lunedì 16 settembre - Aggiornato alle 20:19

Come cambia il servizio civile: Legacoop offre 175 posti. L’intervista ad Andrea Radicchi

E’ stato pubblicato lo scorso 4 settembre 2019 il bando 2019 del servizio civile universale (Scu) che offre a circa 40mila giovani la possibilità di svolgere un anno di servizio civile e che sarà aperto per le candidature fino alle ore 14 del prossimo 10 ottobre 2019. Le domande possono essere presentate solo online. Come primo passo occorre scegliere il progetto tra quelli finanziati. Dalla pagina dedicata sul website Legacoop Umbria è possibile consultare tutti i progetti disponibili. Dopo questo step si può dare il via alla procedura di iscrizione. Da quest’anno per poter presentare la domanda è necessario possedere uno Spid di secondo livello (Sistema pubblico di identità digitale) che si può facilmente richiedere attraverso diversi provider. Dalla metà di ottobre i candidati dovranno sostenere un colloquio che verterà su esperienze, motivazioni e conoscenza del progetto. L’esperienza di servizio civile dura 12 mesi ed è rivolta a ragazze/i dai 18 ai 29 anni non compiuti con un impegno di 25 ore settimanali ed un rimborso di euro 439,50 erogati direttamente dal Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale. Legacoop Umbria mette a disposizione 175 posti su 29 progetti in tutto il territorio regionale.

L’intervista ad Andrea Radicchi, responsabile del servizio civile per Lega Coop Umbria. 

Il bando 2019 prevede novità, la prima: non più servizio civile nazionale ma universale; a cosa è dovuto questo cambio?

La parola universale ha il merito di rendere più ampia la valenza del servizio civile ed è ben rappresentata dalle novità del nuovo bando: diverse tempistiche per i progetti; riduzione dell’orario settimanale a fronte di un rimborso economico di euro 439,50; attestazione delle competenze acquisite dai volontari ed infine l’affiancamento di un tutor negli ultimi 2/3 mesi di servizio civile per un orientamento nel mondo del lavoro. Sono tutti questi aspetti insieme che rendono universale il nuovo servizio civile.

Quale è il valore aggiunto che Legacoop Umbria offre?

Il servizio civile è un’esperienza importante per i giovani ed io la consiglio perché permette ai ragazzi di sentirsi cittadini attivi, prendendosi cura del prossimo e rappresenta anche un primo passo nel mondo del lavoro. Il valore aggiunto di Legacoop Umbria sta nella sua natura associativa e cooperativa. I giovani, oltre che intraprendere un’importante crescita personale, entrano in diretto contatto con operatori ed educatori, oltre che con i meccanismi del mondo del lavoro. Risulta essere quindi una duplice esperienza, personale e professionale. Un 25% dei ragazzi continua poi a lavorare nella cooperazione e impara a conoscere i valori che essa persegue.

Quali sono poi le prospettive per il futuro dei giovani?

Innanzitutto Legacoop Umbria ha sottoscritto convenzioni con alcuni dipartimenti per il riconoscimento di crediti formativi universitari ed anche con enti di formazione che certificheranno le competenze dei volontari, le quali potranno essere inserite nel proprio
curriculum. L’anno di servizio civile favorisce un percorso di crescita consapevole con risultati molteplici: molti ragazzi si iscrivono a nuovi percorsi formativi o corsi di specializzazione inerenti al mondo del sociale, altri vengono assunti dalle imprese cooperative in cui hanno effettuato il servizio, altri ancora trovano un impiego in altre imprese grazie alle competenze acquisite. In questo senso acquisisce ancor più valore il claim dello spot del servizio Civile, ‘Una scelta che ti cambia la vita’.

Per informazioni aggiuntive è possibile contattare Legacoop Umbria ai recapiti telefonici 07544643 o via mail scrivendo a [email protected]

Dalla consulta degli studenti di Perugia gli auguri per il nuovo anno scolastico

di Lorenzo Mazzanti
presidente della Consulta Provinciale degli studenti di Perugia

Tornare tra i banchi non è mai un gesto qualunque e lascia sempre in noi emozioni differenti, di anno in anno. La scuola è una palestra di vita, un luogo di scambio di idee e valori oltre che di semplici nozioni. Viverla con passione e determinazione significa inseguire i propri sogni con cognizione di causa e strumenti all’altezza. Averne a cuore il futuro, però, significa difenderla da chi, ripetutamente e sfacciatamente, preferisce abbandonarla a sé stessa. Una scuola debole, povera di capitale umano e di sistemi educativi all’avanguardia, gioca esclusivamente a favore di chi ci vuole ignari ed inconsapevoli di ciò che ci accade intorno. Abbiate a cuore i consigli dei vostri insegnanti, persone che hanno vissuto in prima persona la vita che ci aspetta fuori da qui, oltre alla scuola. Ma non dimenticatevi di incuriosirvi, di creare una coscienza critica personale che sappia osservare la società da punti di vista differenti. Abbiate il coraggio di cambiare ciò che di iniquo e di deforme caratterizza la nostra scuola, non lasciate che siano altri a decidere come vivere all’interno di un mondo che ci appartiene. Non dimenticate gli ultimi, coloro che non hanno la possibilità di integrarsi facilmente, e combattete per loro affinché nessuno possa sentirsi studente di sere inferiore. Non trascurate la partecipazione attiva di tutti, confrontatevi e mettevi sempre in discussione. Abbiamo degli strumenti preziosi per farci sentire e dobbiamo utilizzarli al meglio, coinvolgendo nelle decisioni la totalità dei ragazzi e delle ragazze che rappresentate. Ponete l’accento, voi più di chiunque altro, sulle tematiche ambientali e sullo sviluppo sostenibile. Non abbiamo un pianeta di riserva nel quale rifugiarci e non possiamo accettare che qualcuno ci tolga ossigeno per meri interessi economici. Difendete la meritocrazia, combattete quel sistema clientelare basato su amicizie e parentele che fa spazio all’incompetenza e alla corruzione. Combattete, con tutti i mezzi disponibili, la disparità di genere, la mentalità secondo cui una donna non può e non deve essere parte attiva della società oltre alla violenza verbale e fisica nei confronti dei più deboli. Non siate timidi, rendete voi stessi protagonisti di una parentesi che vi appartiene e che nessuno può scipparvi per interessi ambigui e poco nobili. La scuola siete voi, il mondo ci aspetta.

I giornalisti umbri ricordano Dante Ciliani: «Tuo messaggio non è svanito»

di Roberto Conticelli*

Quattro anni fa, oggi, piangevamo la scomparsa di Dante Ciliani, straordinario interprete del ruolo di guida operativa e morale dei Giornalisti umbri. Ne piangevamo la morte sopraffatti dal dolore, ma consapevoli fin da allora che il suo messaggio non sarebbe svanito. Oggi, a distanza di quattro anni, pur nel dolore inevitabilmente accompagnato alla ricorrenza, possiamo affermare che Dante vive ancora nell’impegno di chi fa Giornalismo in Umbria e di quanti come noi tentano, con alterne fortune, di gestirne le sorti.

Siamo, grazie a Dante, una delle regioni d’Italia nelle quali la Formazione professionale marca indici positivi nonostante siano ancora presenti consistenti sacche di inadempienza; riusciamo ancora a realizzare corsi formativi a costo zero e con docenti sempre più qualificati; da sette anni, pur con evidenti sacrifici, riusciamo a mantenere inalterata la quota annuale per non gravare ulteriormente sugli impegni di spesa di colleghi sempre meno pagati; insieme al sindacato umbro abbiamo ottenuto il riconoscimento di una Legge Regionale che, seppur insufficiente, garantisce fondi, sostegno, e uno scorcio di futuro alla categoria.

Tutto questo è stato conseguito nel solco dell’impegno che Dante Ciliani ci ha indicato con la sua vita e la sua dedizione ai Giornalisti e all’Ordine.

In questi mesi siamo impegnati in una nuova missione, quella di superare gli incomprensibili steccati ideologici, politici e sociali che nel frattempo si sono frapposti tra chi fa informazione professionale e il pubblico dei fruitori, cioè i lettori, i telespettatori, i radioascoltatori e i navigatori on line. Lo facciamo con il format “Giornalisti tra la Gente” che già ci ha portato in varie località umbre a confrontarci direttamente e senza infingimenti con la società civile. Abbiamo la presunzione di ritenere che Dante stesso, precursore del contatto diretto tra Giornalisti e utenti della professione, avrebbe apprezzato e magari sorriso.

Grazie, Dante, non ti dimentichiamo

*Presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria

Ricostruzione, i terremotati di Norcia: «Vergogna, noi figli di un Dio minore»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del Comitato Rinascita Norcia inviata a tutte le autorità dal sindaco fino a presidente della Repubblica, passando per il presidente del Consiglio e l commissario straordinario per la ricostruzione

Nella ricorrenza del 3° anniversario del drammatico terremoto del 24 agosto 2016 e nel valutare l’impegno delle Istituzioni per la rinascita dei nostri centri montani ubicati nell’epicentro sismico, vogliamo usare il termine che qualche cittadino ha voluto apporre sulle transenne del perenne cantiere della Basilica di San
Benedetto a Norcia, e cioè “VERGOGNA”.

Un termine che il Comitato condivide poiché esprime la rabbia dei cittadini verso i ritardi nell’opera di
ricostruzione, di rinascita ma anche per denunciare lo scarso impegno e le incapacità dimostrate dai
soggetti preposti ad aiutare i terremotati. Una situazione che fa dire ad alcuni che siamo “figli di un Dio minore” visto che a Genova, patria di Grillo e roccaforte della Lega, dopo 1 anno sono già partiti i lavori di ricostruzione del Ponte Morandi.

Come si fa a non dire “vergogna” se dopo 3 anni a Norcia opere pubbliche, sicuramente meno complesse
da ricostruire ma indispensabili per la città come l’Ospedale, le Scuole, la Casa di Riposo, il Distretto
Sanitario, la Caserma, il Museo della Castellina, l’Antiquarium, la sede dell’Archivio Storico, la Biblioteca, il
Teatro, le porte, le mura urbiche, le torri e i castelli non solo non si stanno ricostruendo, ma non se ne
conosce neanche il progetto di ristrutturazione???

Per non parlare delle 81 chiese nel Comune, non una di queste è stata riaperta al culto e più i paesi sono
danneggiati più le loro chiese sono state lasciate nel più completo stato di abbandono, neanche messe in
sicurezza (San Pellegrino, Castelluccio, Nottoria, Frascaro, Ancarano, Campi, Ocricchio, Casali di Serravalle).

Il Sindaco, che riteniamo in questa situazione drammatica dovrebbe stare dalla parte dei cittadini, definisce “atto vandalico” scrivere “vergogna” su un pannello di cantiere e non spende una parola per denunciare i ritardi negli interventi di recupero di questi beni culturali. Fà un atto vandalico chi lascia in questi anni all’intemperie la Basilica di San Benedetto, dove sotto uno strato di macerie vi sono ancora dipinti significativi della vita del nostro Patrono e probabilmente qualche altare miracolosamente salvo.

Nella Cattedrale di Santa Maria Argentea, sotto le macerie, ci sono ancora l’organo antico del 700, varie opere d’arte, un coro ligneo e altari. Nell’Oratorio di Sant’Agostinuccio, dove i teli provvisori di copertura del tetto sono venuti via, nessuno prende provvedimenti e le infiltrazioni stanno rovinando il prezioso soffitto a cassettoni. Per non parlare degli affreschi e degli altari in molte Chiese delle frazioni non tutelati, come quelli di San Pellegrino, Ancarano, Campi, Castelluccio, Nottoria. Tutto ciò mentre in località distanti dal cratere si stanno ricostruendo chiese con i fondi del sisma.

“Vergogna”, perché a 3 anni dal sisma molte strade sono da ristrutturare e perché si parla nuovamente di
chiudere la Galleria di Forca Canapine. Il Sindaco dice che la scritta e i lenzuoli bianchi di denuncia promossi dal nostro Comitato danneggiano il turismo, perché danno una cattiva immagine. Il Comune, a proposito d’immagine, potrebbe sicuramente pulire meglio le strade, ripulirle dalle erbacce, dalle foglie, pulire le chiaviche otturate, fare bagni pubblici funzionali, realizzare parcheggi ecc. Riteniamo che il danno per il turismo sia in primis dovuto alla mancata ricostruzione delle case, delle infrastrutture, dei beni culturali e degli alberghi, che mostrano una città né sicura, né attraente e potrebbero causare anche la fuga degli operatori turistici verso altre zone. Chi fa impresa vuole i fatti, non le farse come quella di mettere una gru vicino ad un albergo la settimana prima delle elezioni per poi non iniziare a ricostruire. Riteniamo sia una “vergogna” che importanti imprese dell’agroalimentare siano in procinto di chiudere perché non sono state messe in condizione di ricostruire con rapidità la loro struttura.

Al Sindaco di Norcia vorremmo dire che a fronte di una preoccupante carenza di spazi per ospitare strutture sanitarie, sociali, culturali e centri di aggregazione, il comune non è riuscito a spendere milioni di euro generosamente donati dalla collettività nazionale ed internazionale; i fondi di solidarietà utilizzati per realizzare le strutture dell’emergenza, non hanno dato benefici alla comunità, perchè poi sequestrati dalla
magistratura (vedi Boeri).

Tutta questa situazione porta a ricercare le cause dei ritardi: la normativa sbagliata, troppo farraginosa e burocratica; la carenza di personale addetto al rilascio delle pratiche di ricostruzione; lo scarso impegno dimostrato dagli addetti alla ricostruzione verso i Comuni dell’epicentro sismico a favore di zone del cratere meno danneggiate.

Eclatanti sono i casi delle scuole di Perugia, Foligno e Giano dell’Umbria (fuori cratere), dove gli studenti potranno frequentare da settembre scuole completamente ricostruite con i fondi degli sms solidali mentre a Norcia, oltre a non esserci ancora il progetto del nuovo polo scolastico, ancora non sono pronti i moduli prefabbricati che avrebbero dovuto sostituire quelli della prima emergenza smantellati a giugno. Quindi, i
ragazzi delle superiori, dovranno essere ospitati in altri Container provvisori, ancora da riadattare.

Molte delle opere pubbliche e chiese che verranno ricostruite, sono a chilometri di distanza dall’epicentro
sismico, ai confini della Toscana o lungo l’ Adriatico. Si pone quindi il problema di dare priorità in questa
fase alle pratiche dell’abitazioni e delle aziende presenti nell’epicentro sismico.

E’ necessario creare, come nel 1997, le precedenze per le zone più colpite; è una vergogna che l’Ufficio
Speciale della Ricostruzione di Foligno, già carente di personale, venga impegnato per lo svolgimento delle
pratiche fuori dal vero cratere, addirittura per smaltire le vecchie pratiche del sisma del 1997.

Come è una “vergogna” la non completa operatività dell’USR di Norcia, che dovrebbe snellire le pratiche
della zona dell’epicentro, evitando a tecnici e cittadini di fare 150 chilometri ogni volta che devono
visionare una pratica.

Al Governo che verrà, vorremmo chiedere di dare una risposta seria alla proroga e riduzione del rimborso
della busta pesante, come fatto in altri sismi. La proroga fatta a giugno fino ad ottobre oltre ad essere una
vergogna per come è stata prevista, sa tanto di presa in giro.

Inoltre vorremmo chiedere al Governo di rendere realmente operativa ed efficiente la figura del Commissario Straordinario alla Ricostruzione. E’ una vergogna che per fare un’ordinanza per la rimozione delle macerie ha impiegato otto mesi, senza prevedere poi, dove dovranno essere portate le macerie dei
privati. Finalmente la stazione di smaltimento rifiuti è di nuovo operativa, ma vi è stata la beffa poichè sono stati riassunti solo gli operai di Foligno e Spoleto, escludendo quelli di Norcia. Non è il primo caso di penalizzazione dei nostri concittadini visto che in Comune, durante l’emergenza, sono stati assunti giovani provenienti da tutta Italia, mentre i nostri giovani sono costretti ad andare via.

La ricostruzione del Centro-Italia ha un suo fondamento se riesce a trattenere in loco i propri abitanti e
operatori economici, altrimenti le case ricostruite saranno scatole vuote da utilizzare magari per la
villeggiatura. Ciò sarebbe la morte di insediamenti umani, presenze storiche e culturali antiche di millenni.

Comitato Rinascita Norcia

«Dal pensiero a mia madre alla corsa in Valnerina. Così alle 3.36 è cambiato il mio mandato da presidente»

di Catiuscia Marini

Alle 3.36 del 24 agosto 2016 una scossa tremenda di terremoto di magnitudo 6.0 ci svegliò nella notte . Ricordo tutto perfettamente, un salto enorme dal letto (io vivo all’ultimo piano di un palazzo del centro storico di Todi, nella parte ottocentesca della città), aprii le finestre e vidi lo spavento di un signore straniero che con accento americano mi chiese se fosse Earthquake…poi il pensiero a mia madre ma subito la prima telefonata a Diego Zurli e Alfiero Moretti.

Contemporaneamente mi son vestita veloce, nella terrazza sul tetto (mi ricordavo la ristrutturazione del palazzo e gli adeguamenti antisismici apportati al tetto) poi alle 4 la prima telefonata al Sindaco di Norcia che mi diceva che stavano cercando di capire sulla piazza, con tutte le persone fuori, come organizzare subito i controlli…così mentre velocemente andavo a casa di mia madre (che trovai a letto ma terrorizzata) iniziammo ad organizzare l’apertura del Centro regionale di protezione civile a Foligno. Nel frattempo mi giunse la telefonata del Viceprefetto vicario, di turno in servizio, Tiziana Tombesi, giro di telefonate ai sindaci dell’Appennino mentre alla guida della mia auto mi metto in marcia velocemente per Foligno, dopo aver provato a tranquillizzare mia madre.

Nel frattempo iniziano a giungere le prime tragiche e drammatiche notizie da Amatrice. Arrivo a Foligno alle 5.30 circa della mattina mentre in collegamento con la sala operativa di Roma capiamo la situazione tragica dell’Appennino, delle persone e delle città. I morti…comincia la tragica conta…tra le vittime Barbara Marinelli e Matteo Gianlorenzi, morti nell’hotel Roma, sono giovani umbri di Orvieto (da alcuni anni lavorano nella mia Todi); trova la morte anche Floriana Svizzeretto, narnese e direttrice del Museo civico di Amatrice, appassionata studiosa di beni culturali ed opere d’arte. Ci sono alcune decine di feriti anche nei nostri paesi che avranno bisogno di cure…i nostri paesi danneggiati del 24 agosto in primis S. Pellegrino a Norcia, Avendita a Cascia, Castelluccio e poi i primi gravi danneggiamenti che diventeranno crolli nella scossa del 30 ottobre.

Qui ricordo i gesti, i volti dei cittadini, dei sindaci, delle forze dell’ordine, dei dipendenti pubblici; poi la forza della solidarietà e del volontariato; la fatica amministrativa e la costruzione dei percorsi. Ho viva la paura delle persone, il silenzio degli anziani, gli occhi terrorizzati dei bambini, la paura razionale degli adulti. Sono nate conoscenze, legami, amicizie, ho scoperto la tenacia, la forza, la resistenza, la capacità di reazione delle persone…i sentimenti duri e leali della gente di montagna. A tutti loro e soprattutto ai familiari delle vittime va il mio pensiero e la mia solidarietà.

Tutto appare lento, difficile, burocratico. Un solo consiglio a chi verrà a guidare la Regione: dire sempre la verità anche quella meno piacevole, il terremoto non consente propaganda e bugie. Un abbraccio a tutti gli amici e le amiche della Valnerina. Non potrò mai dimenticare quella difficile esperienza istituzionale che mi ha dato forza umana e mi ha impresso forti cambiamenti nel mio modo di pensare e vedere le cose.

«Regionali, il Pd costruisca una coalizione larga aperta anche al Movimento 5 stelle»

di Carla Casciari*

Né di sì populisti, ne di no popolari. Abbiamo bisogno di fatti e coerenza per dare risposte ai cittadini con la responsabilità e l’orgoglio di non voler consegnare la nostra regione alla destra populista che oggi vede in Salvini un leader irrispettoso. La mia esperienza politica di movimentista mi ha insegnato che l’energia propulsiva al cambiamento se non fa massa critica sui contenuti si disperde negli individualismi disfattisti e nei no qualunquisti. Ora il momento di coagulare, di costruire una coalizione, l’unica rappresentativa di tutte le persone con anima progressista e riformista che su diritti, sull’ambiente, sulle politiche per l’immigrazione, sulla presenza da protagonista in Europa, sulle politiche di sviluppo e sul welfare hanno una visione comune. E allora, se non ora, quando? Per le prossime imminenti elezioni regionali del 27 ottobre occorre costruire una piattaforma non solo con il civismo vero (e non quello di ex uomini e donne di partito) ma tendendo anche la mano a elettori, amministratori, classe dirigente del Movimento 5 Stelle. Ritengo che la cultura dell’odio e del rancore non appartenga a coloro che, sebbene delusi dai partiti di centro-sinistra, hanno votato Movimento 5 Stelle.

Una coalizione larga E come hanno dimostrato questi 14 mesi di governo giallo-verde, troppo distanti appaiono le posizioni che, con la faciloneria di chi è attratto dal governare la res publica, sono state appuntate nei capitoli del patto di governo, strumento ormai in soffitta. In attesa di chiarire gli equilibrismi che Salvini e Di Maio proporranno dopo la crisi aperta nell’afa ferragostana, ma già ritrattata per non far tornare gli italiani al voto, in Umbria si può fare una coalizione larga aperta a quei pentastellati che, ormai delusi, cercano un luogo dove portare il loro costruttivo contributo, che sono certa sarà molto utile anche per la ‘rigenerazione’ di cui sento tanto parlare dentro il Pd umbro. Quindi, in attesa della costituente delle idee del segretario Zingaretti, prevista a novembre, il Pd umbro può e deve accelerare i tempi. Se concordiamo sul pericolo Salvini, se l’obiettivo è difendere l’Umbria, terra di San Francesco, di Aldo Capitini, di Altiero Spinelli, è l’unità che può fare la differenza, nelle imminenti elezioni regionali del 27 ottobre prima che nel governo nazionale

*Consigliere regionale Pd

«Incuria e vetri di bottiglie rotte al parcheggio Sant’Antonio di Perugia»

Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione di una nostra lettrice

Segnalo lo stato di incuria e di scarsa manutenzione del parcheggio Perugia Sant’Antonio situato appunto in Perugia, viale Sant’Antonio.
Sono giorni o forse settimane che lungo la rampa di uscita dal livello 1 (il livello scoperto) ci sono pezzi di vetro di bottiglie rotte. Nessun operatore o addetto alla manutenzione ha provveduto alla loro rimozione.
E’ un’incuria inaccettabile, oltre che causare possibili danni agli pneumatici delle autovetture, è segno di trascuratezza e di degrado che non sono un bel biglietto da visita in una città storica e con grande affluenza turistica.
A maggior ragione inaccettabile in uno spazio dove la sosta è a pagamento.
Allego delle foto scattate martedì 13 agosto e ad oggi la situazioni è identica.

Ho segnalato, tramite mail, la situazione alla Soc. Saba Italia spa che gestisce il parcheggio ma dubito che cambierà qualcosa!

Ringrazio. Saluti.
Lettera firmata

Ferrucci: «Bisogna unire tutto il mondo civico. Fora? Profili come il suo vanno sostenuti»

di Luca Ferrucci*

La riflessione avviatasi, oramai circa due mesi, fa sul civismo regionale deve urgentemente approdare in un “porto sicuro” per far partire una campagna elettorale densa di confronti, di proposte e di risposte ai problemi della gente e delle imprese. Non è più il tempo dei tatticismi e dei vari posizionamenti, quasi a rimarcare la necessità di ciascun movimento civico nell’affermare la propria identità. Il civismo è il vero fattore di novità di questa stagione politica e non deve divenire un freno all’innovazione in questa regione. La data delle elezioni regionali è fissata e, a ritroso, anche quella della presentazione delle liste. Il tempo è drammaticamente scaduto. Il civismo deve dimostrare che esiste ed è unito nei suoi propositi politici e programmatici. Ecco perché ogni ritardo, veto o paura da parte di questo civismo rischiano di pregiudicare in modo irreversibile il percorso politico che deve mirare a vincere (ed è ancora possibile) queste elezioni regionali stando nel campo del centro sinistra.

L’INTERVISTA AD ANDREA FORA

Quattro condizioni Si possono vincere con quattro condizioni: la candidatura di persone competenti e credibili. Una credibilità delle persone fondata su valori e esperienze di vita, dal mondo del lavoro, della cultura, della sanità e sino all’associazionismo; la validità delle proposte politico-programmatiche, capaci di dare risposte vere ed efficaci ai problemi delle famiglie e delle imprese. Proposte che siano capaci di ridare uno slancio in termini di crescita sostenibile all’economia e, contestualmente, di intervenire in modo forte sui temi della marginalità sociale ed economica; l’unità di tutte le forze civiche, laiche, progressiste, cattoliche ed ambientaliste di questa regione attorno ad un progetto di grande trasformazione della nostra regione, superando tradizionali “steccati”; un’idea di un governo regionale composto da qualificate persone competenti, dialoganti e trasparenti.

CENTRODESTRA, STRETTA SUL TICKET TESEI-SQUARTA

Idee e nomi Ma oggi, e siamo già in ritardo, occorre dare risposte tempestive e chiare a due di queste condizioni: le idee programmatiche e i nomi delle persone da candidare alla presidenza della Regione. Per fare ciò dobbiamo rimboccarci le maniche, tutti insieme, e utilizzare questo tempo come un laboratorio, un’incubatrice di idee. Un laboratorio per non cedere alle false e (troppo) facili scorciatoie che dirompono nel nostro tempo, fondate sul parassitismo, sulla rabbia sociale, sulla violenza verbale. Un laboratorio che attinga al meglio dell’esperienza, delle idee e delle proposte di una sinistra riformista e progressista che, per troppo tempo, si è lasciata ammaliare prima da logiche stataliste, ampliando il raggio di azione (e di occupazione) della sfera pubblica, e poi da quelle neo-liberiste, privatizzando beni pubblici e generando nuovi monopoli privati, anche su scala locale e regionale.

«UMBRIA DEI TERRITORI» E «DA SINISTRA»: DOPPIA ASSEMBLEA

Crescita Occorre invece guardare a una crescita sostenibile e responsabile, inclusiva e capace di esprimere maggiori dosi di eguaglianza economica e sociale. Occorre ridare centralità a un’idea di comunità per il governo di beni collettivi. Occorre mirare ad una crescita che metta al centro le piccole e medie imprese che rischiano con i propri investimenti in innovazione e internazionalizzazione e che riconoscono un valore centrale ai salari dignitosi dei propri lavoratori e al radicamento nei propri territori. Non abbiamo bisogno di imprese che depredano la ricchezza dell’Umbria ma che contribuiscono ad ampliarla, in una logica equitativa, all’interno della comunità.

I candidati Ma il civismo deve, con la stessa rapidità, proporre non solo idee ma anche una rosa di candidati per la presidenza della Regione da portare ad un tavolo di discussione e confronto con gli altri partiti della coalizione. Anche su questo piano i tempi sono maturi e non possiamo dilatare ulteriormente. Andrea Fora – nell’ambito della comunità civica – ha manifestato la sua disponibilità a candidarsi. Bene. Lo conosco e ne apprezzo le qualità umane, le capacità professionale e l’impegno sociale. Mi auguro che il civismo – per quanto possibile tutto insieme – possa al più presto riconoscersi e sostenere progetti e profili di questo genere mettendosi subito al lavoro per la campagna elettorale”. Per quanto mi riguarda ritengo che, se il civismo saprà ben interpretare e con rapidità queste quattro sfide, allora io sarò disponibile a dare un mio contributo in termini di idee programmatiche: non inseguo candidature ma solo e unicamente il proposito di poter battere politicamente la deriva pericolosa di una destra nella quale non trovo alcuna soluzione condivisibile per la nostra società regionale.

*Il professore di Economia e gestione delle imprese è tra gli animatori di «Cantiere civico»

«La riapertura della struttura per anziani di Nocera rappresenta un esempio virtuoso da replicare»

di Andrea Bernardoni*

Una delle cause dello spopolamento delle aree rurali e montane che rappresentano l’ossatura del paese è l’assenza di adeguati servizi educativi, sociali e sanitari che sono sempre più frequentemente localizzati nei fondovalle e nei centri abitati più popolosi. In questo scenario di progressiva desertificazione di una parte importane dell’Italia e dell’Umbria quanto accaduto a Nocera Umbra rappresenta un esempio virtuoso che va in chiara controtendenza e può rappresentare un modello da replicare. Nel piccolo comune umbro, già colpito dal sisma e da pesanti crisi industriali, nella primavera del 2018 era stata prevista la chiusura della locale casa di riposo e lo spostamento degli anziani in una struttura a Foligno. Di fronte a questa possibilità c’è stata un’importante mobilitazione dai cittadini per evitare il trasferimento degli anziani e, grazie alla disponibilità di tutti gli attori in campo, è stato possibile trovare una soluzione transitoria che ha permesso agli anziani di continuare a vivere a Nocera Umbra in attesa che il Comune, nel rispetto dei tempi e delle procedure pubbliche, trovasse una soluzione alternativa.

La vicenda In tempi estremamente rapidi l’amministrazione comunale ha individuato un immobile idoneo ed ha pubblicato un bando per la concessione e la gestione della struttura della durata di 15 anni a fronte di alcuni adeguamenti interni necessari per renderla pienamente funzionale ed un canone annuo di locazione. Si è aggiudicato il bando una cooperativa sociale del territorio con esperienza nella gestione di strutture residenziali per anziani che deciso di investire in un’area marginale della regione, ha realizzato gli adeguamenti necessari e in poco più di 12 mesi è stato attivata a Nocera Umbra una Residenza protetta per anziani non autosufficienti superando la situazione emergenziale e dotando il piccolo comune di un servizio di welfare in grado di garantire qualità assistenziale agli anziani impiegando personale qualificato e adeguatamente retribuito.

Esempio virtuoso Questa esperienza rappresenta un esempio virtuoso perché dimostra che: a. ci sono gli strumenti normativi per attivare collaborazioni tra attori pubblici e cooperative sociali; b. tutti gli attori coinvolti hanno dimostrato che è possibile agire in tempi rapidi nel pieno rispetto delle normative esistenti; c. coordinando risorse pubbliche, private e della comunità è possibile mantenere una solida rete di servizi sociali nelle aree interne del paese. A questo punto sarà importante che l’Azienda sanitaria locale dia il proprio sostegno al lavoro fatto dal comune e dalla cooperativa sociale espletando in tempi rapidi tutte le formalità necessarie per il convenzionamento della nuova struttura, anche in considerazione della particolare situazione di disagio del territorio.

Il ruolo dei cittadini Infine una considerazione sul ruolo avuto dai cittadini che, dopo essersi attivati e auto organizzati, rischiano di vivere come un atto di forza istituzionalizzante la realizzazione della nuova struttura. Come ripete sempre Gregorio Arena, professore di diritto amministrativo e presidente di Labsus, esperto in sussidarietà e cittadinanza attiva, il ruolo dei cittadini attivi non deve essere sostitutivo dell’intervento pubblico ma deve integrare quanto fatto da Comuni e Regione. In questo caso è una responsabilità pubblica del Comune e delle Regione garantire la presenza di una residenza protetta, i cittadini attivi di Nocera Umbra hanno svolto un grande lavoro nel segnalare il bisogno e nel gestire la soluzione transitoria, ora potranno impegnare le importanti energie che hanno dimostrato di saper mobilitare impegnandosi per favorire l’integrazione della nuova struttura e dei suoi ospiti nella comunità di Nocera Umbra.

*Responsabile Legacoopsociali Umbria

«Io, musicista, vi spiego tutte le criticità macroscopiche di San Francesco al prato»

Pubblichiamo l’intervento di Luca Franceschelli, fagottista dell’Orchestra da camera di Perugia, relativo ai problemi di San Francesco al prato. L’auditorium nell’ambito del programma di Umbria jazz è stato aperto occasionalmente venerdì scorso per il concerto di Uri Caine; sul palco, oltre al pianista e compositore americano, anche alcuni membri dell’Orchestra da camera (tra i quali lo stesso Franceschelli) e i fiati dell’Umbria jazz Orchestra. Ancora molti i lavori da fare all’auditorium in vista della vera e propria apertura che dovrebbe arrivare fra pochi mesi. L’intervento di Franceschelli è stato pubblicato mercoledì su Facebook.

di Luca Franceschelli

Scusate il post molto lungo ma se avete due minuti leggetelo. Essendo io musicista mi piacerebbe parlare di un argomento che mi sta particolarmente a cuore, il nuovo Auditorium di San Francesco al Prato. Quando a maggio ci fu l’apertura per presentarlo alla città notai subito delle criticità macroscopiche che avrei voluto condividere ma essendo alla vigilia delle elezioni e il conseguente clima “caldo” che si respirava, ho voluto evitare polemiche politiche. Oggi invece, dopo aver avuto anche l’onore di suonarci il 19 luglio scorso nel concerto inaugurale e quindi avere una cognizione ancora più precisa voglio raccontarvi com’è davvero questo nuovo monumento cittadino. L’Auditorium si mostra a un primo impatto davvero bello, la scelta dei colori del legno, le luci, le travi del tetto… esteticamente è un’opera sicuramente fantastica che lascia a bocca aperta. Il problema è che senza degli adeguamenti sostanziali è di fatto inutilizzabile. A oggi, mancando le poltrone e i pannelli acustici sul palco, non conosciamo quale sarà la reale acustica.

Detto questo, nel progetto, evidentemente fatto di chi in una sala da concerto non è mai entrato, ci sono degli errori abbastanza ridicoli ma sostanziali. Cominciamo dal palco: è un cubo di cemento rivestito di legno invece di essere una struttura di legno e vuoto sotto così da fare da cassa di risonanza; inoltre è stretto e profondo quando un palco dovrebbe essere invece largo e corto. Un’orchestra disposta in profondità non può suonare (era già estremo suonare al Morlacchi avendo un boccascena molto stretto). Inoltre, a differenza di ciò che accade in qualunque auditorium moderno non sono state previste nessun tipo di pedana (mobile o fissa) rendendo di fatto qualunque organizzatore di eventi “schiavo” degli allestitori che dovranno adeguare il palco. Da ultimo il fatto che non ci sia nessun tipo di balaustra rendendo il palco pericolosissimo (vorrei conoscere chi ha dato i permessi sulla sicurezza) e l’accesso al palco è solo da un lato rendendo lento e scomodo l’ingresso degli artisti. Come dicevo, mancano i pannelli acustici sopra al palco che rifletteranno il suono. Avendo però già montato le americane per le luci i suddetti pannelli andranno messi così in alto da renderli totalmente inutili.

La parete dietro al palco è una bellissima vetrata dove però dalle 17 alle 20 circa entra il sole che si muove dal palco alla platea: il risultato è che prima su chi suona e poi sul pubblico c’è sole a picco quindi va necessariamente predisposto una sistema di tendaggi che permettano l’utilizzo della sala anche di pomeriggio. Quando arriveranno le poltrone sono previsti un cospicuo numero di posti anche a lato palco: senza una gradinata chi acquisterà quei posti godrà della vista delle schiene dei musicisti. Lo comprereste voi un biglietto senza visuale? Il foyer (o biglietteria), che al momento non è allestito, è diviso solo con dei tendaggi dalla sala quando, sia per aspetti climatici e sia per aspetti acustici deve necessariamente essere separato. Pensate in pieno inverno un ritardatario che arriva a un concerto: apre la porta portando con sé il freddo che raggiunge la sala e poi dovrà parlare con il botteghino, pagare e così via; il tutto disturbando il pubblico e i musicisti del concerto. Inoltre non è stato previsto un guardaroba.

Concludo con i camerini: la porta che dalla sala va ai camerini (al momento completamente vuoti) è così stretta da non passarci strumenti ingombranti come contrabbasso o bassotuba se non con manovre assurde. Dopodiché c’è una lunga e scomoda scala così che gli strumentisti (pensate le donne con tacchi alti o chi ha strumenti pesanti) arrivano sul palco con enormi difficoltà e fatica. Capisco che per molti questi aspetti parranno marginali e mi considereranno il solito criticone quindi vi faccio un paragone: immaginate che domani si inauguri un campo di calcio con le porte nei lati lunghi e al posto del prato una bella distesa di catrame, al posto delle gradinate una distesa di seggiole tutte in piano alcune coperte con dei cartelloni e gli spogliatoi senza bagni e docce. Cosa pensereste?