lunedì 24 luglio - Aggiornato alle 04:29

Perugia, Articolo 1: «Giunta latitante, ora bisogna ricostruire un campo largo della sinistra»

di Andrea Mazzoni*

È un fatto di cronaca ormai il silenzio con cui l’amministrazione comunale a Perugia stia facendo muro dinanzi alle richieste legittime di tantissime famiglie che molto probabilmente si vedranno negare il legittimo diritto ad ottenere l’assegno di natalità (il cosiddetto Bonus bebè). Un passo indietro, utile per riprendere i fili di un discorso ormai noto: per non meglio specificate ragioni il Comune – con forte ritardo rispetto alla media nazionale – comunica che le iscrizioni, e con esse le graduatorie, per gli asili nido avverranno solo a luglio. Già qui ci si interroga sul perché luglio e non marzo/aprile come nel resto d’Italia? Cosa manca affinché l’amministrazione si attivi per pubblicare i bandi? Nel malcontento generale e nell’inquietante silenzio dell’amministrazione, le graduatorie aprono a luglio. Male? Malissimo (potrebbe solo piovere, direbbe qualcuno) perché nel frattempo la legislazione nazionale rende noto che l’assegno di natalità cui potranno godere le famiglie per le iscrizioni agli asili nido per l’anno 2017/18 verrà concesso «fino a esaurimento risorse», indipendentemente dal reddito del nucleo familiare. La corsa al bonus, pertanto, è negata ai cittadini di Perugia, sprovvisti ancora dell’iscrizione che consente l’accesso in graduatoria. Cittadini di serie B, a causa di un’amministrazione di serie B.

Latitanza Tutto ciò avviene tra l’imbarazzo generale e l’assordante silenzio della giunta e del sindaco, fedele alla sua linea del «meno esisto, più resisto». Una latitanza politica che sta generando incomprensione e sdegno nei cittadini e ha relegato Perugia ai margini politici ed economici della regione. La gestione dei servizi per l’infanzia è solo uno degli esempi. Per continuare possiamo ricordare che il Comune ha negato la trascrizione dell’atto di nascita di un bambino nato in Spagna, figlio di due mamme. Qual è il motivo reale per cui si nega un atto dovuto? La giunta si trincera dietro una mera «applicazione della legge» ovvero all’«applicazione delle norme vigenti e alle funzioni dello stato civile, in forza della delega prefettizia». «Il sindaco – spiegano dalla giunta – non ha potestà legislativa e rimane in attesa degli eventuali interventi del legislatore alla luce anche della recente pronuncia della Cassazione». Ci si limita a un atteggiamento pilatesco che ben conosciamo oramai. A nulla valgono le sentenze della Corte di Cassazione dello scorso settembre e della Corte d’appello di Torino sul riconoscimento della trascrizione dell’atto di nascita di bambini nati all’estero da genitori dello stesso sesso. La Corte parla chiaro: deve prevalere l’interesse del minore ad avere entrambi i genitori. Anche se non ci sono norme che regolano questi casi, non c’è alcun «divieto costituzionale» che preclude alle coppie dello stesso sesso «di accogliere e generare figli». Ecco «deve» prevalere il diritto del minore, dei minori, ad avere una famiglia, a vivere con essa ad avere le stesse possibilità di trattamento socio-economico che lo Stato riconosce a tutti i cittadini.

Labirintite I pilastri di una buona amministrazione dovrebbero essere responsabilità e solidarietà. La gestione delle politiche di welfare, servizi, istruzione, assistenza, sanità, costituisce un ambito fondamentale, un potente collante per la tenuta di una comunità, che cresce e prospera solo se si lavora a una riduzione delle ingiustizie, delle iniquità e delle diseguaglianze economiche e sociali. Perugia in questi anni sta vivendo una preoccupante e inesorabile regressione per ciò che riguarda la soddisfazione dei bisogni e del benessere individuale, da cui consegue una sempre più elevata esclusione sociale e un’inarrestabile crescita della povertà in città. L’altro lato di questa medaglia è il depauperamento della vita associativa e una partecipazione civica e politica sempre più sfumata, in particolare nella grande Perugia, che è quella cosa che c’è fuori dalla cinta muraria (nota per l’amministrazione comunale). Alla fine di queste semplici considerazioni, emerge un’immagine impietosa di un’amministrazione comunale monca, affetta da labirintite: non sa dov’è, non sa come è giunta al punto in cui si trova e, peggio ancora, non sa che direzione prendere. Noi, ribadiamo con forza, il nostro impegno per la ricostruzione di un campo largo della sinistra, che coinvolga le migliori energie della Perugia civica, progressista e democratica, per ridare dignità alla cittadinanza ed una prospettiva di sviluppo e crescita. La meglio Perugia s’è destata. Lavoriamo affinché la nostra splendida città si metta alle spalle questo periodo buio e recuperi la sua centralità nella regione e la dimensione internazionale di cui è degna.

*Coordinatore Articolo 1 MDP Perugia

Gualdo, sindaco e genitori scrivono alla Regione: «Sdoppiare la prima classe del Casimiri»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che il sindaco di Gualdo Tadino, Massimiliano Presciutti, e i genitori degli studenti dell’istituto Casimirri hanno inviato alla  presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, all’assessore Antonio Bartolini, alla dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Sabrina Boarelli, a quella provinciale Antonella Iunti e alla dirigente scolastico del Casimiri Francesca Cencetti

Gentilissimi,
nelle ultime settimane le vicende relative agli organici della scuola stanno mettendo in forte fibrillazione, tante famiglie e tante comunità, che si trovano costrette ad affrontare problemi che rischiano di mettere a serio repentaglio le legittime aspirazioni di crescita di tanti ragazzi.

In questo contesto anche nella nostra città da tempo si è aperta una fase di confronto che ha visto protagonisti genitori, insegnanti, l’Amministrazione Comunale che ha sempre seguito da vicino l’evolversi della situazione assumendosi spesso responsabilità che non le erano proprie, suggerendo anche su mandato dell’intero Consiglio Comunale possibili iniziative da intraprendere per non trovarsi nella situazione che oggi siamo costretti ad affrontare.

In allegato alla presente comunicazione inviamo la nota prot. 3040 del 18/07/2017 sottoscritta dai genitori dei ragazzi iscritti al primo anno del Liceo Linguistico dell’Istituto Casimiri di Gualdo Tadino, in cui visto il numero complessivo di 46 iscritti di cui 5 handicap, si chiede lo sdoppiamento della prima classe, e la nota Prot. 16240 del 19/07/2017 inviata dal Sindaco nella quale oltre a sostenere la richiesta dei genitori, si esplicita in maniera chiara anche l’impegno istituzionale profuso per cercare di mantenere la prima classe dell’Istituto Professionale facendo leva su un possibile accordo di livello territoriale.

In entrambe le situazioni appare purtroppo del tutto evidente l’assenza del ruolo e del contributo determinante che doveva e può ancora venire da parte della dirigenza scolastica.

Se si è giunti a dover gestire una situazione di così elevata criticità che rischia seriamente di ledere i diritti dei nostri ragazzi e di impoverire ulteriormente una comunità già duramente provata da anni di crisi economica, non lo si deve certo al mancato impegno delle istituzioni locali, che lo ribadiamo si stanno impegnando da tempo anche oltre le loro responsabilità, o alla mancata collaborazione delle famiglie, che si stanno ancora battendo per garantire il diritto all’istruzione ai propri figli nel rispetto delle loro legittime inclinazioni ed aspirazioni.

Per tutte queste ragioni, consapevoli delle ristrettezze economiche e di organico imposte dalle normative, riteniamo necessaria ed imprescindibile un’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti interessati.

L’unica soluzione in grado di rispettare pienamente i diritti degli studenti iscritti alle prime classi del Casimiri con particolare attenzione all’indirizzo linguistico, l’unico presente nel territorio, è lo sdoppiamento della prima classe stante l’elevato numero di iscritti (46 di cui 5 H).

Non potremo mai accettare di mandare i nostri ragazzi a scuola in altri ambiti territoriali o di costringerli a fare scelte non rispettose delle aspettative di studio e di vita.

In attesa di un vostro cortese cenno di riscontro, porgiamo distinti saluti

Il sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti
I genitori degli alunni iscritti alla classe prima del Liceo Linguistico I.I.S.S. CASIMIRI Gualdo Tadino

I castellucciani: «Ma quale centro commerciale, è la rinascita della nostra comunità»

Il presidente della Comunanza Agraria di Castelluccio Roberto Pasqua e il presidente della Proloco Diego Pignatelli intervengono in merito al progetto “Villaggio delle attività produttive ed economiche”

di Roberto Pasqua e Diego Pignatelli*

Con cura e con dovizia di particolari vorrei addentrarmi nella descrizione del progetto “Villaggio delle attività produttive ed economiche”, dopo che è emerso chiaramente nei giornali e nei social l’alto grado di disinformazione che ruota su di esso.

Questo affascinante progetto parte dalla lodevole intenzione dell’azienda Perugina, profondamente legata a questa terra, di risollevare l’economia del territorio, in stasi dopo il forte trauma post sisma. Dopo diversi confronti con gli operatori di Castelluccio, dagli imprenditori del luogo ai cittadini passando per le istituzioni, si è manifestata fin da subito l’urgente esigenza di rimettere in moto il tessuto economico di questo gioiello dell’Umbria e dell’Italia intera, partendo dalla considerazione che un rilancio di tutta l’attività economico-produttiva locale avrebbe, come da volano, permesso la ripartenza sociale, culturale, ambientale e turistica di Castelluccio nella prospettiva di un futuro ritorno alla normalità.

Allora dopo un primo incontro ricognitivo dello stato dei luoghi, la Perugina insieme alla Regione Umbria e al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, sempre in un clima di forte compartecipazione con gli operatori economici di Castelluccio e con la comunità e con il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, hanno deciso di plasmare questa idea, firmata dall’archistar ambientalista Francesco Cellini nel pieno rispetto del paesaggio.

Da qui il lancio dell’iniziativa con la campagna #RINASCITACASTELLUCCIO, piattaforma di raccolta fondi il cui hashtag ne evidenza chiaramente questa finalità sopradescritta.

Questo progetto, portato avanti a tre mani – Nestlé Perugina, Regione Umbria, Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari – ha con il tempo cominciato a strutturarsi e a prendere forma: fin dalla prima stesura del medesimo c’è stata una forte collaborazione molto partecipata della frazione tutta, con ampia e assidua presenza di scambi e confronti con tutti gli operatori economici del luogo quali agricoltori, ristoratori, imprenditori. 16 febbraio, 21 aprile, 6 luglio: queste alcune delle numerosissime date di incontro nelle quali si è ampiamente discussa quale fosse la soluzione migliore cercando di conciliare le diverse esigenze di tutti gli attori coinvolti nella vicenda.

Precisato quindi tutto l’iter che è stato seguito, dall’ideazione al corso del progetto, bisogna procedere con alcune precisazioni sul caso. Prima di tutto la denominazione del progetto è “Villaggio delle attività produttive ed economiche”: vi verranno delocalizzate le attività economiche già presenti a Castelluccio ante-sisma, quindi si esclude senza dubbio che possa essere definito un “centro commerciale”, termine mai utilizzato nel progetto né corrispondente all’anima del medesimo.

Inoltre tali costruzioni emergenziali oggetto del villaggio, che richiamano la forma di un deltaplano, caratteristico dei luoghi, certamente non verranno realizzate nella Piana di Castelluccio, bensì in un’area già individuata vicina il centro urbano. Tutte queste deviazioni e stravolgimenti del progetto non in linea con esso rappresentano il frutto di interpretazioni sbagliate ed erronee che taluni vogliono far passare; tuttavia rappresentano critiche che sinceramente lasciano il posto che trovano perché chiaramente infondate, o al massimo fondate su distorsioni. È chiaro che sono sempre ben accette perché sono un elemento di confronto tra ideologie e visioni, ma nel porgerle non ho trovato alcun sentimento di rispetto nei confronti di tutte quelle persone, proprietari di immobili, titolari di attività e ivi lavoratori che hanno perso tutto ed attraverso questo progetto vorrebbero ripartire.

Vi verranno delocalizzate, con intento chiaramente emergenziale, principalmente le attività del settore di ristorazione ma non mancheranno anche attività di vendita di produzioni agroalimentari di eccellente qualità, simbolo di un’identità che dobbiamo mantenere e valorizzare.

Castelluccio finalmente sta tornando a risplendere alla luce del sole, dopo che per mesi era rimasto in penombra oscurato dal Monte Vettore, che troppo lo ha fatto penare. Questo progetto rappresenta un tangibile trampolino di lancio per il futuro che sta a tutti noi scrivere, chiaro segno che la spina dorsale del Centro Italia è ripartita. Permettere ai castellucciani di tornare a servire le famose lenticchie, far deliziare ai turisti la farecchiata, concedere loro di vendere la ricotta che con sudore svegliandosi la mattina all’alba hanno colato o descrivere i legumi caratteristici che l’amata terra ci offre quotidianamente, dal servire il semplice caffè al bar in un momento di ristoro al raccontare tutte le ricchezze paesaggistico-ambientali ed enogastronomiche di questo stupefacente luogo. È questo quello che con il Villaggio si vuole realizzare. Oltre al chiaro intento di ripresa dell’economia del luogo, sopra ampliamente descritto, questo Villaggio può rappresentare il mezzo attraverso cui favorire il reinserimento sociale della popolazione tutta, costretta ad abbandonare questi luoghi dopo i travolgenti terremoti che hanno devastato il borgo del paese.

Lungi dall’essere un semplice progetto, crediamo molto nelle sue potenzialità, oltre al traino che ne deriverebbe. Per questo ringraziamo enormemente tutte le persone ed enti-istituzioni nonché aziende coinvolte per tutta l’attenzione posta su Castelluccio e tutto l’aiuto mostrato, oltre che tutti coloro che con le loro donazioni stanno rendendo possibile la costruzione di questo Villaggio.

Che sia il nostro “deltaplano” che ci farà volare nei cieli del futuro!

*Presidente della Comunanza Agraria di Castelluccio e presidente della Proloco di Castelluccio

Il lavoro, lo studio e la battaglia delle competenze: vi spiego perché è più importante il software che l’hard disk

di Angelo Fanelli*

Nel mio ultimo contributo pubblicato su Umbria24, ho affermato che la sfida attuale per lavoratori e imprese della nostra regione consista nell’aprirsi all’estero attraverso un cambiamento radicale e concreto del nostro modo di interagire. Che si tratti di un colloquio di lavoro in lingua, o dello sviluppo di alleanze di business con imprese estere, ho affermato nell’articolo, il primo passo è la disponibilità ad apprendere e sopratutto a «disimparare abitudini e modi di fare che non hanno senso nel contesto attuale». Parto da qui per chiarire più concretamente di cosa si tratti. La necessità di modificare le proprie abitudini è una condizione comune a tutti i clienti che incontro nel mio mestiere di coach di comunicazione in inglese e francese. Che si tratti d’imprenditori, professionisti, consulenti, di studenti universitari o di laureati, tutti si scontrano con quest’ostacolo. A un primo impatto, tutti trovano “difficile” proprio l’atto iniziale (più avanti spiego che la difficoltà non esiste, in realtà): disimparare, e aprirsi a nuove e più efficaci modalità di comunicazione per raggiungere i propri obiettivi, per superare il colloquio di lavoro, stringere una alleanza con un’impresa estera, condurre a buon fine una trattativa. Un caso recente può fornire un ottimo esempio di questo fenomeno e di come superarlo. Da circa sei mesi, sto aiutando uno studente asiatico residente in Umbria a prepararsi ad affrontare il test di ammissione in inglese alla Facoltà di Economia (sì, sembra miracoloso ma esistono anche università italiane che offrono corsi di laurea tenuti unicamente in inglese).

Il caso Ho chiesto al brillante giovane studente di spiegarmi la sua idea di quali siano le competenze richieste per superare con successo il test, che include anche un esame orale. La prima risposta, comune (e altrettanto errata) alla gran parte dei miei clienti, è stata «l’inglese, ovviamente». La seconda, «la conoscenza delle materie di studio». In realtà, entrambe le risposte si basano su una comune, ed errata convinzione: che l’ingrediente fondamentale per avere successo sia nel bagaglio di conoscenze a disposizione della persona. Utilizzando un’analogia, gran parte delle persone è convinta, sbagliando, che il successo nel lavoro o nello studio dipende da «quanti gigabyte di conoscenze» siano accumulate nel proprio “hard disk”. Errore importante: oltre al fatto che un nuovo lavoro, o un nuovo ruolo da universitario, o da partner di un’impresa estera comporta necessariamente l’acquisizione ex novo di conoscenze specifiche all’attività che si andrà a svolgere (e magari l’obsolescenza di quelle già possedute), lo sbaglio sta in una concezione distorta di cosa sia in effetti una competenza, o una skill, come viene chiamata in inglese. Che si tratti di un esame di ammissione, un colloquio di lavoro, o un business meeting, è la competenza ciò che l’interlocutore ha più interesse a verificare, a testare. Per continuare con l’analogia: non è la capacità dell’hard disk, ma la funzionalità del software installato. Ed è quindi sulle competenze che occorre in primo luogo riflettere ma anche (e sopratutto) lavorare. Per poterle migliorare, modificare e, se del caso, acquisire ex-novo.

Le competenze «Secondo te, quali sono le competenze critiche per superare con successo il tuo esame di ammissione?»: questa domanda ha lasciato il mio diligente studente asiatico basito. C’è rimasto di stucco, perché una volta chiarito che l’inglese e le materie di studio non hanno nulla a che fare con le competenze, lo studente non era in grado di comprendere cosa gli stessi chiedendo, né riusciva a trovare dei riferimenti validi nella sua esperienza. Il passo successivo è stato ripetere la domanda impiegando questa volta una definizione un po’ più specifica: «Quali pensi che siano le competenze necessarie per superare l’esame a livello intellettuale, emotivo e fisico?». La risposta, ancora una volta, ha rivelato una concezione molto interessante, tra l’altro condivisa da moltissimi dei miei clienti: «Ti riferisci al sorridere quando affronto l’esame orale? Al fatto di essere simpatici durante il colloquio?». Nuovo imbarazzo quando ho spiegato che interagire con un interlocutore che ci sta valutando richiede un insieme complesso di skills: le capacità fisiche di muovere la muscolatura della bocca e della gola per ottenere una pronuncia corretta e in generale di accompagnare ciò che si dice con una postura, un tono di voce, uno sguardo che rinforzino il messaggio (non a caso, una delle competenze critiche di un qualsiasi selezionatore del personale è saper “leggere” la comunicazione non verbale del candidato); capacità emotive di gestione dello stress implicato in un colloquio di valutazione e di richiamo della propria storia personale, per renderla convincente, “vera”; capacità intellettuali di analisi critica di ciò che l’altro ci sta dicendo, di confronto dialettico (questo è incomprensibile in Italia, paese dove si premia soprattutto la sottomissione ai superiori, ma all’estero una delle competenze più apprezzate è la capacità di esprimere critiche costruttive a ciò che dice la persona che ci sta valutando) e sopratutto di sintesi. Usando una metafora: essere in grado di «andare oltre gli alberi per vedere la foresta».

Empatia Da ultimo, la skill più importante, che coinvolge intelletto, fisico, ed emozioni: saper entrare in una relazione empatica con l’interlocutore, comprendendo ciò che ci sta realmente chiedendo. Ribadisco: che si tratti di uno studente, un neolaureato, un professionista, un imprenditore, un’azienda o l’economia di una intera regione come l’Umbria, superare la crisi richiede principalmente la disponibilità a mettersi in gioco per sviluppare competenze: imparare a fare, ad agire, in modo diverso da quello al quale siamo abituati e col quale siamo confortevoli – ed è questa la ragione per cui gran parte delle persone trovano “difficile” incamminarsi su questa strada. Molti finiscono così per lasciar perdere, ritraendosi nel proprio “spazio sicuro” e consolandosi con delle spiegazioni che chiamano in causa insormontabili ostacoli esterni. Alcuni però accettano la sfida, come il mio giovane studente asiatico. Nel prossimo pezzo cercherò di chiarire in che modo, attraverso il metodo del coaching, si possa lavorare sulle competenze e, incidentalmente, spiegherò perché lo slogan che «l’Università non prepara al mondo del lavoro» sia una sciocchezza pazzesca. Nel frattempo, però sarebbe forse il caso che anche noi umbri cominciassimo a chiederci se siamo veramente disposti a metterci in gioco, a disimparare, a metterci al lavoro con intelletto, corpo ed emozioni per trasformare l’economia della nostra amata regione in un progetto che tenga veramente la strada.

*Ex docente Bocconi ed ex professore di Management e Risorse Umane in diverse business school statunitensi ed europee, Angelo Fanelli è nato a Perugia, dove vive e scrive libri (tra cui molto successo ha avuto il pamphlet ironico contro la globalizzazione intitolato “Fate Poco. Ovvero come un anziano settantaduenne mi convinse a mollare la gestione delle Risorse Umane per cercare una gestione umana delle risorse”, ed. liberopensatore.it, 2011), favole per bambini, spettacoli teatrali, e prodotti multimediali. Professionalmente, Angelo(www.communicationskill.it) lavora da anni come coach di comunicazione in inglese e francese e consulente aziendale.

Cgil: «Industria 4.0 bene per il Pil, male per l’occupazione. Lo dimostrano Perugina e Colussi»

di Michele Greco*

In Umbria ormai si è presa un piega strana e come sindacato iniziamo a tremare ad ogni annuncio di investimenti. Battute a parte, crediamo sia ormai necessario evidenziare alcune mancanze gravi, che inficiano come al solito le varie iniziative in materia di rilancio economico degli ultimi governi a livello nazionale, ma con evidenti ricadute sui territori La tanto decantata “industria 4.0”, senza adeguati accorgimenti e interventi, sta rivelando tutto il suo potenziale distruttivo sul fronte occupazionale, in maniera perentoria e nefasta.

Le aziende, a fronte dei 2,6 miliardi di euro stanziati dal governo, stanno, seppur in maniera frammentata e in rapporto alle proprie dimensioni, finalmente investendo sui propri processi produttivi, ammodernando i propri impianti, cercando di rendersi competitive su un mercato difficile e di certo non in crescita. È successo in due grandi fabbriche dell’Umbria, Perugina e Colussi, anche sulla spinta delle continue richieste del sindacato. Tuttavia, siamo ora arrivati ad un gigantesco paradosso: a fronte dell’ingente investimento messo in campo in entrambe le aziende, il saldo occupazionale invece di essere positivo si rivela paurosamente negativo.

Che fare dunque? Di certo, un sindacato al passo coi tempi, non immagina di fermare le lancette dell’orologio del progresso e tantomeno le può rimettere indietro, al contrario serve un ulteriore salto in avanti per aggiungere “un ingranaggio” a queste dinamiche, quel pezzo che negli ultimi anni i vari governi hanno dimenticato in maniera preoccupante o, peggio, hanno volutamente relegato alla voce danni collaterali.

Quell’ingranaggio – tanto per restare in tema di orologi – è il tempo. Ci vuole tempo per gestire una fase di transizione che, invece, da un punto di vista tecnologico, viaggia a ritmi sconosciuti nel passato. Allora, se è vero che si tratta di una nuova era per il mondo del lavoro e per i lavoratori, è altrettanto doveroso ammettere che il sistema di tutele e di welfare va aggiornato e adeguato al repentino evolversi del mondo del lavoro.

Su questo, come Flai Umbria, abbiamo già insistito negli incontri con i parlamentari umbri avuti sulle vertenze aperte nel territorio. Non si possono annunciare contemporaneamente milioni di investimenti e centinaia di esuberi. Il jobs act è già vecchio rispetto alla nuova fase e soprattutto non rappresenta un valido strumento e non dà soluzioni. Non ha dato vita ad un sistema di formazione del capitale umano e riqualificazione del personale; troppi ritardi e una facile rincorsa al nuovo, scopiazzando male le esperienze di altri paesi, Germania in testa. Serve oggi una fase nuova: quella che destina risorse al fattore umano, sia in termini di recupero occupazionale che di accompagnamento nella fase critica della perdita del posto di lavoro.

Non basta più destinare risorse sempre e solo alle imprese, miliardi di euro. È necessario invece predisporre una strategia di contenimento degli impatti occupazionali, facilitando i pensionamenti con una misura ad hoc, magari legata a doppio filo a Industria 4.0, e al contempo occorre predisporre percorsi di riqualificazione e formazione veri, funzionali al ritorno nel ciclo produttivo del 4.0.
Insomma, se questo paese vuole guardare avanti lo faccia, ma non si può lasciare indietro nessuno.

*Segretario generale Flai Cgil Umbria

«Niente carrozzine ai Carducci, se avessi saputo non sarei venuto a Umbria Jazz»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che un lettore ha inviato all’organizzazione di Umbria jazz e al nostro giornale a proposito delle limitazioni per la sicurezza e agli effetti sulla manifestazione che si svolge a Perugia

Salve,
sono un frequentatore soddisfatto di Umbria Jazz da circa 10 anni.
Soddisfatto almeno fino a ieri sera, quando ho ricevuto il diniego di ingresso al varco predisposto ai Giardini Carducci.
Diniego dovuto alla presenza della mia bambina in carrozzina. Con la carrozzina non si entra ai giardini e non si può partecipare alla manifestazione.
Capisco i controlli e tutte le misure di sicurezza opportunamente predisposte.
Il mio disappunto è legato alla assoluta mancata comunicazione delle nuove disposizioni della prefettura.
Se avessi saputo di questo tipo di organizzazione non avrei preso giorni di ferie, non avrei pagato un hotel e speso soldi per il mio viaggio, dato che non ho la possibilità di fruire liberamente dei concerti.

So che questa email non cambierà le cose, certamente dovrò interrompere l’abitudine che mi porta a Perugia ogni anno.

Cordialmente

Antonio Formato

Povertà, Leonelli: «Serve riflessione, a settembre conferenza programmatica su lavoro, sviluppo e sociale»

di Giacomo Leonelli*

I dati Istat sulla povertà in Italia relativi al contesto umbro devono chiaramente e giustamente interrogare la classe dirigente regionale, non solo politica, in maniera larga e accurata, con l’obiettivo di costruire politiche adeguate alle difficoltà che emergono.

Dalle statistiche elaborate dall’Istituto risulta evidente, inoltre, che il terremoto ha prodotto effetti devastanti legati anche, ad esempio, al tema del danno indiretto, particolarmente incisivo, nella nostra regione più che in altre, su un comparto come il turismo e le economie connesse, che solo l’anno scorso facevano registrare a giugno un +6% e che sono state messe in ginocchio, con perdite di oltre il 30% (dati Bankitalia) dal sisma. Su questo ci siamo fortemente impegnati in consiglio regionale e in parlamento, ottenendo risorse importanti oltre che il riconoscimento della risarcibilità anche fuori dall’area del cratere.

Detto questo penso però che compito della politica non sia solo quello di rimarcare le statistiche che più fanno comodo: se è vero che alle volte si può sbagliare mettendo l’accento solo sui dati più positivi, è altrettanto vero che appare fuori luogo il protagonismo di quei soggetti sempre pronti a celebrare i dati più negativi, soggetti che hanno spesso, per altro, ricoperto ruoli di primo piano nel governo della regione, anche sul tema del sociale, e che è tempo che facciano anche un po’ di autocritica per non rischiare di viziare l’analisi che si vuol proporre.

È evidente la dissonanza del messaggio emerso ieri dalle cronache: se da un lato si raccontavano numeri difficili sull’aumento delle difficoltà e delle famiglie in povertà, dall’altro si evidenziavano i grandi risultati ottenuti da una realtà economica d’eccellenza della nostra regione; e se da un lato, quindi, esistono settori economici dinamici e vitali, che fanno passi avanti sul cammino della ripresa e dello sviluppo, dall’altro, se non lavoriamo anche per dare risposte sul tema della povertà e del lavoro, il divario rischia di accentuarsi.

Metteremo questi temi al centro della conferenza programmatica di settembre a cui cercheremo di arrivare non solo con un’analisi attenta e critica del contesto e con una prima valutazione delle risposte che abbiamo messo in campo, come ad esempio sul reddito di inclusione, introdotto in Umbria prima che in altre regioni e di cui hanno beneficiato già oltre 1000 umbri, ma anche e soprattutto con alcune proposte. Nel frattempo incontreremo, come Pd, le categoria economiche – anche quelle di rappresentanza dei giovani per ragionare sulla legge sull’imprenditoria giovanile – e sindacati, per proseguire il confronto avviato sui temi del lavoro e del sociale.

*Segretario Pd Umbria

Torna finalmente a nuotare Monica Priore, campionessa di solidarietà

di Monica Priore
Probabilmente il mio nome non dice nulla, anche se il mio nome è apparso più volte sulle cronache nazionali dei media, identificata come la ‘nuotatrice diabetica’.
Posso raccontare una storia di malattia, di sport e di vita, e spero di non rattristare nessuno, visto che il mio obbiettivo è ben diverso.
Malattia, gran brutta parola, che deprimerebbe, ma quando a soli 5 anni di età ti viene diagnosticata una patologia cronica come il diabete mellito di tipo 1, cosa si fa? Ti lamenti a vita e passi la tua esistenza in perenne depressione? O cerchi una soluzione che ti permetta di vivere e non di sopravvivere?
In uno dei miei tanti viaggi della speranza, li chiamo così perché sono andata in giro per anni alla ricerca di un diabetologo, sono approdata a Perugia dove ho incontrato uno scienziato di fama internazionale, il Prof. Geremia Bolli. Di lui non è stata la sua notorietà a colpirmi, quanto il suo operato: sono di natura diffidente ed ho una personalità complessa, per arrivare a conquistare la mia stima non è semplice.
Ma il “Prof.” io lo chiamo così, ci è riuscito, con la sua competenza, la sua umanità ed umiltà. Grazie a lui ho potuto perfezionare le mie conoscenze sul diabete, abbiamo provato varie strade per stabilizzare le mie glicemie e direi che la perseveranza è stata premiata.
Questo incontro è stato uno dei momenti catartici della mia vita, che mi ha permesso di essere quella che sono oggi, una persona che lotta ogni giorno per vivere e non sopravvivere.
Una volta accresciuta la mia voglia di reagire al diabete, ho iniziato a lottare utilizzando lo sport come mezzo; amo nuotare essendo una pugliese doc, e non poteva essere diversamente. Mi sono servita proprio del nuoto per lanciare messaggi di speranza ai ragazzi diabetici ed alle loro famiglie e per creare un po’ di informazione su questa patologia, che molto spesso viene confusa con il diabete di tipo 2.
Gareggio nel circuito nuoto master F.I.N. e devo dire che mi sono presa diverse soddisfazioni .Proprio dieci anni fa, Il 21 luglio 2007, ho attraversato a nuoto lo stretto di Messina. “Ho potuto gridare al mondo intero: ‘sono diabetica ma ci provo, basta volerlo!”. Sono stata la prima diabetica di tipo 1 in Europa a realizzare quel tipo di impresa.
Una altra impresa “storica” l’ho realizzata il 4 settembre 2010, quando ho percorso a nuoto i ventuno chilometri che separano Capri da Meta di Sorrento nel golfo di Napoli.
Nell’estate 2015, da Giugno ad Agosto ho portato a termine la mia ennesima sfida, che mi ha portata a girare in camper tutte le regioni Italiane per promuovere l’importanza dell’attività fisica e per far conoscere il diabete a chi lo ignora, con il tour intitolato “Volando sulle Onde della Vita”, 22 tappe, 7650 km percorsi in camper, 60 km di nuotata,
Il 13 Novembre 2016 sono stata insignita del titolo di Cavaliere dell’ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Mattarella “Per la testimonianza dell’importante contributo dello sport nel superamento dei limiti derivanti dalla malattia”.
“Ma dopo tate imprese- prosegue la lettera – quest’anno sono stata costretta a fermarmi, per altri seri problemi di salute che mi impedivano di allenarmi, ero disperata perché avevo un altro progetto in cantiere che si intitola DOLCE MARE, una nuotata in mare con i ragazzini diabetici pugliesi, per la prima volta in Italia si sarebbe visto un evento del genere.
Continui esami clinici e visite mediche, senza però mai trovare una soluzione definitiva al mio problema. Ero avvilita, credevo di dover rinunciare al progetto , quando ho incontrato un altro medico di Perugia mentre ero sempre più barcollante. Il dottor Saverio Arena mi ha rasserenata e mi ha assicurato che dopo l’intervento chirurgico cui sarei stata sottoposta , sarei tornata a nuotare. Sono stata dimessa qualche settimana fa ed ora posso dirlo :
il prossimo 22 Luglio, dopo un anno di inattività, scenderò nuovamente in acqua, questa volta affiancata da altri giovani diabetici, per far vedere che siamo tanti e che purtroppo questa patologia sta aumentando sempre più.
A fine traversata il mio primo pensiero andrà sicuramente al Prof. Bolli ed al Dott. Arena, che mi hanno permesso di portare avanti i miei sogni ed i miei progetti, continuando a lottare per tutti i diabetici di tipo 1, presenti in Italia. La vita è un dono e va vissuto al massimo delle nostre potenzialità, qualunque siano.Non potevo fermarmi e l’ospedale di Perugia mi ha restituito la voglia di vivere, di fare sport. Grazie Perugia!

* Questa la lettera che una giovane donna della provincia di Brindisi ha scritto alla direzione dell’Azienda Ospedaliera, con richiesta di diffonderla.

Caritas: «Drammatico aumento povertà in Umbria ma svolta con Sia e Reddito di inclusione»

Perugia: L’Osservatorio delle povertà e l’inclusione sociale della Caritas diocesana
diretto dall’economista Pierluigi Maria Grasselli interviene sull’ultimo Rapporto Istat.
«Il drammatico aumento del fenomeno povertà anche in Umbria richiede una maggiore
e concreta collaborazione dell’Alleanza “pubblico-privato” prevista dalla normativa vigente»

Pubblichiamo la riflessione dell’economista direttore dell’Osservatorio Caritas nel commentare il recente Rapporto Istat

di Pierluigi Maria Grasselli*

I dati sulla povertà relativa nel 2016 contenuti nell’ultimo Rapporto Istat su La povertà in Italia pongono in evidenza il drammatico aumento di questa dimensione sociale in Umbria, confermando l’aumento della povertà assoluta riscontrabile, con tutte le cautele del caso, nei dati raccolti dal Centro di ascolto diocesano di Perugia, riportati nel Secondo Rapporto sulle povertà curato dall’Osservatorio delle povertà della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve. La povertà si configura ormai come un fenomeno strutturale generato principalmente dalle dinamiche dei mercati mondiali. Per contrastarlo in modo efficace occorrerebbero politiche, ai vari livelli di governo, profondamente diverse da quelle attualmente praticate.

Anche il modello di welfare ancora operante nel nostro Paese si rivela del tutto insufficiente sotto questo profilo. Va notata però la svolta sostanziale determinatasi nella politica italiana contro la povertà e l’esclusione sociale, avviatasi nel settembre del 2016 con l’estensione del Sia (Sostegno all’inclusione attiva) e poi con l’approvazione nel marzo 2017 della Legge delega per il contrasto alla povertà, nonché con il Memorandum firmato dal Governo e dall’Alleanza contro la povertà nello scorso aprile. Anche se occorreranno degli anni per l’operatività a pieno regime della Legge Delega (con erogazione del cosiddetto Reddito di inclusione), ci si attende che, in conformità alle Linee guida ministeriali per i progetti di presa in carico del Sia, alla Legge delega suddetta, e al Memorandum citato, la gestione della legge delega venga avviata con la partecipazione del Terzo Settore e degli enti privati non profit che si occupano di assistenza, Caritas inclusa. Sembra infatti non più differibile anche in Umbria l’avvio di una gestione più partecipata del welfare da parte delle amministrazioni regionali e locali, dopo le difficoltà di coinvolgimento e partecipazione effettiva di operatori e cittadini, manifestatesi già in precedenti esperienze di pianificazione sociale regionale umbra.

Il Memorandum riguarda appunto la collaborazione tra Governo ed Alleanza nel percorso di attuazione della sopra ricordata legge delega di contrasto alla povertà (nella quale trova conferma la centralità dei servizi di accompagnamento al lavoro, educativi e di cura, che dovranno essere finanziati con almeno il 15% delle risorse complessive stanziate in corrispondenza). L’Alleanza contro la povertà è costituita da un raggruppamento di 35 soggetti sociali, avviatosi per iniziativa di Caritas ed Acli, e comprensivo, tra i soggetti fondatori, dei sindacati confederali, degli enti locali, e di numerose associazioni ed Ong (tra cui Comunità di Sant’Egidio, Confcooperative, Fondazione Banco Alimentare Onlus, Forum Nazionale del Terzo Settore). Come è stato osservato, una simile Alleanza, nata alla fine del 2013, non era mai stata costruita in Italia. La sua nascita riflette sia l’urgenza di rispondere al diffondersi della povertà, al suo crescente carattere di ‘normalità’, sia la piena consapevolezza, in tutti i suoi proponenti, dell’esigenza di unire le forze, pur se ciò possa risultare complicato, per cercare di provare a cambiare qualcosa.

Pur composta di soggetti differenti per estrazione culturale ed ambito di competenza, l’Alleanza contro la povertà afferma la priorità della lotta contro la povertà crescente e propone un nuovo modello di welfare, che faccia leva sul protagonismo delle reti sociali, della società civile, del Terzo Settore, dei sindacati, e in particolare avanza la proposta del Reddito d’Inclusione Sociale, contando sui connessi effetti positivi su domanda interna, coesione sociale e riduzione delle disuguaglianze. Tutto questo, per riavviare, anche per l’effetto combinato di appropriate politiche (ben diverse da quelle in corso) europee e nazionali, un ciclo autentico di sviluppo sociale e di crescita civile.

Proponendo la collaborazione sopra accennata tra Governo ed Alleanza, il Memorandum attribuisce un importante ruolo alla società civile e ai suoi corpi intermedi, per l’attuazione del bene comune, con uno specifico riferimento ai servizi di accompagnamento per una effettiva inclusione sociale delle persone. Per quanto riguarda la gestione associata del Reddito di inclusione (Rei) sul territorio, il Memorandum assegna la definizione delle forme di questa alla competenza regionale. Vedremo anche in Umbria quali modalità saranno proposte.

* Direttore dell’Osservatorio Caritas diocesana di Perugia

Perugia, la denuncia: «Al parco della Pallotta schiamazzi e bagordi fino a notte»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un cittadino residente in zona Pallotta che segnala il disagio intorno al Parco Aretino

Il Parco Aretino di Perugia, nello storico quartiere della Pallotta davanti alla bocciofila, versa da tempo nel degrado e in condizioni di quasi totale abbandono. Da alcuni anni, infatti, è il ritrovo di una vasta comunità di sudamericani, soprattutto ecuadoregni, che sono soliti ritrovarsi lì durante i weekend di tutto l’anno: questi ritrovi vedono i partecipanti giocare interminabili partite a pallavolo, consumare pasti completi annaffiati da litri e litri di birra (presumibilmente c’è anche uno smercio illecito di alcolici) e, inevitabilmente, espletare bisogni fisiologici dove capita. In alcuni casi, vengono accesi dei pericolosi fuochi per cucinare carne e altre pietanze. Purtroppo, molti di essi bivaccano ore ed ore nel parco, spesso fino all’alba, esibendosi in schiamazzi e intemperanze non consone alla convivenza in un popoloso quartiere: se aggiungiamo il fatto che nella bella stagione le adunate non sono solo durante i weekend ma, praticamente, tutti i giorni della settimana il quadro, triste, è completo.

Chi ne fa le spese sono i residenti della zona, soprattutto i condomini di via Ariosto 41 (proprio di fronte al Parco) il cui livello di massima sopportazione è indiscutibilmente superato da tempo. Gli stessi hanno cercato in tanti modi, durante gli ultimi anni, di comunicare a chi di dovere (ma finora senza fortuna) il degrado visibilmente in aumento nell’area: un tempo, qualche volontario era solito ripulire il parco dalle centinaia di bottiglie vuote ma ultimamente, come si vede dalle foto scattate dai cittadini, le condizioni nelle quali viene lasciato il parco sono quelle di una discarica; c’è stato anche un volenteroso tentativo di mettersi in contatto col consolato dell’Ecuador di via della Pallotta con l’intento di intavolare discussioni costruttive ricevendo, però, solo colpevoli rifiuti. I residenti, esasperati, vorrebbero solo riappropriarsi di uno spazio che dovrebbe essere disponibile a tutti, ai tanti bimbi che nascono e crescono nel quartiere, ma che è ostaggio di una comunità spesso ostile.

Nella notte tra sabato 8 e domenica 9 l’ultimo episodio increscioso di bivacchi rumorosi: i residenti hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine che erano però, comprensibilmente, tutte impegnate nella non facile gestione del primo sabato notte di Umbria Jazz e quindi tutto il quartiere è stato sotto scacco di un manipolo di balordi che hanno fatto baldoria fino alle prime luci dell’alba.

Ma qualcosa, finalmente, si sta muovendo: grazie all’azione incessante di alcuni residenti e anche all’interessamento del gruppo di Perugia Social City coordinato da Giampiero Tamburi, il sindaco Romizi è stato sensibilizzato sul grave problema del Parco Aretino e il prossimo giovedì 13 luglio parteciperà a una “passeggiata anti-degrado” nella zona per rendersi conto personalmente della situazione e parlare con i cittadini. Si attendono novità.

Un cittadino del quartiere