martedì 28 marzo - Aggiornato alle 08:15

Carpi-Perugia 0-0, passo indietro del Grifo ma risultato allunga serie positiva: il Pagellone

di Mario Mariano

Grifo un passo indietro nel gioco riesce ad allungare la serie positiva. Dopo la miglior prestazione contro il Benevento, il Perugia subisce il pragmatismo del Carpi. Brignoli se la cava ottimamente con piedi, testa e mani. La coppia Nicastro-Di Carmine spara a salve.

BUCCHI SODDISFATTO

Bisognerà farsene una ragione, non c’è continuità di gioco, ma per fortuna di risultati. Il pareggio di Carpi allunga la serie positiva e lascia praticamente inalterata la situazione in zona playoff. Nessuna sorpresa sotto diversi punti di vista, anche se dopo la migliore prestazione venerdì sera contro il Benevento, nelle aspettative generali c’era una prestazione migliore di quella realizzata in Emilia. Piuttosto a vincere ancora una volta è stata l’emergenza, quella situazione cioè che riesce a far aguzzare l’ingegno degli allenatori e a motivare al massimo le squadre. Così come era capitato al Perugia ad Avellino, Castori ha realizzato una impresa, contro la squadra che assieme alla Spal vantava la migliore serie positiva: senza nove titolari il Carpi ha comandato il gioco, ma soprattutto ha impedito alle bocche di fuoco perugine di arrivare alla conclusione.

LA PARTITA

Un Carpi muscolare, che ha annichilito l’avversario più sul piano fisico che su quello tecnico, vincendo la sfida tattica per via di una lucidità migliore, che si è concretizzata con l’oramai famosa verticalizzazione del gioco voluto da Castori. Così come è capitato in altre situazioni, c’è voluto il miglior Brignoli, che si è opposto, sdoppiandosi nel duplice ruolo di difensore aggiunto e guardiano. A ben guardare Brignoli è stato di gran lunga il migliore in campo, anche perché statiche alla mano ha giocato più palloni con i piedi che con le mani. E, per non farsi mancare nulla, è ricorso addirittura al colpo di testa fuori dall’area per placcare l’ennesima incursione di Lasagna.

Castori è riuscito a non far ragionare il Perugia, a fermare le fonti di gioco, a centellinare ai minimi storici i rifornimenti per Nicastro e Di Carmine. Il debuttante Petkovic ha trascorso un pomeriggio di relax a differenza del suo dirimpettaio. L’analisi della partita è presto fatta: senza spinta sulle corsie, e con un centrocampo che faticava a costruire gioco, il Perugia è apparso da subito dimezzato. I cambi questa volta non hanno inciso, e semmai viene da pensare cosa sarebbe accaduto se tra i pali non ci fosse stato un portiere così abile nel gioco con i piedi, così coraggioso. Ma tant’è.

Brignoli: eroe di giornata, esce in continuazione, togliendo le castagne dal fuoco del tandem Volta-Monaco, presi d’infilata dai lanci per i due attaccanti. È reattivo anche tra i pali, ed insomma riporta a casa il punto. Voto: 7,5

Del Prete: cross col contagocce, perché il Carpi insiste sulla fascia di sua competenza. Una prestazione ibrida senza incidere in fase offensiva. Voto: 6-

Volta: Interventi sempre sul filo del rasoio, non sempre sicuro per una intesa ancora precaria con Monaco. Rimedia anche l’ammonizione. Tanto agonismo ma poca costruzione di gioco. Voto: 6-

Monaco: È sempre in rotta di collisione con il mondo intero. La fisicità è necessaria, ma quando si passa il limite non solo si viene ammoniti, ma si perde la concentrazione. Voto: 5.5

Di Chiara: Anche lui è costretto a limitare i raid offensivi perché Castori prende le contromisure giuste (raddoppi e pressing). Poco preciso sui calci piazzati. Voto: 6

Ricci: Primo tempo anonimo, senza trovare la giusta posizione, i continui cambiamenti sembrano frastornarlo, solo nella parte finale ritrova un minimo di geometria. Voto: 6-

Gnahorè: Macchinoso all’avvio, sembra frenato non tanto dal ritrovarsi davanti agli ex compagni, quanto dalla loro foga agonistica. Di positivo c’è che è una specie di rullo compressore, sbuca cioè da tutte le parti, pur senza lampi. Voto: 6-

Brighi: Anche lui fatica ad entrare in partita per via di contrasti ruvidi, salvo che non si sottrae a stendere Bianco lanciato a rete. Utile quando il Carpi prova il forcing. Voto: 6+

Nicastro: La prestazione più anonima della stagione, perché ben marcato ma soprattutto perché non arrivano rifornimenti. Costretto ad indietreggiare, ha solo una mezza possibilità per provare a bucare la difesa del Carpi.
Voto 5+ (25′ st Mustacchio: a conferma delle difficoltà tattiche della partita, neppure lui entra a pieno regime. Voto: 5.5)

Di Carmine: Regge l’urto offensivo battendosi come un leone preso in mezzo fra due-tre avversari. Lo spunto migliore un cross al bacio per Nicastro. Lottatore indomito. Voto: 6

Guberti: In altalena come la squadra, è in giornata di scarsa vena, e a nulla serve cambiare la fascia. Una volta un ex presidente di cui non facciamo il nome, perché la sua filosofia non è commentabile, vietava tassativamente all’allenatore di turno di ricorrere a simili strategie. Voto: 5+ (14 st Terrani: ingaggia duelli corpo a corpo con difensori e centrocampisti del Carpi, restando a metà strada tra difesa e attacco, senza incidere nel gioco. Voto: 5+)

Bucchi: Non uno, ma diversi passi indietro nel gioco. Di buono c’è il pareggio. Prestazione che si avvicina a quella di Cittadella. Nel duello con Castori non riesce a trovare le contromisure giuste. Voto: 6

Ztl Perugia, Scarpelli (Cgil): «Centro non si ripopola con le auto, ma con cultura e residenti»

Riceviamo e pubblichiamo l’opinione di Vanda Scarpelli sulle modifiche del Comune di Perugia agli orari della Zona a traffico limitato che tanto stanno facendo discutere

di Vanda Scarpelli* 

Apprendiamo dalla stampa che, senza alcun tipo di confronto né di informazione, il Comune di Perugia ha deciso di sperimentare nuove modalità di accesso ala zona a traffico limitato nel centro storico di Perugia. Una decisione che ci lascia perplessi: se l’obiettivo infatti è riqualificare e rivitalizzare il centro storico non è sicuramente garantendo una maggiore viabilità individuale che si può raggiungere tale obiettivo. Piuttosto a nostro parere è necessario implementare azioni (in parte alcune attivate) che garantiscano maggiore fruibilità del centro storico, sia attraverso la diminuzione del costo dei parcheggi, sia attraverso la diminuzione del costo dei biglietti dei trasporti pubblici per alcune fascia d’età e per alcune ore della giornata, sia ad esempio con l’istituzione di ulteriori navette o di ulteriori corse dei trasporti pubblici che possano facilmente e con costanza raggiungere anche dalle periferie il centro storico.

CENTRO APERTO TUTTO IL SABATO
I PIANI DELLA GIUNTA
ZTL, IL CONFRONTO: PERUGIA TRA LE PIÙ PERMISSIVE

Ripensare il centro storico è fondamentale per ridare al cuore dell’acropoli la fisionomia pulsante di centro aggegativo . Ma per ripopolare il centro storico sono necessarie proposte culturali ,offerte economiche attrattive e costanti iniziative che ne possano rilanciare la fruibilità. Conservare la città storica comporta una pluralità di azioni, dalla riqualificazione urbana al rafforzamento della residenzialità stabile come condizione fondamentale di presidio, con il corollario dei servizi di base e del commercio di prossimità. Quella residenzialità che oggi invece si sente minacciata e stretta entro angusti confini. Invitiamo pertanto l’amministrazione comunale a riflettere su tale scelta che sembra rispondere in maniera troppo semplificativa ad una reale criticità.

*Cgil Perugia

ZTL, RESIDENTI DEL CENTRO SUL PIEDE DI GUERRA
ZTL APERTA FINO ALLE 2, ASSESSORE CONTRARIO

«Cortile di Francesco, mettersi in cammino per aprire nuovi orizzonti di dialogo»

di Enzo Fortunato*

Il Cortile di Francesco quest’anno si terrà dal 14 al 17 settembre, con delle tappe preparatorie. Ad aprirlo sarà Philippe Daverio il 30 marzo alle 21 nella Basilica Inferiore. La nazione ospite, con i suoi più illustri protagonisti, sarà la Francia. Il tema, declinato in diverse sfaccettature è il “cammino”. Tantissimi i protagonisti, tra gli altri Antoine Audo, Stefano Boeri, Enzo Bianchi, Massimo Cacciari, Luciano Canfora, Lucio Caracciolo, Andrea Iacomini, Vito Mancuso, Romano Prodi e Antonio Tajani.

Pensare la cammino significa riandare ad una delle più interessanti figure bibliche: Abramo. Il Cortile di Francesco è per eccellenza un luogo di incontro, attraverso la scoperta dell’altro, non solo tra credenti e non, ma anche di culture diverse. Vorrei, allora, aprire una finestra sul mondo arabo e coglierne un aspetto, una sfaccettatura, un raggio di sole che possa illuminare il nostro cammino: un antico proverbio dice ogni parola, prima di essere pronunciata, dovrebbe passare tre porte. Sull’architrave della prima è scritto: È vera? Sulla seconda campeggia la domanda: È necessaria? Sulla terza è scolpita l’ultima richiesta: È gentile? Questo spunto di riflessione lo trovo estremamente francescano perché ci conduce indirettamente alle parole del Santo di Assisi animate da semplicità e benevolenza verso l’altro, tanto da chiamare tutti “fratello”. Quello che ci proponiamo nel Cortile di Francesco è di abbracciare e aprire nuovi orizzonti, attraverso la scoperta con l’altro. Questo è possibile se come Abramo siamo pronti ad uscire da noi stessi. Ad esplorare nuove terre. Ad ascoltare tra le voci “la Voce” ed essere così depositari di una delle più grandi promesse fatta ad Abramo e raccontata nella Genesi: Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle. Tale sarà la tua discendenza.

Ma anche riandare ad una delle figure della mitologia greca: Ulisse. Per compiere un percorso di ricerca della personalità e degli argomenti che abbiano attinenza anche con le nostagie, di ogni cammino.

Anche Dante ci viene incontro: Nel mezzo del cammin di nostra vita/mi trovai per una selva oscura/ché la ditta via era smarrita, e quindi il suo Ulisse: […] né dolcezza di figlio, né la pietà/del vecchio padre, né ‘l debito amore/lo qual dovea Penelopè far lieta,/vincer potero dentro a me l’ardore/ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto/e de li vizi umani e del valore;/ma misi me per l’alto mare aperto/sol con un legno e con quella compagna/picciola da la qual non fui diserto […]. Enea fermandosi a Gaeta, così la nominò, ed il nome fu la cosa conosciuta, sottratta all’oscurità dell’ignoto. Sul conosciuto, approdo definitivo di certezza, furono poi fondate le abitazioni ed i templi di Roma. Ma lui, Ulisse, sta ancora vagando, si è smarrito? Cosa sta ancora cercando? Necessario l’erramento, a chi è ancora in cammino.

Queste sono alcune delle suggestioni che animeranno, nella piazza per eccellenza del dialogo e dell’incontro, momenti di riflessione per fecondare la nostra umanità.

Per ogni domanda, approfondimento, è stato messo a disposizione il sito www.ilcortiledifrancesco.it.

*direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi

Perugia, Casaioli sulla mobilità notturna: «Prima del divertimento abbiamo garantito l’essenziale»

di Cristiana Casaioli*

Con riferimento alle ultime novità sui servizi di mobilità notturna, che sarà inaugurato il prossimo 7 aprile e di collegamento per gli studenti tra il polo didattico di Monteluce e la mensa di via XIV settembre, inaugurato lo scorso 15 marzo, dopo le dichiarazioni del consigliere comunale Bori e della consigliera regionale Casciari vorrei dire che si tratta di provocazioni del tutto strumentali e infondate. Sono anni, infatti, che come amministrazione comunale chiediamo alla Regione dell’Umbria un incremento del contributo per il trasporto pubblico locale, a valere sull’apposito fondo. La Regione dell’Umbria al momento finanzia solo il 60 per cento del trasporto di Perugia, quando la media degli altri comuni è dell’85 per cento e alcuni addirittura vengono coperti integralmente dai fondi regionali. È paradossale che il bacino dove si concentra l’utenza dell’intera regione, dove si trovano due università, dove si trovano le sedi più importanti degli enti territoriali umbri, riceva trattamenti sfavorevoli ed incapaci di garantire un livello adeguato dei servizi. In questa situazione è evidente che il Comune di Perugia, con i pochi fondi che ha a disposizione, debba garantire in primis i servizi essenziali casa-lavoro e casa-studio, cosa che stiamo facendo con uno sforzo enorme per il nostro bilancio. Abbiamo la responsabilità del buon padre di famiglia, che, in periodi di ristrettezze, sicuramente pensa a garantire ai figli il lavoro e lo studio prima del divertimento notturno.

MOBILITÀ NOTTURNA E NAVETTA MENSA: FERMATE E ORARI
FOTOGALLERY: LA NUOVA NAVETTA MENSA

Mai stati contrari Non siamo mai stati contrari alla mobilità notturna, anzi, ne abbiamo sempre riconosciuto il valore, strettamente associato con il ruolo di Perugia come città universitaria ma abbiamo un limite economico-finanziario che non ci permette di impegnare fondi per ulteriori servizi. Abbiamo sempre garantito la nostra disponibilità a organizzare e gestire il servizio se la Regione avesse svolto il suo ruolo di ente finanziatore, ruolo che tra l’altro le spetta per legge. Tra l’altro, ricordo bene i primi incontri in cui lo stesso assessorato regionale aveva rifiutato di impegnarsi su questa operazione. Non appena sono state rese disponibili le risorse, sotto la legittima pressione di studenti ed enti accademici, l’amministrazione comunale ha subito istituito la linea, a testimonianza del fatto che anche per noi è un servizio importante. Tra l’altro, speriamo che il tema dei fondi per la mobilità studentesca non si esauriscano in questa piccola sperimentazione, ma che vengano reperiti in via strutturale, per garantire ai 20 mila studenti universitari ed a tutta l’utenza giovanile del capoluogo, residenti ed utilizzatori della città, un servizio di trasporto pubblico costantemente all’altezza delle loro aspettative.

RIVOLUZIONE ZTL IN CENTRO STORICO: LE NOVITÀ

Navetta essenziale Essenziale, invece, riteniamo che sia il servizio shuttle tra il polo didattico di Monteluce e la mensa di via XIV Settembre perché si tratta di garantire agli universitari un servizio necessario al miglioramento della loro quotidianità e dell’offerta stessa della città agli studenti. Per questo, abbiamo fatto un grande sforzo e messo a disposizione le risorse, considerandolo un ulteriore passo verso una città davvero a misura di studente. È chiaro che, se finalmente i fondi regionali venissero ripartiti in via equa, vi sarebbero le risorse per offrire il servizio di trasporto che tutti i cittadini si aspettano. Paradossalmente la stessa Regione ha correttamente individuato all’interno del Piano regionale dei trasporti la necessità di rivedere la ripartizione del Fondo e ha definito i nuovi criteri di ripartizione, ma non si riesce ancora a trovare la strada per darne effettiva applicazione.

Paparelli: «In Umbria disoccupazione ai minimi dal 2012. Garanzia giovani, presi in carico 2.500»

Pubblichiamo il commento del vicepresidente della Giunta regionale dell’Umbria e assessore allo sviluppo economico ed al lavoro, Fabio Paparelli, sui dati registrati dall’Istat nell’ultimo Report sul mercato del lavoro italiano nel 2016

di Fabio Paparelli

Il tasso di disoccupazione in Umbria al 9,6 per cento, il più basso dal 2012, testimonia l’efficacia delle azioni realizzate dalla Regione Umbria in materia di politiche attive del lavoro. Si tratta di un risultato importante che ci spinge a non abbassare la guardia ed a continuare sulla strada intrapresa.

Il dato evidenziato dall’Istituto nazionale fa il paio con lo stato di attuazione del Piano regionale delle politiche attive del lavoro che, secondo l’analisi effettuata dal 2016 al 28 febbraio scorso dai competenti uffici regionali, ha un andamento positivo sia relativamente alla risorse utilizzate ed impegnate, sia alle misure adottate e finalizzate a promuovere la crescita dell’occupazione, delle competenze e della competitività dell’intero sistema produttivo regionale. Il programma ha una dotazione finanziaria di 70 milioni di euro, di cui 66,1 destinati a quattro pacchetti di interventi,: garanzia giovani, garanzia adulti,  “smart” ed imprese e 3,9 finalizzati ad azioni di sistema.

Con il Pacchetto Garanzia Giovani Umbria la Regione Umbria ha dato continuità al Programma Nazionale Garanzia Giovani stanziando 24 milioni di euro per il finanziamento di percorsi integrati tra diverse misure (orientamento, voucher formativo, tirocinio extra curriculare, incentivo all’assunzione, creazione d’impresa) rivolte a giovani under 30. Finora sono state 4.132 le adesioni con 2.568 giovani (2.066 nella provincia di Perugia e 501 in quella di Terni) presi in carico ad oggi dai Centri per I’impiego, e al momento sono stati assegnati 382 voucher formativi e 766 tirocini extracurriculari. Per i giovani fino a 18 anni sono stati avviati percorsi formativi integrati, con uno stanziamento di 6 milioni di euro sull’Asse Istruzione e formazione del Por Fse 2014-2020 per contrastare e ridurre la dispersione scolastica e formativa, rivolgendo una attenzione particolare ai giovani tra i 15 e i 18 anni che abbandonano il percorso scolastico e che sono a maggior rischio di esclusione sociale e lavorativa.

A novembre 2016 è stato approvato l’Elenco Regionale delle attività di formazione professionale ed i relativi servizi di sostegno. Tutte le attività hanno preso avvio con la partenza nelle prime annualità di 18 percorsi che hanno coinvolto 396 ragazzi (per un costo di 2 milioni 709.840 euro), mentre le seconde annualità hanno interessato 395 ragazzi inseriti in 20 percorsi, per un finanziamento totale di quasi tre milioni di euro.

Il Pacchetto ‘adulti’ è invece finalizzato ad agevolare l’inserimento/reinserimento occupazionale di disoccupati over 30, oltre che di persone che beneficiano degli ammortizzatori sociali attraverso l’offerta di interventi integrati (orientamento e formazione per il reinserimento lavorativo, esperienze in contesto lavorativo con incentivi per l’assunzione stabile). Le risorse complessive che saranno attivate ammontano a 16 milioni e 100 mila euro. Le adesioni hanno raggiunto 3.829 registrazioni (di esse 2.712 a Perugia e 1.117 a Terni), di cui 2.325 disoccupati presi in carico, ad oggi, dai CpI che hanno iniziato le attività specialistiche per valutare le modalità più efficaci di politiche attive. Le misure assegnate sono complessivamente 514, di cui 232 voucher formativi e 282 tirocini extracurriculari.

In questo quadro si collocano anche gli Incentivi all’assunzione dall’ Avviso W.E.L.L. 30 che hanno visto la presentazione da parte delle aziende di 104 domande per 109 assunzioni. A oggi sono stati liquidate 94 domande per un totale di 399 mila 293 mila euro, a fronte di un impegno di 459.719,10 euro, sui 500 mila stanziati.
Il Pacchetto “smart” ha invece l’obiettivo di creare figure da inserire nelle imprese ad alta innovazione attraverso percorsi formativi dedicati a profili post diploma/post laurea altamente specializzati, integrati da tirocinio e incentivi all’assunzione. Tale pacchetto prevede inoltre il finanziamento di percorsi ITS e di tirocini extra-curricolari rivolti a laureati finalizzati allo sviluppo di progetti innovativi per proseguire nelle positive esperienze di work experience/tirocini finalizzato alla realizzazione di programmi di innovazione nelle imprese già realizzate nella precedente programmazione con gli interventi “assegni di ricerca” e WELL”. Questa azione ammonta complessivamente a 13 milioni di euro di cui 6,2 milioni per percorsi integrati, 2 milioni 800 mila per Its e 3 milioni per tirocini di ricerca; la restante parte serve a finanziare i bonus assunzionali per le aziende che assumono i partecipanti alle iniziative e gli strumenti per la creazione d’impresa.

Relativamente all’Avviso per la realizzazione di percorsi formativi sono state stanziati 4 milioni di euro (a valere sull’Asse Occupazione del Por Fse 2014-2020) suddivisi in due scadenze di presentazione dei progetti. Alla prima scadenza sono stati presentati 73 progetti (per un totale di oltre 10 milioni di euro), di cui 12 approvati per un totale di euro 1.829.313,98 con il coinvolgimento di 157 disoccupati. Alla seconda scadenza sono pervenuti oltre 70 progetti formativi per i quali a breve inizierà l’istruttoria per l’ammissibilità a valutazione.

Per l’istruzione tecnica superiore (Its) sono in corso attività su cinque aree tecnologiche che interessano 10 distinti corsi con 227 diplomati che stanno acquisendo competenze che gli consentiranno un facile accesso sul mercato del lavoro. Il tutto per un costo un finanziamento totale di 2 milione 800 mila euro. Il Programma stanzia infine 13 milioni di euro per il pacchetto “imprese”. Nell’aprile 2016 è stato pubblicato l’Avviso Cre.s.c.o. per il quale sono pervenute 235 proposte progettuali per 557 assunzioni a tempo indeterminato per un totale di oltre 10 milioni di euro.

Ad oggi sono stati approvati 185 progetti che interessano 238 imprese (64 relative al territorio provinciale di Terni e 174 a quello della provincia di Perugia); le assunzioni a tempo indeterminato totali previste sono 456. Le stime prevedono per il 2017, attraverso questo strumento circa 1000 nuovi occupati a tempo indeterminato.
Accanto ai percorsi di politica attiva del lavoro sono state attuate azioni per migliorare l’efficacia dell’intero sistema, a partire dal nuovo ruolo dei Centri per l’impiego di cui sono state rafforzate le competenze, anche degli operatori, accresciuti gli standard dei servizi, rendendoli omogenei su tutto il territorio regionale, e ampliando l’interfaccia con il tessuto produttivo e le imprese, attraverso la definizione di criteri per l’accreditamento.

Per fronteggiare le gravi conseguenze sul tessuto produttivo nelle aree colpite dal sisma, in attesa di specifiche risorse nazionali, sono state utilizzate parte delle risorse destinate agli ammortizzatori sociali in deroga estendendo i periodi di concessione e i requisiti soggettivi per i lavoratori di aziende rientranti nel perimetro del sisma e di aziende del settore turistico-ricettivo dell’intera regione. Le domande di ammortizzatori sociali in deroga sono circa 2mila 500, mentre le domande riguardanti l’emergenza sisma sono state circa mille 100. Ad oggi rimangono in fase di autorizzazione circa 850 domande relative al periodo gennaio aprile 2017. Relativamente alla gestione delle procedure di esame congiunto per la Cassa Integrazione Straordinaria per le aziende regionali e delle procedure di licenziamento collettivo nel 2016 sono stati attivati in Regione 18 tavoli di esame congiunto per la Cigs.
Infine oltre 20 le situazioni di crisi d’impresa monitorate e seguite dall’unità tecnica per le crisi d’impresa per oltre mille lavoratori coinvolti.

In prospettiva oltre alla continuità delle misure attivate si colloca l’imminente attivazione di due ulteriori strumenti che potranno integrare le politiche del piano: il nuovo programma garanzia giovani, con una dotazione di oltre 12 milioni di euro che sarà finalizzato a favore dei giovani al disotto dei 29 anni, ed il piano di politiche attive del lavoro, che sarà finanziato con risorse residue del fondo per l’occupazione, istituito con il decreto legge 185/2008 che fino ad oggi ha finanziato anche la cassa integrazione i deroga che dovrebbe consentire l’attivazione di interventi ulteriori per 12,5 milioni di euro, soprattutto per agli over 30 ed ai percettori di ammortizzatori sociali.

Terni, la sinistra riformista del Pd prende campo: «Sosteniamo Orlando»

del Coordinamento provinciale della Sinistra riformista del Pd*

Siamo compagne e compagni che in questi anni si sono riconosciuti nella sinistra riformista del Pd.

Il nostro impegno, la nostra militanza, si è sempre contraddistinta per non avere mai assunto posizioni preconcette nei confronti della maggioranza del partito, sia a livello nazionale che locale. Valori e merito delle proposte sono stati sempre alla base dei nostri comportamenti e delle nostre scelte. In questi anni, purtroppo, la conduzione del partito, le scelte politiche compiute, hanno portato allo snaturamento costante delle ragioni fondative del Pd.

Il Pd trovava la sua ragione di esistere in un progetto culturale e politico innovativo in grado di unificare le diverse forze riformiste e progressiste del ‘900, con l’obiettivo ambizioso di forgiare un progetto valoriale e politico in grado di affrontare le sfide che la globalizzazione e la modernità ci imponevano e ci impongono. Il Pd, quindi, come forza politica riformista e popolare in grado di coniugare diritti civili e sociali, individuali e collettivi, l’uguaglianza e le pari opportunità, in una società globale in profonda mutazione. In sintesi, un partito di centro sinistra moderno.

Oggi questa idea è fortemente in crisi e per noi le responsabilità sono chiare ed evidenti. In questi anni abbiamo vissuto una subalternità costante verso le politiche neo liberiste, sia in campo economico che sul versante dei diritti del lavoro. Il partito inteso come comunità di idee e di persone si è sempre più trasformato in uno strumento elettoralistico ad uso e consumo della maggioranza e del suo leader, con conseguenze devastanti sul piano della militanza e della partecipazione. Per noi non è mai stata messa in discussione la legittimità di Renzi, sia come segretario del partito sia come Presidente del Consiglio. Gli riconosciamo la positività nel campo dell’azione di governo per quanto riguarda i diritti civili, ma altrettanto netto è il nostro giudizio negativo sulle misure assunte in campo economico e fiscale. Il governo Renzi, in sintesi, ha solo cercato di mitigare le scelte neo liberiste dominanti in questi anni. Due soli esempi: con il jobs act, il Governo ha continuato nei fatti a disconoscere il valore sociale del lavoro. Il combinato disposto contratto a tutele crescenti e abolizione dell’art. 18 ha destrutturato il sistema delle tutele; l’uso liberalizzato dei vaucher ha indebolito il confine tra lavoro regolare e irregolare.

L’abolizione dell’Imu generalizzata sulla prima casa, ha nei fatti minato il principio di progressività nel prelievo fiscale, in un momento di grande bisogno di risorse finanziarie pubbliche. Di contro, sono aumentate le diseguaglianze economiche e sociali, le vecchie e nuove povertà e si è diffusa tra i cittadini la paura del non farcela. In queste condizioni, i populismi e le destre hanno trovato o stanno trovando facile terreno. In questi anni, milioni di cittadini hanno perso fiducia nel Pd; migliaia di militanti ci hanno abbandonato. Come si fa a non comprendere che una delle ragioni dell’astensionismo, della sfiducia del popolo della sinistra, nasce dalle aspettative tradite dal nostro partito? Dopo la sconfitta delle amministrative e del referendum sarebbe stata utile, indispensabile, una discussione congressuale identitaria e programmatica, in grado di coinvolgere costruttivamente gli iscritti e la parte di società civile interessata ai destini del centro sinistra. Tutto questo non si è voluto fare per volontà del segretario uscente, della sua maggioranza, con una adesione ortodossa e strumentale allo statuto, che poteva essere invece modificato, le chiusure alla direzione e all’assemblea nazionale ad ogni forma di mediazione sono a dimostrarne la volontà di rottura. Il congresso rischia di essere ancora una volta una conta interna, senza permetterci di trovare una sintesi programmatica più avanzata.

Si continua a pensare al Pd contenitore elettorale e non partito-comunità, casa comune dei riformisti. Ad un Pd autosufficiente e non a un partito inclusivo. E ciò mentre in Europa e nel mondo si sviluppano concetti e forze progressiste che spostano a sinistra la chiave di lettura della società, con un approccio moderno e obiettivo. In Germania, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti le forze di progresso e di sinistra si stanno interrogando, con radicalità, su quali programmi politici sviluppare la propria iniziativa. La globalizzazione, la crisi devastante che investe il nostro paese ci dicono che sinistra e destra non sono categorie del passato. Lotta alle diseguaglianze economiche e sociali, diritti individuali e collettivi, pari opportunità, sviluppo ecosostenibile, sono e devono essere gli obiettivi della sinistra: altro che vuoti slogan sulla modernità fine a se stessa che nulla hanno a vedere con le condizioni del paese reale.

Una sinistra riformista ha l’obbligo di interrogarsi su come raggiungere questi obiettivi nella società globale di oggi: il renzismo, nei fatti, si è dimostrato culturalmente e politicamente inadeguato ad affrontare queste sfide, anzi spesso è parso subalterno ai poteri dominanti. Una gestione autoritaria e personalistica del partito ha svuotato lo stesso di ogni funzione: l’Io è sempre prevalso sul Noi. L’appartenenza a una corrente ha prevalso in generale all’appartenenza al Partito. Queste responsabilità, ovviamente, non sono attribuibili solo a Renzi: i limiti ci sono stati anche in chi gli si è opposto. Compito di un segretario è quello di tenere insieme le anime interne: Renzi scientemente si è rifiutato di farlo. Per questo comprendiamo le ragioni di chi è uscito ma il nostro obiettivo è quello di capire se ci sono ancora gli spazi nel Pd per un cambiamento di fase profonda, nel modo di essere Partito, nel suo progetto programmatico e di governo.

La candidatura di Andrea Orlando, per quanto in questi giorni ha affermato sulla necessità di cambiamento della linea politica, può determinare uno spazio e un ruolo nuovo per la sinistra. Per questo ci sentiamo di sostenerlo. Un sostegno che vogliamo svolgere in autonomia, fuori dagli schematismi correntizi, senza dogmi leaderistici. Compiremo lealmente il percorso congressuale e lì comprenderemo se ci sono ancora gli spazi per far vivere i nostri valori e le proposte della sinistra riformista; a quel punto, ognuno di noi farà una scelta e concretamente deciderà il proprio cammino politico.

La Sinistra non vive solo nel Pd.

*S. Piermatti – V. Masiello – A. Iannoni – E. Gubbiotti -M. Contessa – G. Polito – A. Farinelli – D. Organtini – E. Piersanti – O. Brulotti -P. Sciaboletta -G. Favetta – E. Montagnoli – M. Paci -M. Formica- A. Piervittori

Congresso Pd, Sinistra dem in Umbria con Orlando: «Chiudere definitivamente la stagione renziana»

di Sinistra Dem Campo aperto Umbria

Anche in Umbria, saremo al fianco di Andrea Orlando, a sostegno della sua elezione a segretario del PD. Orlando costituisce un punto di equilibrio per riunire il PD e per riaffermarne il saldo ancoraggio nel centrosinistra da ricostruire e i connotati di partito della sinistra, innovato e capace di rappresentare i bisogni e le aspettative antiche e nuove di uguaglianza e giustizia sociale, delle giovani generazioni e di quelle mature, di donne e di uomini, così come doveva essere il PD nel suo progetto originario, forte dell’intreccio e dello sviluppo delle migliori culture e storie politiche progressiste. Sono obiettivi che ci poniamo per l’Italia come per l’Umbria, e per le sue comunità locali. L’associazione SinistraDem-CampoAperto, con Gianni Cuperlo e la sua guida politica ed etica, in questi anni ci è sempre stata, svolgendo fin dall’aprile del 2014 un’azione di critica costruttiva nel PD e nel paese. Una critica che è stata ed è radicale alla gestione del PD e altrettanto radicale sulle riforme e politiche sostenute dal premier-segretario Renzi, considerate da noi inefficaci nel far ripartire il paese con forza e nella giustizia sociale, come compete ad una vera forza della sinistra e del centrosinistra. Quella critica si è espressa con coerenza nell’azione legislativa, in quanto Cuperlo e tutti i parlamentari di SinistraDem, pur garantendo responsabilmente la maggioranza al governo, non hanno votato quelle riforme, a partire dal Jobs act fino alla “buona scuola”. Altrettanto apertamente è stato il nostro riconoscimento alle riforme in tema di diritti, dalle unioni civili al caporalato, dalla cittadinanza alla inversione richiesta all’Europa delle politiche di austerity .

Ricostruire la sinistra Sinistradem in Umbria e nel paese è oggi impegnata a ricostruire la sinistra, con un progetto da definire assieme a tanti e tante, che innovi e ridia slancio a valori e principi, e individui concrete ed efficaci misure per ridare speranza e futuro a partire da chi è più penalizzato ed è più in difficoltà. Abbiamo una sinistra sociale e una sinistra culturale da ricostruire a servizio di questo progetto, come abbiamo ribadito lo scorso 27 febbraio nell’assemblea con Gianni Cuperlo a Perugia, e sabato scorso, 4 marzo, a Roma, quando abbiamo deciso il sostegno ad Orlando, dichiarato da Gianni Cuperlo con un patto alla luce del sole, fatto di contenuti ed obiettivi oggi ripresi nella mozione presentata dal candidato alla segreteria PD. Sostegno e condivisione di un progetto dunque, non meramente alla persona, per realizzare l’alternativa e chiudere definitivamente con la stagione “renziana”. Come SinistraDem ci siamo e ci saremo, come collettivo aperto, che rilanci il “noi” ricco di vissuti, saperi, passioni e competenze che possano intrecciarsi e produrre nuove idee e proposte, al posto dell’uomo solo al comando. Ci siamo per ricucire, con una nuova capacità di tenere insieme pluralismi, passato e futuro, recuperando la dolorosa scissione di queste settimana con l’allontanamento di tanti che per anni sono stati parte della linfa vitale del partito stesso, e riavvicinando elettori ed elettrici, iscritti, persi in questi anni di sgretolamento. Saremo dunque presenti, attivi e promotori, nei comitati unitari per Orlando segretario che nasceranno nelle prossime ore a livello regionale, provinciale e nelle città e nei Comuni umbri.

I sostenitori Con Sinistradem hanno espresso il loro sostegno a Orlando, tra gli altri, oltre a Rita Zampolini, Renzo Campanella e Mohan Testi, anche Fabrizio Bracco, Alessandro Torrini, Vincenzo Falasca, Margherita Banella, Irene Falcinelli, Catia Massetti, Paolo Cecchini, Cecilia Mazzoni, Carla Carloni, Pietro Pergolari, Agostino Ottavi, Angela Terenzi, Alvaro Bucci, Tiziana Stefani, Omero Cantoni, Franca Rossi, Valeria Masiello, Francesca Olivieri.

Prisco: «Finalmente il restyling degli impianti sportivi di Perugia dopo dieci anni di abbandono»

di Emanuele Prisco*

Con la gestione diretta dei principali impianti sportivi della città – Palasport Evangelisti, stadio di Santa Giuliana e palazzetto Pellini – si è avviato un percorso innovativo e virtuoso che porterà anche all’ammodernamento degli stessi. Finalmente il livello di decoro e pulizia che gli impianti presentano oggi rappresenta un bel biglietto da visita per la città. Si tratta di uno sforzo importante per l’amministrazione: il rapporto diretto con le società sportive, insieme agli interventi di riqualificazione già partiti (Evangelisti) o prossimi all’avvio (Santa Giuliana), permettono di rispondere a tutte le esigenze in campo. Un percorso e un impegno indispensabili dopo almeno dieci anni di completo abbandono in cui gli impianti stessi sono stati lasciati. Sono stati programmati investimenti come non se ne ricordano negli ultimi 20 anni; ciò senza aver aumentato di un euro le tariffe per chi fa sport, come conferma la delibera adottata per l’anno 2017 dalla Giunta (n. 506 del 29.12.2016, che fissa e conferma le stesse tariffazioni già in uso dall’anno 2005, tra le più basse d’Italia). Tutto questo senza aver tagliato servizi ai cittadini né aumentato le spese, perché accanto ad esse oggi vanno contemperati anche gli incassi (non previsti quando il Comune erogava un semplice contributo di gestione). Il Santa Giuliana sarà ammodernato con un milione di euro di investimenti, la nuova palestra di arti marziali e la sala hospitality del Pala Evangelisti sono state ultimate ed è iniziato il restyling dell’impianto, tramite la riqualificazione degli spazi sotto le tribune, dei corridoi e delle palestre di angolo con un progetto grafico che renderà il palasport più attrattivo e moderno. E’ stata installato un nuovo dispositivo di cardioprotezione e a giorni arriverà il nuovo tabellone elettronico, oltre ad ulteriori interventi da realizzare contemperandoli con le esigenze sportive dei campionati attualmente in corso, per un totale di 600 mila euro (con 300 mila euro provenienti da fondi propri del Comune). Sono in corso anche gli interventi di miglioramento anti incendio per rendere la struttura maggiormente sicura e ammodernata. Il tutto senza interrompere le attività del Palasport, che già vedono in calendario un programma denso di eventi sportivi e non, di livello nazionale ed internazionale. Le polemiche sterili da vecchia politica, non trovano riscontri se non nelle politiche tramontate di una parte della sinistra perugina. I cittadini potranno verificare con i propri occhi quando i lavori saranno completati e sul sito dove pubblicheremo nei prossimi giorni tariffe, eventi e lavori in corso.

* assessore allo Sport del Comune di Perugia

Adolescenti suicidi, perché morire a 17 anni: quei corpi freddi interrogano tutti noi

di Gianfranco Salierno, Paola Bianchini*

La gioventù è quella condizione in cui non si ha paura, si possono coltivare milioni di paure, ansie, angosce profonde, ma non si teme per la propria vita, non si ha la percezione che coltivando la disperazione ci si possa perdere. C’è come un’eccedenza, un tempo infinito davanti, per cui ci si permette il più sfacciato dei lussi, quello di essere infelici. Si può morire per eccesso di vita, per reclamarla e cancellarla con un gesto di stizza, coltivando dentro di sé la percezione che non sia finita veramente. Ci sono molti modi di morire, si può morire di noia, di solitudine, di amore, di disperazione, si può morire rimanendone in vita, semplicemente perdendone il senso.

La morte di un ragazzo è una questione sociale, ancor prima di essere un lutto gravissimo delle persone, delle famiglie che lo vivono come se avessero fallito personalmente, come se qualcosa o qualcuno, magicamente si fosse introdotto nei loro affetti, nei loro progetti e li avesse dirottati, deviati verso il male. Per questo, ogni qualvolta, le cronache ci raccontano dei nostri ragazzi morti, nelle strade, giù dai ponti, nei vicoli delle nostre città o sui lastricati ben ordinati delle nostre piazze, che si sforzano di trasmettere un ordine esteriore senza che ci sia un vero legame interiore a tenerle insieme, riceviamo un colpo, uno schiaffo in faccia.

Sono i nostri figli che stanno morendo, molti, troppi, perché una società possa ancora riconoscersi come comunità umana; prima di essere un problema o un’emergenza medica o sanitaria, è un appello etico quello che si evidenzia. Tutti siamo responsabili di tutto, nessuno può sentirsi esentato dal rispondere. Come ricorda Bernanos: quando lo spirito dei giovani si raffredda tutta l’umanità batte i denti. Ora il problema è se siamo ancora capaci di sentire questo freddo, se siamo ancora capaci di parole forti, vere ed autentiche, in grado di strappare dalla solitudine, dall’insensato e dall’indifferenza quei giovani corpi, che ci stanno interrogando.

Non possiamo parlare di condizione giovanile senza esserci posti la domanda su cosa significhi essere giovani oggi. Sembra che la condizione giovanile divenga oggetto di attenzione solamente nel momento in cui accade una rottura o sul piano patologico o sociale: ci si interroga nel momento in cui muoiono, uccidono, si drogano. Un’interrogazione sempre estranea, lontana dalle loro vite, uno sguardo da entomologo che osserva forme di vita lontane da se. Sarebbe bello pensarli in un mondo condiviso, fatto di parole comuni, sogni e paure; i giovani siamo noi, sono quello che siamo stati e soprattutto sono il riflesso di dove abbiamo abdicato, laddove abbiamo indietreggiato, loro, sono lì, ad indicarcelo come un rimprovero od un rimpianto. Le tante campagne di prevenzione al disagio giovanile: dalla droga, al suicidio, ai disturbi alimentari, falliscono il loro scopo nel momento in cui diventano informazione di esperti e non dialogo, confronto sugli ideali da condividere, sulla strada da percorrere, sul linguaggio da adottare. La differenza tra la qualità della vita di una persona e un’altra è rappresentata dalla qualità delle domande che la abitano. Ma forse abbiamo paura, come singoli, come esperti, come educatori e genitori a confrontarci con i loro mozziconi di sigarette spenti dentro le tasche, con i loro occhi pieni di rabbia o silenzio o vuoto, abbiamo il terrore di scoprire il deserto che abita in noi, nelle nostre case pulite, nei nostri viaggi ordinati, nel nostro corpo controllato. Anche noi abbiamo contribuito a tutto questo, non siamo stati in grado di dire parole significative in grado di farli innamorare della vita, in grado di motivarli a lottare fino all’ultimo pezzo di cuore, al primo fallimento, il nostro o il loro, abbiamo indietreggiato, ci siamo chiusi, in un rigore sempre più sordo.

Solo la vita è in grado di guarire la vita, sicuramente dovremmo affidare a loro, la possibilità di parlarsi, di contagiarsi di passione verso l’esistenza, invece che renderli piccoli esperti di mali e medicine. Dieci motivi per cui vale la pena vivere chiedeva un giovane Proust… lo abbiamo mai chiesto ai nostri figli? Ce lo siamo mai chiesto noi stessi.

Ci siamo ingannati ed abbiamo ingannato loro, i nostri ragazzi, nel pensare che la vita fosse un processo di ascesa verso forme sempre più complete e perfette di felicità da realizzare. La vita è difficile per semplicità, ammonisce Rilke e la semplicità è la determinazione meno semplice da ottenere nella vita, comporta un grande sforzo, un lavoro continuo di impoverimento per ritornare alle cose stesse, alla meraviglia del loro mostrarsi. Per loro stessa natura gli adolescenti hanno bisogno di superarsi, di provare la propria forza, di desiderare, in una sfida continua che permette di costruire un sentimento identitario capace di vivere il conflitto, ma se la lotta, l’impegno, il desiderare vengono svuotati del valor delle parole che sostengano i loro atti, il mondo rimane orfano e l’identità non potrà che patirne la lacerazione. L’unico linguaggio, per comprendere i propri figli, rimane l’alleanza etica che ogni vita autentica reclama. Il viaggio che l’anima compie verso se stessa è sempre a ritroso, come ricorda Simon Weil, riannodare le fila delle parole in famiglia, nella scuola, perché siano di ammonimento e guida.

*Gianfranco Salierno è psichiatra e direttore Csm di Magione. Paola Bianchini, già assegnista di ricerca presso l’università di Perugia prima in Estetica e poi in Filosofia teoretica, dopo esser stata assistente universitaria, lavora da tempo nei processi di personalizzazione in medicina finalizzati al miglioramento delle risorse umane e allo studio fenomenologico in campo di salute mentale. Attualmente collabora con il Csm di Magione

Fusioni dei Comuni, Cna: «Ostacolo maggiore è la politica ma il percorso è obbligato»

Dopo la presentazione ufficiale, nelle scorse settimane dello studio sulle ipotesi di fusioni dei comuni in Umbria, Cna torna sull’argomento alla luce delle reazioni suscitate dalla proposta di riduzione degli attuali 92 municipi della regione, beneficiando degli incentivi previsti dallo Stato per chi avvierà l’iter entro l’anno corrente

di Roberto Giannangeli*

A giudicare dalle reazioni direi che la nostra proposta ha colto nel segno. Non solo, direi che confermano in pieno quelli che nel nostro studio avevamo indicato come i maggiori ostacoli alla realizzazione delle fusioni stesse, a cominciare dal principale: la divisione tra le forze politiche e al loro interno fra i rappresentanti di Comuni diversi. Fintanto che le riforme verranno valutate solo sulla base delle forze politiche che se le intestano, non si farà mai niente e a rimetterci saranno i cittadini e le imprese. Del resto, quello della fusione dei Comuni è un tema che si presta ad essere strumentalizzato, laddove le argomentazioni di tipo campanilistico possono essere facilmente presentate come attenzione verso l’identità specifica di un territorio, ma si tratta di un falso problema.

LO STUDIO: UMBRIA CON 30 SOLI COMUNI

L’identità è qualcosa di molto profondo, e non vediamo come possa essere messa in discussione dal nome che assumerà l’eventuale unione dei Comuni. Siamo in ogni caso umbri e cittadini italiani ed europei, sia che viviamo in comuni piccolissimi che in una grande città. Quello che dobbiamo valutare è cosa può portare di buono e di conveniente fare parte di un’entità territoriale aggregata in termini di miglioramento e ampliamento dei servizi, di riduzione delle tasse, di investimenti sul territorio. I dati sono incontrovertibili: i Comuni più piccoli spendono di più per garantire i servizi. E spendendo di più devono tassare più pesantemente cittadini e imprese. Dunque, a chi conviene? Sicuramente un altro importante ostacolo alle fusioni può arrivare da parte del personale alle dipendenze dei vari Comuni, soprattutto da chi ricopre posizioni organizzative. Ma la riorganizzazione della pubblica amministrazione e l’introduzione della meritocrazia sono tappe ineludibili: meglio gestirle che farsene travolgere. Si parla tanto di riforme fatte calare dall’alto. E allora facciamole partire dal basso, aprendo una discussione che coinvolga tutti, mettendo a disposizione i dati e le cifre reali della posta in gioco e scansando i falsi problemi.

Da parte nostra proporremo un confronto con i Comuni, ma anche con le associazioni di categoria, come suggerito pure dall’assessore regionale Antonio Bartolini. Non siamo i padroni della verità, né abbiamo il potere per decidere se le unioni si faranno o meno. Però crediamo che sia nostro diritto avanzare proposte, perché questo tema è strettamente legato alla tassazione sulle imprese e alla carenza di investimenti nei territori. Occuparci delle fusioni, quindi, significa fare gli interessi dei nostri associati e delle loro famiglie, ma noi crediamo che corrisponda anche agli interessi generali. La cultura del «benaltrismo», per cui bisognerebbe cominciare sempre da qualcos’altro, è responsabile dell’inerzia che da vent’anni blocca qualsiasi tentativo di riforma in Italia. Si potrebbe cominciare da altro, non lo escludo, ma intanto non sarebbe male approfittare degli incentivi previsti dallo Stato per i Comuni che si uniscono. Qualora il dato fosse sfuggito ricordiamo che nei prossimi dieci potrebbero arrivare risorse ingenti. L’occasione non andrebbe sprecata, soprattutto se pensiamo che, come per le Province o per le CCIAA, alla fine lo Stato le fusioni le renderà obbligatorie e, soprattutto, gratis.

*Direttore di Cna Umbria