mercoledì 22 novembre - Aggiornato alle 19:20

Polizia stradale, Malossi (Siulp): «Chiuso compartimento umbro ma nemmeno un agente in più per strada»

di Luca Malossi*

Con l’informazione alle organizzazioni sindacali del 4 novembre 2017 l’amministrazione comunica il nuovo organigramma della Sezione polizia stradale di Perugia e dei suoi distaccamenti a seguito della chiusura del Compartimento polizia stradale per l’Umbria. Il documento, giunto dopo 5 mesi dalla dismissione ufficiale del Compartimento, cristallizza l’assegnazione del personale assorbito dalla Sezione polstrada. Il provvedimento di chiusura, venduto alla stampa nel giugno scorso come un’operazione di ottimizzazione delle risorse, in realtà non modifica lo stato delle cose, infatti corrispondono a zero gli incrementi del personale pattugliante e della sala operativa in linea con l’andamento ministeriale in quanto corrispondono a zero anche le risorse umane destinate dal Ministero a ripianare l’organico della Sezione e dei distaccamenti in perenne sofferenza per assenza di turn-over e invecchiamento.

Nessun rinforzo alle pattuglie e alla sala operativa, cuore pulsante dell’attività delle pattuglie. Il distaccamento di Todi senza comandante, sempre meno e sempre più vecchi i poliziotti impiegati sulle principali arterie della regione, dal dipartimento nessun impegno a ripianare gli organici della Stradale fermi da anni per il blocco del turn-over e con un’età media che sfiora i 50 anni. Mi chiedo, dunque, quale ottimizzazione delle risorse atteso che non ci sono risparmi in ordine economico in quanto l’immobile del Compartimento era lo stesso della Sezione e non ci sono rinforzi per la vigilanza stradale?

* Segretario regionale del Siulp

Flamini: «Anche in Umbria continuiamo a lavorare per una sinistra alternativa, antiliberista e popolare»

di Enrico Flamini*

Rifondazione comunista dell’Umbria, come del resto è stato sancito al recente congresso regionale, lavora da tempo per l’unità della sinistra antiliberista. Per questo, all’indomani del “percorso del Brancaccio”, grazie alla proposta di Generazioni senza Sinistra, abbiamo partecipato con grande entusiasmo all’assemblea che si è tenuta allo Zenith di Perugia, un’assemblea davvero riuscita e in grado di avviare anche nei nostri territori un percorso partecipato ed inclusivo nella direzione dell’aggregazione delle forze politiche e sociali della sinistra. L’interruzione di questo percorso con l’annullamento dell’assemblea nazionale, assemblea che avrebbe dovuto fare la sintesi delle proposte venute fuori dalle assemblee territoriali e quindi tenere conto anche dell’assemblea umbra, è un fatto politico negativo, lo è soprattutto perché si è voluto frenare un processo che fosse realmente capace di costruire un programma radicale e un profilo di netta discontinuità col passato, una lista che unificasse la sinistra sociale e politica e le tante forme di civismo e partecipazione su un programma di attuazione della Costituzione. Nello stesso tempo abbiamo inteso partecipare all’assemblea svoltasi sabato 18 novembre a Roma e convocata dalle compagne e dai compagni dell’Ex- OPg – Je so pazzo, un’assemblea che valutiamo positivamente per la capacità che ha avuto di far esprimere, nonostante il tempo brevissimo della convocazione, esperienze di lotta, pratiche solidali, volontà di partecipazione, nuovo entusiasmo. Non solo. L’assemblea ha dimostrato che non sono venute meno le ragioni che avevano motivato il nostro impegno, né il patrimonio di relazioni che abbiamo costruito con tante e tanti in Umbria e nel paese. Per questo dichiariamo di voler andare avanti, di voler partecipare anche nella nostra regione al percorso plurale avviato a Roma, mantenendo l’obiettivo unitario e le porte aperte a tutti i soggetti, singoli e collettivi, a chi ha partecipato e condiviso il percorso umbro avviato allo Zenith, a tutte e a tutti coloro che intendono dare vita anche in Umbria ad una sinistra alternativa, antiliberista e popolare.

*Segretario regionale Prc Umbria

Perugia, depredati quattro appartamenti in via Tuderte: «Chi ha visto i ladri ci aiuti»

Riceviamo e pubblichiamo l’appello di un nostro lettore, che ha subito un furto in Strada Tuderte all’altezza del bivio per l’Hotel Sacro Cuore sabato 18/11 tra le 20:30 e le 23 circa

Durante la nostra assenza i ladri si sono introdotti nella nostra abitazione composta da 4 appartamenti su più livelli accedendo da una finestra al piano terra posta sul retro dell’abitazione.

SPACCATE IN CENTRO

In un appartamento è stato danneggiato il portone d’ingresso, aperta e svuotata la cassaforte e rubata dell’argenteria; in un altro è stato danneggiato il portone d’ingresso e rubati alcuni orologi, 150 € ed un bancomat.

Un appartamento ora disabitato ma in passato dato in affitto a studenti non è stato visitato nonostante la chiave fosse ben visibile sopra il portone.

L’arrivo di un componente della famiglia ha fatto fuggire i ladri che hanno anche abbandonato una parte della refurtiva nell’appartamento al piano terra.

Stiamo acquisendo le immagine delle telecamere poste negli edifici limitrofi; sarebbe utile che chiunque abbia visto persone a piedi o auto nel tratto di strada che va dal cancello d’ingresso dell’Hotel Sacro Cuore all’incrocio con la Strada Tuderte specialmente dalle ore 23 alle 23:30 orario della fuga, ma anche dalle ore 19 in poi, possa segnalare alla vostra redazione quanto hanno visto.

Lettera firmata

«Per fare uscire Umbria Sud da isolamento treni servono interventi infrastrutturali»

di Daniela Pimponi*

Gentili sindaci Mismetti e Di Girolamo, leggo con piacere le vostre parole sulla necessità di tenere in considerazione le esigenze del trasporto ferroviario di tutta la Regione. Sebbene l’unico modo per uscire dall’isolamento resti l’adeguamento delle infrastrutture all’epoca attuale, ci sono infatti questioni di immediato impatto importanti per lo sviluppo quanto il collegamento del Capoluogo con Milano.

Ad esempio la Carta Tuttotreno (CTT), di cui si discute in questi giorni, che consente l’accesso su IC e FB a chi già possieda un abbonamento regionale. La acquistano oltre 600 lavoratori, molti residenti nei vostri Comuni, col sostegno della Regione per ridurne il prezzo, perché altrimenti accedere agli stessi servizi costerebbe migliaia di euro in più. Purtroppo oggi il fondo stanziato è insufficiente a coprire il crescente fabbisogno di mobilità in quelle fasce orarie che consentono ai genitori di accompagnare i figli a scuola o che sono compatibili con le tante professioni che ormai caratterizzano il pendolarismo.

Oggi, infatti, il mondo del lavoro è drammaticamente cambiato e con esso le necessità ed i tempi di vita delle persone. Persone per cui l’intercity (o il FB) non è una scelta, poiché in quegli orari non esistono, o sono scarsi, collegamenti con treni regionali ed attivarli costerebbe molto più che sostenere le CTT. Treni regionali le cui condizioni e la cui puntualità sono garantiti, ma il cui monitoraggio è basato su dati forniti dalla stessa azienda di trasporto, compromettendo la possibilità di migliorare o di applicare le giuste penali, magari da reinvestire in nuovi treni o
collegamenti, come fatto da altri territori.

Arrivare troppo spesso in ritardo al lavoro o a casa, è insostenibile tanto per i lavoratori quanto per le loro famiglie ed un numero crescente di persone ha lasciato e lascia l’Umbria a causa dei collegamenti poco efficaci, nonostante la nostra posizione strategica, vicinissima alla Capitale. A proposito di distanze, per il D.M. n. 6925 del 30 aprile 1974, gli Umbri pagano in base ai
chilometri della “linea storica” e non a quelli effettivamente percorsi sulla “direttissima”, considerata “nuova” sebbene risalente agli inizi degli anni ’70. C’è una discussione tra
Regioni e Trenitalia che riguarda i treni regionali, mentre il MIT ha già adeguato le tariffe chilometriche degli gli IC.

Riportare l’adeguamento alle CTT legate agli IC, ne dimezzerebbe i costi per centinaia di lavoratori (e forse per la stessa Regione), mentre un adeguamento delle tariffe regionali, porterebbe grandi risparmi per migliaia di famiglie. Sono confidente che anche voi, così come fatto da altre Istituzioni e dalle associazioni dei consumatori, perorerete queste esigenze in tutte le sedi in cui vi sarà possibile.

*esponente Pd di Terni e pendolare

Supermercato al posto della fabbrica, Lucidi scrive a Monini: «Stoppa progetto»

di Stefano Lucidi*

Caro Zefferino, nei giorni precedenti questa lettera aperta, nella nostra città si è accesso il dibattito sulle sorti architettoniche e sociali dell’area della Panetto e Petrelli. Reazioni e commenti mi hanno indotto a scriverti alcune considerazioni principalmente su tre aspetti.

IL PROGETTO
BAGARRE POLITICA
«ECCO PERCHE’ 15 ANNI FA L’AREA DIVENNE RESIDENZIALE»
MONINI: «TRATTATI COME SPECULATORI»

È indubbio il tuo ruolo di imprenditore, in quello che considero parte del patrimonio industriale del nostro paese, un ruolo importante e che credo debba far onore, in effetti, alla città intera. Nel corso degli anni questo tuo ruolo è stato sempre più accompagnato da un neo-mecenatismo, molto comune peraltro nella classe imprenditoriale italiana, che vede persone abbienti fortemente impegnate nella tenuta culturale dei nostri territori. A questi due aspetti poi si unisce la funzione di Consigliere Comunale, quindi rappresentante dei cittadini, e con una importante e fondamentale delega assessoriale allo sviluppo economico.

In una non tanto immaginaria interlocuzione potrebbe essere difficile capire dove sta il confine tra questi tre personaggi che convivono e coesistono, sempre che la coesistenza non sia un problema di altro tenore. Ma veniamo al punto: quale figura è bene far emergere in questo momento? Chi è giusto prevalga ora per il bene della nostra città? L’imprenditore? Attento, seppur illuminato, al profitto circoscritto alla sua realtà aziendale? Il mecenate? Che con la sua visione e attenzione e dedizione concorre al bene della comunità? Il rappresentante politico? Il quale, scevro da ogni conflitto di interesse, con la sua forza decisionale, getta le basi concrete per le generazioni future? Quale criterio dobbiamo, e possiamo seguire dunque, per selezionare il personaggio necessario alla comunità in questo momento?

Credo sia giusto allora partire proprio dalla comunità stessa e dal suo territorio, dalla Città di Spoleto la cui importanza ho toccato con mano anche nel mio ruolo di Senatore, perché essere un Senatore… di Spoleto è cosa ben diversa, perché assumi su di te anche la fama che la memoria del nome evoca nelle persone. Per questo ho sempre pensato che le grandi città le costruiscono i grandi uomini, e allo stesso tempo che è nelle grandi città che nascono, crescono ed infine governano i grandi uomini. E noi, che abbiamo un ruolo politico ed una visione pubblica, dobbiamo rispettare questo principio.

Per questi motivi parlo all’imprenditore mecenate politico e chiedo di essere fedele a questo principio, decidendo in coscienza quale di questi far prevalere e quale far venir meno. E sempre coerentemente e praticamente chiedo di congelare il deprecabile progetto di trasformazione del sito Panetto e Petrelli per un periodo congruo, ad esempio di un anno o, perché no, fino a fine consiliatura, durante il quale aprire un dibattito pubblico per capire tutti insieme quale sia la destinazione d’uso migliore, e che non sia un imprenditore o un mecenate o un Consigliere Comunale a decidere, ma la comunità stessa con tutti i cittadini che hanno a cuore questa meraviglia.

Siamo cresciuti giocando e correndo tra vie e tra nomi evocativi: Campello, Pianciani, Sordini, Fratellini, Marignoli, Sinibaldi, Belli e Menotti. Lasciamo a chi verrà dopo di noi un territorio sano e integro, in linea con la sua storia ma proiettato verso un futuro visionario. Facciamo in modo di mettere al primo posto le generazioni future le quali passeranno il loro tempo in quei luoghi che stanno, forse, per essere trasformati. Saranno loro a scegliere i nomi di altre vie e piazze della nostra città e magari si ricorderanno di chi, molti anni prima, già pensava a loro e ai beni comuni.

Grazie

*Stefano Lucidi, senatore della Repubblica del M5s

«Il Creo un’eccellenza mondiale per Perugia che dà speranza ai malati come mio padre»

Angela Rotini, giornalista perugina che sta assistendo da tempo un familiare in ospedale, ha fatto pervenire alla direzione generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia questa lettera, che viene trasmessa integralmente dall’ufficio stampa e che pubblichiamo

C’ero anche io quel giorno di marzo di due anni fa quando venne inaugurato il CREO, il centro di ricerca oncologica ematologico di Perugia. Ricordo bene l’emozione di chi quell’edificio, pieno di laboratori, macchinari e aspettative, lo avrebbe vissuto come una seconda casa. Un avvenimento importante per la storia di Perugia e dell’Umbria e ne detti conto per l’agenzia di stampa di cui sono la responsabile. Mi sentivo coinvolta perché un mio familiare, mio padre, stava lottando come tanti altri pazienti la sua battaglia e, in quelle migliaia di metri quadri alberga la speranza.

Lì ogni giorno ricercatori, tecnici e biologi, lavorano con passione nei laboratori per consentire alla ricerca di vincere la battaglia contro la malattia e al malato di guardare con più ottimismo al suo futuro. Da tempo transito davanti a quell’edificio, appunto il ‘CREO’, quando vado a far visita a mio padre, ricoverato più volte nella struttura di Ematologia del S.Maria della Misericordia. Una ‘perla’ della nostra sanità regionale, fortemente voluta da uno scienziato coraggioso e appassionato come il professor Massimo Martelli e da Franco Chianelli, la cui tenacia e capacità di accoglienza delle famiglie dei piccoli pazienti tutti conosciamo.

Gentile Direttore, ho deciso di scrivere questa lettera, anche se il percorso terapeutico di mio padre è ancora lungo, per rendere omaggio a quanti si prendono cura della nostra salute e ogni giorno alimentano la speranza di un ritorno a casa, di una guarigione, e le chiedo di dare massima diffusione alla mia testimonianza. Cosi dico grazie al professor Brunangelo Falini, ricercatore di fama internazionale, che ha fatto sì che il CREO venga conosciuto come un centro di eccellenza mondiale, con un team in grado di tradurre le scoperte di laboratorio in terapie per i malati.

Così come dico grazie a tutti gli operatori sanitari dell’ospedale, perché anche nei momenti di sconforto che accompagnano le fasi di lunghe degenze del paziente oncologico, io e la mia famiglia abbiamo sempre guardato con ammirazione quanti operano in quel palazzo dalla facciata rossa, perché proprio da lì parte la speranza che impiega poche decine di metri per arrivare al letto del malato. Abbiamo anche toccato con mano come in questa struttura sia straordinaria la relazione umana, quelle tante azioni che permettono di mettere il malato al centro.

Quando si vivono ore della giornata in una corsia di ospedale acquistano grande valore anche i piccoli particolari, gesti fatti con gli occhi, con espressioni di comprensione, di solidarietà. Tutto questo noi abbiamo e stiamo trovando nel perdonale medico e infermieristico. Sono testimone di un esempio di una eccellenza di cui la città di Perugia e l’intera comunità regionale può farsi vanto, e questo desidero comunicare con sentimento di gratitudine. Infine tengo molto a dire grazie, oltre che al professor Brunangelo Falini, ai dottori Stelvio Ballanti, Leonardo Flenghi, Elisabetta Bonifacio, e alla coordinatrice infermieristica Annalisa Billera. Un abbraccio di cuore a tutti a nome mio e della mia famiglia.

Angela Rotini

Scarsa capacità di ascoltare e comunicare: ecco perché a volte il business dell’Umbria non funziona

di Angelo Fanelli*

«Continui pure la sua ricerca … altrove, continui pure il suo “cazzeggiamento” su internet , fb, etc etc, tutte cose che a noi che lavoriamo veramente come si faceva molto (ahimè) tempo fa non appartengono». Che diresti se un’azienda rispondesse così a un tuo feedback sui problemi riscontrati nel loro sito internet? Si tratta, ahimè, di una risposta reale, giunta al sottoscritto da un produttore umbro di farina biologica dopo che, sconsolato, avendo cercato invano sul sito di questa azienda i prezzi dei loro prodotti, o la possibilità di acquistarli online, avevo inviato una mail per evidenziare la scarsa utilità del sito. Da cliente frustrato, oltre che da supporter convinto dell’economia locale, pensavo che un feedback di questo tipo da parte di un cliente avrebbe perlomeno avuto un’utilità per l’azienda ed invece ne ho ricevuto una serie di risposte dall’umbro (ed umbratile) imprenditore offeso secondo cui, in sostanza, fare delle osservazioni ad un’impresa equivale ad essere dei «cazzeggiatori nullafacenti» che si divertono a perdere tempo su internet e a disturbare «chi lavora veramente» (sic).

Cosa non funziona Da coach di comunicazione, da umbro, e da ex docente in svariate business school italiane europee e statunitensi (tra cui la SDA Bocconi, dove ho lavorato come docente dal 1994 al 2002) un paio di cosette su come NON condurre un business credo di essere qualificato a dirle. E, magari, a proporre una lettura del perché l’Umbria lavora forse molto, ma veramente male. E quindi rimane perennemente al palo. Non voglio qui fare un processo, ci mancherebbe, né mettermi in cattedra. Ma (ed è un grosso ma) credo che sia importante cominciare ad evidenziare cosa NON funziona nella nostra regione. Magari ragionandoci un po’, e magari (magari!) costruendo delle strategie per superare i problemi invece di nascondersi dietro un dito. Nel caso in questione, mi sembra che il limite principale sia la non comprensione da parte dell’imprenditore umbro di alcuni meccanismi chiave dell’agire economico. Non voglio generalizzare, ovviamente, ed il caso che propongo è solamente un esempio; tuttavia, siccome a questo esempio potrei aggiungerne decine di altri simili, penso si possa fare qualche considerazione. Anche perché sono tutte esperienze accomunate da un paio di elementi che a mio parere appartengono alla nostra cultura e che sarebbe il caso di cambiare, o comunque smussare se si cerca di far vivere (o sopravvivere) un business o, a maggior ragione, l’economia di una regione, la nostra.

Offesi dalle critiche Il primo elemento è la tendenza, tipicamente umbra, a sentirsi offesi da qualunque commento negativo o critica, e l’altrettanto diffuso riflesso condizionato di evitare la sostanza della critica e rispondere attaccando la persona. Se dal punto di vista psicologico questa può essere una buona strategia per mantenere intatto il proprio senso del sé, non è certo una buona strategia sul piano economico, per conquistare clienti, o, magari, per ottenere informazioni utili a migliorare il proprio business model. A maggior ragione in un’epoca come la nostra, sempre più incentrata sul feedback e sul passaparola. Un cliente insoddisfatto, insegnano nei corsi di marketing del primo anno alla Bocconi, è un cliente che farà danni per molto tempo all’immagine, alla reputazione, e alla sopravvivenza di un business. Certo, accettare i commenti negativi ha un prezzo: a nessuno piace essere criticati, specie se la critica tocca un’attività nella quale abbiamo investito emotivamente, oltre che economicamente. Ma possiamo pensare di essere in grado di proporre la nostra Umbria a consumatori, turisti e partner economici se non siamo nemmeno in grado di interagire in maniera intelligente, trasformando magari una critica pungente in un’occasione per attirarlo, il cliente, invece di scacciarlo in malo modo? Sia ben chiaro, non accuso nessuno.

Poca capacità comunicativa Semplicemente, da coach di comunicazione, credo che se siamo alla ricerca di cause dell’isolamento economico della nostra regione dobbiamo guardare al nostro basso livello di capacità comunicative. Per poter stare sul mercato, specie quello che esiste al di fuori dalla nostra regione, è necessaria una capacità di comunicazione più efficace di quella dell’imprenditore medio – che sarà certamente impegnato più di 20 ore al giorno a far funzionare la propria azienda, ma che in cinque secondi è in grado di buttare al vento gli sforzi di anni. Il secondo elemento è la mancanza di ascolto, anche questa un tratto tipico, a mio parere di noi umbri. Condurre un business significa interagire con l’altro, e sempre più spesso si tratta di un Altro che non condivide con noi una cultura basata sul parlare fuori dai denti, o sul dare libero sfogo alle proprie esplosioni emotive. In questi casi, interagire senza ascoltare, senza prendersi il tempo di porsi delle domande, senza “mettere in pausa” il proprio lato emotivo per qualche secondo, può rivelarsi molto controproducente. Certo, si tratta di un esercizio non semplice che richiede un’intenzione esplicita a migliorare i propri stili di comunicazione, oltre che delle tecniche adatte a modificare quelle “abitudini comunicative” inefficaci e sostituirle con un diverso set di competenze.

Guardiamoci dentro Per fare un esempio, da qualche tempo sto aiutando un cliente che lavora per un’importante (e molto rigida) organizzazione governativa a sviluppare la sua capacità di comunicare in inglese all’interno di team multiculturali. Una delle conclusioni alle quali siamo giunti è che per raggiungere questo obiettivo sia necessario “mettere in pausa” l’abitudine (sviluppata in anni di carriera e diffusa a tutti i livelli dell’organizzazione) a comunicare in modo stereotipato, senza esporre le proprie opinioni, né mostrare reazioni emotive alle interazioni con i colleghi. Questa “proceduralizzazione” della comunicazione, abbiamo concluso, è il principale ostacolo al miglioramento della comunicazione in inglese del mio cliente, la quale richiede espressività, a partire dall’aspetto fisico, per passare a quello dei toni di voce, e, via via, agli aspetti della semantica, e della creatività (gli esercizi che abbiamo costruito insieme si stanno rivelando, a detta del mio cliente, oltre che utili anche molto divertenti e liberatori). Insomma, per tornare al tema del pezzo: è forse ora di smetterla di puntare il dito su cause esterne alla crisi economica dell’Umbria e cominciare a guardarsi in casa. È, forse, ora di cominciare ad essere un po’ meno “umbratili” e aprirsi finalmente a tutto quel mondo che sta fuori dai confini ristretti della nostra magnifica e amata regione. (Per completezza, riporto il testo integrale dello scambio di email avuto con l’imprenditore umbro così che ciascuno possa farsi una sua propria opinione in merito)

*Ex docente Bocconi ed ex professore di Management e Risorse Umane in diverse business school statunitensi ed europee, Angelo Fanelli è nato a Perugia, dove vive e scrive libri (tra cui molto successo ha avuto il pamphlet ironico contro la globalizzazione intitolato “Fate Poco. Ovvero come un anziano settantaduenne mi convinse a mollare la gestione delle Risorse Umane per cercare una gestione umana delle risorse” (ed. liberopensatore.it, 2011), favole per bambini, spettacoli teatrali, e prodotti multimediali. Il suo ultimo libro uscito nel settembre 2017 si intitola “A Casa dello Yogi. Esperienze di yoga nell’ashram italiano” (ed. liberopensatore.it). Professionalmente, Angelo (www.communicationskill.it) lavora da anni come coach di comunicazione in inglese e francese e consulente aziendale.

Da: A F [mailto:] 
Inviato: martedì 31 ottobre 2017 11:46
A: [email protected]____.it
Oggetto: Un piccolo feedback sul sito

Salve,
sono un (ex-potenziale) cliente di [azienda biologica umbra], sto cercando della semola di grano duro e sono andato sul vostro sito, che ho trovato assolutamente inutile. Non solo manca qualunque indicazione sui vostri prodotti (scrivere che avete pane farina e olio è come non scriverlo, scusate, ma per chi cerca prodotti specifici è assolutamente insensato), sui tipi di farina che vendete, sulle pezzature, ma anche e SOPRATUTTO sui prezzi! Forse il vostro intento col sito è quello di avere una vetrina su internet e non di vendere, nel qual caso mi scuso e continuo la mia ricerca di mulini altrove.

Buona giornata.
Angelo Fanelli Perugia

———

From: [azienda biologica umbra] <[email protected]_____.it>
Sent: Tuesday, October 31, 2017 12:39 PM
To: ‘A F’
Subject: R: Un piccolo feedback sul sito

Continui pure la sua ricerca di mulini altrove, continui pure il suo “cazzeggiamento” su internet , fb,etc etc, tutte cose che a noi che lavoriamo veramente come si faceva molto (ahimè) tempo fa non appartengono.
P. S. mi raccomando continui la sua ricerca senza voltarsi indietro.
Tanto era dovuto. Distinti saluti.
[Imprenditore dell’azienda biologica umbra]
329*****
(come vede io mi firmo e lascio il mio recapito telefonico)
————

Da: A F [mailto:] 
Inviato: sabato 4 novembre 2017 12:55
A: [azienda biologica umbra]
Oggetto: Re: Un piccolo feedback sul sito

complimenti per la finezza. D’altra parte bisogna sempre ringraziare un consumatore che da un feedback.
Angelo Fanelli 348-****** Perugia.

In bocca al lupo

——– Messaggio originale ——–
Da: [azienda biologica umbra]<[email protected]______.it> 
Data: 04/11/2017 14:25 (GMT+01:00) 
A: ‘A F’ < > 
Oggetto: R: Un piccolo feedback sul sito
Non perda più il suo prezioso tempo per dare feedback sul mio sito o sulla mia azienda, purtroppo per lei e per fortuna per me, non riusciamo a soddisfare le richieste dei nostri clienti reali e potenziali .
Cordialmente la saluto e se ha una mezz‘oretta ,invece di scrivere noiosi feedback, venga a vedere una realtà vera e concreta come la nostra .
Buone cose.
[Imprenditore dell’azienda biologica umbra]
——

Da: A F [mailto:[email protected]] 
Inviato: domenica 5 novembre 2017 08:27
A: [azienda biologica umbra]
Oggetto: R: Un piccolo feedback sul sito _____

A quanto pare il mio feedback non é poi cosi noioso se ha suscitato un torrente di insulti da parte sua. In ogni modo non la disturbo più mi scuso e la rassicuro: se avessi mezz’ora di tempo non la spenderei per avere il piacere di fare la sua conoscenza.  Buon viaggio

—-

[azienda biologica umbra]<[email protected]——it>
Sun 11/5/2017, 8:16 AM
You;
Magari se rileggesse bene si accorgerebbe che non ho insultato nessuno. Comunque sia mi sembra una saggia decisione non disturbare chi lavora venti ore al giorno.
Saluti.
[Imprenditore dell’azienda biologica umbra]

Umbria, Paparelli: «Il triennio 2015-17 mostra i segni di un’economia in lenta ma costante ripresa»

Caro Direttore,

sento il dovere di intervenire per l’ennesima volta in merito ai dati relativi all’andamento del Pil dell’Umbria per precisare quanto segue. Il trend negativo del Pil in Umbria (-15,2%) si è registrato principalmente tra il 2007 ed il 2012, -13% circa, il 2013 è stato un anno di sostanziale stagnazione, mentre nel 2014 il Pil è sceso ancora 2014 (-2% circa). Il dato vero da analizzare è quello 2007-14 dove l’Umbria, anche, per la caratteristica di una economia molto flessibile ha avuto una performance più che negativa. Il triennio 2015-17, al contrario, mostra i segni di una economia in lenta ma costante ripresa. In particolare abbiamo il dato reale ufficiale Istat del 2015 con un + 2,9 % (contro un +0,2 medio del centro Italia), terza performance italiana, tra le Regioni, possiamo contare poi sulle stime del 2016, che, nonostante il sisma, sono in terreno positivo (tra +0,6 +0,9% l’aumento stimato del Pil) e le prestime 2017 sicuramente in linea con il paese che si attesterà sul + 2%.

CGIL: L’UMBRIA HA PERSO 15,7 PUNTI DI PIL, I PEGGIORI DOPO IL MOLISE

Una nuova visione Quindi il -15,2 %, di cui si continua a far ferimento, si converrà, è imputabile al periodo 2007-14, mentre nell’ultimo biennio il Pil è cresciuto dal 3,5 al 4%. Ciò non vuol dire che la crisi sia del tutto superata, che non permangano criticità e che non abbiamo bisogno, specie dopo il sisma, di un nuovo patto ed una visione dello sviluppo nuova, che, dopo le polemiche estive stiamo costruendo insieme con le parti sociali. L’obiettivo è duplice, condividere una analisi per utilizzare al meglio le risorse che vengono dal Fesr, dal terremoto, da industria 4.0 e dalle aree di crisi e costruire una grande azione di marketing per attrarre nuovi investimenti.

Gli investimenti Che vi siano fermenti positivi, del resto, lo testimonia la rispondenza del tessuto produttivo agli strumenti che la Regione e il Governi mettono a disposizione, attraverso politiche sinergiche. Solo per citare un paio di esempi; l’area di crisi Terni-Narni, 612 milioni di Investimenti possibili dichiarati da 212 imprese con possibili 2100 nuovi posti di lavoro, testimonia la vitalità delle imprese, così come sul versante politiche attive il progetto Cresco, che in un anno sta producendo quasi mille nuovi occupati a tempo indeterminato. Anche i dati del turismo e dell’export testimoniano un trend positivo di ripresa che potrà essere, a mio avviso, resa strutturale se ci sarà la capacità di una forte azione riformista, capace di indirizzare le risorse verso una parola chiave: produttività, che si può incentivare facendo leva su una crescita dimensionale delle imprese, sulla internazionalizzazione, sulla innovazione e sulla ricerca.

Monini: «Trattati come speculatori. Rivaluterò miei impegni per Spoleto»

di Zefferino Monini*

Non pensavo di dover ritornare sulla vicenda dell’area Panetto&Petrelli, convinto che la esaustiva conferenza stampa di martedì, durante la quale è stata data una risposta ad ogni domanda, anche a quelle che rasentavano la semplice, legittima curiosità, ma i successivi attacchi, mistificatori quando non palesemente falsi, portati da pezzi dell’opposizione, indirettamente anche contro la mia famiglia, costringono a ribadire pochi, dimostrabili e trasparenti concetti.

Monini e Alberetti Solo a fine giugno scorso mi è stata prospettata la possibilità di subentrare ad un imprenditore locale che non poteva più partecipare finanziariamente al progetto di riqualificazione dell’area che costeggia la principale arteria viaria della città. Proposta avanzata dal costruttore Alberetti, noto per la sua professionalità anche per la tutela di immobili di prestigio, che ho deciso di accettare partecipando all’investimento con l’azienda di famiglia ZeFlor srl di cui detengo il 55 per cento delle quote. ZeFlor srl, acquisendo le quote dell’imprenditore uscente, ha quindi acquisito il 61 per cento della neocostituita Collerisana srl, di cui quindi, nominalmente e giuridicamente detengo il 33,5 per cento. I motivi di tale intervento, che posso garantire fanno ipotizzare, ripeto ipotizzare un ritorno finanziario modesto a fronte dei circa 4 milioni di intervento, ci hanno trovato d’accordo su pochi ma fondamentali punti per come ho sempre inteso svolgere il ruolo di imprenditore.

Rinunciato al 62 per cento dell’edificabilità Innanzitutto salvaguardando la facciata della P&P dichiarata a suo tempo dai tecnici del Comune “simbolo di archeologia industriale”, sito che, pur non essendo riconosciuto di valore archeologico industriale e quindi sottoposto a vincoli, rappresenta una pietra miliare della recente storia di Spoleto. Stessa attenzione alla vegetazione presente, che non verrà alterata in nessun modo, e alla viabilità. Non di meno la decisione di realizzare circa 110 posti auto per la sosta gratuita che torneranno utili in occasione di quegli eventi che richiamano in città molti visitatori, vista la vicinanza alla mobilità alternativa della Posterna. Ma soprattutto, proprio per il rispetto del territorio, decidendo di comune accordo di realizzare un sito di 1.850 mq (di cui 650 mq destinati a uffici e magazzino) rinunciando con ciò alla pur legittima possibilità di edificare l’intera superficie pari a 4.850 mq, ovvero al 62 per cento di edificabilità.

Facciata storica e verde salvaguardati La scelta di non innalzarsi oltre i circa 7 metri di altezza, così da avere impatto pressoché zero grazie al consolidamento e restauro della facciata principale, è stata fatta propria per rendere l’area vivibile e decorosa. Con ciò respingendo le accuse di chi in malafede ipotizza speculazioni edilizie appunto inesistenti. Come pure nessun vantaggio di natura economica o finanziaria verrà nelle casse della Collerisana srl dalla possibilità per il confinante di poter sfruttare parte della superficie da noi inutilizzata (circa mille mq). Una scelta consapevole, a salvaguardia di posti di lavoro e occasione per realizzarne altri, che in nessun modo andrà in conflitto con le attività commerciali tipiche del centro storico che nel tempo hanno saputo ritagliarsi un proprio spazio.

All’asta solo la nostra offerta d’acquisto per 1,3 mln Tutto questo a me presentato e da me accettato nella veste di imprenditore e non certo perché consigliere comunale con delega allo sviluppo, ruolo diverso da quello di assessore, e che ho svolto al meglio delle mie possibilità. Non so se la partecipazione all’asta di luglio scorso, che ha registrato la sola nostra offerta per 1,3 milioni di euro, ha fatto sfumare il progetto di chi auspicava magari un ulteriore ribasso; di certo tale importante somma tornerà utile per fronteggiare anche i creditori della fu Nuova Panetto & Petrelli, azienda che solo tra il 2008 e il 2014 ha registrato un concordato e due fallimenti. Ad ogni buon conto, sereno per la bontà e legittimità delle scelte condivise con i soci, ho deciso di rimettere le deleghe al sindaco proprio per evitare ogni speculazione, questa sì, di natura politica.

La gaffe di Rossi, Martellini e Zampa Puntualmente arrivata da chi preferisce da sempre distogliere l’opinione pubblica dai veri problemi della città. Respingo così al mittente le critiche mosse dai consiglieri Martellini, Rossi e Zampa, su cui è già intervenuto l’assessore all’urbanistica Antonio Cappelletti: confondere un’area residenziale con un’area industriale è gaffe troppo grande per esponenti di un partito, il Pd, che ha approvato appena 9 anni fa il Piano regolatore generale. Che non lascia possibilità di interventi diversi, neanche quelli, sicuramente suggestivi ma irrealizzabili, a Prg vigente, per realizzare spazi da destinare ad esempio alle arti o alla cultura. Comunque, simili ipotesi sono state prese in considerazione, ma la situazione di degrado e inagibilità della P&P è tale che i tecnici hanno preventivato un investimento non inferiore a 8 milioni di euro. Su questo mi rendo disponibile anche ad effettuare un sopralluogo. Ho ben chiaro quale impulso andrebbe dato alla città e credo in tal senso di aver lavorato politicamente in modo corretto e per il bene della Città.

La stoccata ai tedeschi della giunta Benedetti Se alcuni progetti di investimento non sono andati a buon fine è solo perché c’è stato un evento, quale il recente terremoto, che ha congelato tutto: progetti non certo di interesse della grande industria, visto che la città non è dotata di infrastrutture tali da poter ricevere la presenza di siti simili, ma che avevano attirato in città l’interesse di importanti protagonisti della vita economica del Paese. Non sono però abituato ad annunciare nulla se non è già imminente la sua realizzazione. A differenza di chi del Pd anche nella ultima legislatura ha sbandierato faraonici progetti di industriali tedeschi o multimilionari investimenti di nobili decaduti, tutti rivelatisi inconsistenti quando non vere e proprie bufale. E con ciò credo di aver risposto anche alle illazioni del M5s.

Rivaluterò impegni della famiglia per Spoleto Come imprenditore però, insieme a tutta la mia famiglia, ritengo non possa essere in dubbio l’aver a cuore il bene della città di Spoleto: l’impegno nello sport, la realizzazione di un incubatore culturale qual è “Casa Menotti”, il sostegno al Festival dei 2 Mondi, al Teatro Lirico Sperimentale come alla Settimana Internazionale della Danza sono solo alcuni delle decine e decine di interventi che annualmente portiamo avanti. Con notevoli sforzi economici e alcun profitto. Per i quali non abbiamo mai preteso riconoscenza, convinti che ogni nostra opportunità vada condivisa con la società in cui viviamo, ma neanche vederci trattare come speculatori o peggio approfittatori. Forse però è arrivato il momento di una pausa di riflessione per rivalutare il nostro personale impegno.

*presidente della holding Ze.Flor. e consigliere comunale

Perugia, biblioteca degli Arconi simbolo di una giunta senza visione

di Andrea Mazzoni*

La vicenda degli “Arconi” di Perugia, oramai da diversi mesi, è oggetto di dibattito pubblico e scontro politico-istituzionale. La questione ha coinvolto tra le più illustri personalità cittadine del mondo della cultura che hanno presentato lettere e appelli. Un crescente dissenso si è manifestato nei confronti dell’amministrazione cittadina e della Soprintendenza. Quest’ultima è stata accusata, in particolare da Italia nostra, per la superficialità con cui ha rilasciato l’autorizzazione al progetto. L’associazione in questione ha anche insinuato che tale decisione è figlia del processo di politicizzazione che pervade ogni istituzione, ingaggiando un’aspra diatriba con il vicesindaco Barelli, Presidente di Italia Nostra prima di ritrovarsi in giunta, in forza del 1,26% ottenuto dalla sua lista alle elezioni. Particolarmente curioso è l’atteggiamento del vicesindaco, noto in città per la produzione di esposti contro importanti opere pubbliche nel recente passato, che in questa vicenda si è mostrato particolarmente indulgente nei confronti dei blocchi in cemento che deturperanno le storiche arcate di Piazza della Rupe. Dal canto suo la Soprintendenza, per bocca della Direttrice, la dottoressa Mercalli, ha dichiarato di non essere stata avvertita dell’inizio dei lavori da parte del Comune, seppure la circostanza fosse del tutto legittima, visto che il progetto era già stato autorizzato dal precedente soprintendente.

LA VICENDA DELLA BIBLIOTECA

Vicenda opaca La mancata comunicazione di inizio lavori contravviene, in verità, alle prescrizioni che accompagnavano l’autorizzazione, con le quali si richiedeva un aggiornamento sui futuri passaggi per poter valutare l’impatto ambientale sulle strutture storiche. Questa breve sintesi è sufficiente per cogliere l’opacità di una vicenda, i cui contorni, a distanza di mesi, non accennano a schiarirsi. La confusione è presto spiegata. L’attuale giunta non ha mai avuto uno straccio di idea per la nostra città e, mi dispiace per quella ristretta cerchia di perugini che ancora ripongono speranze in questa amministrazione, non sarà in grado di elaborarla nemmeno in futuro. Il progetto originario, confezionato da un giovane e promettente designer, era probabilmente troppo riconducibile alla precedente amministrazione, troppo perfino per il sindaco Romizi, che nel frattempo è divenuto professionista nell’inaugurazione di progetti altrui, con tanto di iscrizione all’albo. Pertanto tra un taglio di nastro e un funerale, il primo cittadino ha acconsentito che il progetto iniziale venisse stravolto dalla mano gentile del geometra del Comune, chiamato a improbabile sforzo ma che tuttavia non può essere oggetto di ironia, in quanto ha solo svolto il proprio lavoro. Il resto è storia dei giorni nostri, con il puntuale scaricabarile, disciplina in cui questa giunta primeggia a livello internazionale, tra chi non sapeva, chi non voleva, chi forse non avrebbe autorizzato, chi non è possibile oramai modificare, e potremmo continuare.

Niente partecipazione Posto che la nostra cultura politica non si caratterizza per esposti in Procura, distinguendo tra sistema giudiziario e dialettica politica, e non ci consente di reclamare uno stop dei lavori, in particolare in questo momento storico dove poche imprese lavorano e tante persone sono costrette alla disoccupazione, crediamo che sia utile fare tesoro di alcuni aspetti di questa vicenda. Innanzitutto questi passaggi manifestano la totale insofferenza di questa giunta per il confronto e per i processi di partecipazione popolare, che tradisce la sua impostazione elitaria da buona aristocrazia, come narrato in Perugia 1416. Il progetto iniziale era stato discusso e concertato tra istituzioni, associazioni e cittadinanza, con una grande presentazione alla città, data la portata del progetto. La giunta Romizi modifica il progetto la sera di Capodanno, senza informare né consiglio comunale, né le realtà associative che avevano contribuito con le loro proposte alla realizzazione del progetto originale, né la Soprintendenza, come ricordato sopra, che avrebbe dovuto vigilare sull’intervento. I meccanismi di partecipazione dal basso, vorremmo ricordarlo al sindaco Romizi, non si esauriscono nell’ospitata alla cena della Pro Loco o nel farsi immortalare sorridente con in braccio un bambino di Ponte Pattoli. Perugia fu una delle prime città, nel 1976, a prevedere l’elezione diretta dei membri di circoscrizione, strumento che istituzionalizzò la partecipazione e il confronto con i territori e contribuì a ridurre il divario tra centro storico e la grande Perugia, i quartieri decentrati, che oggi torna drammaticamente ad ampliarsi. I processi dal basso non rappresentano solamente un valore aggiunto per la comunità, ma sono anche strumento fondamentale di partecipazione alla vita democratica della città, di inclusione sociale e politica, proprio mentre strati sempre più larghi della popolazione subiscono una pericolosa marginalizzazione socioeconomica e di conseguenza vedono la loro soggettività politica sfumare.

C’è una visione? L’altro aspetto su cui porre la nostra attenzione è quello economico. Le poche parole scucite alla giunta, raccontavano di un progetto modificato per abbatterne i costi, come se stessimo parlando di una piccola iniziativa e non di un’opera di grande impatto artistico e ambientale. Ma allora, questa politica di razionalizzazione, espressa in più campi, dai servizi pubblici, al sociale, alla viabilità e alla cultura, serve a finanziare cosa? Solitamente si rinuncia a un’idea o si modifica un progetto per destinare quelle risorse ad altro, magari ad interventi che abbiano un maggiore impatto sociale, oppure perché nel processo di interpretazione dei bisogni di quella comunità, di cui un’amministrazione responsabile dovrebbe farsi carico, sono emersi con urgenza nuovi elementi. Pertanto ci chiediamo, anche se abbiamo il timore di conoscerne già la risposta, se ci sia un disegno, una visione, un’idea alternativa. Oppure se queste risorse servano a finanziare Perugia 1416 del prossimo anno. Questa triste storia, infine, ci restituisce l’immagine di un’Amministrazione piccola che sta umiliando la nostra città di Perugia. Una Perugia che in questi anni, mi duole dirlo, è più brutta, più iniqua, con meno opportunità e, ahinoi, ha smarrito una sua dimensione. Non ha più centralità politica nella regione di cui è capoluogo e ha perduto la propria proiezione internazionale. Perugia non è più una moderna città europea, ma è regredita a paesotto, imbevuta nell’imbarazzante provincialismo di un’Amministrazione incapace e inadeguata. L’unica nota positiva è che i nostri concittadini se ne sono accorti e, per amore di Perugia, non li lasceranno governare ancora per molto. Articolo 1 Movimento Democratico e Progressista esprime sostegno a quanti si stanno battendo per evitare che quest’opera danneggi il patrimonio artistico e architettonico di Perugia, e mette a disposizione i propri rappresentanti istituzionali, a ogni livello, affinché venga fatta luce su questa vicenda.

*Coordinatore Articolo1 Mdp Perugia