lunedì 27 maggio - Aggiornato alle 10:25

«Con il contributo dell’Umbria possiamo cambiare l’Europa per renderla più forte»

di Camilla Laureti*

Eccoci qui, siamo alla fine di questa bellissima corsa, tra poche ore si vota per le elezioni europee. In queste settimane ho attraversato la nostra regione in lungo e in largo. Un viaggio intenso, fatto di realtà molto diverse: imprese e associazioni, scuole e centri anziani, esempi di accoglienza e situazioni difficili. Ma è stato, soprattutto, un viaggio di volti, di idee, di luoghi. Penso a Carla, che vive a Montone, uno dei nostri piccoli comuni, ma sa bene cosa è l’Europa e che mi ha riportato l’importanza di connettere i nostri borghi con il mondo, tra globale e locale. Penso ai lavoratori delle Acciaierie di Terni, preoccupati per il futuro dell’AST, che chiedono all’Europa di proteggere e rilanciare la nostra industria nell’economia globale. Penso ai ragazzi incontrati a Magione e Corciano e all’entusiasmo con cui mi hanno raccontato i loro Erasmus e che ci indicano la strada da seguire se vogliamo sentirci veramente cittadini europei. Penso ai volti dei lavoratori della ex-Merloni, che da anni chiedono certezze e futuro e che solo con l’Europa potranno ripartire grazie a fondi e progetti europei di riqualificazione. E, ancora, al senso di comunità che ho respirato a Gubbio nel giorno dei Ceri, una tradizione da difendere e valorizzare anche grazie all’Europa.

L’Umbria in Europa Un viaggio in cui ho incontrato energia e sorrisi e, magari solo pochi metri più in là, lacrime e rabbia. Ovunque, però, ho trovato la voglia di esserci, di partecipare, di guardare avanti. Un’Italia europea, generosa e pronta a battersi, lontanissima dall’immagine di chiusura e sconforto che troppo spesso abbiamo. Proprio per questo esco convinta della forza di questo territorio e della sua importanza per l’Europa. Sì, perché l’Umbria – e con lei tutta l’Italia centrale, le Marche, il Lazio e la Toscana – è quella in cui si è costruita tanta parte della nostra identità di cittadini europei. Basta pensarci. È qui, in questo pezzo d’Italia, l’Europa dei santi e dei cammini, da San Benedetto a San Francesco. È qui l’Europa della cultura, da Giacomo Leopardi a Leonardo Da Vinci. È qui l’Europa della politica, da Machiavelli ad Altiero Spinelli, sino al filo che, dal confino di Ventotene, si dipana sino alla Roma del Trattato della Comunità. Sono qui città d’arte e borghi, imprese innovative e tradizionali, Università e centri di ricerca, una rete forte e sorprendente dell’associazionismo insieme a manifestazioni culturali e festival che parlano al mondo.

Un passaggio stretto Ed è con l’Europa che questa terra può ricominciare a crescere, cogliendo tutte le opportunità che si aprono per imprese, cittadini, associazioni: dai Fondi europei all’Erasmus, sino alle nuove misure che metteremo in piedi come l’indennità europea di disoccupazione. Non c’è solo questo, però. Perché il patrimonio storico, economico e spirituale che abbiamo è quello che serve a ridare slancio ad una storia europea che vive oggi uno dei suoi passaggi più stretti. Siamo, insomma, un’Italia che può aiutare l’Europa a cambiare: a renderla più vicina ai territori, più semplice nel rapporto con i cittadini, più solidale nella difesa dei diritti. E più forte: in politica ed economia. Un’Europa che protegga i nostri interessi sul grande scacchiere internazionale e si contrapponga alle aggressioni politiche dei Trump e dei Putin. Un’Europa che si batta per un commercio internazionale senza dazi e che aiuti le nostre imprese a competere ad armi pari con le forze economiche di questo tempo. Perché una cosa è chiara: gli Stati europei da soli non ce la faranno e chi, come Salvini, vuole un’Europa debole, vuole alla fine un’Italia debole. La sfida davanti a noi è un’altra. Cambiare l’Europa e farla più vicina e più forte. Perché un’Europa più forte vuole dire un’Italia più forte.

*Candidata Pd alle europee nella circoscrizione del Centro Italia 

«Università, stop a pettegolezzi e trappole mediatiche: elettori meritano contenuti»

di Mauro Bove*

Cari tutti, in questi ultimi giorni di campagna elettorale i toni si stanno inasprendo, facendo scadere il dibattito ad un clima di “quasi” rissa. Ciò non fa bene a coloro che li usano e ancor meno bene fa al nostro Ateneo. Gli uni accusano gli altri di stipulare accordi personalistici, di puro potere, addirittura innaturali. Cosa sia naturale o innaturale francamente è poco comprensibile. Io non sono credente, ma ho bisogno di confrontarmi giornalmente con coloro che hanno trovato la fede, perché, al di là delle risposte diverse, tutte le persone che cercano di vivere con consapevolezza e impegno partono dalle stesse domande e così percorrono lo stesso tragitto. Senza considerare il fatto che l’altro da me non può che essere un arricchimento di me. Per cui è del tutto naturale che i diversi si parlino, si comprendano e crescano insieme, ciascuno nella propria libertà, mentre sarebbe innaturale il contrario.

L’ASSE ELISEI-OLIVIERO E LE CRITICHE DI COTANA

Potere come poter fare Quanto ai personalismi, non vedo come una competizione elettorale possa prescindere dalle persone, appunto! Sarebbe un vero danno, direi un tuffo in un oscuro passato, se il dibattito perdesse la luce o l’ombra di coloro che, personalmente, ne sono protagonisti. Fa un po’ sorridere, poi, usare l’espressione “accordo di potere” come una forma di accusa agli avversari e uno spauracchio per le persone che si vogliono spaventare. La competizione è fatta per raggiungere il potere e ogni accordo tra i competitori deve avere come prospettiva il potere, inteso come “poter fare” per il bene comune. Non è il potere che deve far paura, ma il suo esercizio lontano dal bene comune e in funzione degli interessi di coloro che lo detengono. Ebbene: qualcuno può accusare l’altro che eserciterà il potere accademico contro il bene della nostra comunità? Se non si vogliono fare processi alle intenzioni, del tutto strumentali e vuoti di contenuto, io direi che ogni parte in contesa debba onorare l’altro.

Si parli di contenuti E allora che si faccia un confronto, anche aspro se si vuole, sui contenuti che interessano tutti. Nessuno può veramente appassionarsi a scadenti accostamenti tra candidati in gioco e soggetti esterni che poco possono interessarci. Nessuno può cadere in trappole mediatiche che, giocando su immagini poco eleganti, vogliono solo far scattare impulsi emotivi di paura o rabbia. Nessuno deve dimenticare che noi, elettori, siamo esseri pensanti, persone che ogni giorno lavorano e studiano nel nostro Ateneo. Persone che meritano la comunicazione di contenuti, lontano da un chiacchiericcio che scade nel pettegolezzo. Non altro.

*Ordinario di diritto processuale civile, membro del Cda dell’Università di Perugia

«Sulle dimissioni basta tatticismi e logiche autoreferenziali: occorre uno scatto d’orgoglio»

Hanno dai 17 ai 31 anni e militano in diverse associazioni giovanili della galassia di centrosinistra gli estensori di un appello, pubblicato nelle scorse su ipetitions, che in vista del voto di sabato in consiglio regionale sulle dimissioni della presidente Catiuscia Marini chiedono di voltare pagina.

Siamo un gruppo di donne e uomini, giovani e meno giovani, amministratori, militanti, simpatizzanti, attivisti nel mondo dell’associazionismo e della cooperazione, impegnati ogni giorno tra la gente, nei territori, per costruire con serietà e dedizione una reale alternativa alle facili risposte dei populismi di vario genere. Scriviamo queste righe perché dal 13 aprile scorso, esattamente un mese fa, sentiamo l’urgenza di tracciare un solco profondo tra un noi e un loro: tra noi che concepiamo la politica come impegno per affermare idee, progetti e valori al servizio delle persone, e chi l’ha usata per interessi personali o fini clientelari. Questo solco serve a distinguere, in maniera netta e inequivocabile, non tanto e non solo chi scrive, ma soprattutto le molte persone per bene della società umbra che, per passione e senza tornaconti di alcun genere, sacrificano il tempo libero per dedicarlo o all’impegno quotidiano o alla semplice partecipazioni saltuaria alla vita politica della nostra regione e sentono di non avere nulla a che fare con i modi, i toni e i contenuti che siamo costretti a leggere quotidianamente sui mezzi d’informazione.

La fatica e il ritardo nel pronunciare le uniche parole possibili per tornare in sintonia con le persone, ovvero quelle di scuse e di assunzione di responsabilità, e il rinvio da parte della maggioranza in consiglio regionale della discussione in merito alle dimissioni della presidente Marini ci impongono di prendere le distanze da un modo di intendere e di vivere la politica che non ci rappresenta. Un modo di concepire la rappresentanza e le istituzioni che denota la mancanza di visione e di prospettiva da parte di un gruppo dirigente chiuso in se stesso. Siamo convinti che la comunità riformista e progressista dell’Umbria non possa e non debba permettersi di rimanere ostaggio di logiche autoreferenziali e tatticismi logori, ormai incomprensibili al di fuori dei palazzi e della cerchia degli addetti ai lavori. Al contrario occorre uno scatto d’orgoglio, un cambiamento radicale nel modo di pensare e di agire, ancor prima dei volti e dei nomi, per uscire dalla situazione critica in cui alcuni ci hanno gettato.

Occorre ristabilire il rispetto per questa comunità profondamente ferita e tradita, che si sente umiliata e tradita dalle vicende degli ultimi mesi, ma che conserva un inestimabile valore. Una comunità che ha la necessità di ritrovare se stessa e il proprio futuro attraverso un processo di profondo cambiamento. Per costruire il futuro bisogna, prima di tutto, difendere la propria storia e tutelarla anche dai soggetti che l’hanno gettata nel fango: la nostra storia in Umbria è una storia di buon governo, di gente onesta, di rappresentanti al servizio delle istituzioni e di una collettività al servizio dei propri territori. Oggi, oltre a difendere la storia, dobbiamo anche riaccendere la speranza: soltanto tornando ad avere proposte chiare, valori di riferimento precisi, aprendoci alle migliori energie della società, affrontando i problemi reali di chi ci circonda, potremo ristabilire una connessione sentimentale con le persone, avere un reale valore sociale ed essere forza propulsiva per il miglioramento della qualità della vita degli umbri. Riteniamo sia arrivato il momento di prendere scelte coraggiose, come ci chiede il nostro popolo, e non di galleggiamento, come quelle a cui abbiamo assistito fino ad oggi. Perché il domani appartiene a chi ha il coraggio di inventarlo. Scriviamo questo appello proprio perché crediamo nel valore dell’essere comunità e perché siamo convinti di poter ricostruire, tutti insieme, un nuovo corso.

I promotori

Angela De Nicola, Garante degli Studenti ADiSU, 22 anni
Alessandro Biscarini, Presidente del Consiglio degli Studenti dell’Università di Perugia, 25 anni
Diego Angeli, Membro Segreteria Giovani Democratici dell’Umbria, 23 anni
Eugenio Ranfa, Coordinatore Provinciale Altrascuola-Rete degli Studenti Medi Perugia, 18 anni
Filippo Alunno Rossetti, Direttivo ANPI Studentesca, 24 anni
Giorgio Carrese, Direttivo ANPI Studentesca, 23 anni
Giorgio Tripeoli, Coordinatore Provinciale Rete degli Studenti Medi Terni, 17 anni
Giulia Falcinelli, Segretario Giovani Democratici Terni, 27 anni
Giulia Titoli, Responsabile Organizzazione Nazionale Rete degli Studenti Medi, 22 anni
Jacopo Castelletti, Segretario Circolo ARCI Il Porco Rosso, 26 anni
Lorenzo Mazzanti, Presidente Consulta Provinciale degli Studenti, 19 anni
Lorenzo Gennari, Coordinatore Sinistra Universitaria Udu Perugia, 23 anni
Leonardo Simonacci, Presidente ANPI Studentesca, 24 anni
Massimiliano Rrapaj, Presidente Circolo ARCI Il Porco Rosso, 23 anni
Matias Cravero, Coordinatore Altrascuola- Rete degli Studenti Medi Umbria, 20 anni
Michael Cargnelutti, Direttivo ANPI Studentesca, 23 anni
Michelangelo Grilli, Coordinatore Giovani Democratici dell’Umbria, 25 anni
Rosela Ujkaj, Coordinatore Rete degli Studenti Medi Foligno, 19 anni
Ruben Carletti, Segretario Giovani Democratici Perugia, 26 anni
Vanessa Stufera, Vice-Segretaria Giovani Democratici dell’Umbria 31 anni

Dimissioni Marini, Leonelli allo scoperto: «Se una fase si deve chiudere si chiude»

Il consigliere regionale Pd Giacomo Leonelli interviene con una riflessione di Facebook con cui chiarisce la sua posizione nel difficile momento che sta vivendo il partito a proposito del dibattito sulle dimissioni della presidente Catiuscia Marini. Un intervento che smorza le possibilità di arrivare a una maggioranza che voti una richiesta di ritirare queste dimissioni nella seduta che si terrà tra venerdì 17 e sabato 18 e in vista del quale parte del gruppo consigliare dem martedì prossimo si incontrerà col vice segretario nazionale Andrea Orlando

di Giacomo Leonelli

Questi sono stati e saranno giorni duri, è inutile nasconderlo. Sia sotto il profilo politico che umano.

La vicenda dell’inchiesta sulla sanità in Umbria non riguarda un fatto specifico, né una responsabilità individuale, ma diffonde la percezione plastica di metodi che, al di là della rilevanza penale che spero possa essere esclusa per tutti gli indagati nelle sedi competenti, sembrano assumere comunque profili clientelari.

La domanda che dovremmo porci, quindi, non è se essere garantisti o meno: ce lo dice già la Costituzione che avviso di garanzia o una misura cautelare non significano assolutamente una condanna, e io ne sono fermamente convinto, vuoi anche per la professione che faccio e per i valori laici e liberali con i quali sono cresciuto.

La domanda vera è se la vicenda nel suo complesso mini irreversibilmente la credibilità e l’autorevolezza del Governo Regionale. La prima persona che, gliene va dato atto, ha ammesso il problema è stata la presidente Catiuscia Marini, con le sue dimissioni. Ha ritenuto di non essere nelle condizioni di poter svolgere, nel pieno delle sue funzioni, il ruolo che l’ordinamento le assegna, avviando dunque il percorso di scioglimento della legislatura, senza mai avanzare alcun ripensamento in queste settimane, per poi ribadire la propria ferma intenzione nel Consiglio Regionale del 7 maggio scorso.

Ciò premesso, considero un errore aver investito il Consiglio dell’eventuale respingimento delle dimissioni, tenuto conto che queste non sono state espresse per motivi squisitamente politici (come ad esempio la bocciatura di un disegno di legge della Giunta); se dunque la presidente Marini, nell’atto delle dimissioni ha preso una decisione unilaterale e senza coinvolgere i consiglieri mossa evidentemente dalla convinzione di non essere nelle condizioni di svolgere pienamente il ruolo, sotto quale profilo questi sono ora investiti dell’eventuale respingimento?

In altre parole, se chi ricopre la carica monocratica ha riscontrato una carenza complessiva (di forza? di autorevolezza? di credibilità dell’azione di Governo?) che rendeva non proseguibile la propria azione, chi sono i consiglieri per affermare il contrario?

Dunque la riflessione da fare non è garantismo/giustizialismo, ma autorevolezza, forza e credibilità dell’azione di Governo o meno.

Su questo mi sono interrogato e mi interrogo da giorni. E la sensazione è che oggi lo spazio per ulteriori tentennamenti o tatticismi si sia davvero esaurito. Abbiamo bisogno di restituire l’orgoglio e la dignità ai nostri elettori e militanti, che non si devono sentire in alcun modo in difficoltà nel sostenere il Partito Democratico, ma devono poterlo fare a testa alta.

Se una fase si deve chiudere, si chiude: e non perché lo dicono i magistrati, ma perché oggi è consapevolezza comune che debba essere la tutela e la valorizzazione del merito, piuttosto che i favoritismi alle clientele, l’unico strumento di creazione e ricerca del consenso.

Se una fase si deve chiudere, si chiude: perché, per quanto difficile possa essere sotto diversi punti di vista, rimane comunque l’unico primo passo possibile per il PD per reagire, rigenerare e ripartire in Umbria.

Se una fase si deve chiudere si chiude: chiudendo anticipatamente la legislatura regionale, ma senza gettare il bambino con l’acqua sporca, ribadendo gli errori e le scuse, ma ricordando anche le cose buone fatte in questi anni e votando tutti insieme una documento che le sottolinei.

Consigliere regionale Pd

«Università al voto, elettori devono scegliere un candidato autonomo e svincolato dai partiti»

Dopo l’intervento sul tema sanità del professor Fausto Elisei, candidato rettore dell’Università di Perugia, pubblichiamo quello del professor Roberto Sorrentino, che si schiera con Ambrogio Santambrogio, sulle stesse problematiche.

di Roberto Sorrentino

Il recente scandalo, che ha coinvolto la sanità umbra e i vertici della Regione, si presta a varie riflessioni. Al di là dei risvolti giudiziari, sui quali si esprimerà la magistratura, dalle intercettazioni telefoniche emerge tuttavia un quadro sconsolante e avvilente. Vertici dell’istituzione ospedaliera preoccupati, a quanto pare, solo di assecondare i referenti politici, senza un briciolo di autonomia e, vorrei dire, di dignità. Il nocciolo del problema è, purtroppo, culturale prima che politico. Da decenni abbiamo assistito a una progressiva invasione della sfera politica, che non ha trovato i necessari anticorpi nel tessuto culturale della popolazione, troppo interessata al piccolo beneficio personale che poteva derivargli dalla prossimità con una forza politica. La cultura del nostro territorio (e non solo) si è ormai assuefatta a questa malsana pervasività, né si ribella salvo che in occasione dei periodici scandali, senza capire che il problema siamo tutti noi. Per questo, temo che anche i probabili rivolgimenti politici non porteranno benefici se non si cambierà questa nefasta mentalità di tipo assistenzialista.

A questo si aggiunge un’altra caratteristica del nostro territorio, l’autoreferenzialità di gruppi di interesse e di potere. Perugia sembra strutturata in camere stagne, enclave dove si coltivano interessi particolari ed esclusivi, impermeabili a politiche di lunga portata e lungo respiro. In questo contesto opera l’istituzione universitaria, la più importante istituzione culturale (non voglio usare l’espressione deviante di “industria”) della regione. Qualificatissima istituzione, e di nobilissima tradizione, che tuttavia ha visto impoverire, da un ventennio a questa parte, per motivi endogeni ed esogeni, le sue risorse, il numero di studenti, i servizi. Siamo alla vigilia di un’importante elezione, quella del Rettore dell’università di Perugia, un’elezione che potrebbe cambiare il destino non solo dell’università ma della città e della regione tutta.

Se una rinascita culturale, indispensabile per uscire dall’intreccio della politica con le altre istituzioni pubbliche, è possibile, questa deve partire dall’università. Docenti, studenti, personale hanno la possibilità di compiere un’autentica rivoluzione scegliendo un rettore che si ispiri nettamente al principio dell’autonomia, sia del tutto svincolato da legami apparenti o adombrati con il mondo dei partiti. Il rettore deve dialogare con tutte le istituzioni e principalmente con quella regionale, ma su un piano di autonomia e non di dipendenza. Un cambiamento di paradigma culturale è assolutamente necessario affinché questa regione, che tante risorse possiede, possa voltare pagina e cessare di essere testimone di scandali avvilenti. Mettiamo da parte le commistioni con la politica, i suonatori di fanfara e i venditori di fumo.
Non tralasciamo quest’occasione. La rinascita è possibile, il candidato c’è.

«Sanità, più che mai in questi momenti occorre individuare nuovi modelli organizzativi»

Pubblichiamo l’intervento di Fausto Elisei, candidato rettore dell’Università di Perugia, sul tema della sanità dopo lo scoppio dell’inchiesta che ha decapitato i vertici della Regione e quelli del Pd.

di Fausto Elisei

Più che mai, in questo momento il servizio sanitario regionale è al centro dell’attenzione degli operatori medico-sanitari e dell’opinione pubblica. Nonostante le affermazioni autoreferenziali sulla sua efficienza ed efficacia, si avverte l’impellente necessità di individuare nuovi modelli organizzativi in linea con le aspettative e i desideri della comunità. La nuova governance dell’Ateneo e, in particolare, il prossimo rettore dell’Università degli studi di Perugia saranno tenuti a sviluppare proposte operative, chiare e dettagliate, destinate a migliorare il servizio sanitario pubblico e che valorizzino un ruolo centrale dell’Università attraverso attività compenetrate di didattica, ricerca e assistenza sanitaria di elevata qualità.

A tal fine saranno necessarie: una revisione dello statuto con la costituzione delle Aziende ospedaliero-universitarie di Perugia e Terni al fine di una corretta distribuzione delle competenze e degli ambiti di attività ai sensi del decreto legislativo 517/1993 e dei successivi interventi legislativi. Una collaborazione con la Regione Umbria per l’acquisizione e l’utilizzazione dei Fondi europei. Una programmazione trasparente e pluriennale delle risorse necessarie a garantire i corsi di laurea e le scuole di specializzazione attualmente esistenti e di nuova istituzione. Una revisione delle modalità di selezione del personale nella direzione della correttezza procedurale e della valorizzazione delle competenze. La costituzione di strutture semplici dipartimentali ad elevata specializzazione. Un rafforzamento delle interconnessioni con le altre discipline scientifiche e una spinta verso la medicina traslazionale che valorizzi sia la ricerca biomedica di base che quella clinica. Un coinvolgimento attivo della componente universitaria ad attività specifiche (ad esempio, comitato etico, counselling farmaceutico, reti cliniche). Occorre valorizzare le numerose competenze già presenti e favorire l’accesso di quelle che mancano. Il rettore si troverà ad affrontare le numerose problematiche consapevole che gli ultimi anni l’area medico-sanitaria è stata abbandonata a se stessa e si è via via disgregata. Occorrerà perciò impostare una nuova gestione condivisa di tutta l’area che veda il Rettore stesso impegnato in prima persona.

Concorsopoli, medici dell’ospedale: «No a pubblicazione di intercettazioni non attinenti l’inchiesta»

Riceviamo e pubblichiamo la presa di posizione sottoscritta da circa 40 medici dell’Azienda ospedaliera di Perugia, che fa seguito all’appello di alcuni giornalisti umbri in merito alla copertura mediatica dell’inchiesta che sta interessando la sanità umbra 

Alcuni giornali on line quali hanno riportato, con il titolo di “Appello ai Giornalisti”, alcune considerazioni svolte da noti Giornalisti della nostra Regione a margine delle vicende che recentemente hanno interessato l’Azienda Ospedaliera di Perugia. Dopo aver premesso che «..ricostruire quali e quante presunte illegalità siano state commesse non è solo un diritto, ma un dovere dell’informazione regionale e nazionale», si sottolinea d’altro canto che «in questi giorni si sono però verificati episodi che sono andati ben oltre tutto ciò». In particolare gli Autori dell’ “Appello” si riferiscono alla diffusione in rete di «intercettazioni che nulla hanno a che fare con i presunti reati connessi, ma costituiscono un’indebita ingerenza nella vita privata degli indagati e li presentano – utilizzando battute infelici e fuori contesto – come persone senza cuore».

Tali aspetti negativi non si limitano solo alla “Rete”, ma interessano anche «alcuni articoli, titoli e locandine di giornali che hanno più volte travalicato i confini di un’informazione seria e completa per approdare al pettegolezzo incattivito…». Il breve articolo si conclude con un appello alla «serietà professionale, all’etica e al senso della misura dei Colleghi perchè informino – come sanno fare- in modo completo l’opinione pubblica …, ma non cadendo in atteggiamenti lesivi della presunzione di innocenza e, peggio ancora, del vivere civile».

Le considerazioni di cui sopra trovano la nostra piena e totale condivisione in qualità di Medici che hanno svolto o svolgono tutt’ora la propria attività nell’Azienda ospedaliera di Perugia. Sarà compito della Magistratura accertare i presunti reati commessi, ma non riteniamo accettabile che Professionisti ai vertici dell’Azienda, da noi ben conosciuti in tanti anni di collaborazione, siano presentati e vilipesi come persone “senza cuore”, attraverso la pubblicazione sugli organi di stampa, e la diffusione sui mezzi della rete, di battute infelici carpite dalle intercettazioni ed affermazioni avulse dal contesto in cui sono state fatte, attinenti a episodi della vita privata.

Bartoli Andrea
Molini Egisto
Sigillino Anna Maria
Binaglia Luciano
Giansanti Michele
Onorato Marina
Stangoni Gabriela
Cagini Carlo
Giommetti Sauro
Pagliari Jenny
Terenzi Adelmo
Carotti Alessandra
Grignani Francesco
Patoia Lucio
Tiacci Enrico
Costantini Elisabetta
Gullà Mario
Pierini Antonio
Cristi Maria Cristina
La Starza Roberta
Pistola Lorenza
Donnini Annibale
Lomurno Giuseppe
Puxeddu Efisio
Duranti Michele
Martelli Massimo Fabrizio
Ricci Giampiero
Falini Brunangelo
Martelli Maria Paola
Roila Fausto
Falzetti Franca
Mecucci Cristina
Romani Luigina
Faralli Mario
Miglietti Carmela
Rossetti Marco
Fatigoni Sonia
Minotti Vincenzo
Ruggeri Loredana
Gallucci Luigi
Molica Carmen
Servoli Alessandra

«No spazi pubblici e patrocini a fascisti, antifascismo insegnato a scuola»: appello dell’Anpi ai candidati alle elezioni

Riceviamo e pubblichiamo l’appello dell’ Associazione nazionale partigiani d’Italia, Comitato provinciale di Perugia, con cui chiede ai candidati alle elezioni Amministrative di fare proprio e sottoscrivere questo documento di indirizzo

Il 26 maggio 2019 si svolgeranno nuove elezioni comunali anche in numerose città della nostra regione. Tale importante momento di partecipazione democratica avviene in una fase di profonda crisi economica e culturale ed in un contesto nazionale ed internazionale che favorisce scelte politiche e di aggressione di matrice dichiaratamente fascista e a sfondo razziale che per altro si verificano con preoccupante frequenza.

L’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) dell’Umbria ritiene opportuno rivolgersi a tutti coloro che sono candidati in questa consultazione elettorale per chiedere, a prescindere dalla appartenenza politica, di impegnarsi per la salvaguardia e l’applicazione dei valori e dei principi fondamentali della nostra Costituzione antifascista nata dalla Lotta di Liberazione.

A tal fine proponiamo questo documento di indirizzo: contenente alcuni punti finalizzati al rispetto della nostra Costituzione antifascista e per una corretta tutela dei diritti e delle libertà fondamentali. e si chiede di condividere in quanto ritenuti indispensabili, nel pieno rispetto della libertà d’espressione e della memoria storica, per una effettiva e piena vivibilità sociale, politica e culturale dei nostri territori, scevra da discriminazioni e da becero revisionismo.

TUTELA DELLA STORIA E DELLA MEMORIA Al fine di preservare il patrimonio storico, memoriale ed il ricordo delle vittime della follia nazifascista e del capitolo più tragico della storia del nostro paese e dell’Europa, è dovere fondamentale dei rappresentanti delle istituzioni e delle amministrazioni pubbliche partecipare alle commemorazioni che ricordano gli episodi più rilevanti verificatisi nei nostri territori nonché la presenza alle celebrazioni laiche di giornate istituzionali quali: 27 gennaio (Giornata della memoria), 10 Febbraio (Giorno del ricordo), 25 Aprile (Festa della Liberazione), 02 Giugno (Festa della Repubblica), 1° Maggio (Festa dei lavoratori ).

UTILIZZO SPAZI PUBBLICI Nel pieno rispetto della libertà di pensiero e di espressione, non debbono essere concessi spazi pubblici a coloro che quella medesima libertà costituzionale vogliono negare per cui non è tollerabile vengano autorizzate e lo svolgersi di eventi e manifestazioni di matrice dichiaratamente o celatamente fascista o che si richiamano anche implicitamente ai valori e simboli di tale ideologia stante il dettato di cui alla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione e la vigenza del reato di apologia del fascismo. Non è altresì consentito e consentibile la intitolazione di spazi ed edifici pubblici a coloro che hanno rivestito cariche nel partito fascista o che sono stati protagonisti di violenze e discriminazioni legate a detta ideologia.

CONCESSIONE PATROCINIO Per gli stessi motivi sopra enunciati non deve essere consentita la concessione del patrocinio da parte delle Istituzioni pubbliche ad eventi o manifestazioni finalizzate al revisionismo storico o di natura discriminatoria o che riecheggino anche implicitamente la ideologia fascista.

RISPETTO DEL PROPRIO RUOLO ISTITUZIONALE Chi svolge un ruolo istituzionale rappresenta la collegialità dei cittadini ed ha tra i propri doveri fondamentali il rispetto del dettato Costituzionale, ed in virtù di ciò non è ammissibile la partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni ad eventi che neghino i principi fondamentali enunciati nei primi 12 articoli della Costituzione.

CULTURA ANTIFASCISMO E SCUOLA Tutte le amministrazioni pubbliche debbono operare per la divulgazione ed affermazione di una vera cultura antifascista ed in tutte le istituzioni scolastiche favorire, nel pieno rispetto dei dettami costituzionali, la presenza dell’A.N.P.I. e di tutte le Associazioni impegnate nella diffusione della conoscenza della storia del nostro paese e nella promozione di una cultura di pace e solidarietà.

RISPETTO DEI VALORI COSTITUZIONALI I rappresentanti delle Istituzioni sono tenuti ad operare, in conformità con l’ articolo 54 della Costituzione, con lealtà ed onestà nel pieno rispetto dei valori e per l’attuazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.

Concorsopoli, l’appello: «Rispettare la dignità degli indagati»

Riceviamo e pubblichiamo l’appello sottoscritto da alcuni giornalisti sull’inchiesta Concorsopoli

La vicenda della sanità umbra è grave e seria. Giornali, tv e siti internet fanno dunque benissimo a seguirla quotidianamente con particolare attenzione. Occorre restituire infatti trasparenza a concorsi dietro i quali si sono celati atteggiamenti clientelari e discriminatori. Ricostruire quali e quante presunte illegalità siano state commesse non è solo un diritto, ma un dovere dell’informazione regionale e nazionale. In questi giorni si sono però verificati episodi che sono andati ben oltre tutto ciò. Sono in rete e consultabili sui nostri telefonini centinaia e centinaia di pagine di intercettazioni, molte delle quali non hanno niente a che fare con i presunti reati commessi, ma costituiscono un’indebita ingerenza nella vita privata degli indagati e li presentano – utilizzando battute infelici e fuori contesto – come persone senza cuore.

La Magistratura quando conduce un’indagine importante e seria come quella sulla sanità umbra raccoglie inevitabilmente materiale che va ben al di là di quanto poi servirà per provare le proprie accuse. Non è tollerabile però che questo circoli senza alcun controllo, che diventi chiacchiera da bar e che venga utilizzato per ferire nel profondo la dignità stessa degli indagati.

Purtroppo in questi giorni anche alcuni articoli, titoli e locandine di giornali hanno più volte travalicato i confini di un’informazione seria e completa per approdare al pettegolezzo incattivito che rischia di alimentare la furia di quelle che Indro Montanelli chiamava le “tricoteuse”. Quelle signore cioè che facevano la calza sotto alla ghigliottina e urlavano di felicità ogni volta che cadeva una testa. Non è così che si aiuta la giustizia a fare il suo corso. E purtroppo quello che stiamo vivendo in Umbria non succede per la prima volta. E’ già accaduto altrove, in altri momenti e in altri contesti.

Facciamo appello alla serietà professionale, all’etica e al senso della misura dei colleghi perché informino – come sanno fare – in modo completo l’opinione pubblica, senza trascurare nulla che illumini i lati oscuri della sanità umbra, ma non cadendo in atteggiamenti lesivi della presunzione di innocenza e, peggio ancora, del vivere civile.

Lucia Baroncini
Marcella Calzolai
Gabriella Mecucci
Anna Mossuto
Gianfranco Pannacci
Gianfranco Ricci
Annalia Sabelli Fioretti
Paola Sacchi
Luigi Zizzari

Concorsopoli, vescovi umbri: «Amarezza, cristiani preghino per far crescere senso di legalità»

I vescovi umbri seguono «con attenzione le vicende giudiziarie che in questi giorni interessano i vertici della Regione Umbria». Lo scrive in una nota il presidente della Conferenza episcopale umbra, Renato Boccardo. Mentre ripongono «massima fiducia» nell’operato della magistratura, esprimono l’auspicio che «venga fatta piena luce su una questione così delicata come la gestione della sanità pubblica, che tocca da vicino una delle fasce più deboli della società: ai malati deve essere sempre garantita, con sollecitudine e premura, la più alta qualità delle cure con il personale più adeguato».

Amarezza e disorientamento «La vicenda – prosegue Boccardo – suscita amarezza e disorientamento nell’opinione pubblica, in un momento particolarmente difficile per la vita della comunità regionale, alle prese con una faticosa ricostruzione post-terremoto e con una crisi economica che ancora inquieta singoli e famiglie».

Pregare per senso di legalità «In questi giorni significativi che precedono la festa di Pasqua», i vescovi umbri invitano «la comunità cristiana alla preghiera e alla riflessione, affinché cresca in tutti il senso della legalità e del rispetto della cosa pubblica e nell’operato degli amministratori si faccia strada con sempre maggior vigore la ricerca e la promozione del bene comune e il rispetto dei diritti di tutti i cittadini».