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mercoledì 30 novembre - Aggiornato alle 19:43

WildUmbria e le storie di salvaguardia della fauna selvatica: come quella del lupo Bartolomeo

Prosegue la rubrica dedicata alla natura dell’Umbria in cui lo zoologo e divulgatore scientifico Cristiano Spilinga racconta quello che si sta facendo per conoscere e tutelare lo straordinario patrimonio naturale della regione.

di Cristiano Spilinga

 

In questa nuova puntata della rubrica incontriamo la dott.ssa Francesca Vercillo che ci racconta la realtà dell’associazione WildUmbria. Con Francesca ci conosciamo da un bel po’ di tempo perché abbiamo condiviso molti anni in Università sotto la guida del Prof. Bernardino Ragni. Prima di iniziare l’intervista ringraziamo Francesca e tutto lo staff che coordina per il prezioso lavoro svolto.

Ci racconti cos’è WildUmbria e come è nata?
WildUmbria è un’Associazione di promozione sociale fondata nel 2015 da un gruppo di zoologi e veterinari che lavoravano insieme già da qualche anno su tematiche riguardanti la fauna selvatica. L’idea è nata dalla voglia di impegnarsi concretamente per la salvaguardia degli animali selvatici e della natura. Per questo motivo nel 2017 WildUmbria ha preso in gestione il CRAS – Centro di Recupero per Animali Selvatici feriti o in difficoltà della Regione Umbria.

Dove svolgete la vostra attività?
Il CRAS si trova all’interno dell’Oasi naturalistica di Candeleto, nel Comune di Pietralunga, ma il nostro lavoro si estende a tutto il territorio regionale. Per poter garantire le migliori cure agli animali in difficoltà abbiamo scelto di essere attivi H24 tutti i giorni della settimana. Purtroppo, il territorio che dobbiamo coprire tutti i giorni è molto vasto e ci sono dei tempi tecnici per poterci spostare ed intervenire ovunque, ci impegniamo al massimo per poter garantire il benessere degli animali.

Francesca ci spieghi l’importanza di avere un CRAS nel proprio territorio?
La maggior parte degli animali che recuperiamo è stato ferito o è in difficoltà a causa nostra: incidenti stradali, incastrati nelle recinzioni, feriti da cani senza guinzaglio, cuccioli prelevati senza che fossero realmente in pericolo. Ognuno di questi animali va a costituire la fauna del nostro territorio e va ad arricchire quella biodiversità così tanto importante per mantenere in equilibrio e in armonia la natura e il mondo in cui viviamo. C’è anche un altro motivo fondamentale ovvero il benessere animale. Gli animali selvatici non hanno un padrone come i cani e i gatti; quindi, tutti noi siamo responsabili della loro salvaguardia. Per questi motivi la Legge 157 afferma che ogni Regione deve avere almeno un CRAS per poter garantire alla fauna ferita le cure necessarie.

Quali sono le storie di recupero che ti hanno segnata di più?
In questi cinque anni di attività sono tante le storie che mi hanno segnata, sia quelle a lieto fine che quelle più tristi. Dal lupo Bartolomeo, recuperato dentro un pollaio in pieno inverno, di notte e sotto la neve. Era magrissimo, ricoperto dalla rogna e quindi senza la pelliccia che lo proteggesse dal freddo. Aveva un laccio intorno ad una zampa, un cavo d’acciaio (messo dai bracconieri) che gli era penetrato nella carne provocando una brutta infezione e il gonfiore di tutta la zampa. Aveva dei tagli al collo, forse morsi, anche quelli infetti. Al CRAS nei primi giorni del ricovero è stato immobile, sotto una lampada riscaldante e una grossa coperta di lana. Si lasciava medicare, gli mettevamo la museruola – è pur sempre un lupo – e gli curavamo le ferite e le croste della rogna…ti fissava per tutto il tempo con quegli occhi penetranti da lupo, non ti perdeva mai d’occhio. Poi quando ha ripreso le energie ha distrutto mezzo ricovero! Era arrivato il momento per lui di tornare in natura! Un’altra storia è legata al “capriolo” investito a notte fonda verso Lisciano Niccone. Mentre percorrevo la strada per andarlo a recuperare più volte gli agenti della Polizia stradale mi hanno chiamata dicendo che stava morendo perché perdeva molto sangue ed era immobile sul ciglio della strada. Tutte le volte rispondevo “sto arrivando, finché è vivo ci proviamo”. Poi quando sono arrivata mi sono accorta che era un enorme daino maschio di 70 kg! Aveva una brutta ferita lungo il fianco, una costola rotta e una cecità temporanea dovuta al trauma cranico. È stato da noi al CRAS per un mese circa, era fortissimo e imprevedibile a causa della cecità, ma piano piano si è ripreso e ha riacquistato la vista. Vederlo andare via libero è stata una grandissima emozione!

Come si sostiene la vostra attività?
WildUmbria gestisce il CRAS regionale, pertanto, riceviamo un finanziamento da parte della Regione Umbria, ma il numero degli interventi che effettuiamo e il numero degli animali che ricoveriamo tutti gli anni è elevatissimo. Tra i maggiori costi che dobbiamo sostenere c’è il carburante per i nostri mezzi di soccorso e l’alimentazione delle tante specie diverse che ospitiamo. Per questi motivi partecipiamo spesso a manifestazioni e raccolte fondi per poter ricevere un aiuto economico dai cittadini che ci vogliono sostenere. Importantissimo è anche il contributo che possiamo ricevere attraverso il 5×1000 (Codice fiscale 94155430542) oppure donando uno dei tantissimi prodotti che si trovano nella nostra Wish Lists su Amazon. Oltre a questo, un CRAS è sempre alla ricerca di volontari pronti a dare una mano per tante attività: aiutarci nelle fasi del recupero degli animali feriti o delle staffette per portarli al Cras, nella gestione degli animali al centro ma anche per aiutarci a costruire e realizzare nuove strutture di ricovero per i nostri ospiti selvatici.

Come è possibile entrare in contatto con WildUmbria per fare un periodo di formazione o di volontariato?
Ci sono due possibilità: chi vive in Umbria può diventare un volontario attivo di WildUmbria, mentre chi viene da fuori regione può partecipare ai nostri campi di volontariato (minimo 1 mese di permanenza) alloggiando presso la nostra foresteria. In entrambi i casi potete inviare una mail a [email protected]

Cosa si può fare per aiutare WildUmbria nella sua missione?
Se trovate un animale ferito o in difficoltà non giratevi dall’altra parte ma fermatevi e chiamate il nostro numero di pronto intervento 370-3199068. Aspettate di parlare con uno di noi prima di fare qualsiasi cosa, insieme potremo capire come meglio comportarci e come intervenire!

Puoi contattare l’autore scrivendo una mail a [email protected] Se sei appassionato di animali e natura puoi seguire il suo canale YouTube. 

 

Elezioni Terni, campagna elettorale al via: Pd scatenato contro l’amministrazione Latini

di Pierluigi Spinelli*

«Cinque anni trascorsi tra il guardarsi l’ombelico e le lotte di posizionamento. Ma insulti e strepiti non sono la soluzione, i toni beceri, non riescono a celare contenuti ondivaghi. Serietà e una visione a medio e lungo termine è quello che serve

Terni verso le elezioni Dalle piccole alle questioni importanti: le grosse difficoltà nel dare risposte al commercio, con attività e imprese che chiudono giorno dopo giorno; il lassismo sull’università e sulle grandi crisi aziendali; i problemi di viabilità con opere fatte e rattoppate in corso; il boicottaggio al mondo dell’associazionismo; i mille rimpasti e cambi di casacca; sedute del Consiglio che saltano ormai con una ordinarietà disarmante; le liti quotidiane all’interno del centro destra e con Bandecchi. Il sindaco Latini e la sua amministrazione non stanno affrontando i problemi reali per cui hanno avuto il mandato dalla città e il loro principale avversario in area centro destra, il presidente Bandecchi, appunto, malamente si candida a rappresentarla – in un tentativo di trasformare una società di calcio, patrimonio cittadino, in un partito politico – utilizzando toni aggressivi e sopra le righe, inaccettabili nella forma e nel contenuto, come quelli utilizzati nei giorni scorsi verso giornalisti della stampa locale.

Le questioni aperte Il Pd di Terni prende le distanze da questo teatro grottesco, uno spettacolo sminuente della città e dei cittadini ternani, e si pone come forza alternativa per un rilancio serio, che dia una visione, prospettive di crescita e la giusta collocazione a una città dal grande potenziale strategico e dalla storia importante. Per questo stiamo avviando un percorso “civico” di largo coinvolgimento delle componenti sane e vive della città, una coalizione democratica che metta al centro del dibattito cittadino le vere grandi questioni decisive per il futuro della città: la tutela della salute pubblica e la riconversione ecologica; politiche industriali territoriali di sviluppo qualificato che offrano un riferimento ai grandi protagonisti dell’economia locale e consentano il rilancio del polo chimico; la riattivazione del progetto Terni Città Universitaria, rilanciando un confronto serio con l’Ateneo; un impegno amministrativo autorevole che superi l’assenza della destra nelle politiche per i giovani; la sicurezza urbana; la lotta alle povertà: un progetto di città plurale che valorizzi l’equilibrio storico tra centro e quartieri urbani».

*Segretario Unione comunale Pd Terni

Bonus di 20 mila euro per matrimoni in chiesa: «Proposta incostituzionale e blasfema»

Un bonus di 20.000 euro per chi si sposa, ma solo con rito religioso. È una nuova proposta di legge presentata dal gruppo Lega che sta facendo molto discutere e che per Luca Diotallevi, presidente diocesano di Azione cattolica di Terni Narni Amelia «riesce ad essere allo stesso tempo incostituzionale e blasfema». «Incostituzionale, perché all’art.3 della Carta si legge che ‘tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali’. Chi liberamente sceglie di sposarsi con rito solo civile ha diritto a non subire per questo alcuna discriminazione. Blasfema, perché così si aggiunge una convenienza economica a un segno di misericordia che Dio offre gratis».
La proposta I deputati Domenico Furgiuele, Simone Billi, Ingrid Bisa, Alberto Gusmeroli, Erik Pretto hanno presentato in questa XIX legislatura la proposta di legge n.97 in cui si prevede di introdurre un bonus di 20.000 euro ‘destinato ad agevolazioni fiscali per spese connesse alla celebrazione del matrimonio religioso’. «Una proposta che così concepita ha di fatto aperto una discriminazione tra chi sceglie il matrimonio civile e chi quello religioso». Insomma difficile l’approdo in Parlamento se non verrà modificata. Anche perché, ricorda sempre Diotallevi : «Ad un cristiano quei 20.000 euro ricordano un’altra cifra, quella offerta per un tradimento: 30 denari (cfr. Matteo 26, 14-16)».

Umbria, il Garante dei detenuti: «Pochi psichiatri per 1.300 persone dietro alle sbarre»

di Giuseppe Caforio* 

Sul piano organizzativo l’Umbria è stata unificata alla Toscana per la gestione carceraria. La Toscana ha 25 carceri, alcuni grandi e molti piccoli e piccolissimi. In alcune grandi strutture sono in corso interventi di ristrutturazione e questo ha comportato lo spostamento in Umbria di decine di carcerati, per lo più con situazione complesse, per circa due anni, con effetti non positivi. Quando, un mese fa, si è verificato l’incendio al carcere di Terni, i cinque autori della sommossa provenivano dalla Toscana proprio a seguito a questi trasferimenti. A questo si unisce la carenza di personale e il problema sanitario. Abbiamo detenuti con patologie gravissime che riscontrano carenza di cure per mancanza di medici e infermieri. I detenuti con problematiche psicologiche e psichiatriche non hanno strutture adeguate in cui essere collocate.

L’attivazione di strutture dedicate è molto urgente, perché la loro presenza aumenta la tensione tra i detenuti, con conseguenze negative sulla polizia penitenziaria e che sfocia in atti di violenza. Di cui si rendono protagonisti quasi sempre detenuti con seri problemi di natura mentale. Altro fenomeno preoccupante riguarda l’autolesionismo dei detenuti, il più delle volte legati a status mentali complessi. Essi si tagliano e si feriscono, arrivando anche al suicidio. Si registra una forte carenza di psichiatri per i 1.300 detenuti umbri. Questo rende più difficile prevenire gesti estremi e la Polizia penitenziaria deve svolgere una sorta di improprio ruolo di supplenza per alleviare queste situazioni. Peraltro il fenomeno dei suicidi riguarda anche i poliziotti, che non riescono a reggere ritmi e contesti di lavoro usuranti. Sarebbe auspicabile un sostegno per la Polizia penitenziaria: le carceri sono comunità complesse in cui il benessere dei vari soggetti è strettamente legato. La certezza della pena deve essere garantita come anche la dignità di chi è recluso e di chi ci lavora. Servirebbero maggiore risorse umane, una riduzione del numero dei detenuti in alcune strutture, mentre complessivamente le strutture carcerarie hanno un livello più che buono, con strutture tecnologiche adeguate.

*Garante regionale dei detenuti

Ex Milizia sui banchi della Regione. De Luca: «Ostello costa il doppio di un hotel di lusso»

di Thomas De Lucaconsigliere regionale Movimento 5 stelle

Nell’ottobre 2018 l’azienda ospedaliera di Terni avanzò formalmente la richiesta, con tanto di approfondita relazione tecnica, di adeguare la struttura della Ex Milizia per realizzare un centro dialisi al fine di potenziare i servizi del nosocomio ternano. Con alcuni lavori edili sarebbe stato possibile adibire la struttura per effettuare terapie dialitiche con annessi spogliatoi e servizi igienici, realizzare un laboratorio analisi, poliambulatori e laboratorio per la preparazione di farmaci oncologici e laboratorio galenico. Il Comune di Terni espresse parere favorevole al progetto ai fini della compatibilità urbanistica-edilizia. Poi più nulla.

Proprio ieri, invece, il Comune di Terni ha votato la specificazione della destinazione d’uso su proposta della giunta regionale per la realizzazione di una struttura extralberghiera per familiari dei ricoverati presso il vicino ospedale. “Meglio un ostello che costerà il doppio di un hotel di lusso piuttosto che un nuovo Centro dialisi e laboratori medici come richiesto nel 2018 dall’azienda ospedaliera di Terni con tanto di relazione tecnica?” dice il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Thomas De Luca, che sul tema ha presentato un’interrogazione alla giunta Tesei.

“Il Centro dialisi non lo chiediamo noi, ma l’azienda ospedaliera della città di Terni – spiega De Luca – del resto le gravi carenze delle strutture sanitarie nel sud dell’Umbria, tra pazienti nei corridoi e reparti affollati, sono note da tempo. Eppure la richiesta arrivata sulla scrivania del Comune di Terni nel 2018 è stata completamente ignorata dall’attuale giunta regionale. Quali motivi hanno indotto la giunta regionale e la direzione di Ater a non tenere conto del progetto di adeguamento della ex Milizia in Centro dialisi dotato di laboratorio analisi, poliambulatori e laboratorio per la preparazione di farmaci oncologici e laboratorio galenico? Esiste un progetto che è caduto nel vuoto perché in quella struttura nuova, praticamente mai utilizzata nel periodo di emergenza più acuta della pandemia come invece più volte avevamo richiesto, la giunta Tesei ha deciso che bisogna spendere 5 milioni del Pnrr per tirare su un ostello”.

“Parliamo di 25 camere e relativi spazi funzionali che verrebbero a costare 5 milioni di euro del Pnrr. Un importo consistente se si tiene conto che secondo uno studio del 2019 di Horwath Htl, leader mondiale nella consulenza nel settore Hotel and Turism riportato dal Sole 24 Ore, per costruire un hotel di lusso ci vogliono circa 110 mila euro per ogni camera. Trattandosi nel caso specifico di 25 camere parliamo quindi di 2,5 milioni di euro, ovvero la metà di quanto la giunta Tesei utilizzerà attraverso i fondi del Pnrr per la riconversione in ostello della struttura” conclude De Luca.

«Famiglie umbre di bimbi autistici costrette a pellegrinaggi nelle Marche»

Pubblichiamo la lettera che i vertici dell’associazione AltrEmenti insieme per l’autismo hanno inviato al presidente dell’Unione dei Comuni del Trasimeno Matteo Burico, al predecessore nel ruolo Giulio Cherubini, al direttore della Usl 1, Emilio Paolo Abbritti e al presidente dell’assemblea legislativa dell’Umbria Marco Squarta.

di Chiara Bacci e Alessandra Capponi*

Scriviamo questa mail a nome nostro e di tutti i genitori della nostra associazione e facciamo seguito con essa all’incontro avvenuto ormai nel mese di maggio tra il sindaco Cherubini, allora presidente dell’Unione, Alessandra Todini, responsabile dell’Area sociale 5, e Alessandra Capponi, coordinatrice della sede della associazione AltrEmenti insieme per l’autismo di Città della Pieve e competente per il territorio.

In quell’incontro era stata illustrata chiaramente agli interlocutori la drammatica situazione che riguarda tutte le famiglie di soggetti con autismo che si trovano a vivere nella nostra Regione e
soprattutto nel territorio del Trasimeno. Non esiste alcuna presa in carico seria e responsabile per l’autismo e nemmeno un servizio di NPI che si occupi dei soggetti con autismo e fornisca loro le
terapie necessarie, per efficacia e quantità, e, per questo motivo, negli ultimi anni moltissime famiglie hanno iniziato un pellegrinaggio in tutta Italia e, solo negli ultimi mesi, più di dieci famiglie della nostra associazione sono state costrette a recarsi nella Regione Marche (a Fano, al Centro per l’autismo nello specifico) per ottenere dagli specialisti del servizio pubblico locale indicazioni e obiettivi terapeutici e gli esami di controllo necessari per una condizione che esige una incisiva e costante riabilitazione nell’età evolutiva per garantire ai nostri figli una qualità di vita accettabile.

Nel suddetto incontro Capponi aveva poi comunicato agli interlocutori quello che AltrEmenti è riuscita a creare nel tempo come associazione del terzo settore e non a scopo di
lucro, ossia la costituzione di un team di professionisti specializzati nell’autismo, con psicologi cognitivo-comportamentali, logopedisti, neuropsicomotricisti dell’età evolutiva e terapisti ABA
(terapia presente nelle linee guida per l’autismo che risulta particolarmente importante per i gradi medio-bassi di funzionamento dell’autismo). Naturalmente la nostra associazione non è in grado di offrire gratuitamente queste terapie, ma i professionisti che collaborano con essa prestano il loro servizio alle famiglie iscritte attraverso una tariffa agevolata e con una regolare fattura che può essere detratta ma solo per il 19 per cento nella dichiarazione dei redditi delle famiglie.

Quindi le terapie che dovrebbero essere garantite ai nostri figli dal servizio sanitario nazionale non solo non lo sono, ma le famiglie si trovano a sovraccaricarsi di un costo rilevante, con la
conseguenza che chi non può permettersele non cura i propri figli. Durante l’incontro il sindaco Cherubini aveva prospettato la creazione di un presidio dedicato all’autismo nel suo comune e Capponi, nell’attesa di questa attivazione, aveva chiesto di stipulare una convenzione tra il territorio e l’associazione per sollevare le famiglie dal peso del costo mensile delle terapie.

Ad oggi non c’è stato alcun seguito alla richiesta presentata durante il colloquio e, se l’attenzione e la vicinanza alla questione del presidente dell’Assemblea legislativa Marco Squarta, su
sollecitazione della nostra associazione, ha ottenuto un rilevante passo in avanti con la Regione facendo inserire nei LEA per l’autismo la terapia cognitivo comportamentale, in realtà perché
questa variazione possa andare a regime e avere una ricaduta pratica nella vita delle famiglie dei soggetti con autismo dovremo aspettare ancora molto tempo.

Affinché il nostro territorio già abbandonato dalla sanità nazionale non sia ulteriormente privato oltre che dei servizi anche della presenza, dell’appoggio e della considerazione delle famiglie
chiediamo che sia data una sollecita e positiva risposta alla nostra richiesta di convenzione.

*Chiara Bacci presidente di AltrEmenti insieme per l’autismo odv, Alessandra Capponi referente della sede di Città della Pieve dell’associazione. Il documento è stato condiviso coi genitori iscritti all’associazione

IlServ, sindacati minacciano mobilitazione: «Sforzi dei lavoratori non riconosciuti»

delle segreterie di Fim-Fiom-Fismic, le Rsu di Ilserv

Dopo il rinvio nei primi giorni del mese di ottobre a causa di un malore di un lavoratore, accaduto durante la scorsa riunione, si è svolto l’incontro tra segreterie di Fim, Fiom, Fismic, Rsu di Ilserv e l’azienda per affrontare alcune problematiche all’interno dell’azienda inerenti a: rinnovo della Cigo per la prima settimana di novembre, organizzazione del lavoro, premio per i lavoratori.

Come organizzazioni sindacali, nel corso della riunione in merito ai primi due punti sopra citati, abbiamo espresso le nostre perplessità rispetto alla gestione della Cigo fino ad oggi effettuata e alla gestione del personale nei vari reparti della Ilserv. Abbiamo proposto all’azienda di evitare questa settimana di Cigo utilizzando ferie volontarie, affiancamenti e formazione, al fine di mantenere le settimane di Cigo restanti per eventuali importanti futuri scarichi produttivi. L’azienda non è stata disponibile a gestire questa settimana come da noi richiesto. A fronte di ciò come organizzazioni sindacali non abbiamo sottoscritto il verbale di accordo per la gestione della Cigo perché convinti che per un numero così limitato di lavoratori interessati, l’unica motivazione è una incomprensibile presa di posizione e volontà di gestire unilateralmente lo scarico produttivo e la mancata volontà di discutere nel dettaglio l’organizzazione del lavoro, nonostante le ripetute richieste di sostituire i lavoratori usciti dall’azienda come da accordi già sottoscritti.

Consapevoli della situazione attuale e dell’incertezza rispetto all’andamento produttivo dell’azienda, dovuto anche alla perdita di importanti appalti, come organizzazioni sindacali non possiamo non evidenziare la mancanza di sensibilità aziendale, dimostrata in questa riunione, nel mancato riconoscimento di un premio una tantum come da noi richiesto per tutti i lavoratori, nonostante i grandi sacrifici che i lavoratori stessi hanno affrontato prima e durante la pandemia, dimostrando responsabilità e professionalità, non avendo mai fatto perdere la competitività
aziendale neanche nei momenti più critici fino ad oggi sostenuti, trovandosi spesso sottorganico e subendo pressioni e atteggiamenti arroganti e vessatori da parte dell’azienda stessa.

Con rammarico, rispetto al comportamento della Ilserv, registriamo che in altre realtà del territorio si è dimostrata una vera sensibilità nei confronti dei loro dipendenti nell’affrontare l’odierno carovita. Come organizzazioni sindacali, a fronte di ciò e condividendo il percorso con tutti i lavoratori, se l’azienda non rivede la propria posizione, ci riserviamo di intraprendere ogni eventuale iniziativa di mobilitazione.

«I messaggi dello sport e i valori educativi che deve infondere», lettera di un genitore

In questi giorni attorno al mondo dello sport ed agli insegnamenti anche educativi che questo dovrebbe infondere, specialmente dopo fatti molto eclatanti riguardanti una disciplina sportiva femminile, si sta sviluppando un intenso dibattito. Riceviamo e pubblichiamo una lettera di un genitore, atta a far luce sul rapporto delicato tra mondo dello sport e quello della scuola.

«Cosa è lo Sport, cosa rappresenta l’attività sportiva per un Giovane e per la sua Famiglia? Secondo la Treccani lo sport si definisce così:
“Attività intesa a sviluppare le capacità fisiche e insieme psichiche e il complesso degli esercizi e delle manifestazioni, soprattutto agonistiche, in cui tale attività si realizza, praticati nel rispetto di regole codificate da appositi enti, sia per spirito competitivo (accompagnandosi o differenziandosi, così, dal gioco in senso proprio), sia, fin dalle origini, per divertimento, senza quindi il carattere di necessità, di obbligo, proprio di ogni attività lavorativa.” Ora, senza pretendere che tutti quanti occorra ritrovarsi al 100% in una frase sintetica che per definizione non può essere esaustiva, ritengo tuttavia interessanti, condividendoli, i seguenti passaggi:

1) lo sport, sviluppando capacità fisiche e psichiche di un individuo, contribuisce, insieme ad altre “Agenzie Educative”, alla “costruzione” della personalità, del carattere e quindi dell’individuo che a qualsiasi titolo lo pratichi;

2) lo sport richiede il rispetto di regole scritte e, aggiungo io, anche non scritte, che si traducono in comportamenti più o meno consoni;

3) lo sport non presuppone, salvo particolari livelli, quel carattere di necessità che è proprio di ogni attività lavorativa.

Lo sport, aggiungo io, è serietà, impegno, divertimento, rispetto dell’altro (Compagno, Giocatore, Allenatore o Avversario che sia).  Io ritengo che tempo fa mio figlio sia stato invece spettatore passivo di ciò che lo sport non dovrebbe essere, episodio tanto più degno di stigmatizzazione poiché verificatosi in un ambiente, quello di una selezione umbra di basket, che, pur nel giusto perimetro di agonismo, non può e non deve sottrarsi a quei valori ed a quelle regole che, ancorché non scritte, rientrano tra i comportamenti ed atteggiamenti prima umani che sportivi. Mio figlio avrebbe potuto partecipare ad una manifestazione sportiva tenutasi dal 18 al 22 aprile 2019. In occasione dell’ultimo allenamento abbiamo fatto presente che il 17 sera avrebbe avuto un impegno scolastico a cui non poteva sottrarsi… tutto ciò anche al fine di capire come poter consentire la sua eventuale presenza visto che la squadra sarebbe partita il 17 mattina. Siamo stati “gelati” dal nostro interlocutore, non so se educatore o allenatore, che ci ha detto subito che la vita è fatta di scelte, nostro figlio aveva scelto la scuola e quindi la questione si chiudeva lì…. Ora, posto che secondo noi nostro figlio ha fatto una scelta giusta, cercando tuttavia di trovare una soluzione per onorare un impegno sportivo, non ci pare che il tono, il modo ma anche i contenuti di quanto argomentato dal nostro interlocutore fossero consoni e coerenti con ciò che lo sport deve essere e trasmettere ai suoi praticanti. Nostro figlio ha molti interessi, la scuola, la musica, il basket ed ha sempre cercato, secondo noi con serietà, di rispettare ogni impegno, adattando il proprio calendario o cercando flessibilità ove fosse possibile. Anche se non fosse stata praticabile una soluzione quale, ad esempio, accompagnarlo noi il 18 mattina… ipotesi peraltro che non abbiamo neanche avuto modo di esplicitare … riteniamo tuttavia che poteva essere detto in maniera diversa, posto che presentare come non conciliabili scuola e sport per noi è comunque un errore. E proprio a rafforzare l’idea che sia voluto dare un segnale forte e non condivisibile sul piano educativo, nostro figlio non è stato neanche inserito tra le riserve. Chi ha fallito in questo caso per noi è lo sport in senso lato, perché ha trasmesso un messaggio che per contenuti e modi è distante dalla nostra idea di sport così come da quella di nostro figlio. Come sempre sarà lui alla fine a decidere autonomamente cosa fare e se e come proseguire; forse anche questo brutto episodio potrà rappresentare un momento di crescita perché potrà rafforzarlo nelle sue scelte e nelle sue priorità, ma sinceramente avremmo preferito un esempio positivo piuttosto che uno negativo». Franco Baldelli

La crisi economica, il coronavirus e le bombe di Putin: in quale direzione va il mondo?

di Paolo Rossi*  

Nel mio ultimo libro ho cercato di comprendere quali possano essere oggi, in una serie di scenari di crisi, i contorni del rapporto tra pubblico e privato nel sistema bancario-finanziario, che come noto, è uno degli assi portanti dell’economia. Per far questo, ho ricostruito le tappe principali delle due crisi  più significative di questo inizio di terzo millennio, vale a dire la crisi finanziaria globale del 2008 che ha portato con sé  una lunghissima recessione e quella derivata dalla recentissima pandemia sanitaria, cui si è poi sovrapposta l’ulteriore crisi bellica tra Russia e Ucraina che ha generato un fenomeno inflattivo a due cifre ed una crisi energetica senza precedenti per l’Europa, che ora rischia di ribloccare la forte ripartenza dell’economia post pandemia.

Nel lungo periodo tra le due crisi – quella finanziaria e quella pandemica – si è assistito ad una significativa nuova centralità degli Stati nel supportate l’economia in alcune situazioni di fallimento, pur per ragioni diverse, del mercato.

Questa nuova centralità dell’intervento pubblico è  in controtendenza alle scelte assunte dall’Unione Europea dopo la crisi del 2008, che invece hanno fortemente ridimensionato il ruolo dello Stato nelle crisi bancarie-finanziarie; tuttavia, vicende come quella della crisi del ps hanno dimostrato che senza l’intervento anche diretto dello Stato, le conseguenze sarebbero state drammaticamente fallimentari per l’intero sistema bancario, e di conseguenza, per l’intera economia del nostro Paese.

Anche nella crisi pandemica gli attori pubblici a tutti i livelli, sia in ambito Ue, sia nazionale, hanno sostenuto in modo diretto e indiretto – attraverso il sistema bancario –  famiglie e imprese dapprima durante l’emergenza sanitaria, e poi nella fase della ripartenza. Senza tale intervento cosa sarebbe avvenuto? 

Gli insegnamenti derivanti da tali scenari di crisi impongono delle riflessioni su un ripensamento del futuro modo di concepire il rapporto tra pubblico e privato nel sistema bancario-finanziario; ciò anche alla luce di ulteriori elementi  di criticità  che derivano, da ultimo dall’insorgere del conflitto bellico russo-ucraino che hanno di nuovo alzato il livello di rischio del ripetersi di shock sistemici per l’economia globale, e di conseguenza per il sistema finanziario, in quanto la mancata «normalizzazione» delle filiere internazionali di valore, unitamente all’acuirsi della crisi geopolitica russo-ucraina, hanno inciso non solo sull’approvvigionamento delle materie prime e dei semilavorati, ma anche delle fonti energetiche, attesa la rilevante dipendenza di alcuni Paesi dell’eurozona dall’energia russa.

L’insieme di tali criticità ha determinato sia una contrazione della fase di ripartenza post pandemica dell’economia globale, ma soprattutto di quella dell’eurozona, coinvolta in modo più diretto con il mercato russo e ucraino; sia significativi aumenti dei prezzi ed una strozzatura dell’offerta. 

Poiché gli Stati Uniti sono autosufficienti  in termini energetici, è l’Europa a essere destinata a pagare il prezzo più alto rispetto alle iniziative comuni anche sanzionatorie assunte dai Paesi Nato nei confronti della Russia, sia per le pesanti ripercussioni al commercio internazionale, sia per gli effetti connessi alla ripartenza repentina ed aggressiva dell’inflazione, che erode il potere d’acquisto delle famiglie, rallentando i consumi globali; peraltro, l’inflazione non ha risparmiato nemmeno gli Usa, ove si consideri che nel marzo 2022 l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 7,4 % su base annua nell’eurozona, trainato dai rincari energetici, ma negli USA  è dell’8,5 %. 

UMBRIA ECONOMY PRESENTA IL LIBRO «LE DINAMICHE TRA LO STATO E LE BANCHE PRE E POST PANDEMIA»

In ogni caso, sul piano interno, le  ultime stime di Bankitalia sui conseguenti danni al Pil portano a ritenere che il prolungamento del conflitto russo-ucraino potrebbe ridurre di  circa 2 punti percentuali la  crescita tra il 2022 e il 2023; sulla stessa linea si pongono le stime delle maggiori organizzazioni internazionali in relazione al mercato globale, e non si può escludere uno sviluppo ancor più avverso di riduzione del PIL ove il conflitto dovesse causare, come ha già cominciato a fare, l’interruzione delle forniture energetiche da parte della Russia.  

L’ interruzione ormai in atto alle importazioni dalla Russia via gasdotti, a prezzi originariamente concordati a lungo termine (2024), rischia  di innescare una spirale recessiva finora mai sperimentata, in quanto i gasdotti costituiscono infatti una facility strutturale e dunque un incentivo-vincolo a utilizzarli per entrambi, venditori e acquirenti. Del resto, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento – come attualmente si tenta di fare o cercando di potenziare fonti alternative di approvvigionamento con altri partners internazionali, ovvero ricorrendo alle importazioni di gas liquefatto – non appare in grado di assicurare, quantomeno a breve termine, la stabilità delle quantità e dei prezzi necessaria di una merce essenziale per i nostri sistemi industriali e standard di consumi civili. 

Non può escludersi, nel frattempo, che il raddoppio o la triplicazione dei prezzi in atto metta fuori mercato molte filiere industriali; ciò anche nella prospettiva che l’annunciato price cap a livello comunitario possa calmierare la spirale speculativa .  

Infatti, rimane pur sempre il  fatto che il gap  che divide l’ Italia dal conseguimento dell’autosufficienza energetica con fonti proprie, rinnovabili o meno, ipotizzato a dopo il 2030, potrebbe risultare fatale per moltissime imprese. 

Peraltro,  in  siffatto scenario di tendenziale stagflazione, la politica monetaria si trova la complicata situazione di dover contrastare un’inflazione che dipende da fattori di offerta sui quali ha scarsa influenza, cercando di non appesantire un ciclo economico già in progressivo rallentamento.  

In tale contesto, le banche centrali hanno reagito al fenomeno inflattivo procedendo, per la prima volta dalla crisi del 2008, ai primi rialzi dei tassi di interesse. 

Anche in Italia, come per gli altri paesi dell’area dell’euro, in uno scenario di forte incertezza le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso e le aspettative di inflazione sono salite. Malgrado  il rafforzamento  del 2021 favorito anche dal sostegno della politica economica e monetaria degli Stati per promuovere la ripartenza dell’economia post pandemia, il sistema delle imprese italiano appare infatti meno solido, in quanto l’evoluzione della sua condizione finanziaria è ora più incerta  a causa dei timori connessi con il prolungarsi della crisi sanitaria  e, al contempo, con l’insorgere del  conflitto bellico russo-ucraino. Così, agli effetti diretti ed indiretti della crisi pandemica si sono aggiunte le difficoltà di approvvigionamento di materie prime e prodotti intermedi, la maggiore incidenza della spesa energetica e le conseguenze sul commercio internazionale delle sanzioni imposte a Russia e Bielorussia.  Gli effetti del conflitto ucraino sulle imprese sono potenzialmente rilevanti  e dipenderanno dall’evoluzione del
quadro economico, dalle conseguenze sui costi operativi delle imprese derivanti dal rialzo dei prezzi di materie  energetiche e non, nonché dagli aumenti dei tassi di interesse.

In siffatto nuovo scenario di crisi del mercato generato dal conflitto bellico, sul piano interno si è avuto modo di riscontrare il permanere di  quella centralità  del ruolo di sostegno dei pubblici poteri già evidenziatasi nel  corso delle crisi bancarie ante pandemia  e poi consolidatasi nel corso dell’emergenza sanitaria. Ne costituiscono riprova gli interventi emergenziali dell’Esecutivo Draghi a sostegno alle imprese ed alle famiglie in relazione sia ai rincari delle bollette energetiche  e dei prezzi dei derivati del petrolio, sia ai danni provocati alle imprese operanti nei Paesi coinvolti dal conflitto bellico in atto.

Quanto poi al sistema bancario nazionale, i rischi derivanti dalla crisi bellica  sono stati fronteggiati, secondo Bankitalia, da una posizione più solida rispetto a quella  ante pandemia. Tuttavia, la compresenza degli effetti connessi con il graduale superamento delle misure di sostegno adottate nel corso della pandemia e di quelli generati dal conflitto russo-ucraino costituisce  per le imprese bancarie un significativo elemento di incertezza, atteso che le conseguenze potrebbero generarsi non solo  a breve, ma anche a medio-lungo termine: infatti, ai rischi di natura creditizia connessi agli effetti «long covid», si giustappongono anche quelli  delle situazioni creditorie pendenti verso  sia controparti russe, bielorusse e ucraine, sia imprese italiane sovraesposte agli effetti della crisi bellica, nonché quelli connessi ad una crescita inferiore alle aspettative ed al rilevante fenomeno inflattivo. 

Tale situazione macro ha inevitabili ricadute anche su un piano local; si pensi infatti, al sistema economico in Umbria, che  sin dal 2021 aveva dato importanti segnali di ripartenza ed ora rischia di avere un nuovo stop traumatico. 

Di qui ritengo che il carattere strategico di una nuova governance pubblica – non solo a livello macro, ma anche a livello local – deve essere in grado, in questo momento, di saper sostenere direttamente o indirettamente il sistema delle imprese umbre, con una modulazione pubblico-privata che incoraggi chi sta cercando con tutte le forze di investire sul proprio futuro: di qui il carattere strategico del sostegno finanziario pubblico regionale, che – accanto al sistema bancario regionale – possa, attraverso strumenti come Gepafin,  «scommettere» al rialzo sul made in Umbria accompagnando l’imprenditoria locale fuori dalle sabbie mobili di una delicata fase di empasse, evitandole così una deriva recessiva. 

* Professore di Diritto dell’economia all’Università degli Studi di Perugia e alla Luiss di Roma

Caro ministro Sangiuliano, le Soprintendenze hanno bisogno di mezzi adeguati ai nuovi tempi

di Ilaria Borletti Buitoni*

Gentile ministro,
nelle ultime settimane molto raramente il Ministero della Cultura è entrato nella girandola di supposizioni che lo avrebbero illuminato tra i Ministeri importanti del nostro Paese. Non posso che dissociarmi da questa visione che non considera quanto sia vitale per il futuro italiano la gestione del patrimonio artistico, storico, archeologico, archivistico, paesaggistico, la sua tutela e la sua valorizzazione nonché il sostegno a quelle attività culturali, come lo spettacolo dal vivo, essenziali per costruire una comunità coesa e consapevole, fondamentali per non spegnere la luce del talento e della creatività e purtroppo sempre costretti ad operare nell’incertezza di sostegni pubblici non compatibili con delle programmazioni di qualità.

Oggi il Ministero della Cultura è spesso oggetto di critiche per essersi opposto a volte in modo burocratico e poco comprensibile per i cittadini ai cambiamenti di politiche generali essenziali come quella che riguarda la transizione ecologica, nel tentativo di conciliarle con la tutela dello straordinario ma fragile patrimonio paesaggistico. Un Ministero quindi ormai percepito come la casa del “No” e non come dovrebbe essere la “Casa di tutti gli italiani“ perché cultura e scuola sono i fattori principali che costruiscono un Paese civile. Le nostre Soprintendenze pur ricche di impegno e competenze, uso questo termine essendomi occupata di tutela del paesaggio durante la mia esperienza come sottosegretario, sono ormai estenuate, prive di mezzi moderni per poter svolgere la loro funzione in modo rapido ed efficace, prive di personale amministrativo e tecnico nonostante le recenti assunzioni.

A loro è affidato il compito, previsto dalla nostra Costituzione, di custodi del patrimonio culturale italiano come quello altrettanto delicato e importante di sorvegliare affinché qualunque opera di valorizzazione che riguarda il patrimonio pubblico sia fatta sempre nel rispetto dei principi costituzionali. Potrebbero essere sempre di più soggetti attivi e propositivi se a loro fossero dati gli strumenti anche di formazione adatti ai nuovi tempi che viviamo e che richiedono burocrazie meno farraginose, tecnologie più avanzate, linee direttive generali più solide, visioni condivise e lungimiranti. Potrebbero diventare oltre che un baluardo di difesa e di tutela anche il motore per una nuova fase più inclusiva che riguarda il nostro patrimonio paesaggistico e tutto ciò che esso contiene, come indicato nella Carta nazionale del paesaggio a opera dello stesso Ministero nel 2021. Con questo spirito era stato anche riunito l’Osservatorio nazionale del paesaggio ormai non più operativo.

Molto, moltissimo è stato fatto in questi anni per sottolineare il ruolo fondamentale della diffusione della cultura e il suo sostegno anche con l’interazione con il terzo settore culturale e con il settore dei privati ma molto ancora c’è da fare: gli equilibri tra tutela e valorizzazione, tra promozione della cultura e qualità dell’offerta culturale sono come linee sottili, fili non sempre visibili ma che rappresentano la miglior garanzia affinché questo fondamentale Ministero possa svolgere la propria nobile e necessaria missione. Concludo con le mie congratulazioni e tutti i più sentiti auguri per questo nuovo importante compito che le è stato assegnato di custode della cultura e del patrimonio culturale, fondamentale per il nostro Paese e al quale molti di noi si dedicano con grande passione e impegno.

*già sottosegretario al Ministero della Cultura