venerdì 15 novembre - Aggiornato alle 19:33

«All’ospedale di Perugia per un esame ma rimandati a casa per l’assenza del medico»

Riceviamo e pubblichiamo da una nostra lettrice e poi quella di un’altra paziente e la risposta dell’ospedale

Buongiorno Direttore,
mi trovavo presso il Polo Ospedaliero di S.M.Della Misericordia (Reparto di Gastroenterologia) per effettuare il Breath Test per Helycobacter Pylori.
Al mio arrivo,in accettazione sono stata informata che la dottoressa preposta per l’effettuazione del test non era presente e che l’ambulatorio era CHIUSO.
Oltre me, altre persone sono state rimandate a casa con la medesima motivazione.
Tenga conto, Direttore, che questo esame ha delle liste di attesa molto lunghe e bisogna presentarsi per effettuare l’esame digiuni.
C’è solo una dottoressa che effettua questo esame per tutte le prenotazioni che convergono al Reparto di Gastroenterologia…con l’appunto che proviene dal Polo Universitario.
Non siamo stati nemmeno avvisati dall’Ufficio dell’Umbria Sanità, come di norma avviene, per motivare o dare notizia dell’accaduto.
Il personale che ci ha accolti questa mattina ci ha riferito che non è la prima volta che succede per l’assenza della collega.
Spero di essere stata chiara ed esaustiva nel descrivere lo spiacevole evento.
Distinti saluti

Lettera firmata

Un’altra lettrice ci ha scritto:

In merito all’articolo sul breath test non effettuato stamattina in ospedale per assenza del responsabile. Ero lì anche io. Dopo una momentanea cancellazione siamo state richiamate nel giro di qualche minuto. Mia madre ha potuto fare l’esame del caso in quanto hanno trovato un sostituto. L’ambulatorio è stato chiuso solo 30 minuti circa.

Ecco la replica dell’ospedale:

Con riferimento alla lettera di una vostra lettrice, che ha segnalato l’inconveniente del mancato esame da eseguire nella mattinata di giovedì 14 novembre presso la struttura di Gastrenterologia, sono a rappresentare le scuse personali alla suddetta paziente. Non appena il personale si è accorto del disguido organizzativo, ha provveduto a rimodulare l’attività assistenziale, effettuando gli accertamenti diagnostici per tredici pazienti. Purtroppo, quattro di essi non sono stati intercettati e possiamo assicurare che in tempi brevi saranno richiamati dalla segreteria. Nel rinnovare le nostre scuse a chi non ha potuto usufruire delle prestazioni della struttura, porgiamo distinti saluti.

Mauro Marchesi
(Direttore ad interim  Gastroenterologia ospedale di Perugia)

Morte del direttore Rai Andrea Jengo: c’è ancora una lettera per lui

di Manuela Vena
presidente associazione culturale Fidem

Ci sono giorni la cui data assurge a ricorrenza nel modo peggiore. Apprendere della dipartita di una persona cara è sempre cosa terribile, ma quando il diretto interessato è un personaggio pubblico, il modo in cui viene riportata la triste notizia non può che urtare i sentimenti di quanti lo hanno conosciuto da vicino, in riferimento ad un vissuto che mal si intona all’asetticità delle agenzie stampa. E, in un attimo, sovviene il ricordo disordinato delle ultime chiacchierate come delle prime e l’esercizio delle ricordanze sembra l’unica cosa che possa consolarci della grave perdita che, sulle prime, non si configura come tale. Chi scrive, da non autoctona, diversi anni or sono, ha avuto in sorte di identificare in loco una zona franca, sempre accessibile, cui sottoporre istanze di ogni tipo, potendole poi sempre ricondurre a un orizzonte politico, subito piuttosto che auspicato. Quel luogo era la Rai, o forse dovrei dire che quel luogo era il suo direttore.
Ho conosciuto Andrea Jengo prima del 2004, quando, in procinto di laurearmi, cercavo un mio posto nel mondo. Essendomi appassionata a Perugia pensai di intercettare uno degli interlocutori che più si confacevano al mio profilo professionale. Quel Signore che avevo sentito parlare in pubblico e di cui mi aveva colpito l’energia e la freschezza espressiva, in un colloquio a due, esemplificava ancor meglio le sue doti umanistiche. Si, Andrea Jengo era un umanista, di quelli che non ne fanno più. Quando andai a sottoporgli l’ipotesi di organizzare a Perugia un Festival delle Idee Euro-Mediterranee, fu l’unico a coglierne la valenza, non meramente rivierasca, soffermandosi sul termine ‘idee’ prima che sull’aggettivo ‘mediterraneo’, così estraneo agli umbri. E mentre gli riferivo che i primi interlocutori istituzionali avevano obiettato che non aveva senso un progetto del genere visto che a Perugia non c’era il mare, mi rispose senza indugio che allora il mare a Perugia lo avremmo portato noi, perché sono i sogni e le visioni a sostanziare i progetti e – perché no?! – anche quella politica che sapevamo di dover supportare nel nostro piccolo.
Andrea ha incarnato per me e per tutti i ragazzi di Fidem quel patto generazionale la cui assenza l’Italia soffre da tempo, rappresentando un imprescindibile punto di riferimento per un gruppo di ragazzi la cui generazione non aveva avuto in sorte “quella fortuna riservata alla mia”e che lui in qualche modo sentiva l’obbligo di dover restituire. Anche quando il mare a Perugia è arrivato davvero e ha visto la nostra piccola città prima, e l’intero territorio regionale dopo, interessarsi a vario titolo e con diverse sensibilità al fenomeno dell’Accoglienza, Andrea, continuava a porre l’enfasi sull’impegno profuso in direzione di una necessaria interazioni tra due parti del mondo troppo vicine per non interagire, e che tanto valeva agevolare nelle proprie interazioni positive perché si sa, tra vicini se “non ci si sopporta, finisce in caciara!”. Tutto questo succedeva prima delle Primavere Arabe, prima cioè che l’argomento (e l’aggettivo Mediterraneo) diventasse di moda. Mentre muovevamo i primi passi Andrea, pur cogliendo l’opportunità che il frangente contemporaneo rappresentava per Fidem, ci ha sempre tutelato ben intuendo quanto temi così controversi potessero di per sé rappresentare un’arma a doppio taglio per chi li veicolava.
Con la prematura scomparsa di Andrea Jengo, oggi Fidem perde un padre nobile, un mentore, un amico, prima che il suo Presidente onorario. Di lui ci resta l’esempio, prima che il ricordo e la voglia di sapere esprimere quella sua attitudine ad una schiettezza mai sgarbata che sapesse palesare un appassionato senso civico che è poi il fondamento del senso dello Stato. Di lui ci resta l’immagine delle sue matite colorate in bella mostra sulla scrivania, utili a non dimenticare …
Continuare senza Andrea sarà difficile. Ci mancheranno le chiacchierate spensierate non meno dei confronti appassionati, ma forti della sua eredità, sapremo portare avanti le nostre idee perseguendo i nostri obiettivi, pur senza trascurare di sciogliere quei nodi sistemici che, nell’ultimo periodo, hanno fatto attrito con la nostra attività quotidiana, causandogli non poco dispiacere proprio perché,
conoscendone i meandri, avrebbe voluto evitarceli in quanto sintomatici dei tarli di un sistema che però, “non sempre ti cambia da dentro!”, come ci piaceva dire.
Averlo conosciuto è e e resta fra le eredità emotive di un gruppo di sognatori che avevano bisogno che qualcuno credesse in loro per crederci davvero anche loro, un gruppo di sognatori di cui Andrea faceva parte . Averlo incontrato significa avere la certezza che una persona può scegliere di essere un ponte rispetto agli altri, nonostante oggi sia molto più diffusa la scelta di farsi muri. Essere un ponte significa collegare e non separare, unire e non dividere, essere terreno di passaggio e di scambio. Ci mancherà la tua ironia, ci mancheranno le risate e le ore di lavoro condivise.
Ci mancherà sapere che c’è qualcuno che, pur incarnando le sembianze di un uomo di sistema, ha saputo dispiegarle al nostro sguardo come meritevoli di rispetto, semplicemente incarnandole. Non ci resta che augurarti il vento in poppa, amico mio, tu che quel mare lo avevi dentro e non ne eri mai dimentico. E visto che il motto della nostra Associazione è “Il mare unisce e non divide” siamo certi che ci sarà dato di incontrarci ancora e magari confrontarci su questo o quell’argomento in un luogo dove non sarà necessario che tu ti preoccupi per noi. Ciao Andrea

‘Avete salvato la nostra bimba nata prematura: farete sempre parte della famiglia’

Riceviamo e pubblichiamo la lettera con cui mamma Maria Chiara racconta le cure che i medici della Terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Terni hanno prestato alla piccola Chiara, nata prematura.

Dopo la nostra esperienza desideriamo esprimere sincera gratitudine a tutto il personale medico e paramedico dell’Unità Operativa Complessa di Patologia Neonatale e Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale “Santa Maria” di Terni. Qui la nostra piccola Chiara, nata prima del termine previsto per il parto, è stata accolta a poche ore di vita, dopo essere stata trasferita dall’ospedale in cui è venuta alla luce per l’insorgenza di una problematica di tipo respiratorio correlata alla sua epoca gestazionale.

Volevamo ringraziare dal profondo del cuore tutto il personale che opera quotidianamente in questo meraviglioso Centro: il profilo di elevate capacità e l’altissimo livello di specializzazione che lo contraddistinguono fanno di questa realtà un simbolo di eccellenza sanitaria e noi di questo siamo stati testimoni sin dal primo istante, poiché crediamo che la professionalità si esplichi non solo nelle competenze tecnico-professionali, ma anche, e non di meno, nell’attenzione agli aspetti emotivo-relazionali.

Non dimenticheremo mai tutto quello che abbiamo ricevuto in quei giorni di sofferenza, attesa, timore: la dedizione assoluta, l’umanità profondissima, l’Amore incondizionato di ognuno di loro verso tutti i piccoli angeli “custoditi” nelle cullette, avvolti dalla tenerezza e dalla dolcezza di occhi attenti, di mani sempre tese, di sorrisi luminosi, quasi a ricordare soprattutto a noi genitori che oltre il dolore può esistere una gioia più grande, una speranza di vita piena.

Se la nostra bimba ora sta bene ed è a casa, circondata dall’amore di mamma, papà e del suo fratellino, è soprattutto grazie alle cure tempestive e premurose dei medici Neonatologi, degli infermieri e di tutto il personale di questo splendido reparto, che faranno sempre parte della nostra famiglia: a Chiara racconteremo di loro, della tenerezza e della forza con cui ci hanno accompagnato in quei giorni, proprio come in una favola a lieto fine. Siamo certi che questa realtà potrà continuare a rappresentare un fondamentale e sicuro punto di riferimento per tanti piccolini bisognosi di cure sin dalla nascita, e per tutte le loro famiglie.

Terni, l’ex assessore Ballerani lascia il Pd: «Delusa per le scelte compiute»

di Cristhia Falchetti Ballerani
ex assessore Comune Terni

I recenti risultati elettorali e le riflessioni che personalmente sto elaborando da diversi mesi, mi inducono ad esternare il mio disappunto e la mia non condivisione delle scelte di un Partito al quale mi avevano avvicinato idee politiche e sociali che hanno sempre caratterizzato il mio essere cittadina attiva. Partendo dal generale, per scendere poi nel particolare della realtà locale, mi hanno vista in dubbio sulla coincidenza tra il mio pensare e quello esternato nei programmi dal Partito Democratico. Dapprima una opposizione debole, formale non incisiva al Governo Conte 1 e successivamente, e quanto mai repentinamente, l’entrata al Governo Conte 2 hanno fatto prevalere in me un profondo scetticismo. Ciò non tanto per l’emergenza di fermare un sovranismo e un antieuropeismo che, obiettivamente andava fermato, quanto per l’assenza di una identità propria che il Partito avrebbe dovuto avere e manifestare dentro e fuori la coalizione governativa.

Identità che ho sempre immaginato (forse creduto? forse sperato?) solida sui valori di liberismo, di equità sociale, di antigiustizialismo e ispirata ai valori del rispetto della Costituzione ed alla divisione dei poteri dello Stato. Valori, questi, che non ritengo trasfusi nelle scelte adottate in questi mesi di governo. Mesi che, al contrario, hanno visto un totale appiattimento e asservimento ad una politica populista, e tutt’altro che popolare, tipica e propria del Movimento 5 Stelle, che come si è visto, è stata perdente anche per il Movimento stesso. Il taglio scriteriato e senza progetti del numero dei parlamentari, l’annullamento della prescrizione giudiziale dei reati, la carcerazione per gli evasori fino 50 mila euro, l’abbassamento del limite di utilizzo del contante e soprattutto l’obbligo di pagamenti virtuali sono, o per lo meno mi appaiono, non il frutto di una politica razionale, ragionata e prospettica quanto il voler cavalcare un populismo fine a se stesso lontano dalla politica, anzi contro la buona politica, contro il sentimento popolare e fuori della realtà. Una realtà che il Pd sembra vedere ancora divisa nelle classi ottocentesche di proletario e borghesia non più esistenti nella società italiana nelle accezioni, appunto ormai ottocentesche, che propone l’attuale Pd e manifestate nelle scelte di politica economica che si appresta a varare. Mi rendo conto che i temi che ho sopra solo accennato sono in questa sede poco appropriati ma, e qui, è il punto il Pd, non ha coltivato questi luoghi di dibattito e di ascolto in quanto evidentemente privo di sincero interesse all’ascolto ed alla partecipazione.

All’interno del partito A ciò si aggiunge la mancanza di democraticità nella gestione interna del Partito. Antidemocraticità tutta sintetizzata nella gestione del partito umbro, emblematica e quanto mai significativa. Le vicende giudiziarie occorse alla precedente segreteria e le scelte politiche interne che ne sono state adottate di conseguenza, sono l’esempio proprio di un giustizialismo inaccettabile di una politica che si fa dettare l’agenda da un altro potere dello Stato e che lascia gli spazi propri ad altri, senza rivendicarne l’autonomia decisionale che le dovrebbe essere propria. Non solo. La vicenda che ha colpito il partito umbro è stata gestita in modo cieco e antidemocratico se non con vero e proprio autoritarismo. La scelta di nominare un Commissario Straordinario che fu della mozione perdente al congresso umbro svoltosi soli pochi mesi prima è altamente simbolica dell’operazione epurazione che si è voluta attuare in Umbria.

Il mancato ascolto della assemblea e dei componenti della stessa democraticamente eletti nel dicembre del 2018 non appare una scelta dettata da mero formalismo (scioglimento dell’assemblea) ma ha significato ignorare con arroganza iscritti che hanno saputo portare e coinvolgere migliaia di umbri alle urne per scegliere il segretario regionale e che fecero dell’Umbria ‘Il Caso nazionale’ di una ripresa partecipazione e di apertura inclusiva del Pd. Esperienza questa, che è stata al contrario arrogantemente snobbata per giustiziare politicamente e anche giudiziariamente la uscente presidente del consiglio regionale, condannandola già prima di esserci imputazione (in senso tecnico) di responsabilità penali che solo la magistratura, e non anche, si badi bene, requirente, potranno semmai accertare e, se del caso, condannare; mandare al governo esponenti umbri ogni caso rappresentativi della volontà del Commissario e della sua sola area di sostenitori; sostenere un candidato alla presidenza regionale al quale è stata fatta indossare la maglietta di civico pensando (arrogantemente) che gli umbri non abbiano compreso la differenza tra civico e civismo; scegliendo tra i candidati al Consiglio Regionale gli stessi noti che hanno rappresentato la politica locale (tutt’altro che vincente) degli ultimi venti anni; rappresentanti però di un potere precostituito fondato sulla vicinanza al commissario e sostenitori della sua mozione nel dicembre 2018; si può dire ironicamente il Giglio Magico Umbro. Per tutto quanto e per molto altro, rassegno le mie dimissioni dal Partito Democratico. Evito formalismi e perbenismi dichiarandomi dispiaciuta. Al contrario manifesto tutto il mio sentimento di delusione.

Terremoto, Paparelli: «Abbiamo fatto il massimo, il decreto accelererà la ricostruzione»

di Fabio Paparelli*

Sono trascorsi tre anni dalla violenta scossa del 30 ottobre 2016, la più potente registrata nella nostra regione da molti secoli. Un terremoto che ha duramente ferito la nostra terra, senza aver però provocato vittime. In questa circostanza vorrei ancora una volta ribadire la mia vicinanza alle popolazioni colpite, con le quali ho condiviso, sin dalla notte del 24 agosto del 2016, giorni difficili e di grande impegno, carichi anche di tanta umanità e solidarietà. Sono stati tre anni di lavoro fatto insieme alle istituzioni, alle associazioni, ai comitati, alle imprese, ai professionisti e soprattutto insieme alle popolazioni locali”: è quanto afferma in un suo messaggio il presidente uscente della Regione Umbria, Fabio Paparelli, per il quale si è trattato di “un lavoro fondamentale per definire un percorso puntuale nel processo di ricostruzione privata che, ad oggi, ha consentito di assicurare equità di trattamento, uniformità nell’applicazione delle regole, trasparenza dei procedimenti e tracciabilità delle risorse.

Con franchezza voglio anche dire che con il modello di ‘governance’ che era stato scelto all’indomani degli eventi sismici – e che nessun Governo ha modificato –, e dunque sulla base del complesso delle norme di legge e delle ordinanze commissariali vigenti, è stato realizzato il massimo possibile. Ecco perché ho salutato con soddisfazione anche il recente decreto legge sul terremoto varato dall’attuale Governo, nella consapevolezza che le norme in esso contenute contribuiranno a far fare un importante passo in avanti al processo di ricostruzione. E proprio a proposito di tale decreto voglio rivendicare, con orgoglio, l’aver voluto ascoltare le popolazioni, le associazioni, i rappresentanti delle istituzioni locali, delle professioni, delle imprese, per raccogliere proposte e suggerimenti di cui mi sono fatto personalmente interprete nei confronti del Governo. Una volontà di ascolto che auspico anche da parte di coloro che sono stati chiamati oggi alla guida del governo regionale ai quali assicuro che, anche dall’opposizione, daremo il nostro contributo impegnandoci a tener fuori il tema della ricostruzione dallo scontro politico. Come ogni atto anche questo – ha precisato – potrà essere migliorato in sede di conversione in Parlamento ed il mio auspicio è che tutte le forze politiche vi concorrano, a differenza di quanto avvenuto in analoghe e passate circostanze che hanno riguardato provvedimenti statali per le aree terremotate.

Al di là di polemiche e strumentalizzazioni – e tante ne abbiamo sentite soprattutto negli ultimi giorni di campagna elettorale – vorrei, nel congedarmi dalla funzione di presidente della Regione, ricordare alcuni dati oggettivi.

A tre anni dal sisma sono 1.591 le domande presentate per la ricostruzione privata e, ad oggi, sono state rilasciate 650 autorizzazioni contributive e sono stati concessi 104.822.209,00 euro mentre 500 famiglie hanno potuto far rientro nella proprie case;  sono state delocalizzate 220 attività per consentire loro di riprendere il proprio lavoro;  531 imprese, ubicate nei comuni maggiormente colpiti, hanno potuto usufruire dei finanziamenti degli investimenti delle imprese grazie ai bandi del cosiddetto ‘danno indiretto’ e in seguito alle 51 domande per la ricostruzione ‘pesante’ delle attività produttive sono stati concessi contributi pari 13.736.084 euro.

Si tratta solo di alcune delle cifre della ricostruzione e della ripresa economica. Queste cifre celano l’enorme mole di lavoro sviluppata in questi anni con l’unico obiettivo di realizzare una ricostruzione di qualità al fine di restituire alle comunità colpite dal sisma un patrimonio edilizio molto più sicuro ed energeticamente efficiente anche al fine di contribuire ad un processo più ampio di crescita sociale, culturale ed economica, ovviamente nel pieno rispetto della legalità.

Proprio per questo, accanto alla ricostruzione delle case e delle attività produttive, per ripartire, si è voluto salvaguardare l’identità delle comunità e del territorio attraverso il ripristino, l’adeguamento e miglioramento sismico degli edifici di proprietà di enti pubblici e di enti religiosi. Ad oggi sono finanziati nella Regione Umbria 174 interventi per un importo totale di 183.396.189,49 euro.

Oltre a ciò, lo sviluppo dei territori e la ricostruzione socio-economica post-terremoto sono gli elementi portanti del ‘Master plan della Valnerina e di Spoleto’ – previsto nella legge regionale n. 8/2018 “Norme per la ricostruzione delle aree colpite dagli eventi sismici del 24 agosto 2016, 26 e 30 ottobre 2016 e successivi. Modificazioni ed integrazioni a leggi regionali” – sul quale, nella prossima legislatura regionale, dovranno concentrarsi gli sforzi di tutti i protagonisti della ricostruzione per rafforzare il percorso di rinascita e sviluppo che è stato pianificato in questi primi anni successivi al sisma.

Abbiamo cercato anche di accelerare il processo di ricostruzione per rispondere alla legittima richiesta di un rapido ritorno alla normalità proveniente dai territori colpiti dal sisma: a tal fine sono in arrivo ventisette persone in più in Umbria da impegnare esclusivamente nelle attività di ricostruzione presso l’USR-Umbria e i Comuni che hanno accettato la delega all’istruttoria delle pratiche di ricostruzione privata con danno lieve mentre un altro notevole passo per semplificare l’iter per  la ricostruzione è stato fatto  con l’approvazione del decreto sisma n. 123/2019.

Con il recente ‘decreto terremoto’ varato dal Governo, infatti, l’avvio dei lavori sarà possibile basandosi sulla autocertificazione redatta dai professionisti. Sono consapevole che la sfida della ricostruzione che riguarda l’Umbria sia complessa e difficile ma, come è accaduto in passato con i terremoti del 1979 in Valnerina, del 1984 nell’Eugubino, del 1997 di Massa Martana, Colfiorito ed Assisi, del 2009 di Marsciano, sono certo che i territori colpiti, grazie al lavoro fatto ed impostato sino ad ora, sapranno rialzarsi più forti di prima.

*Presidente uscente della Giunta regionale

«A Perugia aggrediti da un cane, il mio è stato ferito». L’assessore: «Daspo al proprietario»

Riceviamo e pubblichiamo da una nostra lettrice e la replica dell’assessore Luca Merli

Buonasera, ieri mi trovavo nel centro storico di Perugia (turista per un weekend) per festeggiare il compleanno di mio marito. Ci siamo seduti nella gradinata di fronte al duomo con il mio cane al guinzaglio, dopo circa 5 minuti alle nostre spalle arriva un cane molosso bianco senza guinzaglio e senza padrone, aggredisce il mio cane alle spalle (il mio dormiva e manco se ne era accorto) come noi d’altronde.

Il mio cane grazie al provvidenziale intervento di un passante subisce piccole escoriazioni ma comunque tali da richiedere intervento del servizio veterinario pagato dalla sottoscritta. L’intervento dei vigili, polizia e carabinieri non ha portato a nulla se non il io dovermi allontanare dallo stesso centro storico per la mia incolumità. Il padrone era un noto ubriacone del posto conosciuto alle autorità giudiziarie. Mi chiedo io come una città come Perugia possa ospitare manifestazioni come Eurochocolate con tali soggetti liberi di camminare indisturbati con cani simili pericolosissimi.

Non avendo ancora avuto i dati di codesto elemento non ho avuto modo di sporgere denuncia, ma domani con l’apertura degli atti provvederò a farlo nella mia città di abitazione. Spero che la mia informazione in merito serva ad evita tragedie che si potrebbe presentare anche con persone e bambini. Il mio immenso rammarico per aver dovuto lasciare la città come parte lesa.

Lettera firmata

L’assessore alla Mobilità del comune di Perugia Luca Merli interviene in merito alla lettera scritta dalla turista e pubblicata da Umbria24

«Mi preme sottolineare alcuni aspetti della vicenda –scrive Merli – che non emergono dal racconto della signora e che, invece, ritengo siano importanti per una lettura completa dell’increscioso episodio. Io stesso, infatti, sono intervenuto personalmente, chiamando la polizia municipale, a cui si sono aggiunte le altre forze dell’ordine. Posso confermare che al proprietario del cane che ha aggredito l’animale della signora è stato fatto un Daspo immediato ed è stato lui ad essere allontanato al momento da parte delle forze dell’ordine.

Personalmente, sono rimasto con la signora per tranquillizzarla e ho sentito il dovere di scusarmi, a nome dell’amministrazione e della città, per l’accaduto, nonché di rassicurarla che sarebbe stato fatto tutto il possibile perché certi episodi non abbiano più a verificarsi. Alla signora – continua Merli – è stata data, da parte degli stessi vigili urbani intervenuti, la possibilità di presentare immediatamente denuncia o di farlo successivamente, in attesa dei risultati della verifica sanitaria sul cane che ha aggredito il suo, effettuata direttamente dalle autorità competenti, anch’esse intervenute. Peraltro, sono in corso gli accertamenti del caso da parte del servizio sanitario stesso.

Dispiace, quindi – conclude l’assessore – leggere nella lettera della signora una versione non completa dei fatti, che potrebbe portare a conclusioni affrettate, tali da ledere l’immagine della nostra città, nella quale la signora stessa, la sua famiglia e il cane saranno, comunque, sempre i benvenuti. Resto, naturalmente, a disposizione della signora per le successive necessità legate a questa vicenda».

Assunzioni in Regione, dottorandi e ricercatori ai candidati: «Riconoscete i nostri titoli»

Pubblichiamo la lettera aperta dell’Adi (l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia) in cui l’associazione, in vista delle regionali del 27 ottobre, pone a tutti i candidati presidente un tema molto importante come quello delle selezioni del personale della Regione.

Adi Perugia, sezione locale dell’Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia, rappresenta dottorandi, assegnisti e ricercatori a tempo determinato dei due atenei della nostra regione. L’obiettivo che ci poniamo è di tutelare e valorizzare il percorso formativo, lavorativo e accademico dei nostri iscritti, collaborando con professori e personale tecnico-amministrativo. Il prossimo 27 ottobre, gli elettori umbri individueranno il nuovo governatore, che avrà il compito di guidare la Regione fino al 2024. In vista di questo importante snodo, che vi vede impegnati in qualità di candidati a tale carica, intendiamo segnalarvi un tema di grande rilevanza su cui chiediamo un impegno diretto: la valorizzazione del titolo di dottore di ricerca nell’ambito delle selezioni del personale della Regione, delle società controllate e degli enti strumentali.

Titolo non valorizzato Il dottorato di ricerca è il più alto grado di formazione previsto dall’ordinamento universitario italiano ed europeo ed è garanzia di elevate capacità di ricerca, relazionali e di gestione. Il decreto legislativo 165 del 2001 (articolo 35 comma 3), prevede per il reclutamento nella Pubblica amministrazione la  «possibilità di richiedere, tra i requisiti previsti per i specifici profili o livelli di inquadramento, il possesso del titolo di dottore di ricerca, che deve comunque essere valutato, ove pertinente, tra i titoli rilevanti ai fini del concorso». Eppure, a quasi vent’anni di distanza, il titolo di dottore di ricerca non trova adeguata valorizzazione nel mondo del lavoro, nel settore pubblico come in quello privato; nel caso dei bandi di concorso per titoli ed esami di pertinenza regionale, non è affatto tenuto in considerazione.

Serve un impegno Come Adi stiamo portando avanti, a livello nazionale e locale, una campagna per la valorizzazione del titolo, convinti che le conoscenze e competenze in possesso di un dottore di ricerca meritino un’attenzione particolare da parte della Pubblica amministrazione. Nello specifico, siamo riusciti a ottenere l’approvazione di mozioni in questo senso nelle Regioni Lazio e Toscana. Alla luce di questo, chiediamo a Lei, qualora sia eletto governatore o diventi consigliere regionale, un impegno concreto ai fini del riconoscimento del valore del titolo di dottore di ricerca nelle procedure per l’accesso nei ruoli della Regione Umbria, delle società da essa controllate e dagli enti alla stessa strumentali, prevedendolo tra i requisiti di accesso per specifici profili o livelli di inquadramento e/o valutandolo tra i titoli rilevanti ai fini della partecipazione alle predette procedure di reclutamento. Le chiediamo di condividere e sostenere questa proposta. Da parte nostra, ci impegniamo a collaborare e ad apportare tutto il contributo che sarà richiesto per raggiungere questo obiettivo.

«Io con la mia malattia, la volontà di vivere e la libertà di morire: ecco come la penso»

Pubblichiamo l’intervento della giornalista perugina Laura Santi tratto dal suo blog La vita possibile dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha dato ragione a Marco Cappato sul caso di Dj Fabo 

di Laura Santi

Lo scorso 25 settembre è tornata di colpo alla ribalta una questione serissima, su cui torno a scrivere perché stanca di leggere panzane (anche in buona fede: il qualunquismo e la terminologia approssimativa di molti media non aiutano la platea dei profani. Un po’ come la querelle di mesi fa sulla cosiddetta, mi viene da ridere, ‘cannabis light’).

Con la sentenza della Corte Costituzionale che ha depenalizzato l’aiuto a morire a Dj Fabo di Marco Cappato – sorretta da un buon pressing politico, di opinione e delle associazioni per le libertà civili – si è fatto un passo avanti storico verso una legge sul cosiddetto “suicidio assistito” o – meglio – “morte assistita” / “morte tecnicamente assistita” (non amo il termine ‘suicidio’ perché evoca un’idea di vigliaccheria: e Dj Fabo, Luca Coscioni, Piergiorgio Welby erano tutt’altro che vigliacchi). Per chi ha voglia di capirci qualcosa: leggetevi il libro-testimonianza “Credere, disobbedire, combattere” di Marco Cappato. Leggetevelo se possibile senza farne una questione di appartenenza politica, la questione travalica.

Nella prospettiva di una legge – chissà quando, e chissà quale sarà l’impianto del testo di legge – che dopo il biotestamento (leggi mio post) oggi regolamenti una volta per tutte anche questa materia spinosa, non ci sarà NESSUNA “eutanasia” né nessun medico sarà costretto a praticare una ‘dolce morte’ (l’idea è di un livello tale di ignoranza e bigotteria che non pensare alla malafede di chi la spara è dura). Nelle procedure attuali in vigore, con la morte assistita la persona che riceve il (così definito, tecnicamente) ‘semaforo verde’ a concludere la propria vita – per far ciò deve essere accertata la “prognosi infausta”, prerequisito clinico affatto scontato – è messa nelle condizioni, ANCHE SE PARALIZZATA, di azionare un interruttore per autosomministrarsi il farmaco letale. FINO ALL’ULTIMO ISTANTE, PUÒ CAMBIARE IDEA. A garanzia che la persona non sia plagiata o condizionata da vicini/familiari, può registrare le sue ultime volontà in video. Questa perlomeno la prassi in Svizzera, leggetevi le risorse in merito di Dignitas, associazione svizzera.

Senza una legge, attesa da tempo e caldeggiata nella sentenza della Corte, le persone continueranno: a tentare il suicidio ‘quello vero’ e clandestino, chi non è paralizzato e può farlo; a sperare di poter essere accompagnati in Svizzera (oltre a tutte le difficoltà, fino a oggi l’accompagnamento alla morte assistita si qualificava come reato, e non è che tutti noi avessimo un parlamentare vicino, mobilitato e disposto a far casino); oppure a soffrire come cani, giorno per giorno, minuto per minuto. Secondo voi erano scoraggiati o ‘afflitti’ o non avevano rispetto per la vita, Dj Fabo, Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, Davide Trentini? NO. Cappato li racconta come lucidi, sereni, estremamente determinati. Perché quasi liberi. Addirittura Welby, durante l’ultimo viaggio – racconta Cappato nel suo libro – faceva battute per sdrammatizzare coi suoi accompagnatori commossi.

Porca miseria, io come l’ho chiamata questa pagina e relativo blog? LA VITA POSSIBILE. Vi sembra, per chi mi segue e legge, che non ami o rispetti la vita o sia “depressa”? Eppure al di là della “narrazione figa” sulla malattia/disabilità, lo storytelling che tanto seduce e tranquillizza: resilienza, sorriso indomabile, no-limits (grande stronzata), coppia romantica (venite però a vedere la quotidianità mia e di Ste, quella pesante), la malattia avanza. Non è pessimismo e non cerco buffetti sulla guancia, dannazione! Quando uso il termine ‘progressione’, qualche lettore reagisce, “dai, non parlare così”. Come se fosse uno spauracchio emotivo (per me? O forse per loro?). Come se le persone avessero paura, di certi temi, e li rigettassero.

Eppure la progressione nelle patologie neurodegenerative – e non solo – è oggettività clinica, parametro osservabile, misurabile. Ho 45 anni: non riesco più a fare le cose che facevo 6 mesi fa, così come 6 mesi fa non riuscivo a compiere i gesti che potevo permettermi 6 mesi prima. Dove con ‘gesti’ non intendo scalare montagne, ma lavarmi e vestirmi da sola, alzarmi dal letto e rimettermici, girarmi sul fianco destro quando a letto ci sto (motivo di cadute quasi ogni giorno), fare i passaggi e i trasferimenti al e dal wc, mangiare (non solo cucinarmi, ricordo preistorico: spesso portarmi il boccone alla bocca), grattarmi, chinarmi, raccogliere un oggetto. Non quell’una o due volte che butta male, attenzione: tutti i giorni, e tutto il giorno, in una routine sempre più ininterrotta, sfiancante, a volte pericolosa. Son fortunata perché finora l’ho scampata al vero fattore che penso renda ogni minuto insopportabile, il dolore. Il dolore centrale, di qualsiasi natura (neuropatico, oncologico o altri): quello sì che porta lucidamente a voler morire. Così come apprezzo le poche ore della giornata libere dalla fatica, dai dolori vari e dalla perdita funzionale, ore in cui posso ‘muovermi’, comunicare, interagire, essere attiva. Una roba immensa.

Come starò tra 5, 10, 15 anni? Bene cioè non troppo peggiorata, spero. E se così non fosse? Io voglio vivere: ma voglio pure sapere di POTER morire, se mai le cose precipitassero. Quanti oggi come me, prima di me e già MOLTO peggio di me? Quanti già oggi si organizzano come disperati, per farlo clandestinamente?

Ma “clandestinamente” non turba le coscienze. Consente di non sapere, di girarsi dall’altra parte. Di postare commenti e cuoricini sui social, di essere rassicurati dall’immaginario eroico del ‘disabile-guru’. Senza dover pensare a com’è realmente la vita di quella persona, come può stare momento per momento, in uno stato di progressione.
Ce la facciamo a uscire dai soliti, maledettissimi luoghi comuni? A smetterla di voltarci dall’altra parte?

Carnieri: «Con la stessa forza che c’è stata in passato si tracci un nuovo disegno per la Regione»

di Claudio Carnieri*

L’Umbria ha bisogno di una svolta profonda: lo dico con tutta la mia storia di sinistra. Di questo bisognerebbe discutere di più nel merito. Per questa svolta, tuttavia, non può essere utile la cultura delle destre, il sovranismo egoista con il suo stile strillato, le chiusure, che sarebbero gravide di conseguenze negative. La destra porterebbe l’Umbria all’isolamento, fuori dai processi che si sono riaperti in Europa e nelle iniziali scelte riformatrici del governo nazionale. Ci pensino le forze vive della nostra regione, quelle del lavoro, dell’impresa e della ricerca! La crisi umbra nel lungo decennio è stata pesantissima, tra le più dure in Italia, questo bisogna saperlo e dirlo con forza! Perciò si debbono mettere al centro del dibattito senza infingimenti le questioni dello sviluppo, del lavoro, dell’occupazione, dei diritti, della ricerca scientifica, dell’Università, degli investimenti pubblici, della creazione di impresa, delle politiche industriali in rapporto alle 40 multinazionali che costituiscono ancora l’ossatura dell’Umbria.

Più disuguaglianze Senza lavoro e sviluppo non si va da nessuna parte. Ricordo che prima della crisi, nel 2007, i disoccupati erano 17 mila, alla fine del 2018 sono diventati 35 mila e qualche anno prima 50 mila. Le famiglie impoverite sono molto più numerose e si sono arrestati gli investimenti delle famiglie nell’istruzione dei figli. Le disuguaglianze sono fortemente aumentate, mentre i Comuni, con sempre minori risorse, tagliate dai governi nazionali, sono arretrati nelle politiche sociali. Poche voci si sono alzate contro il “centralismo” di questi anni. Si pensi ancora agli investimenti privati in ricerca e sviluppo: l’Umbria è la terzultima d’Italia, mentre la domanda regionale per utilizzare i fondi Industria 4.0 è stata molto debole, meno della metà della media nazionale. Altro che innovazione!

Un nuovo disegno C’è stata spesso, dunque, una subalternità e questo rende necessario pensare a una svolta. A questa sono chiamate tutte le diverse classi dirigenti, sia chiaro, ma in primo piano le forze della sinistra che sono parte fondamentale dello schieramento che sostiene la candidatura di Vincenzo Bianconi. Si tratta di maturare un nuovo disegno della Regione con la stessa forza con la quale in passato le classi dirigenti umbre seppero prendere questa regione molto povera e arretrata per portarla nel cuore dello sviluppo nazionale. Perciò oggi occorre tornare a ripensare l’Umbria con energia e impegnarsi anche nella rottura di tutti gli incroci opachi tra istituzioni e società che pure ci sono in molte direzioni. Anche nella sanità, malgrado in Umbria la sanità pubblica è tra le più qualificate d’Italia e, proprio per questo, sono molti oggi quelli che premono per farla arretrare e per aprire alle privatizzazioni.

La tradizione ideale e civile dell’Umbria è molto ricca: dal pacifismo di Aldo Capitini alla democrazia diffusa, alla ricchezza enorme del volontariato, al meraviglioso tessuto di beni culturali. Perciò è possibile aprire una strada nuova, ma la condizione è arrestare e battere quello spirito chiuso, corporativo, aggressivo, che spacca le comunità con il quale le destre hanno pensato, in questi mesi, di inserirsi nella vita delle città umbre che, non dimentichiamolo, anche verso gli immigrati sono state, senza tensioni, tra le più accoglienti in Italia, secondo i valori civili dell’umanità e della solidarietà. La parola è forte, ma ne sono convinto: è una battaglia sulla qualità della civiltà regionale!

*Ex Presidente della giunta regionale Umbria

Trasporti, da novembre torna l’abbonamento scontato per gli studenti universitari

Torneranno attivi a partire dal primo novembre gli abbonamenti per gli studenti universitari a tariffa ridotta. «La svolta – sottolinea in una nota la Sinistra universitaria Udu – si è avuta ieri, al tavolo di discussione con il presidente della giunta regionale Fabio Paparelli dal quale è uscita la disponibilità e l’impegno della Regione a reintegrare la scontistica». L’abbonamento costerà circa cento euro in meno rispetto alla tariffa ordinaria e «rappresenta – continua l’associazione – una misura fondamentale nel garantire agli studenti l’accessibilità dei trasporti pubblici, ma non è sufficiente».

Indennizzi «Abbiamo espressamente chiesto – spiega Angela De Nicola, coordinatrice dell’Udu Perugia – che quegli studenti che, nei mesi di settembre e ottobre hanno dovuto acquistare l’abbonamento a prezzo pieno siano indennizzati dalla Regione, in quanto non hanno beneficiato di un diritto che pure gli sarebbe spettato. Su questo abbiamo ricevuto delle aperture dall’interlocutore regionale ma la trattativa continua. Proseguiremo comunque – conclude De Nicola – con le nostre proposte sulla mobilità portando avanti in questi mesi la nostra proposta di abbonamento regionale unico per tutti i mezzi pubblici a un prezzo basso e fisso: siamo infatti convinti che incentivare gli studenti e tutti cittadini sia un elemento essenziale sul piano della sostenibilità e dello sviluppo del territorio, oltre ad assicurare l’effettiva garanzia del diritto allo studio».