venerdì 19 luglio - Aggiornato alle 10:38

Taglio dei bus, frazioni di Marsciano in rivolta: «Senza linea E005 colpiti pendolari e anziani»

Riceviamo e pubblichiamo il documento relativo al problema dei trasporti nella zona nord del Comune di Marsciano a causa della soppressione della linea E005. Le Associazioni e le Pro-Loco di tutte le frazioni colpite dal disservizio hanno fatto quadrato, intenzionate a manifestare coralmente ed a farsi portavoce del grande disagio degli abitanti

Le Associazioni e le Pro Loco delle Frazioni della Zona Nord del Comune di Marsciano si mobilitano contro il taglio dallo 07/07/2019 della linea extraurbana di trasporto pubblico E005 che da Spina raggiungeva Pila e successivamente Perugia. Questo provvedimento taglia fuori le frazioni di San Biagio della Valle, Spina, Mercatello, Badiola, Castiglione della Valle e Villanova dalla comunicazione pubblica con il capoluogo di Regione.

Gravissime sono le ricadute per i pendolari che quotidianamente raggiungevano la città in autobus per recarsi al lavoro, fra questi particolarmente colpiti i disabili che non hanno patente e i lavoratori a basso reddito che non possono permettersi i salati parcheggi a pagamento. Stesso discorso per gli anziani che dovranno far ricorso a privati a pagamento o chiedere ai congiunti di prendere permessi dal lavoro per essere accompagnati. Grave anche la situazione per i giovani che perdono l’accesso ai poli scolastici e ai luoghi di ritrovo e di socializzazione concentrati a Perugia.

Questa situazione porterà sicuramente ad un incremento del traffico di auto private in via Settevalli. nella Strada Pievaiola e nella Strada della Collina peggiorando le già lunghe code e le condizioni del fondo stradale, già non certo buone.

Per questo motivo si chiede di trovare una soluzione, anche con mezzi di trasporto più piccoli e meno costosi, che ripristini il collegamento e garantisca ai cittadini della zona Nord del Comune di Marsciano di non rimanere permanentemente isolati. Situazione quest’ultima che avrà sicuramente ricadute negative, oltre che dal punto di vista sociale e lavorativo, anche un pessimo impatto economico sulle attività commerciali locali poiché si andrà a limitare anche la comunicazione fra le frazioni stesse.

Il documento in oggetto è stato sottoscritto dai Presidenti delle seguenti Associazioni:
Circolo C.S.I. San Biagio Della Valle,Presidente Bellini Silvano
A.R.S. Badiola, Presidente Brughini Fabrizio
A.S.S. Polisportiva Spina,Presidente Lanti Giuliano
G.S.C. Mercatello ,Presidente Bardani Giuliano
Pro-Loco San Biagio Della Valle ,Presidente Giuliano Pencelli
Comitato Paesano Pieve Caina ,Presidente Fabio Tanci
Associazione Castiglionese ,Presidente Lamberto Barcaccia
Pro Loco Villanova, Presidente Pasquale Qualatrucci

Giovani: dal 10% più ricchi degli anziani al 20% più poveri in 25 anni. Chiesa: «Il lavoro non basta più»

«Da alcuni anni la povertà assoluta è più diffusa tra i giovani e i giovanissimi che tra gli anziani, in Italia e ancor più in Umbria. Venticinque anni fa, il reddito medio dei giovani superava del 10 per cento quello degli anziani; oggi è inferiore del 20 per cento. Il lavoro non basta più: in Umbria 11 famiglie su cento con capofamiglia occupato, anche giovane, sono assolutamente povere». Sono solo alcuni degli aspetti che il VI Rapporto sulle povertà in Umbria 2019 mette in risalto; uno studio curato dall’Aur (l’Agenzia di ricerca della Regione Umbria), in collaborazione con l’Osservatorio sulle povertà costituito nel 1995 con un protocollo d’intesa tra la Regione Umbria e la Conferenza episcopale umbra (Ceu).
No a divisioni sui poveri.

Bassetti «Come ho detto in apertura del Consiglio episcopale permanente del gennaio 2019 – spiega il cardinale Bassetti – “sui poveri non ci è dato di dividerci, né di agire per approssimazione”. E ho aggiunto che, proprio per scongiurare quell’approssimazione, occorre un metodo per studiare i problemi da affrontare. Per questo studio dobbiamo chiedere aiuto a esperti, ricercatori, scienziati». «Ma il merito più grande di queste pagine – osserva Bassetti – è che pongono al centro i poveri. Per il credenti essi non sono un problema fra tanti, non costituiscono i passivi destinatari di un solidarismo paternalista, utile a tranquillizzare la propria coscienza; invece in loro si rivela la sofferenza di Cristo; e dunque i poveri hanno una forza salvifica che li pone al centro della Chiesa stessa. Sicché anche una pagina di sociologia, una tabella, un grafico, se guardati in quest’ottica, possono divenire oggetto di una “lettura spirituale”».

No ad un clima di divisione sociale «C’è un grande tema che forse non è stato sufficientemente tematizzato nel dibattito pubblico: gli effetti di lungo periodo della crisi economica nella società italiana – evidenzia il presidente della Cei –. Effetti dolorosi che hanno investito famiglie e imprese, giovani e anziani, territori e città, con ripercussioni profonde nel tessuto connettivo del nostro Paese. Effetti a volte devastanti che hanno contribuito a produrre un clima sociale per molti aspetti inedito, un vento grigio, pregno di indifferenza, acredine e diffidenza rancorosa verso l’altro ma soprattutto verso gli ultimi, verso coloro che Giovanni Paolo II chiamava gli “sconfitti della vita” e che Francesco ha definito come gli “scarti” del nostro sistema produttivo. Per questo motivo, in nome del bene comune e dell’incalpestabile valore della dignità umana – fatta a immagine e somiglianza di Cristo – non si può e non si deve alimentare un clima di divisione sociale, fatto di confusione e di incertezza, rimuovendo quei valori di umanesimo cristiano che sono invece alla base della nostra civiltà. Dobbiamo avere la forza di andare controcorrente, vivendo con serenità questo difficile periodo come stagione di conversione, di rigenerazione, di speranza». Un compito cruciale demandato alla politica «Un ruolo fondamentale è affidato alla Chiesa, che dovrebbe essere esperta di umanità – conclude il cardinale Bassetti –. Ma un compito ugualmente cruciale è demandato alla politica: essa ha una vocazione altissima, quella di perseguire il bene comune, di costituire – come avrebbe detto La Pira – un “impegno di umanità e di santità”».

Boccardo L’Umbria, un territorio in grave sofferenza L’arcivescovo Boccardo, nella sua prefazione, parla di questo Rapporto come di «una attenta analisi della genesi e della evoluzione dei fenomeni di povertà», che restituisce «una immagine di territorio in grave sofferenza» evidenziata «da due fenomeni di rilevante portata: l’aumento esponenziale delle famiglie e delle persone in povertà assoluta che affollano ormai quotidianamente anche i servizi Caritas; la diminuzione significativa dei residenti. In meno di cinque anni la popolazione umbra è scesa di 14 mila unità. Per avere una percezione reale della portata del dato, è come se nello stesso periodo di tempo un comune come Todi o Gualdo Tadino fosse scomparso dalla carta geografica». Una società che ruba speranza. Per questo, sostiene il presidente della Ceu, «Ogni iniziativa non può non avere come obiettivo primario quello di creare occupazione, in particolare per i giovani (molti di coloro che negli ultimi cinque anni si sono trasferiti fuori regione appartengono a tale fascia di popolazione) a cui la nostra società sta rubando la speranza di un futuro dignitoso. Dare vita ad un lavoro buono e dignitoso – conclude monsignor Boccardo – è oggi una delle più alte forme di carità perché genera condizioni stabili per l’uscita dal bisogno e dalla povertà: le diocesi umbre sono impegnate ad utilizzare anche i Fondi 8×1000 della Chiesa cattolica, attraverso le Caritas diocesane, per sostenere la creazione di posti di lavoro mediante il finanziamento di tirocini extracurriculari presso aziende in grado di formare il lavoratore ed offrire una reale prospettiva di stabilizzazione. Sappiamo bene che non è che una goccia nell’oceano, ma se mancasse questa goccia l’oceano sarebbe comunque più povero».

Orvieto, bassa produttività, valore aggiunto e retribuzioni: ecco perché

di Paolo Borrello*

Una breve sintesi Il valore aggiunto per addetto, definibile anche come produttività del lavoro, e le retribuzioni per dipendente, hanno assunto nel 2016 nel comune di Orvieto valori piuttosto bassi. La causa più probabile di tale situazione è individuabile nella debolezza del sistema produttivo orvietano, contraddistinto dallo scarso peso del settore manifatturiero e dal prevalere, invece, di settori caratterizzati da livelli di produttività del lavoro e di valore aggiunto poco elevati. Del resto tale articolazione del sistema economico locale è un suo tratto distintivo, una sua caratteristica strutturale. E se si intendesse operare per modificare, anche parzialmente, tale caratteristica con l’obiettivo di accrescere l’importanza di settori economici a più alto valore aggiunto, e, di conseguenza, di aumentare considerevolmente il prodotto interno lordo, con effetti positivi sull’occupazione, sarebbe necessario promuovere interventi di notevole rilievo e i cui effetti si potrebbero manifestare non nel breve periodo, ma, più probabilmente, nel medio e nel lungo periodo.

Interattivo: dati comune per comune

L’analisi della situazione delle imprese, i risultati ottenuti e le loro caratteristiche, assume notevole importanza se si intende individuare le principali modalità di funzionamento di ogni sistema economico.
Ma se i dati disponibili per l’intero sistema produttivo nazionale sono numerosi e attendibili, lo stesso non si può affermare relativamente ai sistemi produttivi locali, soprattutto per quelli dei diversi comuni italiani.
Recentemente però sono stati resi noti dall’Istat dati riguardanti il valore aggiunto, il fatturato, le retribuzioni della gran parte delle imprese operanti in tutti i comuni italiani, da cui si possono desumere anche i dati relativi alla produttività del lavoro, variabile economica di notevole rilievo, soprattutto per l’economia italiana.
L’anno di riferimento è il 2016. Del resto quando si ha a che fare con dati economici comunali è frequente il ritardo con il quale essi vengono pubblicati. E’ anche vero comunque che è presumibile che la situazione nel 2019 non sia caratterizzata da rilevanti cambiamenti rispetto a quella relativa al 2016.

Prima di esporre e analizzare i dati disponibili per il comune di Orvieto, e per i comuni vicini, è opportuno riportare una parte delle note metodologiche evidenziate dall’Istat.

Il cosiddetto universo di riferimento è rappresentato da tutte le imprese che operano nei settori industriali e dei servizi, con l’esclusione di alcuni comparti dell’intermediazione monetaria e finanziaria, delle assicurazioni e dei servizi domestici. Non lo esplicita l’Istat, ma mi sembra opportuno precisarlo, non sono prese in considerazione le imprese agricole.

Concludo questa premessa, facendo riferimento ai sistemi locali del lavoro di cui successivamente mi occuperò.
In primo luogo riporto la definizione utilizzata dall’Istat:
“I sistemi locali del lavoro rappresentano una griglia territoriale i cui confini, indipendentemente dall’articolazione amministrativa del territorio, sono definiti utilizzando i flussi degli spostamenti giornalieri casa-lavoro (pendolarismo) rilevati in occasione dei censimenti generali della popolazione e delle abitazioni. Poiché ogni sistema locale è il luogo in cui la popolazione risiede e lavora e dove quindi esercita la maggior parte delle relazioni sociali ed economiche, gli spostamenti casa-lavoro sono utilizzati come proxy delle relazioni esistenti sul territorio”.
I sistemi locali del lavoro sono quindi delle aggregazioni di comuni ottenute nel modo descritto nella precedente definizione.
Nel 2015, l’Istat ha proceduto a realizzare una nuova geografia dei sistemi locali del lavoro, introducendo delle modifiche rispetto alla configurazione di tali sistemi, utilizzata negli anni precedenti. E in questa mia nota si tiene conto di tali modifiche che hanno interessato anche i sistemi locali del lavoro dell’Umbria.
Quindi i sistemi locali del lavoro considerati sono i seguenti: Assisi, Cascia, Castiglione del Lago, Città di Castello, Foligno, Gualdo Tadino, Gubbio, Norcia, Perugia, Spoleto, Todi, Umbertide, Orvieto e Terni.
Per quanto riguarda il territorio orvietano, vi è un solo sistema locale del lavoro, quello di Orvieto, mentre in passato ne esisteva anche un altro, quello di Fabro.
Il sistema locale del lavoro di Orvieto è composto da dodici comuni, di cui tre appartenenti al Lazio: Allerona, Alviano, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Guardea, Montecchio, Orvieto, Porano, Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano e Lubriano.
E i restanti comuni del comprensorio orvietano dove sono andati a finire?
Fanno parte del sistema locale del lavoro di Chiusi che, infatti, è composto dai seguenti comuni: Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Parrano, Cetona, Chianciano, Chiusi, San Casciano dei Bagni, Sarteano.
La composizione dei sistemi locali del lavoro di Orvieto e di Chiusi induce a formulare una considerazione interessante, sebbene non sorprendente. Alcuni comuni dell’Alto Viterbese hanno relazioni significative con Orvieto e i comuni vicini appartenenti all’Umbria, e alcuni comuni dell’Alto Orvietano hanno relazioni, più che con Orvieto, con Chiusi e comuni vicini.
Pertanto mi è sembrato opportuno considerare non solo tutti i sistemi locali del lavoro dell’Umbria ma anche quello di Chiusi.

Nel comune di Orvieto sono state considerate 1.989 unità locali, con 6.629 addetti di cui 4.354 dipendenti, con un totale delle retribuzioni pari 92.661.000 euro, con un valore aggiunto complessivo pari a 242.726.000 euro, con un fatturato complessivo pari a 801.130.000 euro.

E i due principali rapporti esaminati sono il valore aggiunto per addetto e le retribuzioni per dipendente. Il primo rapporto può anche essere definito “produttività del lavoro”, il più importante indicatore utilizzato per determinare l’efficienza delle imprese, ed anche di un intero sistema economico.
A tale proposito è bene ricordare che uno dei più considerevoli problemi strutturali del sistema economico italiano è il basso livello della produttività del lavoro oltre che la sua insufficiente dinamica. Per quanto concerne la seconda questione, è opportuno osservare che da molti anni ormai la produttività del lavoro media annua è di fatto stagnante, non cresce o cresce pochissimo e ciò rappresenta la principale causa del lieve, e del tutto insufficiente, aumento del Pil – una delle cause peraltro dell’elevato livello sia del rapporto deficit-Pil sia del rapporto debito pubblico-Pil -, verificatosi anche negli anni in cui il nostro Paese è parzialmente uscito dalla crisi economica.

E’ utile poi precisare cosa si intende per valore aggiunto, in economia. Il valore aggiunto è la misura dell’incremento di valore che si verifica nell’ambito della produzione e distribuzione di beni e servizi finali grazie all’intervento dei fattori produttivi (capitale e lavoro) a partire dai beni e dalle risorse primarie iniziali.

A questo punto, si riportano i valori assunti dal valore aggiunto per addetto, quindi dalla produttività del lavoro, nei principali comuni umbri, confrontandoli con il valore medio regionale.

Tavola 1: valore aggiunto per addetto in alcuni comuni umbri nel 2016
(valori espressi in euro)

Assisi 39.517
Bastia Umbria 37.266
Castiglion del Lago 30.227
Città di Castello 34.729
Corciano 47.177
Foligno 39.590
Gualdo Tadino 28.289
Gubbio 30.147
Marsciano 31.085
Narni 57.386
Orvieto 36.617
Perugia 39.843
Spoleto 32.872
Terni 38.499
Todi 30.652
Umbertide 41.392

Umbria 37.207
Centro 46.135
Italia 46.575

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Sono stati presi in considerazione i 16 comuni umbri con il maggior numero di residenti.
Nel comune di Orvieto la produttività del lavoro assumeva nel 2016 un valore leggermente inferiore al valore medio regionale e più basso rispetto ai valori che contraddistinguevano 7 dei comuni esaminati. E, soprattutto, il valore del comune di Orvieto era molto inferiore sia al valore medio delle regioni del Centro sia al valore medio nazionale.
Pertanto il valore della produttività del lavoro nel comune di Orvieto può essere ritenuto poco elevato, valutazione che può essere estesa all’intera Umbria. Tale valore poco elevato rappresenta l’evidente dimostrazione della debolezza del sistema produttivo orvietano, causata anche dal limitato peso assunto dal settore manifatturiero, generalmente caratterizzato da livelli di produttività del lavoro ben superiori a quelli che contraddistinguono i settori di maggiore rilievo del sistema economico orvietano.

Tavola 2: valore aggiunto per addetto nei comuni del comprensorio orvietano nel 2016
(valori espressi in euro)

Allerona 24.783
Baschi 31.082
Castel Giorgio 20.796
Castel Viscardo 23.595
Fabro 33.655
Ficulle 18.433
Montecchio 42.479
Montegabbione 26.442
Monteleone 19.651
Orvieto 36.617
Parrano 22.309
Porano 19.773

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Risulta evidente che in tutti gli altri comuni del comprensorio, tranne Montecchio, i valori assunti dalla produttività del lavoro erano inferiori, nel 2016, al valore attribuibile al comune di Orvieto. E ciò comporta come conseguenza che negli altri comuni la debolezza del sistema produttivo era ancora maggiore rispetto a quella che contraddistingueva Orvieto.

Può risultare interessante analizzare i valori che il valore aggiunto per addetto assumeva nel 2016 in altri comuni, appartenenti alla regione Toscana e alla regione Lazio, vicini o relativamente vicini ad Orvieto.

Tavola 3: valore aggiunto per addetto in alcuni comuni della Toscana e del Lazio nel 2016
(valori espressi in euro)

Arezzo 39.205
Cortona 31.734
Sansepolcro 36.241
Grosseto 35.181
Monte Argentario 27.128
Orbetello 28.832
Pitigliano 22.444
Siena 60.401
Abbadia S.Salvatore 29.859
Cetona 38.804
Chianciano 27.233
Chiusi 45.383
Montepulciano 30.394
Piancastagnaio 41.104
Pienza 27.790
San Gimignano 45.482
Viterbo 33.572
Acquapendente 27.045
Bagnoregio 23.716
Bassano in Teverina 23.078
Bolsena 18.477
Castiglione in Teverina 30.183
Civita Castellana 36.591
Civitella d’Agliano 25.193
Gradoli 16.399
Grotte di Castro 22.516
Lubriano 14.426
Marta 19.835
Montalto di Castro 36.089
Montefiascone 24.446
Orte 49.096
San Lorenzo nuovo 21.999
Tarquinia 30.761
Tuscania 24.329

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Due considerazioni possono essere formulate analizzando i dati contenuti nella precedente tavola: il comune di Orvieto nel 2016 presentava un valore della produttività del lavoro inferiore ai valori di diversi comuni della Toscana ma inferiore ai valori di pochi comuni del Lazio; i valori assunti dalla produttività del lavoro nei comuni nei quali notevole importanza ha il settore turistico sono generalmente valori non molto elevati. Tale seconda considerazione, utilizzabile ovviamente anche per il comune di Orvieto, è un’ulteriore dimostrazione di quanto già sostenuto in precedenza e cioè che se il settore manifatturiero, nel nostro comune, fosse stato maggiormente presente il valore della produttività del lavoro sarebbe stato decisamente più alto.

Tavola 4: valore aggiunto per addetto nei sistemi locali del lavoro umbri nel 2016
(valori espressi in euro)

Assisi 38.010
Cascia 18.822
Castiglion del Lago 35.955
Città di Castello 35.998
Foligno 37.218
Gualdo Tadino 32.011
Gubbio 30.115
Norcia 27.924
Perugia 39.322
Spoleto 33.047
Todi 34.748
Umbertide 40.957
Orvieto 33.464
Terni 38.720
Chiusi 37.051

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Per disporre delle necessarie informazioni sul significato e sulle caratteristiche dei sistemi locali del lavoro esaminati si può far riferimento a quanto scritto nella parte iniziale di questo studio.
Si ricorda comunque che è stato considerato anche il sistema locale del lavoro di Chiusi perché esso comprende anche alcuni comuni dell’Alto Orvietano e cioè Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Parrano. Aggiungo che nel sistema locale del lavoro di Orvieto sono ricompresi anche alcuni comuni del Lazio. I comuni che fanno parte del sistema di Orvieto sono Allerona, Alviano, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Guardea, Montecchio, Orvieto, Porano, Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano e Lubriano.
Il valore che la produttività del lavoro assumeva nel 2016 nel sistema locale del lavoro di Orvieto era poco elevato (comunque il valore del solo comune di Orvieto era più alto pari a 36.617 euro). Era superiore il valore relativo al sistema di Chiusi ma ciò è dovuto ai valori abbastanza elevati che contraddistinguevano i comuni toscani facenti parte di quel sistema locale del lavoro.

Tavola 5: retribuzioni per dipendente in sedici comuni umbri nel 2016
(valori in euro)

Assisi 22.849
Bastia Umbria 22.713
Castiglion del Lago 22.628
Città di Castello 22.355
Corciano 25.595
Foligno 23.038
Gualdo Tadino 20.114
Gubbio 23.345
Marsciano 21.395
Narni 25.690
Orvieto 21.284
Perugia 22.895
Spoleto 20.702
Terni 23.567
Todi 21.887
Umbertide 24.998

Umbria 22.719
Centro 25.186
Italia 25.592

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Considerando di nuovo i 16 comuni umbri con maggior numero di residenti, nel comune di Orvieto il valore assunto dalle retribuzioni per dipendente era nel 2016 piuttosto basso, superiore solamente ai valori relativi ai comuni di Spoleto e Gualdo Tadino, inferiore quindi al valore medio regionale. E ciò può essere dovuto al prevalere nel comune di Orvieto di imprese operanti in settori a basso valore aggiunto, impossibilitate a corrispondere retribuzioni elevate.

Tavola 6: retribuzioni per dipendente nei comuni del comprensorio orvietano nel 2016
(valori in euro)

Allerona 20.517
Baschi 20.366
Castel Giorgio 14.496
Castel Viscardo 16.272
Fabro 19.152
Ficulle 18.140
Montecchio 21.382
Montegabbione 24.319
Monteleone 15.842
Orvieto 21.284
Parrano 24.792
Porano 13.563

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Se si esaminano invece i comuni del comprensorio orvietano, si evidenzia che il valore delle retribuzioni per dipendente nel comune di Orvieto era inferiore, nel 2016, ai valori verificatisi nei comuni di Parrano e Montegabbione.

Tavola 7: retribuzioni per dipendente nei sistemi locali del lavoro umbri nel 2016
(valori in euro)

Assisi 22.721
Cascia 17.135
Castiglion del Lago 23.185
Città di Castello 22.633
Foligno 22.534
Gualdo Tadino 19.323
Gubbio 23.309
Norcia 19.925
Perugia 22.973
Spoleto 21.081
Todi 23.489
Umbertide 25.173
Orvieto 20.491
Terni 23.366
Chiusi 23.324

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Se si analizzano, inoltre, i sistemi locali del lavoro, il valore delle retribuzioni per dipendente nel sistema locale di Orvieto risultava essere, nel 2016, superiore solamente ai valori relativi ai sistemi locali della Valnerina, Cascia e Norcia, oltre a quello di Gualdo Tadino. La causa di tale situazione è la stessa già individuata nel commento ai dati contenuti nella tavola 5.

Tavola 8: variazioni del valore aggiunto e del fatturato nel 2016 rispetto al 2015
(valori percentuali)

Valore aggiunto e fatturato
Orvieto +8,09 +6,40
Comprensorio orvietano +9,04 +8,27
Sll Orvieto +7,75 +6,39
Sll Chiusi +3,30 +16,18
Umbria +2,95 +0,92
Centro +5,82 -1,19
Italia +4,82 -0,93

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Infine, esaminando le variazioni del valore aggiunto complessivo e del fatturato totale, si può rilevare che nel 2016, rispetto all’anno precedente, nel comune di Orvieto si è verificato un aumento sia del valore aggiunto che del fatturato. Per quanto riguarda il valore aggiunto l’aumento registratosi nel comune di Orvieto è risultato essere inferiore solo ai valori relativi al comprensorio orvietano e al sistema locale del lavoro di Orvieto. Per quanto concerne, invece, il fatturato l’aumento determinatosi nel comune di Orvieto è stato inferiore esclusivamente ai valori relativi al comprensorio orvietano e al sistema locale del lavoro di Chiusi. Se si considerano poi il Centro Italia e l’Italia nel suo complesso, in entrambi i casi si è registrata una lieve diminuzione.

*Responsabile dell’ufficio programmazione, analisi e controllo del Comune di Orvieto

 

Pd, Porzi: «Stop divisioni interne, se ritroviamo unità sarò al fianco di Verini»

Mentre continua nel Pd umbro la querelle sullo scioglimento o meno dell’assemblea regionale, ecco l’appello della presidente dell’Assemblea legislativa Donatella Porzi

di Donatella Porzi*

Sono convinta che il Partito Democratico e le forze di centrosinistra, pur nella difficile contingenza attuale possano ancora ambire a dirigere i processi politico-istituzionali dell’Umbria, a patto che riconquistino capacità di confronto, equilibrio e visione di futuro. Al mio partito, il Partito democratico, che sta attraversando un momento di forte crisi e di acceso dibattito interno, propongo di fare tutti insieme un patto per uscire da una situazione di pericoloso stallo, superando modalità di confronto che ci allontanano innanzitutto dalla realtà, dagli elettori e, soprattutto, dai problemi che ancora aspettano soluzioni.

Nel rispetto, da parte mia non formale, nei confronti della magistratura, e nella speranza che quanto prima sia stabilita la realtà dei fatti, superando così anche quel “processo mediatico” che queste situazioni troppo spesso trascinano con sé, è ormai tempo di alzare lo sguardo, dedicandoci alle sfide che attendono l’Umbria, superando quelle fratture che animano il Partito democratico e che sono, ormai, sempre meno comprensibili dai nostri iscritti, prima che dagli elettori che ci guardano.

E’ tempo, insomma, di superare le divisioni interne per costruire, assieme alle altre forze riformiste, progressiste e civiche, il migliore progetto per l’Umbria.

Infatti, da Presidente del Consiglio regionale – la casa, senza colore politico, di tutti i cittadini umbri – ho consolidato, nel tempo, la responsabilità di farsi carico della imprescindibile necessità che la politica non si dimentichi mai che, oltre ai partiti, ai nostri pur legittimi confronti interni, ai nostri conflitti, vi è innanzitutto l’Umbria: con i problemi quotidiani dei suoi cittadini, con le loro attese e le loro speranze. E che ritardare la soluzione dei problemi finché perdano la loro importanza, perché presi dai nostri problemi interni, è un errore grave. Un errore politico, prima che civile e morale. Che chiama in causa la nostra etica della responsabilità di amministratori innanzitutto.

Per questo, con tutta franchezza, voglio mettere a disposizione le mie capacità e il mio impegno per contribuire a superare la fase critica che stiamo vivendo al nostro interno, dicendo al commissario straordinario nominato dalla segretaria nazionale, Walter Verini, che mi troverà da subito al suo fianco nell’istante in cui il Partito democratico, dentro un’azione corale, smetterà di guardare al suo ombelico, dedicandosi alle sfide che attendono l’Umbria.

Tante questioni e problemi aumentano mentre consumiamo, infatti, il nostro tempo pensando solo a noi: dalle povertà di tanti, non soltanto giovani o anziani, ad un tessuto economico ed industriale umbro che abbisogna di essere aiutato a muoversi con maggiore semplicità nel suo fare liberamente impresa, ad un sistema socio sanitario che attende, nel quadro di un Paese che sembra voler ridurre diritti e livelli essenziali delle prestazioni, risposte certe e all’altezza della nostra storia prima che del nostro futuro.

Insomma, il Partito democratico, che è nato con l’ambizione di scrivere una pagina nuova della storia del Paese non può permettersi di continuare a vivacchiare, in un orizzonte poco più che “condominiale”.

Pertanto, come co-fondatrice e dirigente di questo partito, come donna e come figura istituzionale consapevole del proprio ruolo, voglio mettere a disposizione tutta la mia esperienza e la mia passione nella costruzione di una proposta adeguata a quella “bella politica” di cui si sente più forte l’esigenza.
Da Presidente del Consiglio regionale, infatti, so bene che nel 2020 cadrà un anniversario importante per la storia dell’Umbria: saranno 50 anni dall’istituzione della Regione. Un ente che ha contribuito a costruire l’identità della nostra comunità regionale, supportandone lo sviluppo economico, sociale e culturali, facendo crescere una classe dirigente politico-istituzionale diffusa che negli anni ha dato prova di capacità, rigore e visione di futuro.

Noi, io, tutto il Partito Democratico, insieme con le forze di centrosinistra, dobbiamo essere ben consapevoli della forza che quel cambiamento di allora, in positivo, impresse nel nostro territorio, ed essere pronti ad assumerci, a maggior ragione ora – anche di fronte alle difficoltà determinate da una crisi globale di grande rilievo che tanti danni ha prodotto nei nostri territori e nelle vite dei nostri cittadini – la piena responsabilità di un cambiamento che chiede di cogliere, nonostante quei vincoli, tutte le opportunità di sviluppo e di crescita possibili. E’ la responsabilità che abbiamo, e che vivo in prima persona, e che dobbiamo all’Umbria, agli umbri, al Partito democratico.

*Presidente Consiglio regionale

Reddito di cittadinanza, in Umbria meno domande che nel resto d’Italia: «Ecco perché»

di Mauro Casavecchia, Elisabetta Tondini*

Pochi giorni fa l’Inps ha aggiornato i dati relativi al reddito di cittadinanza: al 31 maggio sono state accolte circa 674 mila domande, poco più della metà di quelle presentate (pari a un milione 252 mila). Delle restanti, 277 mila sono state respinte e 300 mila attendono ancora di essere elaborate.

Mese dopo mese, il ritmo di presentazione delle domande risulta in progressivo calo dopo l’ondata iniziale, e ci si attende che il rallentamento continui. Secondo le più recenti stime governative, alla fine il reddito di cittadinanza dovrebbe essere concesso a circa un milione di famiglie, un numero considerevolmente più basso rispetto alle previsioni iniziali e piuttosto lontano dalla platea potenziale dei soggetti in condizioni disagiate: il reddito finirebbe per essere percepito da poco più della metà delle famiglie che l’Istat stima essere in condizioni di povertà assoluta (1,8 milioni) e da un terzo di quelle in povertà relativa (circa 3 milioni).

Il disallineamento appare ancora più evidente per l’Umbria: qui le domande finora accolte ammontano a 7.265 (il 71 per cento in provincia di Perugia e il 29 per cento in quella di Terni) e, se fosse confermato l’andamento sin qui seguito, il numero di famiglie umbre infine raggiunte dal reddito di cittadinanza potrebbe non superare di molto le 10 mila, circa l’1 per cento dei sussidi distribuiti in Italia. Una incidenza, questa, proporzionalmente inferiore non solo al peso della popolazione umbra su quella italiana (1,46 per cento) ma anche rispetto alla platea delle famiglie relativamente povere (oltre 50 mila nella regione) solamente un quinto delle quali, secondo queste proiezioni, beneficerebbe del provvedimento.

Come si può spiegare la scarsa propensione dell’Umbria ad usufruire di questo sostegno economico? Intanto in Umbria opera tradizionalmente una consolidata rete di sostegno familiare che, irrobustendo il sistema di welfare regionale, attutisce il problema dell’indigenza. Accanto a questo, altri due elementi strutturali che caratterizzano il tessuto sociale umbro potrebbero spiegare, in parte, il fenomeno: l’alta presenza di stranieri e l’ampia diffusione di famiglie numerose.

L’Umbria figura tra le prime regioni per incidenza di immigrati residenti (11,1 per cento contro 8,7 nazionale), una categoria sociale particolarmente colpita dal disagio economico: tra le famiglie composte da soli stranieri che vivono nella regione il rischio di povertà, sia assoluta che relativa, è circa dieci volte più alto rispetto alle famiglie di italiani. Tuttavia, visto che la possibilità di accedere al reddito di cittadinanza è preclusa a chi risiede in Italia da meno di 10 anni, verosimilmente una cospicua fetta di popolazione in condizioni di indigenza resta esclusa dal beneficio.

A tenere bassa la domanda potrebbe inoltre contribuire un altro elemento strutturale che caratterizza la società umbra, ovvero la significativa presenza di famiglie numerose. Quelle con più di cinque componenti, ad esempio, pesano per il 5,3 per cento in Umbria contro il 4,4 nel Nord. Come noto, le famiglie numerose sono anche le più povere: tra quelle con più di quattro persone la povertà assoluta sale infatti in Umbria al 22,6 per cento, un’incidenza più che tripla rispetto alle famiglie unipersonali. Il rischio di povertà relativa è ancora più alto: 47,4 per cento, addirittura dieci volte superiore a quello dei nuclei composti da una sola persona. Seppure dunque la povertà sia segnatamente più diffusa tra le famiglie numerose, sono proprio queste ad essere sfavorite nell’accesso al reddito di cittadinanza, in virtù di un sistema di scale di equivalenza che le penalizza. Come sottolineato infatti anche da uno studio dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica, a parità di Isee, i single sono avvantaggiati rispetto alle famiglie numerose, per le quali al crescere del numero dei componenti risulterebbe relativamente più difficile il rispetto del requisito del reddito familiare.

*Agenzia Umbria Ricerche

Leonelli: «Basta polemiche nel Pd. Sono insopportabili, ce lo dice la gente»

I temi, i progetti, gli incontri sul territorio. Il consigliere regionale del Partito democratico, Giacomo Leonelli, annuncia altri due appuntamenti tematici (San Gemini e Fossato di Vico dopo Todi e Spello e prima quelli futuri al Trasimeno, Perugia e Alta Umbria) con cittadini, amministratori e iscritti Pd del percorso “Meritiamoci l’Umbria”.

Appuntamento Iniziativa che sta toccando tutto il territorio regionale e che rappresenta un’occasione di dialogo per raccogliere riflessioni e proposte in vista della due giorni programmatica di fine luglio lanciata dal commissario regionale del partito, Walter Verini. «C’è tanta voglia di ripartire, lo chiedono le migliaia di persone che credono nel PD e ce lo chiedono tutti quelli che ho incontrato in queste settimane – spiega Giacomo Leonelli -. Ci sono dei temi che devono essere centrali per rilanciare una proposta di governo regionale dell’Umbria sana, seria e rivolta ad un futuro fatto di sviluppo. Parliamo innanzitutto della meritocrazia che deve diventare la stella polare della nostra azione politica e su questo punto sarò inamovibile».

Progetto C’è poi un’idea di sviluppo che Leonelli ha già lanciato nei mesi scorsi attraverso la proposta di legge regionale sulla “Bellezza e qualità del territorio” che può essere una valida base di partenza per costruire la piattaforma programmatica in vista delle elezioni. «Costruiamo una regione veramente e interamente sostenibile. Abbiamo l’occasione di fare dell’Umbria la regione più sostenibile d’Itala – continua Leonelli -. La legge sulla bellezza è un primo tassello a cui vanno aggiunte politiche di intervento che mettano al centro l’ambiente, il paesaggio, la tutela e la valorizzazione del nostro territorio, delle nostre ricchezze legate alla cultura e alla tradizione». Spingere l’acceleratore sulla rigenerazione del suolo, il recupero delle aree urbane e rurali dismesse, una nuova politica dei rifiuti, il riuso dei materiali e l’avvio di best practice legate all’economia circolare: «Un pacchetto programmatico verde, sostenibile e capace di valorizzare l’Umbria, le aziende che potranno essere coinvolte in progetti di recupero e dare anche un impulso al turismo con il marketing territoriale e l’utilizzo di nuove tecnologie».

Polemiche «Basta con le polemiche di questi giorni che fanno male al PD, sono insopportabili. Soprattutto non le sopportano gli iscritti e gli elettori. E’ il momento di reagire. L’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto i massimi vertici regionali e istituzionali del partito è un dato di fatto, ma anche un punto di partenza che segni una nuova stagione, una rinascita. I nuovi inizi si fanno con idee e proposte e a questo dobbiamo pensare», conclude Leonelli.

Gli incontri Anche di questo si parlerà nei prossimi due appuntamenti di “Meritiamoci l’Umbria”: lunedì 8 luglio a San Gemini (TR) dalle ore 21 presso la Stazione di Posta in via Campo dei Fiori, 3 e poi martedì 9 luglio a Fossato di Vico (PG) presso il ristorante Cris, strada statale Flaminia (km 196). Appuntamenti che arrivano dopo quelli di Todi e Spello delle scorse settimane e anticipano i futuri appuntamenti del Trasimeno, di Perugia e dell’Alta Umbria che saranno annunciati nei prossimi giorni.

Taglio ai trasporti, studenti universitari Udu bacchettano la Regione: ‘Vi mancava questa’

Con un comunicato firmato Sinistra universitaria Udu Perugia gli studenti bacchettano la Regione sui tagli ai trasporti che si aggiungono agli 1,2 milioni di tagli già compiuti sull’università l’anno precedente. Ecco la nota integrale.

La nota Non si può più nasconderlo: la Regione Umbria sta attraversando un momento drammatico per il diritto allo studio. Non bastando la recente approvazione da parte dell’ADiSU di un bando per le borse di studio per l’anno 2019/2020 che non solo non ripara al taglio di 1,2 milioni dell’anno precedente, ma introduce anche sensibili difficoltà tecniche per tutti gli studenti borsisti, il governo regionale si sta dimostrando sempre più insensibile di fronte alle richieste di tornare a investire in wellfare studentesco. Si è aggiunto infatti anche il sostanzioso taglio di fondi e corse applicato dall’Assessorato al trasporto regionale su gomma durante i mesi estivi, “razionalizzazione” a cui hanno già aderito molti comuni e che mette in dubbio il recupero delle stesse al ricominciare dell’anno scolastico e accademico. A ciò si aggiunge il rischio concreto che questi tagli si riverberino sulle già insufficienti agevolazioni previste per gli studenti sugli abbonamenti, misura essenziale per garantire effettivamente il diritto allo studio a tutti. Come Altrascuola – Rete degli studenti medi Umbria e Sinistra universitaria – Udu Perugia non possiamo che condannare le scelte operate dal governo Regionale, che sembrano andare nella direzione di smantellare quei servizi e quei diritti che in Umbria erano sempre stati garantiti. Non possiamo non notare anche l’imbarazzante silenzio delle istituzioni regionali che, nonostante il forte dibattito generato sui mezzi di informazione da questi tagli si sono sempre rifiutate di dare una risposta. Tale condotta evidenzia la loro consapevolezza di star compiendo scelte sbagliate. «È inaccettabile» – dichiara Lorenzo Gennari, coordinatore della Sinistra universitaria – UdU Perugia – che la nostra Regione, un tempo virtuosa in campo di diritto allo studio, abbia deciso di fare una così brusca e miope marcia indietro, rinunciando alla qualità e alla piena garanzia dei servizi e delle borse di studio, che negli anni hanno attratto migliaia di studenti nel nostro ateneo». Aggiunge Matias Cravero, coordinatore di Altrascuola – Rete degli studenti medi Umbria: «La chiusura delle scuole durante l’estate non può essere un pretesto per continuare ad aggravare l’erogazione di un servizio che già presentava non pochi problemi, soprattutto per gli studenti che risiedono nei piccoli comuni. Da questa prospettiva la promessa di un ‘allentamento della stretta’ a settembre è tutt’altro che rassicurante, soprattutto se venisse messa in discussione anche la scontistica minima per chi non può fare altro che rivolgersi a questo servizio, perché privo di propri mezzi di trasporto. Ormai un anno fa era stata addirittura messa in campo l’ipotesi di ampliare quelle agevolazioni: con amarezza prendiamo atto di questo comportamento ambiguo del governo regionale. Continueremo a portare avanti la nostra battaglia per il Diritto allo Studio di tutte e tutti».

Sanità, Cisl Medici Umbria: «Due aziende socio-sanitarie: Umbria Nord e Umbria Sud»

di Tullio Ostilio Moschini, segretario della Federazione Cisl Medici-Veterinari-Dirigenti Sanitari Umbria

«L’Ospedale di Perugia, come del resto quello di Terni è sia Ospedale della città e del circondario che Ospedale di II livello con le alte specialità. Non può da solo gestire tutto, senza che il territorio e gli ospedali limitrofi in rete abbiano una loro valenza peculiare ed un proprio ruolo. Pertanto nella riconfigurazione e ridefinizione del numero, delle pertinenze territoriali e delle competenze organizzative delle Aziende Ospedaliere e delle Aziende Sanitarie, in relazione alle diverse ipotesi formulate (tra cui una sola ASL da San Giustino a Narni con Azienda Ospedaliera unica Perugia-Terni) ed in generale rispetto al nuovo Piano Sanitario Regionale, la Federazione Cisl Medici-Veterinari-Dirigenti Sanitari Umbria ribadisce una sua proposta, da tempo presentata dal coordinatore della confederazione per la sanità Pino Giordano: due sole Aziende, Nord e Sud. Riteniamo migliore il modello lombardo e la denominazione di Azienda Socio-Sanitaria Umbria Nord e Umbria Sud, dove ricadono rispettivamente gli Ospedali di II livello ad alta specialità di Perugia e di Terni in stretto raccordo con rete ospedaliera e servizi territoriali.

La configurazione Azienda Socio-Sanitaria Umbria Nord ed Umbria Sud permetterebbe, secondo il segretario generale della Cisl Medici Umbria “di rispondere in modo adeguato ed omogeneo alle problematiche del territorio come: aggregazioni funzionali territoriali, medici di base ex guardia medica-pediatria, distretti, cronicità, centri salute mentale, residenze sanitarie assistite, specialistica ambulatoriale. Allo stesso modo risolverebbe questioni inerenti il monitoraggio ambientale, la prevenzione primaria e secondaria, l’appropriatezza prescrittiva e il governo efficiente delle liste di attesa con un Portale Unico di tutti i medici (ospedalieri, convenzionati, medici di base, specialisti ambulatoriali) per calendarizzare prestazioni peculiari nell’ottica della continuità assistenziale: sicurezza delle cure, salute mentale, dipendenze, gestione del paziente e della sua malattia in particolare nelle patologie gravi come quelle oncologiche, cardiovascolari, neurologiche. Patologie che coinvolgono l’ambiente familiare e quindi il territorio, anche con l’istituzione dell’Infermiere di Famiglia. I due Ospedali maggiori, grazie alle loro reali alte specialità, non solo rispondono ai bisogni del proprio territorio contenendo la mobilità regionale in uscita, ma promuovono la qualità delle cure e richiamano pertanto utenza regionale esterna e utenza privata per sostenere il Servizio Sanitario Nazionale, integrato e non sostituito.

Ma per questo occorre che la Regione promuova il censimento generale di tutti i professionisti, valuti il loro reale peso e la coerenza tra capacità e ruolo in servizio con nuclei di oggettiva valutazione esterni alle strutture complesse e ai dipartimenti, individui le criticità e le carenze, elabori un piano strategico dei servizi e del personale, arruoli i migliori specializzandi, analizzi ed implementi la pertinenza della collocazione dei professionisti nelle giuste sedi di lavoro, istituisca una propria attività aziendale che consenta di mettere in gioco le professionalità per erogare prestazioni e procedure. Si salva il Servizio Sanitario Nazionale – conclude Moschini – ridando ruolo e dignità ai professionisti nell’interesse della salute dei cittadini, quella reale, di chi soffre, di chi ha paura, di chi non sa cosa fare e a chi rivolgersi, di chi cerca anche un aiuto e un conforto».

Barriere architettoniche: «Ora il Comune restituisca i soldi spesi per mia madre handicappata»

di Un lettore di Umbria24*

Mi rivolgo a voi per esclamare a voce alta quanto succede in alcuni uffici del Comune di Tuoro. Mia madre soffre di un grave handicap e mi sto adoperando per il superamento delle barriere architettoniche nell’accesso alla sua abitazione di mia madre.
Il fatto: decidemmo nel 2010 di far installare nel condominio un servoscala, seguendo l’iter per ottenere il rimborso riconosciuto agli invalidi. Detto rimborso, viene erogato dalla Regione al Comune e dal Comune all’avente diritto, seguendo le priorità in ordine cronologico. Pertanto, mia madre è risultata la prima della lista dal 2017. Nel settembre 2018, il Comune di Tuoro ha ricevuto il denaro dalla Regione Umbria per soddisfare alcuni rimborsi richiesti.
Ebbene, dal novembre 2018 ho avuto da alcuni dipendenti dell’ufficio tecnico (preposto a tale compito) una serie di motivazioni per giustificare il ritardo dell’atteso rimborso, che a tutt’oggi non è avvenuto, dopo ben dieci mesi che la Regione ha pagato il Comune di Tuoro.
Di ciò, da gennaio 2019, ho interessato dapprima il sindaco uscente e da ultimo il segretario comunale. Faccio presente inoltre che l’11 marzo 2018, come richiestomi, ho di nuovo fornito l’ufficio tecnico di tutta la documentazione necessaria, attraverso l’ufficio protocollo.
Il melodramma di questa penosa vicenda è il loop del fraseggio che ha costituito la recente risposta di un dipendente comunale: “Non posso dirle quando verrà fatto il rimborso, abbiamo tante priorità, penuria di personale e poi dobbiamo pur fare le ferie”. Precisamente la stessa risposta che ho avuto da un dipendente dell’ufficio tecnico nel novembre 2018.

*Lettera firmata

«È ora di decidere sul teatro Verdi di Terni: buona l’idea del Comune per 800 posti»

di Bruno Galigani*

È splendido tornare a parlare della ristrutturazione del Teatro Verdi. È entusiasmante immaginare che potremmo vedere riaperto il nostro Teatro in un arco di tempo molto più breve di quanto potevamo pensare fino a qualche mese fa. Abbiamo un nuovo progetto. Un progetto scaturito e sbocciato da un vincolo. Abbiamo, grazie all’amministrazione comunale, una nuova ed importante idea di come superare al meglio quanto dettato dalla Soprintendenza. E le idee così buone, come quella proposta dal Comune di Terni, vanno rispettate, forse ancor di più dell’opera stessa. Quanto sta accadendo in questi giorni ha il sapore della positività. Nonostante gli inevitabili scontri, abbiamo ormai la certezza di aver bisogno quanto prima del Teatro Verdi. Tutti. Nessuno escluso.

TRENTA ASSOCIAZIONI CONTRO MELASECCHE
LA REAZIONE DELL’ASSESSORE

Parlo a nome dell’Araba Fenice e come molti sanno, abbiamo già più volte espresso la nostra più assoluta contrarietà alla idea Polettiana. Non amiamo i falsi storici. Del Poletti è rimasto soltanto il Pronao, che non sarà toccato, e gli spolveri nella zona alta della galleria che probabilmente saranno ubicati nel nuovo museo. Per anni si è dibattuto sulla questione restauro. Per anni abbiamo confrontato il nostro Verdi con il Teatro Galli di Rimini. Ma non ci sono confronti da fare. Oggi poi con la scelta della Soprintendenza la questione Poletti può essere definitivamente messa da parte. C’è una frase che amo molto di Baruch Spinoza che dice: “Non sono venuto al mondo per giudicare, né tantomeno per condannare; sono venuto al mondo per conoscere”. Penso fermamente che sia tempo di guardare avanti. Non più al passato.

Un Teatro contemporaneo che si integra con un ingresso ottocentesco. Coniugare moderno e antico nel rifacimento del nostro Teatro è possibile. Ed il “melange” del nuovo progetto siamo certi che riuscirà a far sposare perfettamente l’armonia, ovvero quell’equilibrio fra i contrasti che consegnerà alla nostra città, un Teatro dotato di bellezza, visibilità, fruibilità, che vuol dire anche comodità nell’uso, e di buona acustica. Credo comunque sia giusto esprimere un pensiero a proposito degli 800 posti circa del nuovo progetto del Comune di Terni. Con un teatro all’italiana tipo Poletti, non se ne ricaverebbero di più. Anzi molti meno. E lo dico con cognizione. Mi scuso se riprendo per un solo attimo il confronto con il Teatro Galli di Rimini, costato 37 milioni di euro con 15 anni di lavori. Un Teatro, ben più grande volumetricamente del nostro Verdi. Il Galli di Rimini contiene 800 posti. Rimini ha 150 mila abitanti.

Sono passati già 10 anni dalla chiusura del Teatro Verdi. È giunta l’ora della scelta definitiva. Voltaire scrisse: “Chi non vive lo spirito del suo tempo, del suo tempo prende soli i mali”. Noi vogliamo bene alla città di Terni e al futuro dei nostri figli. È tempo quindi di fare. Il Comune deve procedere pensando alla “agilità” della ristrutturazione, alla bellezza del moderno con un’ottica al Teatro Arvedi di Cremona e il Paganini di Parma e alla perfezione acustica. Il Comune ha intrapreso un giusto cammino. Ora è tempo di spronare tutti, lasciarsi alle spalle le sterili polemiche e lanciare al galoppo il restauro del nostro Teatro.

*presidente dell’associazione culturale Araba Fenice di Terni