomenti. In una occasione gli dissi che se mai avessi avuto qualche proprietà gli avrei chiesto di amministrarla, tanto era la sua capacità di sostenere le sue tesi. Questo era l’ingegner Calzoni, capo della «terribile lobby dei costruttori», come venivano spesso rappresentati da censori e aspiranti alla ribalta politica e istituzionale (poi ottenuta). Mi auguro che questo terribile evento possa restituire verità e onore ad una persona perbene. A sua moglie, ai suoi figli, a sua sorella, un caloroso abbraccio.

Lavoro, economia e sociale: c’è un problema. E’ la ‘Questione umbra’

La Campagna elettorale appena ufficializzata se, da un lato, in questa fase iniziale, riflette le polemiche e le battaglie interne ai partiti su candidature, carriere, vendette e quel che resta di poco nobile, dall’altro apre la possibilità di interrogativi sulla condizione di vita degli umbri e sugli scenari dell’Umbria. Prova a farlo Valerio Marinelli, coordinatore regionale di ‘Liberi e uguali’. Di seguito il testo integrale.

di Valerio Marinelli

I dati raccontano la realtà. E con la realtà bisogna fare i conti. Secondo le rilevazioni Istat di recente pubblicate, nel 2016 il Pil umbro scende dell’1,3%; tra le regioni italiane nessuna registra un calo così consistente. Non solo, questo decremento è in controtendenza all’andamento del Pil su base nazionale, che nel medesimo periodo aumenta invece dello 0,9%. Al netto di quei settori che resistono o si espandono trainando positivamente anche l’export, negli ultimi anni si è assistito allo smantellamento di una quota importante di piccole e medie imprese. Neppure la grande impresa, però, va in ogni caso a gonfie vele.

Diverse multinazionali, da lustri radicate nel nostro territorio, sperimentano una difficoltà da cui non pare possano risollevarsi rapidamente. In un quadro simile, è abbastanza ovvio che il lavoro sconti serie problematicità. Sebbene la disoccupazione umbra rimanga inferiore alla media nazionale, l’incidenza del precariato è preoccupante: si stima infatti che 4\5 dei nuovi contratti attivati nel 2017 siano a tempo determinato e che i lavoratori precari equivalgano a 1\3 del totale degli impiegati. A ciò occorre aggiungere che il lavoro prevalente in Umbria è di bassa qualità e, quindi, non vanta alte retribuzioni né favorisce la messa a leva di particolari innovazioni di processo o di prodotto.

Il problema economico diventa come sempre un problema sociale. Da questo punto di vista, non si può tacere l’arretramento qualitativo del welfare regionale. Gli sforzi profusi per mantenerlo o migliorarlo non sembrano granché soddisfacenti.

Al di là di qualche luce in ambito socio-sanitario e al di là di quelle eccellenze che svolgono ancora la funzione di locomotive produttive, si riscontrano tutte le ragioni per aprire una “questione umbra”. La regione, del resto, viene da una crisi dove ha perso ricchezza in maggior misura rispetto alla media nazionale. La grave e prolungata debilitazione subita pone pertanto in discussione non solo le fondamenta economiche di un territorio, ma i consolidati caratteri dell’identità sociale dell’Umbria nel suo complesso. Sottovalutare o peggio nascondere la situazione presente non aiuta a trovare le giuste soluzioni. E allora spetta senza dubbio alla politica districare i nodi venuti al pettine. Ma come?

E’ innanzitutto prioritario ricostruire un pezzo di tessuto economico attraverso il concorso di investimenti pubblici e privati, i quali dal 2008 a oggi sono diminuiti del 40%. Gli investimenti, poi, non possono che essere funzionali anche alla creazione di lavoro sia in termini quantitativi che in termini qualitativi: al proposito, val la pena ricordare che qualità del lavoro e produttività sono strettamente correlate. L’Umbria ha infine bisogno di una classe imprenditoriale nuova, in grado di aggredire le sfide dei mercati odierni. Le pubbliche istituzioni, selezionando prima i vettori coerenti a un disegno di sviluppo equo e sostenibile, hanno il compito di contribuire a formarla. In parallelo, è irrinunciabile rivedere il rapporto territorio e multinazionali. Mentre il primo dipende fin troppo dalle scelte delle seconde, le seconde agiscono per sganciarsi dal primo in maniera sempre più decisa e sistematica. Infine, è imprescindibile riformare organicamente il welfare. La stessa Sanità, che nonostante i “conti in ordine” evidenzia non poche pecche e inadeguatezze, esige interventi coraggiosi e definiti.

Liste Pd, parla Valeria Cardinali: «Scarsa trasparenza e partecipazione, altri hanno piegato i loro valori»

di Valeria Cardinali

Oggi non è il momento delle polemiche e delle recriminazioni, ma non posso sottrarmi dal fare qualche considerazione. Prima di tutto ringrazio le tante persone che in questi giorni mi hanno mandato messaggi di affetto e stima, quelle conosciute nei 25 anni di attività politica e quelle che mi conoscono da sempre, chi mi ha seguita e sostenuta in questi anni e anche quelli che mi hanno criticata. Sono arrivata in Parlamento dopo una “gavetta” che considero un valore. In questi cinque anni ho studiato e imparato tanto, mi sono confrontata con esperienze diverse dalle mie, ma sempre con assoluto rispetto, ho visto da vicino i “luoghi delle scelte politiche”, ho capito cosa apprezzarne e da cosa stare lontana, per rimanere sempre me stessa. Per questo privilegio ringrazio le oltre 5000 persone che mi hanno votata alle primarie per il parlamento cinque anni fa e tutte quelle che nelle precedenti tornate elettorali (quattro) mi hanno eletta: sempre con le preferenze, sempre mettendoci la faccia. Ho sostenuto con lealtà i governi Letta, Renzi e Gentiloni, lavorando con impegno e serietà, col senso di responsabilità necessario a chi è forza di governo in un paese. Al congresso ho fatto una scelta precisa, quella più vicina alla mia idea di partito, che riconfermo anche oggi.

La candidatura al secondo mandato non era certo obbligatoria, ci mancherebbe, ma alla luce di un giudizio positivo del lavoro svolto nella legislatura, giudizio espresso dalla segreteria comunale (con tutti i retroscena ormai noti messi in campo per impedire di rendere pubblica questa cosa), dalla segreteria provinciale (in corner) e dall’unica direzione regionale convocata oltre due settimane fa, a oggi nessun dirigente del Pd umbro che ha seguito la formazione delle liste mi ha ancora spiegato perché mi sia stato impedito di sottopormi al giudizio dei cittadini: nemmeno una telefonata. In realtà la mia domanda è retorica – prosegue – perché so come sono andate le cose, anzi, invito tutti a evitare ricostruzioni romanzate sulle scelte che avrebbe fatto Orlando, perché pur comprendendo possano essere strumentali a salvare qualche coscienza, le ritengo bassezze gratuite che si aggiungono alle tante lette e dichiarate in questi giorni.

La segreteria nazionale ha preso le sue decisioni (non è chiaro se e con quali vertici politici e istituzionali umbri sia stata condivisa), sicuramente in una situazione difficile e con numeri complicati per soddisfare tutte le esigenze e la mia esclusione sta dentro la selezione “chirurgica” operata soprattutto nei confronti della minoranza, in uno scontro del quale abbiamo abbondantemente letto, che si è concluso con la riduzione del pluralismo nelle candidature e la decisione della minoranza di non votare le liste nella direzione nazionale che ricorderemo a lungo. Non mi permetto di giudicare nel merito le liste, ma contesto il metodo poco trasparente e poco partecipato, anche in Umbria, dove per la prima volta non c’è stata una direzione regionale che abbia potuto condividere le proposte di candidature che il segretario regionale avrebbe dovuto far pervenire al segretario nazionale, come previsto anche nell’art. 1, comma 2 del Regolamento per la selezione dei candidati approvato dalla direzione nazionale del Pd il 17 gennaio scorso.

I dettagli della mia vicenda personale non credo interessino a nessuno, soprattutto ora che è iniziata la campagna elettorale. Il senso di responsabilità che ho sempre dimostrato, mi porta ad accantonare alcune questioni per riprenderle dopo il 4 marzo, perché queste settimane dovranno vedere tutto il Pd impegnato al massimo, sapendo che l’avversario da contrastare è fuori dal partito: è il populismo e la deriva verso una destra pericolosa, sono le forze antieuropeiste e reazionarie presenti nella scena politica alle quali ci dobbiamo opporre per il bene del paese. Dopo il 5 marzo tireremo le somme, senza ipocrisie, parleremo di questo Pd, della comunità che un partito deve essere, parleremo di pluralismo interno, di spazio per il dissenso, di bisogno li leadership democratica e inclusiva, di lealtà molto più che di fedeltà al capo, delle idee e della coerenza come valore e non come prezzo da pagare. Mi viene in mente che, forse, se un anno fa non avessi rispettato la mia storia, se avessi forzato le mie idee e piegato un po’ i miei valori, come ho visto fare ad altri senza troppi problemi di coscienza, probabilmente oggi non parleremmo della mia esclusione.

Non l’ho fatto e se tornassi indietro rifarei la stessa cosa, con la stessa convinzione, perché miei genitori mi hanno trasmesso valori importanti come l’onestà intellettuale, il rispetto di se stessi, delle proprie idee e la coerenza, valori che ho cercato di trasmettere a mio figlio soprattutto con l’esempio. Loro sono le prime persone che devo sempre poter guardare in faccia senza mai sentirmi a disagio. Anche se questa volta ho pagato per la mia coerenza, resto fermamente convinta che “la coerenza paghi sempre”, bisogna solo saper aspettare e non mollare, mai! Ai tanti che mi chiedono cosa farò, rispondo che ora tornerò al mio lavoro, ma non smetterò di fare politica, perché resto convinta ci sia bisogno di più politica, quella con la “P” maiuscola che va tenuta distinta dagli atteggiamenti delle persone, dalle miserie umane, quelle sono un’altra cosa. In bocca al lupo a tutti i candidati del Pd, in particolare a quelli umbri e grazie a chi si è “sacrificato” per garantire un’autorevole rappresentanza alla città di Perugia, perché la sfida che abbiamo davanti è importante e impegnativa e riguarda tutti. Chiedo scusa se per la prima volta in tanti anni, uso questo mezzo per parlare anche di me, spero mi sarà concesso.

Gotor ringrazia e saluta gli umbri: «Oltre 100 iniziative nella regione, ecco quanto ho versato al Pd»

di Miguel Gotor*

Carissimi cittadini, care elettrici ed elettori umbri,

si è conclusa da pochi giorni la XVII legislatura. In questi cinque anni ho avuto l’onore di rappresentare l’Umbria al Senato della Repubblica. Ho cercato di fare del mio meglio per esercitare il ruolo di senatore con disciplina e onore (come recita l’articolo 54 della Costituzione) e per rispettare il programma di Italia Bene comune con cui nel febbraio 2013 mi sono presentato a voi, nel ruolo di capolista al Senato in Umbria, indicato dal segretario di allora del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, che ringrazio per la fiducia accordatami. Nel corso di questi cinque anni ho partecipato a 351 iniziative politiche in giro per l’Italia, toccando quasi tutte le regioni del nostro paese (ho mancato soltanto il Trentino Alto-Adige e la Valle d’Aosta), dai piccoli centri alle grandi città (l’elenco di ogni iniziativa con la data e l’argomento si trovano qui). In particolare è vivo in me il ricordo delle visite nelle carceri di Spoleto, Cuneo, L’Aquila, Roma e Parma con i detenuti ordinari, in occasione delle principali festività dell’anno, e quelli sottoposti al regime del «41 bis», troppo spesso dimenticati dal nostro Stato e trascurati dalla stessa attività del legislatore.

Naturalmente mi sono dedicato in particolare all’Umbria, la terra in cui sono stato eletto senatore, dove ho svolto 104 iniziative (trovate a questo link l’elenco con la data e il tema di ogni singolo incontro), prima nelle file del Partito democratico e poi di Articolo 1-Mdp, a partire dal febbraio 2017 (potete leggere la lettera che scrissi al segretario regionale del Pd Giacomo Leonelli per spiegare le ragioni della mia uscita dal partito a questo link). Un riassunto della mia attività legislativa a livello nazionale (incarichi, interrogazioni, iniziative di legge, attività di relatore su Ddl, interventi in aula e in commissione, dichiarazione dei redditi dal 2013 in poi) si trova sul sito del Senato a questo link. Mentre su Openpolis potete recuperare i miei singoli voti su ogni provvedimento, le presenze ai lavori dell’Aula e altre notizie. Anche quanto ho fatto in questi anni per l’Umbria sul piano legislativo può essere consultato. Tra le varie iniziative segnalo quelle riguardanti Ast di Terni, ex Merloni, Sgl Carbon, il Polo chimico ternano, la Perugina, la mobilità ferroviaria e le infrastrutture regionali (con una particolare attenzione ai problemi dei pendolari), la Cascata delle Marmore, Umbria jazz, i disturbi acustici e ambientali a Orvieto, la Biblioteca degli Arconi e l’Archivio di Stato di Perugia.

Tra i parlamentari eletti con me in Umbria nel 2013 desidero ringraziare in particolare Nadia Ginetti e Gianluca Rossi per il garbo e la serietà che mi hanno dimostrato in questi anni. Così come non posso non ricordare i compagni e le compagne Andrea Bartocci, Lamberto Bottini, Stefania Fiorucci, Valerio Marinelli, Andrea Mazzoni, Renata Micheli, Piero Mignini, Fabio Pontefice, Domenico Santini, Attilio Solinas, e tanti altri: sarà un caso, ma li ho conosciuti nel corso della campagna elettorale del 2013, quando costituivano il nerbo della militanza del Partito democratico di allora, e poi li ho ritrovati a fianco nella nuova esperienza di Articolo 1-Mdp e ora di Liberi e Uguali. In realtà, so che non è un caso perché certi valori – proprio come gli uomini e le donne – non possono essere buoni per tutte le stagioni. Un’ultima considerazione riguarda i contributi mensilmente versati prima al Pd nazionale e a quello umbro, poi ad Articolo 1-Mdp e ad alcune associazioni politiche, culturali, civili e comitati che trovate rendicontati. Si tratta complessivamente di 150.688 euro che ho indicato mese per mese, voce per voce. La scelta di fornire questi contributi si è resa necessaria soprattutto dopo l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, avvenuta nel corso di questa legislatura. Un provvedimento che ha trasformato l’Italia nell’unico paese europeo che, insieme con la Svizzera, Andorra, Malta, Bielorussia e Ucraina, non prevede forme di sostentamento statale all’attività delle forze politiche e alla vita democratica. Rivendico di non avere votato questa legge ritenendola un gravissimo errore per la sinistra italiana e un cedimento alla demagogia imperante di cui pagheremo a lungo le conseguenze in quanto aumenterà il conflitto, in Italia particolarmente pervasivo, tra interessi privati e azione pubblica.

Su questo aspetto ho voluto fornire dati tanto dettagliati non solo per un elementare dovere di trasparenza nei confronti dei cittadini, trattandosi di denaro pubblico, ma anche perché, nel corso di questi anni, sono stato oggetto di una campagna denigratoria da parte di alcuni esponenti del gruppo dirigente del Partito democratico umbro. Sui social network e sulla stampa è stata diffusa la falsa notizia che non avevo pagato i contributi dovuti al Pd regionale (in realtà l’ultimo mio bonifico data 9 febbraio 2017, lo stesso mese in cui è nato Articolo 1-Mdp) e che non avevo svolto attività politica sul territorio nel corso del mio mandato. Si tratta di una duplice calunnia che riflette però il deterioramento subito dal costume politico e civile del Pd in questi ultimi anni, a cui ho evitato il più possibile di replicare nella convinzione che l’unica risposta dovuta fosse agli elettori e ai cittadini umbri, i quali ora – se lo vorranno – potranno verificare l’effettiva realtà delle cose e farsi un giudizio autonomo sulla vicenda.

Mi spiace dovere constatare che in questa attività denigratoria si è contraddistinta più volte la giovane collega tifernate Anna Ascani, che in questi anni ha saltellato da Enrico Letta a Pier Luigi Bersani a Matteo Renzi (e domani chissà) con uno zelo patetico degno di miglior causa, ma lo stile, evidentemente, è come il coraggio di Don Abbondio, se uno non ce l’ha, non se lo può dare. Infine, sono fiero di avere difeso l’integrità della Costituzione italiana da una pasticciata riforma istituzionale che prevedeva di cambiarla a colpi di maggioranza (tradendo così lo stesso codice etico del Pd) e con un uso plebiscitario dell’articolo 138. Tra l’altro la combinazione di quella riforma con una legge elettorale iper-maggioritaria come l’«Italicum», giudicata dalla Consulta in parte incostituzionale soltanto dopo avere conosciuto l’esito del referendum del 4 dicembre 2016, avrebbe prodotto un inaccettabile irrigidimento del sistema politico italiano e un impoverimento della qualità e della rappresentatività della sua democrazia. A questo link si può trovare un documento che scrissi al tempo per motivare la mia scelta. Un caro saluto a tutte e a tutti con i miei migliori auguri e – me lo consentirete – l’invito a votare a sinistra «Liberi e Uguali» alle prossime elezioni politiche!

*Senatore gruppo Articolo 1-Mdp

Giornata memoria, vescovo Assisi: «Fermare lo scandalo del commercio delle armi»

di Domenico Sorrentino

Carissimi,
eccoci al 27 del mese, giorno nel quale ci incontriamo, pur a distanza, come testimoni e costruttori di pace, in un impegno di preghiera e di riflessione, di dialogo e di incontro secondo lo “spirito di Assisi” inaugurato nel 1986 da Giovanni Paolo II e tanti altri leaders religiosi nella Città del Poverello. Questo 27 gennaio ci fa incrociare la Giornata della memoria relativa alla Shoah. Una ricorrenza tutt’altro che estranea allo “spirito di Assisi” e che abbiamo particolarmente a cuore nella nostra Chiesa locale per le note vicende che l’hanno legata indissolubilmente al popolo ebraico. Circa trecento ebrei furono salvati, grazie al coraggio di assisani che scelsero di non voltarsi dall’altra parte, a partire dal vescovo Nicolini.

GIORNATA MEMORIA: APPUNTAMENTI IN UMBRIA

Tante volte ci siamo sentiti domandare, soprattutto dai più giovani, se tedeschi e italiani si accorgessero del destino disumano cui venivano consegnate tante persone con la sola “colpa” d’essere nate. Domanda imbarazzante, perché rimbalza su di noi. Che cosa avremmo fatto noi al loro posto? Mentre ci misuriamo con questo interrogativo e con quella oscura pagina di storia, dobbiamo prendere coscienza di ciò a cui siamo chiamati oggi, nel momento storico in cui viviamo. Per questa ragione, accanto alle iniziative per la memoria, abbiamo pensato di proporre anche una riflessione sul DISARMO (sabato 27 ore 15.00, Sala della Conciliazione del Comune di Assisi). Purtroppo anche la nostra nazione concorre in maniera consistente, se non addirittura determinante, nella produzione e nel commercio di armi che alimentano conflitti che, in tante parti del mondo, causano lutti, sofferenze e distruzione. Non possiamo far finta di non vedere.

Con tutti gli uomini di buona volontà, dobbiamo denunciare questo scandalo. «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). Per questa ragione, oltre a chiedervi di prendere parte, o almeno di unirvi spiritualmente, all’iniziativa, affido in particolare alla nostra comune preghiera le popolazioni dello YEMEN, vittime dei pesanti bombardamenti dell’aviazione dell’Arabia Saudita armata con le bombe costruite in Sardegna. Preghiamo poi perché anche il nostro Paese firmi il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari come già tanti Paesi hanno fatto. Il Signore ci dia la pace.

*Vescovo di Assisi

Arci caccia: «Cinghiali da problema a risorsa, bene la proposta di Casciari»

di Emanuele Bennati*

Il tema della filiera corta delle carni di selvaggina è un tema, molto attuale, al quale anche il mondo venatorio deve guardare con interesse. Quanto proposta dalla consigliera regionale Carla Casciari è in linea con le politiche venatorie di Arci Caccia: la necessità di dare risposte al problema dei cinghiali è fondamentale e la necessità che il cinghiale si trasformi da problema a risorsa è un passaggio fondamentale. Certo la filiera delle carni non risolverà il problema dei numeri dei cinghiali presenti nella nostra regione, ma sicuramente dalle carni provenienti dagli interventi di contenimento della specie possono derivare risorse importanti da destinare all’indennizzo dei danni all’agricoltura e a misure di prevenzione da mettere in atto per mitigare il problema. Una filiera che sicuramente sarà in grado di produrre ricchezza e posti di lavoro, attraverso un utilizzo razionale della fauna selvatica. Pertanto auspichiamo che dopo il via libera del consiglio regionale, anche la giunta regionale avvii il percorso. Nei prossimi giorni dopo l’approvazione del Consiglio regionale di Arci Caccia saremo in grado di inviare ai competenti uffici regionali la nostra proposta di Piano di gestione dei conflitti faunistici, la quale dovrà essere discussa anche con le altre associazioni venatorie. La proposta tratterà diversi aspetti della gestione delle specie critiche, in larga parte rappresentata dal cinghiale, ma non solo. Il piano stato è stato elaborato con il supporto del compianto professor Bernardino Ragni e si basa sul principio della Wild Life Economy.

*Presidente Arci Caccia Umbria

Tensione al Centro per l’impiego di Terni, Cgil: «No a scaricabarile di politici e Regione»

di Giorgio Lucci*

Dopo un approfondimento con i lavoratori per comprendere quanto accaduto al Centro per l’impiego di Terni (Cpi), come Cgil Fp sentiamo il bisogno di precisare come ormai da tempo che continuiamo a denunciare le problematiche del servizio, dove mediamente affluiscono 50/60 utenti la mattina, 20/25 il pomeriggio a fronte di circa 27 dipendenti per quattro sedi provinciali (con una parte ancora a part time, nonostante le nostre richieste di ampliamento di orario) di cui 4 al front office del Cpi di Terni, al netto di ferie e malattie.

L’attuale sistema informatico, composto da due software, costringe gli operatori a fare una doppia registrazione per lo stesso utente, raddoppiando i tempi di lavoro. La mattina in cui si sono svolti i fatti è accaduto che i quattro operatori stavano facendo delle registrazioni a  utenti, durante l’operazione vi è stato un blackout informatico che ha costretto il personale a congedare sia i quattro che stavano usufruendo il servizio che tutti gli altri in fila da ore.
Il pomeriggio l’usciere ha ritenuto corretto consentire ai quattro che già avevano iniziato la registrazione la mattina di entrare per primi, consegnandogli i primi quattro numeri per l’ingresso, operazione che, non compresa da tutti gli altri, ha dato il via alle proteste e una situazione già tesa ha rischiato di degenerare.

Chiarita la dinamica dei fatti, teniamo a segnalare alcune situazioni che hanno dell’incredibile: il Centro per l’impiego di Terni non è dotato di un elimina-code elettronico e gli uscieri provvedono “alla buona” a fare dei piccoli fogliettini numerati e a distribuirli a mano; la porta che divide l’area delle operazioni di registrazione (front office) dagli utenti che sono in fila è rotta da anni, consentendo l’ingresso di chiunque e creando momenti di confusione durante il lavoro, oltre che rischi di incolumità per il personale; i bagni (solo due e adibiti anche a magazzini), non divisi tra uomo e donna, sono per tutti (operatori e utenti) e sono situati dentro l’area di lavoro, creando un continuo transito di persone; gli uffici hanno la quasi totalità di lampade che non funzionano, nonostante dal mese di novembre 2017 il personale abbia effettuato le dovute segnalazioni.

Gli organici, poi, non sono assolutamente sufficienti per la mole di lavoro che il personale deve svolgere e per la complessità della burocrazia che le pratiche implicano. A testimonianza di ciò, gli operatori non sempre possono usufruire di ferie e permessi, e spesso sono sottoposti a turnazioni che vanno ben oltre l’orario di lavoro previsto.
Detto questo, chiediamo alla politica di evitare l’uso di “commissioni di inchiesta” non previste nei contratti nazionali dei lavoratori o di minacciare “punizioni esemplari”, prima di aver verificato l’accaduto e soprattutto prima di aver ottemperato a quanto dovrebbe fare essa stessa: ricordiamo che la politica è la prima responsabile dell’organizzazione e della qualità dei servizi al cittadino. Come Fp-Cgil abbiamo sempre detto che, se ci sono atteggiamenti del personale non consoni al proprio status di dipendente pubblico, vanno sanzionati con tutti gli strumenti che il contratto nazionale di riferimento consente.

Con la stessa fermezza, però, ribadiamo che nessuno può dirsi estraneo alla situazione, né il dirigente responsabile dell’Ufficio, né tanto meno il vertice politico. Come sindacato siamo pronti a fare la nostra battaglia sino in fondo sia a difesa del personale che dei cittadini che giustamente hanno diritto ad un servizio rapido e di qualità, ma è del tutto evidente che se qualcuno pensa di scaricare le responsabilità di una situazione degenerata su un usciere, noi interverremo con tutta la nostra autorevolezza, coinvolgendo da subito l’Usl Umbria 2 per quanto attiene igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro e l’Ispettorato nazionale del lavoro e Nucleo dei Carabinieri, per quanto attiene l’organizzazione del lavoro del Centro per l’impiego di Terni , e il servizio ai cittadini.

* segretario generale Fp-Cgil di Terni

La favola di Kouan rialza il Perugia ma la squadra è ancora convalescente: il Pagellone

di Mario Mariano

Il calcio scritto e parlato si alimenta di favole, quello giocato ha bisogno di nuovi protagonisti, di creare nuovi miti. Nessuno può prevedere cosa ne sarà Oulai Christian Kouan, classe ‘99, diciotto anni compiuti a dicembre, ingaggiato dalla Vigor Perconti, squadra di dilettanti laziale, per una manciata di euro. Se diventerà un campione, lo dirà il futuro, certo è che né lui né chi era allo stadio dimenticheranno la scena dell’abbraccio corale, della preghiera rivolta al cielo, dopo la rete del debutto nel calcio professionistico. Così giovane,ma già con una bella capacità di trasformismo tattico, da attaccante a centrocampista, così che al quarto minuto della ripresa, Christian si è ricordato come si infila il pallone in rete, e sì che già nel primo tempo sonnacchioso aveva sradicato palloni agli avversari; Kouan si è fatto trovare pronto sul secondo palo a raccogliere il cross di Pajac e la musica è cambiata perché la Virtus Entella ha dovuto necessariamente aprirsi e il gioco, a quel punto, era praticamente fatto. Senonché, visto che il panettone non si smaltisce in una settimana-o meglio il filo del gioco non si trova nello spazio di pochi minuti- il Perugia ha continuato ad arrancare, pur cambiando marcia, ma infine è riuscito a mettere al sicuro il risultato con Cerri che solo nel raccogliere la maldestra respinta di Iacobucci ha illuminato una opaca prestazione.

IL PERUGIA SI GODE IL GIOIELLINO KOUAN
LA CRONACA DELLA PARTITA
FOTOGALLERY: LE IMMAGINI DEL MATCH

Squadra convalescente Tutto è bene quello che finisce bene, ma varrà la pena raccontare meglio la favola di Kouan, e magari soffermarsi sul coraggio di Breda nel mandarlo in campo al posto di centrocampisti dal curriculum corposo, e tanto per fare un nome citiamo Bianco. Coraggioso Breda, ma anche chi, ci dicono, da settimane racconta le gesta del ragazzo ivoriano: Marcello Pizzimenti. Si deve a lui, al più defilato dei dirigenti dello staff tecnico, se Kouan ha ricevuto straordinarie referenze. Fatto il nome e cognome di chi merita un applauso speciale, va detto che la squadra è ancora convalescente, con un modulo tutt’altro che assorbito. Non è un caso che gli attaccanti per tutto il primo tempo sono rimasti senza rifornimenti, e che in difesa qualche rischio è stato corso nonostante l’Entella sia sembrata anch’essa squadra alla ricerca di un’identità. Perugia attanagliato dalla paura, con timori assortiti sul suo futuro. Ecco perché la bella pagina scritta da Kouan assume più valore: ha scosso la squadra da un torpore che si fa fatica a capire, figurarsi a giustificare.

Nocchi: Non trasmette sicurezza alla squadra, ma mettiamoci nei suoi panni: tutti a invocare Leali, e poi, invece, tocca a lui affrontare la partita più delicata della stagione. Poco impegnato, anche se, stranamente indeciso nel suo pezzo migliore, cioè le uscite. Voto: 6

Volta: In confusione assoluta nel primo tempo, sempre in apprensione, rinvii puntualmente sbagliati, riemerge quanto basta nella ripresa per tenere a bada un attacco avversario spuntato. Voto: 5,5

Dellafiore: Saggiamente non rischia più di tanto, vista la lunga assenza dal campo, ma ha posizione e visione del gioco. Il reparto cresce anche se la difesa a tre spesso si è trasformata a cinque. Voto: 6+

Belmonte: In altalena nel girone di andata a livello di rendimento e di fiducia, ora accordata e ora tolta, prova a riemergere con il nuovo modulo, facendo valere il mestiere e rischiando qualcosa sul finale. Voto: 6

Terrani: Va in campo quando la formazione ufficiale prevedeva Del Prete. Appare anche lui frastornato, con scarsa capacità di spingere e di costruire gioco. Qualcosa di più e di meglio (ma non era difficile) nella ripresa. Voto: 5,5 (dal ’29 st Zanon: Toh, chi si rivede. Breda forse vuol saggiare la reazione dei tifosi e lui si limita a qualche facile appoggio al portiere. Voto: ng)

Kouan: Bene, bravo, da applausi per la fame che dimostra di avere, confermando così la bella storia degli stranieri della primavera che si affermano in prima squadra. Sulla scia di Zebli e Drolè, e staremo a vedere quale sarà il suo futuro a partire da venerdì sera all’Adriatico. Voto: 7,5 (dal ’34 st Bianco: Doveva toccare a lui, ma in conferenza Breda aveva già esaltato le qualità di Kouan. Voto: ng)

Colombatto: Primo tempo da dimenticare, errori su errori, neppure se fosse lui al debutto e non il giovanissimo compagno che correva per tutti. Fischiato, ha ripreso quota nella ripresa, pur senza i lampi di cui è accreditato. Voto: 6-

Bandinelli: Primo tempo sulla stessa lunghezza d’onda della maggioranza. Persa palla è costretto a rincorrere l’avversario e a stenderlo . Il gol di Kouan, libera anche lui, seppur parzialmente. Voto: 6-

Pajac: Il solo assieme a Kouan a salvare la faccia nel primo tempo che sembrava più il gioco del tamburello che del calcio. Più avanti dei compagni sotto il profilo fisico, fa valere la tecnica quando è nell’aria avversaria. Voto: 6,5

Di Carmine: Una conclusione nel primo tempo, e un salvataggio davanti a Nocchi sul finale. Nel mezzo la solita tigna e la solita voglia di scuotere i compagni. Voto: 6+

Cerri: Involuto, macchinoso, non gli è riuscito uno stop che uno. Poi il merito di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto ne salva la prestazione perché quel gol mette al sicuro i tre punti. Voto: 6 (dal ’29 st Buonaiuto: Tanta smania di far bene, diverse fughe solitarie, con conclusioni tutte sballatissime. Voto: ng)

Breda: Del coraggio nel puntare su un debuttante nella partita più importante dal suo arrivo a Perugia, si è già detto. Restano i dubbi sulla qualità di gioco e su una precisa identità della squadra, troppo attendista, preoccupata anche davanti ad avversari di modesto valore. Neppure i cambi trovano una motivata giustificazione. Voto: 6+