domenica 19 gennaio - Aggiornato alle 20:24

Pd, Bettarelli: «Serve congresso a tesi. Verini decida se vuol essere parte della soluzione»

di Michele Bettarelli*

Il risultato elettorale del 27 ottobre non è stato un caso ma la logica conseguenza di una serie di atti e di scelte compiute dal Pd umbro. Il nostro elettorato si è mostrato più illuminato del gruppo dirigente e di fronte a tentativi gattopardeschi ha scelto di dare un segnale di netta e decisa discontinuità. Ora è necessario ricostruire il rapporto tra il Partito democratico e la società umbra. Per fare ciò è fondamentale costruire un percorso congressuale che possa consentire un confronto vero sulle idee e sull’identità prima che sulle persone, superando quello che è il problema dei problemi: una visione del partito personalistica che vede nel consenso alla cordata di turno l’unico vero obiettivo strategico dell’azione politica. Così facendo negli anni si è persa di vista la funzione primaria del partito: una comunità valoriale capace di esprimere visioni prospettiche della società umbra. Dal 12 aprile il Pd non è riuscito a trovare il modo di discutere e ragionare su quanto accaduto. La gestione del commissario è stata solo la prosecuzione delle logiche che hanno caratterizzato il congresso del dicembre 2018, con il limite oggettivo che a guidare quelle logiche è stato l’espressione massima di chi quel congresso lo ha perso.

PD, IL PERCORSO VERSO IL CONGRESSO

Verini Il commissario deve decidere se vuol essere parte della soluzione o vuole continuare a essere parte del problema. Tentare di spiegare il risultato elettorale del 27 ottobre solo come logica conseguenza delle vicende giudiziarie può essere utile alle coscienze personali ma non aiuta a comprendere le ragioni profonde di un sconfitta epocale dalle cui responsabilità nessuno è immune. Spero che si metta una parola definitiva alla logica delle riunioni in cui “amici degli amici” decidono il futuro di una comunità di donne e di uomini che hanno determinato la storia di crescita civile e materiale della società umbra. C’è bisogno di lavorare per costruire un percorso congressuale che possa vedere al centro della discussione la proposta che il Pd vuole avanzare all’Umbria, magari in un congresso per tesi che possa distinguere in maniera netta la discussione sul cosa fare da quella sui gruppi dirigenti.

*Consigliere regionale Pd

Terni Città Smart, infrastrutture e sociale: ecco le idee di ‘Agire con responsabilità’

di Yari Lupattelli *

Dopo aver ascoltato la conferenza stampa di bilancio del 2019 dell’amministrazione comunale ed i programmi di quest’ultima per il 2020, ‘Agire con responsabilità – Impresa’ sociale prende atto delle idee e dei progetti messi in cantiere o già partiti a questo scopo, auspicando che l’anno appena cominciato sia davvero quello nel quale la città possa finalmente segnare una svolta ed iniziare la rinascita. Un percorso certamente lungo e difficile, al quale, crediamo, abbiano il dovere di contribuire tutti coloro che hanno a cuore il bene di Terni.

‘Agire con responsabilità – Impresa’ sociale intende fare la propria parte offrendo, nell’ambito di una condivisione con i soggetti istituzionali e non solo, alcuni spunti di riflessione relativamente alle strategie per il rilancio di Terni. Non possiamo non guardare con grande interesse al progetto dello sviluppo di una città smart ed ecosostenibile, che possa coniugare la crescita e la capacità attrattiva e l’attenzione alle tematiche ambientali, non ultime quelle relative ai fumi dell’Ast. Una Terni moderna ed europea, deve saper conciliare questi due aspetti, entrambi fondamentali, con politiche adeguate. Una Terni che esca dal guscio di periferia di Roma, ma anche dell’Umbria e si proponga come riferimento per l’area del centro Italia non può prescindere da una rapida accelerazione sul tema delle infrastrutture: non solo quelle prettamente locali ma anche e soprattutto quelle di collegamento. Mi riferisco in particolare alla necessità di una fermata in città del treno Frecciarossa ed al completamento della Terni-Orte-Civitavecchia, entrambe cruciali perché consentirebbero alla città di essere facilmente raggiungibile e collegata con Roma ma anche con l’interporto di Orte, snodi focali per la nostra economia. Lo sviluppo e la crescita di Terni passano poi anche da un investimento forte sulla formazione specialistica e sull’Università. In questo senso, ritengo importante guardare anche al di là del rapporto privilegiato con l’ateneo di Perugia, aprendo un dialogo con le Università e l’azienda ospedaliera di Roma: anche alla luce delle ultime importanti novità sviluppate a Terni nell’ambito della neurochirurgia, è fondamentale lavorare per fare del nostro nosocomio un centro d’eccellenza, che possa attrarre ancora più pazienti da tutta Italia ed incentivare i professionisti a restare ad operare nella struttura cittadina.

Per quanto concerne l’aspetto del sociale, torno a ribadire, come ho già fatto in altre occasioni, la necessità di mettersi attorno ad un tavolino e lavorare ad una proposta che possa essere da stimolo per una modifica della Legge 328/2000 che consentirebbe agli enti locali di tutta Italia di poter risparmiare in maniera equa senza che il disabile venga abbandonato, consentendo allo stesso tempo di aumentare le opportunità di lavoro nelle comunità e nei luoghi attinenti alle varie tipologie di disabilità. Occorre un intervento deciso ed importante che tenga conto del contesto e della situazione attuali.

* Presidente di Agire con Responsabiltà-Impresa sociale

Io, la scrittura e la sclerosi multipla: «Il mio 2020? Continuare ad aver voglia di vivere»

Laura è una giornalista perugina, amica di Umbria24, che si trova a combattere con un coraggio da leonessa – insieme al marito Stefano – la sclerosi multipla progressiva. Qui traccia un bilancio per i suoi 45 anni e la lotta con la sua malattia che racconta nel blog La Vita Possibile

di Laura Santi

Oggi compio 45 anni, il 13 gennaio scorso lanciavo questo blog e la pagina Facebook omonima. Dice che in questi casi tocca fare il bilancio e allora facciamolo.

Non mi piace scrivere così poco sul blog, non per mancanza di idee – fosse per quelle, starei sulla tastiera assai più spesso – ma per la fatica, che sta prendendo sempre più spazio nell’arco delle mie giornate (ovvio che dei momenti liberi li ho, ma confesso che in quei momenti preferisco uscire, muovermi un po’, vivere). Ci sta che il blog è personale e libero, ma un post ogni mese (almeno) è troppo poco, e mi dispiace. Soprattutto quando leggo i riscontri dei pochi ma buoni che mi seguono, quando vedo dalle Google analytics che i lettori stanno in media 3 minuti e rotti a leggersi i miei post… Insomma non vorrei sprecarla quest’abilità, che è utile a me come cura, ma anche ad arrivare alle persone. Non mi piace essere irrimediabilmente… “1.0” e sfruttare poco gli strumenti multimediali e le potenzialità di engagement della pagina Facebook. Nonostante il lavoro che facevo e un marito iper-tecnologico, sono un’”anziana” attaccata ai vecchi metodi. I lettori abbiano pietà e si accontentino… A cazziarmi perché potrei fare molto di più, ci pensa Stefano.

Cosa mi piace invece, e mi stimola a continuare? I feedback delle persone che non solo apprezzano, ma si rispecchiano, sono scossi, si commuovono pure. Le persone con cui discuto serratamente sui temi forti (eutanasia legalecannabis…) ma che continuano a seguirmi pur pensandola diversamente. Mi piace sentirmi, anche se per pochissimo tempo rispetto a quanto la malattia mi tiene ferma, almeno un po’ attiva ed efficace. Cioè viva. La vita possibile, appunto.

Sono spesso dura, racconto una realtà senza filtri, una patologia che può essere crudele. Ero spaventata dall’idea di creare rigetto nelle persone che la malattia la vivono. E invece, molte persone con una SM diversa – più lieve, se vogliamo – mi dicono addirittura (sic!) che trasmetto loro energia. Non sanno che regalo mi fanno.

“Desiderata” per il 2020: schiodare questa condanna della fatica, e provare a scrivere di più non tanto sui vari social quanto qui sul blog; interagire più, essere più social (mmh…). Uscire sempre più dall’ambito ristretto ‘sclerosi multipla’ e incazzarmi sui problemi che coinvolgono tutte le persone con disabilità, vivaddio quanti ne continuo a scoprire ogni giorno. La rabbia è vitale: è quella quotidianità faticosa e spesso pure feroce ma presente, che ti strappa per forza di cose al vivere in un ricordo (un lutto) continuo. Viva il presente, comunque esso sia.

E personalmente, cosa mi auguro?
Di non peggiorare troppo e fronteggiare la progressione, di cercare di uscire più di casa (sintomi e fatica permettendo); di rivedere almeno alcuni dei luoghi che amavo e che per me – questo sì, un lutto – son diventati inaccessibili; di mantenermi attiva, perlomeno al livello attuale.

Di continuare, sempre e comunque, ad avere voglia di vivere.

Pd a congresso, Chiodini: «Non mi candido. Si riparta da merito e bisogni, basta correntismo»

di Giacomo Chiodini *

Fare il segretario regionale del Partito democratico oggi, dopo il recente ribaltone politico, è tutta un’altra cosa rispetto al passato. Dalla nascita del regionalismo in poi Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria erano rimaste saldamente in mano alla sinistra social-comunista prima e al centrosinistra in seguito, fino alla vittoria – proprio qui – del centrodestra di Donatella Tesei. Quello di oggi è quindi un contesto completamente nuovo e inesplorato, dove il segretario regionale del Pd svolgerà un compito tutto da inventare.

Malgrado qualche lusinghiera indiscrezione abbia citato anche il mio nome tra i “papabili”, posso ribadire con serenità che non mi candiderò alla segreteria. Mi sento però di offrire qualche idea che possa essere utile al dibattito.

a) Merito e bisogni – La nuova fase è una grande opportunità per il centrosinistra. Per tornare tra la gente senza il peso dell’esercizio ininterrotto del potere. Ma anche per rilanciare un programma fondato sul riconoscimento del merito in tutti i settori e sul rafforzamento di una rete di protezione sociale efficiente e inclusiva. Meritocrazia e lotta alle diseguaglianze, due principi che – se coniugati assieme – possono dare vita a una società più equa e giusta, ma anche più dinamica, efficiente e sostenibile. Queste parole emergano senza timidezza.
b) Esempio e autenticità – Il segretario sia di esempio alla comunità tutta, ispirandosi a principi di sobrietà e rettitudine. Magari ricordandosi di figure leggendarie – all’origine dei partiti di massa – come ad esempio Andrea Costa. Il primo deputato socialista d’Italia che nel 1882 entrò in un Parlamento composto esclusivamente da nobili e ricchi. Costa, uomo comune e privo di mezzi, riusciva a recarsi a Roma grazie alle collette dei braccianti e degli operai di Imola. Tratti di autenticità che gli elettori si attendono in una forza politica di matrice popolare.
c) Opposizione costruttiva – Un ex partito di governo, anche se rappresentato da figure nuove, non sarebbe credibile come opposizione “vociante”: il segretario dovrebbe indirizzare la minoranza in Regione e il centrosinistra dei municipi verso una proposta di governo alternativa alla maggioranza ma comunque capace di assicurare la serietà di un’azione costruttiva per il territorio.
d) Nessuna sete di poltrone – Anche come opposizione il Pd avrà i suoi “strapuntini”: chi si candida, dovrebbe dire con chiarezza che non correrà alle prossime elezioni parlamentari. Magari la volta successiva, ma non subito. Adesso c’è un grande bisogno di generosità.
e) Lontano dal correntismo – Preso atto che di correnti umbre nel Pd ce ne sono state fin troppe, ma che al momento sono estinte o comunque poco influenti, il segretario dovrebbe evitare sudditanze psicologiche di qualsivoglia natura e soprattutto – ancor peggio – dovrebbe scongiurare la tentazione di egemonizzare il partito con una propria corrente. Il partito sia aperto e plurale.
f) Centralità dei sindaci – Figure imprescindibili per una ripresa politica del centrosinistra umbro, vanno coinvolti in tutti gli aspetti decisionali. Il loro protagonismo andrà però dosato con intelligenza, sapendo scegliere al meglio i tempi e le modalità di un loro impegno, senza comprometterne l’immagine istituzionale.
i) L’organizzazione non si improvvisa – Un partito non è un comitato elettorale, il segretario dovrebbe avere il giusto tempo a disposizione per dimostrare che c’è ancora la possibilità di fare una politica di appartenenza e radicamento. Il tesseramento sia trasparente e conti davvero: un territorio che ha mantenuto iscritti (e voti) dovrà essere valorizzato; stimolerà le altre realtà a fare di meglio. No quindi a “invenzioni” e “catapultati”. Gli aspetti della comunicazione, interna ed esterna, abbiano la massima rilevanza.

*Sindaco di Magione

«Minimetrò, vendere le azioni di proprietà pubblica è un grave errore»

di Stefano Vinti*

L’affidamento dell’incarico, deciso dalla Giunta comunale di Perugia, a un professionista per valutare il 70 per cento delle azioni di Minimetrò Spa, che sono di proprietà municipale, allo scopo di venderle è un errore molto grave. Cedere la quota maggioritaria pubblica significa che il governo cittadino intende privarsi di uno strumento fondamentale per la regolazione e riduzione del traffico privato, per la salvaguardia dell’ambiente e dell’aria, e quindi per migliorare la qualità della vita in città. Inoltre voglio ricordare che la parte pubblica di Minimetrò Spa è di proprietà dei perugini tutti, e che prima di disfarsi di un bene comune cittadino occorre sentire il parere dei legittimi proprietari. Spero che la città, le sue organizzazioni, i consiglieri comunali ovunque collocati, facciano sentire la loro voce.

*associazione culturale UmbriaLeft

«Frecciarossa Perugia-Milano, una fermata a Terontola per risparmiare e migliorare il servizio»

di Giacomo Chiodini*

La fermata del Frecciarossa a Perugia è un elemento acquisito ormai irrinunciabile per l’intera regione e non solo per il suo capoluogo. Tutte le istituzioni si devono sentire pienamente coinvolte nella difesa e promozione di questo servizio. Il costo del treno veloce che parte tutti i giorni da Perugia arretrando da Arezzo – la cui stazione si affaccia sulla tratta di alta velocità Roma-Milano – è notevole: oltre un milione di euro a carico della Regione Umbria. C’è però un’ipotesi, che si cerca in queste brevi righe di illustrare, che potrebbe ridurre almeno in parte questo esborso in favore di Trenitalia e migliorare complessivamente le opportunità di accesso all’alta velocità dei cittadini umbri. Si tratta al momento solo di una suggestione da approfondire, ma spero possa essere presa nella dovuta considerazione.

Terontola L’idea è quella di introdurre un’ulteriore fermata a Terontola, stazione di Cortona, del treno che parte da Perugia alle 5,30. Prima di arrivare ad Arezzo alle 6,23 e iniziare il tragitto in alta velocità, il Frecciarossa di Perugia potrebbe, e ne avrebbe tutto il tempo, fermarsi anche a Terontola, caricare i passeggeri, e ripartire verso Arezzo in direzione Milano. Il ritorno prevedrebbe una fermata in più dopo Arezzo (21.31), prima dell’arrivo a Perugia Fontivegge alle 22.25. Tutti gli aspetti tecnici sono stati verificati, anche tramite l’interessamento del Comune di Cortona, e le manovre di fermata e ripartenza, che avverrebbero su una linea ferroviaria tradizionale, sono compatibili.

Ulteriore possibilità Il Frecciarossa a Terontola, località accessibile con estrema facilità dalla superstrada Perugia-Bettolle e ben connessa con i treni regionali umbri, si aggiungerebbe assieme al capoluogo e a Chiusi come uno dei nodi in cui prendere l’alta velocità per andare e tornare dal Nord Italia. Le ultime due stazioni – Terontola e Chiusi – sono certamente in Toscana, ma prossime all’Umbria. Proprio per questo, complice la nuova ipotesi di fermata a Terontola, si potrebbero rivedere i costi coinvolgendo la Regione Toscana nel sostenere almeno in parte la spesa. L’Umbria avrebbe il Comune di Cortona come valido alleato in questa richiesta così lineare e di buonsenso. Terontola infatti è da sempre una delle stazioni di riferimento per gli Umbri. La quattro corsie della Perugia-Bettolle – per non citare la stessa autostrada – rendono infatti Terontola-Cortona un nodo facilmente raggiungibile da una pluralità di località: meno di 20 minuti da Castiglione del Lago e Passignano; meno di mezz’ora da Magione e Corciano. La stessa Perugia sarebbe a circa 40 minuti. Tempi di percorrenza ottimi sia con l’auto che con il treno. Insomma vale la pena approfondire questa ulteriore possibilità che potrebbe davvero migliorare l’accessibilità degli umbri all’alta velocità, ma anche contribuire a ridurre i costi qualora Cortona e la Regione Toscana ci mettessero del loro.

*Sindaco di Magione e presidente dell’Unione dei Comuni del Trasimeno

«Da 12 anni senza Luca, morto nel repartino di psichiatria mentre tutti parlavano di Meredith»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Cristina Gambini, sorella di Luca, il 29enne di San Giustino morto il 30 dicembre 2007 nel ‘repartino’ di psichiatria di Monteluce, a Perugia. Nel processo che ne è seguito, nel marzo 2016 la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a 8 mesi della Corte d’Appello al primario di allora ma nel frattempo il reato si è estinto per prescrizione

Ciao Fratello mio, sono passati 12 anni da quel terribile giorno in cui il mio cuore ha smesso di battere insieme al tuo. Il mio poi, riprese a pompare, con fatica e sofferenza; non vi era alternativa o per lo meno, questa non avrebbe avuto senso.

Ho lottato tanto per la tua giustizia, tu lo sai.
Una condanna c’è pure stata, anche se il colpevole non ha mai scontato la sua pena, ma del resto siamo in Italia, e l’indiziato che sa di essere innocente, può richiedere il rito abbreviato, con lo sconto di 1/3 della pena, proprio come nel nostro caso.

Sai Fratello mio, fino ad allora avevo avuto abbastanza fiducia nella giustizia.
Te li ricordi Falcone e Borsellino? Loro si che erano onesti.
Ah già è vero, hanno ucciso anche loro.
Un omicidio di Stato, proprio come il tuo.

L’anno in cui sei morto, in cui ti hanno fatto morire, la cronaca aveva fin troppe notizie di cui parlare. Era il 2007 e Perugia, lo stesso luogo in cui sei morto tu, era stata da poco colpita da un evento di cronaca nera internazionale.

Caro Fratello mio, certo te abitavi a San Giustino in provincia di Perugia.
Non eri mica un americano o un inglese, altrimenti sai che risonanza avrebbe avuto il tuo caso!

Si hai ragione, non siamo nemmeno di Roma. Lì i poteri forti sono più vicini, chissà, forse il tuo omicidio colposo non sarebbe andato in prescrizione. Forse, chissà…
E magari Le Iene avrebbero risposto alla mia mail, o trasmissioni televisive come Mi Manda Rai Tre, ci avrebbero invitati una seconda volta nel loro programma.

Si, i giornali locali ne hanno parlato, rimasero tutti sconvolti, ma poi la vita deve continuare, ci sono altre notizie da raccontare.

E poi caro Fratello mio, te sei morto in un reparto di psichiatria. A chi vuoi che interessi il motivo per cui ti trovavi lì, o tutti i danni che un certo modo di condurre la medicina, ti hanno causato?
Chi ci lavorava in quel reparto, veniva considerato un professionista, mentre te e gli altri ricoverati, eravate considerati dei pazzi.
Dai che almeno con la tua morte, quel reparto è stato chiuso: era completamente fuorilegge (il reparto), ma i pazzi eravate voi.

Fratello mio, non so dove ho trovato la forza per andare avanti. E’ stata dura tu lo sai.
Ho anche cercato di distruggermi, ma tu, da qualunque parte tu sei ora, mi hai fatto capire che dovevo continuare a vivere, non a sopravvivere, e che ti faceva soffrire vedere farmi del male.

Mi hai fatto capire che dovevo vivere per me e anche per te, e io sto cercando di vivere al massimo. Vedi quante cose mi hai insegnato, e avevi solo 29 anni quell’ultima volta che ti ho abbracciato.

Caro Fratello mio, asciugo le lacrime e vado avanti. Per fortuna siamo fatti per il 60% di acqua, altrimenti mi sarei già disidrata da un pezzo.

Fratello mio, tu lo sai che questa canzone me l’hai sussurrata te.
Ricordo ancora quella notte in cui le parole arrivavano una dietro l’altra, senza esitazioni ne correzioni.

Quelle parole arrivano da te, perché tu Fratello mio, Sei Sempre con Me

Il grifo riprende il volo contro un Entella prudente: il Pagellone di Mario Mariano

di Mario Mariano

Roberto Boscaglia è uomo di mare e non da quando allena la Virtus Entella. Prima di Chiavari ha centrato i migliori risultati a Trapani, anni di successi che avevano lasciato intravedere una carriera importante anche in città di eccellenti tradizioni calcistiche come Brescia e Novara. Invece nulla di importante. Boscaglia soffre di vertigini e lo ha ampiamente dimostrato al Curi, dove arrivava forte di tre vittorie consecutive e allora, come soluzione ha proposto una tattica vecchia come il cucco, che non ha mai dato frutti. Ha provato ad addormentare la partita, sperando che il Perugia oggettivamente timoroso, finisse per accontentarsi di un pareggio; che era poi il risultato gradito all’uomo di Gela, che aveva fatto i conti senza l’oste. Un pareggio avrebbe ingigantito la crisi e sommerso di critiche lo stesso Oddo, pur in gradinata per squalifica. Preso coraggio strada facendo, il Perugia ha capito che bisognava solo insistere, che la gloria acquisita dalla Virtus era rimasta negli spogliatoi.

LA CRONACA

La partita Abbassando il ritmo della partita Boscaglia ha contribuito a far sbagliare meno proprio una delle difese più fragili del campionato. Di fatto l’unico pericolo per Vicario è arrivato sul filo di lana, con il doppio vantaggio, quando Morra ha provato a realizzare almeno il gol della bandiera. Boscaglia si difenderà dalle critiche che gli arriveranno anche in questi giorni in cui bisognerebbe abbassare i toni e pensare a temi più scottanti, ma sono proprio i fatti a dargli torto. Il numero delle occasioni da rete create dalle accelerazioni di Falzerano, tornato pianista elegante e incisivo come nelle giornate migliori. E comunque le valutazioni dei singoli daranno conto di come in una settimana è stato ridotto il numero degli errori. Viaggiando ad andatura da crociera e rispettando la segnaletica, diminuiscono le probabilità di danneggiare la carrozzeria.

Vicario: Per una volta non è protagonista, ma è sicuro che non se ne lamenterà. Paolucci e Schenetti avevano la mira sballata. Solo Morra ci ha provato, ma stavano già scorrendo i titoli di coda. Voto: 6+

Rosi: Resta attaccato alla propria area, anche perché c’era già un modulo a trazione anteriore; senza l’affanno di dover spingere, ha concentrato tutte le energie per tenere lontani i frombolieri liguri dalla porta di Vicario. Voto: 6

Gyomber: Contati almeno sei palloni calciati di proposito oltre la riga laterale per ridurre al minimo le probabilità di commettere errori. Una strategia studiata a tavolino, modificata una volta acquisita fiducia. Tra lui e Sgarbi non ci sono più distanze siderali e il muro è più efficace. Voto: 6.5

Sgarbi: Inutile girarci intorno, accordargli fiducia dopo Cremona è stato un atto di coraggio. Dovrebbe aver compreso la lezione perché finalmente non cerca gloria in avanti, e sopratutto non si distrae. Non è un caso che per una volta Vicario non ha dovuto fare gli straordinari. Voto: 6.5

Di Chiara: Come Rosi nel primo tempo non oltrepassa mai la metà campo, e quando decide di affondare crea superiorità numerica e pressione che determinano il gol di Capone. Voto: 6.5

Falzerano: Avesse anche il tiro nel suo repertorio giocherebbe da tempo in serie A; visto che è un’anima sensibile, dopo averci provato una volta con modesto risultato, offre a Iemmello la palla del 2-0 con una accelerazione che è il pezzo forte del suo repertorio. Voto: 6.5

Nicolussi Caviglia: La Juventus lo segue con costanza (c’erano emissari anche stavolta) e questo stimola il ragazzo che è consapevole dei suoi mezzi e, valore aggiunto, non è presuntuoso. Deve migliorare nella battuta a rete, qualità che fa la differenza in un centrocampista. Voto: 6+

Buonaiuto: Viene sommerso dagli applausi quando il trio dei tecnici decide di cambiare il quadro tattico, correndo anche qualche rischio. Forse la sua migliore prestazione della stagione; la fresca paternità lo responsabilizza ancor di più. Verticalizza e calcia con grande facilità, lo dimostrano i due palloni che scheggiano i legni. Voto: 7+ (dal 27′ st Mazzocchi: lo scugnizzo napoletano si fa trovare pronto, schizza in avanti e poi aggredisce l’avversario mordendo le caviglie. Voto: 6)

Capone: La continuità non sarà mai il suo forte, il fisico deve anche recuperare; utile nello spezzare il fraseggio degli avversari, che permette alla squadra di salire. La girata del gol è da applausi e pare di capire che la mancata esultanza la riservi a chi crede poco nelle sue qualità. Che certo non è Oddo. Voto: 6.5 (dal 34′ st Falcinelli: prosegue l’operazione recupero, il morale si trova anche partecipando per una manciata di minuti. Voto: ng)

Iemmello: Cecchino è sempre stato e sempre sarà, capitalizza ogni pallone, sbaglia almeno due volte il raddoppio, poi poi segue Falzerano sulla ripartenza che stende l’Entella. Trovargli un difetto non è impresa facile, perché si fa perdonare ogni cosa con una dedizione alla causa straordinaria. I compagni devono amarlo non solo per le qualità balistiche, ma perché evidentemente dotato di carisma. Voto: 6.5

Donatelli (Oddo): Non è stato facile venire a capo di una settimana e in generale di un periodo complicato. Il potenziale offensivo c’è e la prestazione è confortante, pur con i timori iniziali. La sostituzione di Buonaiuto non ha convinto e non solo perché è uscito il migliore: mandare in campo un difensore è un segnale forte all’avversario, che guarda caso si è svegliato dopo un lungo torpore. Trovare la continuità diventa ora più che mai indispensabile per capire obbiettivi di mercato e di classifica. Voto: 6

«Troppe interruzioni di energia elettrica, spesso lasciati al buio e al freddo». Enel risponde

Riceviamo e pubblichiamo la lettera da una cittadina di Badiola di Marsciano e la risposta dell’Enel

Buonasera, sono R. G. da Badiola.
Vorrei segnalare un problema continuo e incessante che crea disagi enormi: l’interruzione della corrente elettrica. Dopo svariate sollecitazioni e lamentele alla ditta fornitrice, ci troviamo come quartiere a dover sollevare questo problema.

Le interruzioni sono troppo frequenti, addirittura una volta ogni due settimane per ore infinite, mattinate intere (dalle 8,30 alle 14,30) fino ad arrivare addirittura al pomeriggio di venerdì 20/12, in cui è prevista un interruzione dalle 15,30 fino alle 21,30.

Tutto ciò provoca irritazione e disdegno in particolar modo per chi ha bambini piccoli e per gli anziani che si troveranno completamente al buio dalle 17 circa quando tramonterà il sole, e completamente al freddo considerando la stagione attuale.

Nessuno vuole contestare i lavori, che chiaramente vengono effettuati per migliorare la qualità del servizio, tuttavia il nostro sdegno nasce da un evento continuo e troppo frequente.
Saluti

La risposta E-Distribuzione, la società del Gruppo Enel che gestisce la rete elettrica di media e bassa tensione, informa che in questi giorni sono in corso alcune operazioni legate al sistema elettrico territoriale, in località Badiola nel territorio comunale di Marsciano, per consentire alla società Terna, che gestisce le linee elettriche di alta tensione, di eseguire lavori di manutenzione e potenziamento dell’elettrodotto di alta tensione.

L’esecuzione delle operazioni in sicurezza richiede il “fuori servizio programmato” di alcune linee di bassa e media tensione: E-Distribuzione, per diminuire i disagi alla clientela, ha installato nella zona interessata dai lavori sei gruppi elettrogeni, che nei giorni scorsi hanno richiesto una prima interruzione programmata per l’installazione e l’attivazione dei generatori di energia elettrica, mentre un’analoga ed ultima interruzione si svolgerà venerdì 20 dicembre, dalle ore 15.30 alle 21.30 con possibile conclusione anticipata, per la rimozione degli stessi ed il ripristino del normale assetto del sistema elettrico al termine degli interventi da parte del gestore della rete di alta tensione.

I clienti sono preavvisati attraverso affissioni (e avviso diretto personalizzato per le utenze servite in media tensione) nelle aree coinvolte. E-distribuzione ricorda di non utilizzare gli ascensori per tutta la durata dei lavori e di non commettere imprudenze contando sull’assenza di elettricità: la corrente potrebbe essere riallacciata momentaneamente per prove tecniche.

Caso Teleterni, Odg: «Crisi scaricate sempre sulla pelle dei giornalisti»

Riceviamo e pubblichiamo la nota dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria esprimendo solidarietà ai colleghi

A fronte delle recenti vicissitudini che hanno riguardato l’organico dell’emittente ternana Teleterni, di fatto dimezzato in ragione della chiusura del rapporto professionale in capo a tre colleghi, in un caso addirittura prima della scadenza naturale del contratto, l’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria rileva come ancora una volta le crisi aziendali vengano affrontate e gestite direttamente sulla pelle dei giornalisti, senza alcuna altra valutazione possibile che offra spazi di sostegno e rilancio. Il tutto peraltro senza un piano industriale che favorisca lo sviluppo dell’informazione in un contesto territoriale già ampiamente penalizzato da scelte sbagliate, tagli e chiusure di redazioni.

Pare essere mancata, nella vicenda specifica, un’analisi economica e sociale in grado di sostenere la necessità dell’ulteriore presenza di un’emittente importante e da sempre vicina alla gente: si è preferito invece affrontare le difficoltà con una scelta drastica, appunto il taglio lineare dell’organico, che di fatto non risolve la situazione contingente e contemporaneamente acuisce la crisi occupazionale e di prospettiva del settore.

Ferma restando la piena competenza degli organismi sindacali nell’affrontare e gestire la delicata vertenza, all’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria compete l’eventualità, che verrà concretizzata già nelle prossime ore, di portare il caso-Teleterni alla ribalta del Consiglio Nazionale dell’Ordine per le decisioni che vorrà adottare sotto il profilo della lesione della dignità di colleghi che si trovano da un giorno all’altro privati della possibilità di espletare il proprio mandato informativo.

Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria