lunedì 18 giugno - Aggiornato alle 23:12

Todi, caso bibliotecaria: «Caro sindaco, che significa spostare ‘nonostante i meriti’?»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di un lettore a proposito della vicenda dello spostamento della bibliotecaria a cui era stato chiesto un censimento dei libri “gender”

Il 1° dicembre del 1938 Eugenio Montale viene licenziato dal Gabinetto Viesseux perché “… nonostante i suoi meriti letterari e lo zelo e la competenza fin qui dimostrati nell’adempimento delle sue funzioni non è fornito dei requisiti speciali”. I requisiti speciali ai quali la delibera fa riferimento e di cui Montale evidentemente difetta è l’iscrizione al Partito Fascista.

Le scrivo questo, caro Sindaco, perché mi è capitato di leggere in vari organi di informazione la vicenda che vede coinvolta la Dott.ssa Fabiola Bernardini. Premetto che da alcuni anni, per motivi di lavoro e familiari, non sono più cittadino tuderte ma nella Città di Todi ho vissuto per più di metà della mia vita e continuo a pensare la Città che Lei amministra, ancora come la mia città ed a considerarla la mia casa.

Spero quindi che questa attestazione di amore basti a giustificare la richiesta che le faccio: la richiesta cioè di chiarirmi come si possa spostare “nonostante i suoi meriti” ad altro incarico una professionista che ha dato prove inconfutabili “di zelo e competenza” nell’incarico da lei fin qui svolto.

Come ebbe a dire anche Marguerite Yourcenar: “Fondare biblioteche è come costruire granai pubblici” e, caro Sindaco, credo sarà d’accordo con me che l’esercizio di amministrare, curare e dirigere “con zelo e competenza” sia implicito nell’atto di fondazione. Sono ragionevolmente sicuro che dietro l’intenzione di destinare ad altro incarico e/o funzione la Dott.ssa Bernardini non si nasconda un intento, come chiamarlo, punitivo nei confronti di una professionista che ha o potrebbe avere opinioni politiche diverse dalle Sue o da quelle della sua Giunta. Mi riferisco nello specifico, e da quanto mi è dato appurare dalla lettura dei giornali, che la stessa Dott.ssa è iscritta all’A.N.P.I. del territorio e con la stessa A.N.P.I. mi sembra di ricordare che nel recente passato Lei abbia avuto degli screzi: mi sia permesso di passaggio notare, un’Associazione quale l’A.N.P.I. andrebbe difesa, sostenuta, tutelata, ammirata e ringraziata per il solo fatto di esistere.

La invito quindi cortesemente a rispondere e chiarisco che Le scrivo pubblicamente in ragione proprio dell’interesse generale, pubblico nella sua più legittima accezione.
Attendo Sue.

Emanuele Principi

Dagli Hikokomori alla dipendenza da videogiochi: quando la rete diventa una rete

di Gianfranco Salierno e Paola Bianchini*

C’è un fenomeno nato lontano, in Giappone che parla di dipendenza dal mondo virtuale. Vengono chiamati in letteratura Hikikomori: giovani adolescenti chiusi nelle loro stanze con un ritiro dal mondo reale che può andare dai sei mesi fino ai due, tre anni. Come vivono, dunque, questi ragazzi? Il problema è appunto la vita che rifuggono, per esiliarsi in un mondo fantastico fatto di video giochi, personaggi immaginari, dove crearsi identità idealizzate e sfide che li facciano sentire protagonisti assoluti e vincenti; vivono nelle loro stanze, di notte, dormendo durante il giorno, evitando ogni sguardo umano, ogni relazione reale, il cibo viene lasciato fuori dalla soglia della loro stanza e di notte allungano una mano al mondo reale, per poi riessere inghiottiti nell’intimità rassicurante della propria camera. Il divieto a varcare quella porta è per tutti, in particolare i genitori. Quello che cercano di ottenere è un mondo sotto controllo, dominato da un’idea narcisistica di sfida e vittoria, dove non c’è posto per il corpo, le emozioni, le relazioni, tutte dimensioni al cui contatto potrebbero crollare. Nella severità dell’isolamento virtuale, ci si può costruire senza soffrire, né avere disconferme o frustrazioni, un mondo quindi, ripulito dal danno e dalla fatica a cui obbliga ogni vita.

In Gran Bretagna, una bimba di nove anni è stata ricoverata in un reparto psichiatrico per dipendenza da video giochi. I genitori avevano notato che la bimba appariva nervosa, stanca, irritabile, aveva peggiorato il suo rendimento scolastico. Dopo un’indagine, che li ha portati a scoprire che la bambina di notte si alzava e si metteva al pc a giocare ad un video, che la prendeva così tanto, da non dormire più la notte, hanno aperto una finestra mortificante sulla vita della loro bambina. I giochi con le amiche, i libri, le Barbie, erano stati sostituiti da un virtuale così ipnotico ed intenso da costringere la figlia al proprio pc di notte, senza nemmeno poter andare in bagno, la sedia era bagnata, da lì è scattato l’allarme.

Probabilmente la realtà virtuale ha offerto un mondo sotto controllo e di cui essere la protagonista assoluta, le giornate nella vita reale devono essergli sembrate piatte, noiose, senza sfide gratificanti in cui misurarsi, da lì il rifugio claustrofobico e fantastico. L’età di esordio di queste patologie si sta pericolosamente spostando, abbassando verso l’infanzia o la preadolescenza, otto, nove anni e si possono sviluppare dei sintomi così invasivi. Il problema prima di diventare sanitario è educativo e sociale.

Abbiamo adultizzato l’infanzia e infantilizzato l’età adulta, c’è stato uno spostamento veloce di ruoli, senza deleghe alle responsabilità che questi comportano, una sorta di vischiosità sociale familiare in cui la separazione generazionale è resa difficile. Non c’è distinzione tra la giornata di un bambino e quella di un adulto, stesso livello di velocità, di stress, di performance, precipitati in un mondo dove le sfide si perdono realmente, questi ragazzi scendono e si rifugiano in case di vetro, dove vivere condizioni di cui possono controllarne le leggi.

Le loro giornate sembrano ipotesi, adagiate su di un fondo ossessivo, che li illude di far argine alla vita e alle sue disillusioni. Dovremmo strapparli al dolore della perfezione, all’illusione di una vita ripulita dal danno e farli innamorare dell’unica vera sfida che valga la pena “giocare”: quella per conoscere se stessi e per crescere in un mondo che gli somigli.

*Psichiatra e psicoterapeuta, responsabile dell’unità operativa dipartimentale Salute Mentale Penitenziaria CSM del Trasimeno
Dottore in filosofia teoretica e psicologia clinica

Comunali, Marini: «Buon risultato Pd, destra si radicalizza. Terni, voto a chi più vicino a nostri valori»

Pubblichiamo l’intervento di commento dei risultati del primo turno delle elezioni amministrative da parte della presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini

di Catiuscia Marini

Come Presidente di Regione voglio prima di tutto congratularmi e fare gli auguri di buon lavoro a tutti i sindaci eletti in Umbria, nella tornata amministrativa di ieri. In particolare ai sindaci riconfermati, che hanno ottenuto una netta affermazione personale e di fiducia dei cittadini, anche per il lavoro svolto, come Cristian Betti a Corciano, Letizia Michelini a Monte Santa Maria Tiberina e Bernardino Sperandio a Trevi. Congratulazioni e auguri di buon lavoro anche ai sindaci di Cannara, Fabrizio Gareggia e di Passignano sul Trasimeno, Sandro Pasquali.

Voglio altresì esprimere alcune personali considerazioni come esponente politico del Pd: per i candidati sostenuti dal Pd in queste elezioni amministrative la competizione elettorale si è svolta in una fase particolarmente complessa per le vicende elettorali che hanno contraddistinto il negativo risultato del Pd nelle scorse elezioni politiche del 4 marzo, e per il percorso istituzionale che ha portato al governo dell’Italia la coalizione Lega-M5S con politiche marcatamente di destra e fortemente alternative, sul piano dei valori, alla storia del Pd e di tutto il campo politico democratico e di sinistra. Anche per questo, accanto alla positiva affermazione al primo turno delle amministrative in Umbria, che ha visto la vittoria di 4 sindaci su 5 sostenuti dal Pd e con il ritorno, dopo 15 anni di opposizione, di una maggioranza di centro-sinistra a Passignano sul Trasimeno, il risultato appare ancor più significativo.

Inoltre l’affermazione delle candidate della società civile di Umbertide, Paola Avorio, e di Spoleto, Camilla Laureti, – che affronteranno con competenza e capacità il turno di ballottaggio del prossimo 24 giugno – come espressione di progetti politici nuovi, più aperti all’apporto civico, che potrà dare a queste due città per la prima volta donne sindaco, rappresenta un valore al quale tutto il Pd dell’Umbria, a cominciare proprio dai sindaci neo-eletti, non farà mancare il suo apporto.

Ovviamente la vicenda di Terni, città capoluogo di provincia, rappresenta per il Pd non solo la sconfitta di una competizione elettorale, ma il segno evidente di una lunga difficoltà a garantire una maggioranza stabile all’interno dell’amministrazione comunale ed una incapacità della classe dirigente a fare uno scatto in avanti e trovare i punti di incontro e solidarietà per costruire un nuovo progetto di governo della città. Un progetto ed una idea di Terni quale città innovativa e sostenibile che pure ha visto il leale e forte impegno dei Governi nazionale e regionale che con strumenti quali l’accordo di programma per l’area di crisi industriale complessa, agenda urbana, il contratto per la riqualificazione delle periferie, i piani idrici – solo per citarne alcuni – garantirà, come mai avvenuto in passato, una programmazione di risorse finanziare significative a disposizione della città. Voglio dunque ringraziare la generosità e la onesta disponibilità di una persona perbene e professionalmente qualificata come Paolo Angeletti che si è messo a disposizione come candidato sindaco, pur nella consapevolezza della difficoltà e straordinarietà dell’attuale fase politica attraversata dal Pd nella città di Terni.

Voglio altresì esprimere alcune considerazioni su questo turno amministrativo nel quale le alternative al Pd, al centro sinistra e al civismo riformista e progressista, non vedono affermarsi, in nessun comune, il radicamento espresso nelle recenti elezioni politiche dal M5S e vedono invece definirsi un campo della destra ad esclusiva trazione leghista, come in particolare avvenuto nella città di Terni, modificando anche il campo di un centro destra moderato e liberale che si era strutturato negli anni passati. Nelle due città di Umbertide e Spoleto che andranno al ballottaggio sono certa che le candidate sindaco Avorio e Laureti dialogheranno con le forze civiche che hanno avuto una chiara e netta affermazione di consenso, per assicurare amministrazioni orientate all’innovazione, al cambiamento riformista e adeguate ad interpretare le aspettative della maggioranza dei cittadini di quelle comunità.

A Terni la responsabilità istituzionale e democratica mobiliterà anche gli elettori del centro sinistra e del Pd verso quelle figure che si caratterizzeranno, nel turno di ballottaggio, per una assonanza della nostra idea di futuro della città, basata sul lavoro e sull’impresa e che ha trovato la sua sintesi più innovativa nei documenti relativi al riconoscimento dell’area industriale di crisi complessa di Terni e Narni, e per una vicinanza agli elementi valoriali e solidaristici più coerenti con i principi della carta costituzionale e con la tradizione democratica del lavoro e della solidarietà della città di Terni e dell’Umbria.

«I dazi di Trump danneggiano l’Umbria. Europa più debole con Salvini e Di Maio»

di Walter Verini*

La gravissima decisione adottata da Trump circa l’imposizione di dazi alle importazioni dall’Europa – anche relative ai settori dell’acciaio e dell’alluminio – è molto pericolosa per le produzioni continentali e rischia di produrre danni incalcolabili anche alle esportazioni italiane.E, direttamente e indirettamente, anche a una regione come l’Umbria per la quale l’export verso gli Usa è significativa quota di Pil. E’ una conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, della necessità di non indebolire l’Europa come vogliono fare le irresponsabili posizioni della Lega di Salvini e dei comprimari 5 Stelle.

A trarre vantaggio da una Europa debole, divisa, sarebbero solo gli interessi di grandi potenze economiche e commerciali e quelli di potenze come la Russia di Putin. La domanda allora è: quali interessi servono Salvini e il suo gregario Di Maio?

*Deputato Pd

«Monia Andreani era innamorata dell’umanità. Sarai sempre in cammino con noi per la pace»

di Flavio Lotti*

Monia Andreani ci ha lasciato. All’improvviso, per un malore, a soli 45 anni. Ed è un dolore immenso, incontenibile, inarrestabile. Ti viene solo voglia di chiuderti nel silenzio e di metterti seduto in un angolo con gli occhi chiusi e la testa tra le braccia e le gambe. Chi era Monia Andreani? Una donna innamorata della vita e dell’umanità. Una di quelle persone che agisce in profondità. Appassionata, umile, solare, rispettosa, determinata, intensamente impegnata nella cura, nella difesa e promozione dei diritti umani. Io, che ho avuto la sfortuna di conoscerla per un tempo troppo breve, la ricordo così. Una persona “bella”, sempre aperta, disponibile, accogliente, impegnata in tanti percorsi, programmi, progetti accomunati dal principio di cura dei più vulnerabili e dalla valorizzazione delle differenze.

Grazie Monia Monia amava lo studio, la ricerca e l’insegnamento che portava avanti all’università come nella società, nelle scuole come nei gruppi, nelle associazioni e nei movimenti. Studiava, ricercava e viveva in prima persona tutto quello che andava scoprendo: il valore dell’accoglienza, della cura, del dono; il bisogno di far nostra la cultura dei diritti umani, di imparare a viverli in ogni dove, di diffonderne lo spirito ogni giorno, in ogni gesto quotidiano. Grazie Monia, per la tua stra-ordinaria lezione e il tuo bellissimo esempio. Ci mancherai tantissimo. Ti porteremo sempre con noi, in cammino, per la pace. Giovedì 31 maggio, alle ore 16, saluteremo Monia presso la sala del commiato del cimitero monumentale di Perugia.

*Coordinatore Tavola della pace

Striscioni di FN di fronte alle sedi Cgil e Cisl, l’Anpi: «Istituzioni facciano il loro dovere»

di Mari Franceschini*

Il comitato provinciale Anpi di Perugia, riunitosi presso la Sala Conti della Cgil, denuncia che ancora una volta, di notte protetti dall’oscurità, come fanno i ladri e i delinquenti, i neofascisti di Forza Nuova hanno affisso abusivamente striscioni provocatori di fronte alle sedi della Cgil e della Cisl di Perugia, come già hanno fatto in altre città d’Italia. È nel loro stile, nell’attesa e con la speranza di poter ripetere le gesta dei loro predecessori, che all’inizio e durante il fascismo assaltavano e distruggevano le Camere del lavoro e le sedi sindacali, bastonavano i dissidenti, uccidevano ogni forma di manifestazione democratica, fino a istituire un regime tirannico e liberticida, che prima della guerra e durante il conflitto da essi voluto, tanto dolore, distruzione e morte ha recato al nostro paese e al mondo intero.

L’appello Quel regime si è storicamente e simbolicamente chiuso il 25 aprile 1945, grazie anche alla Resistenza e alla lotta di liberazione, di cui l’Anpi è erede e che pertanto sente il dovere morale e politico di condannare, denunciare e combattere con determinazione e con la forza della Costituzione, del diritto e della democrazia chi vuole portare il paese a drammatiche realtà, senza alcuna attenuante o tolleranza per chi, se prevalesse, chiuderebbe quegli spazi di democrazia così duramente conquistati. Oggi diciamo: basta fascismi di ieri e di oggi. Prima che sia troppo tardi e che si inneschi una spirale di violenza, facciamo appello alle istituzioni democratiche perché compiano il loro dovere, secondo le leggi ed il dettato costituzionale.

*Presidente Comitato provinciale Anpi Perugia

A 80 anni dalle ‘odiose leggi razziali’, cardinale Bassetti: ‘Un’Italia più giusta’

Si intitola «Un’Italia più giusta» l’ultimo articolo del cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ospitato nella rubrica Dialoghi de Il Settimanale de «L’Osservatore Romano», in edicola venerdì 25 maggio; un articolo che prende le mosse dal ricordo di una figura prestigiosa del cattolicesimo italiano del ‘900: il cardinal Dalla Costa.

«Mai come in questo periodo – scrive il porporato – torna d’attualità la figura di un grande uomo di Dio: il cardinale Elia Angelo Dalla Costa. Per molti anni arcivescovo di Firenze, nel 2012 è stato riconosciuto ‘giusto tra le nazioni’ da Yad Vashem e nel 2017 è stato proclamato venerabile da Papa Francesco». Secondo Bassetti sono due le motivazioni di questa straordinaria attualità: «La sua enorme caratura pastorale» e le grandi «virtù civiche» e umanitarie per la sua vicinanza agli ebrei perseguitati dal fascismo e dal nazismo.

Contro le odiose leggi razziali  Dalla Costa, ricorda infatti il presule, «ottant’anni fa, nel maggio 1938 in occasione del passaggio a Firenze di Hitler e Mussolini disertò ogni celebrazione ufficiale, decidendo di tenere chiuse le porte e le luci del palazzo arcivescovile. E riferendosi alla croce uncinata nazista disse che non si potevano venerare altre croci se non quella di Cristo. Ma non solo. Se chiuse simbolicamente le porte ai lupi che passavano nella sua città, Dalla Costa fu anche colui che aprì le porte del suo ovile alle pecore indifese. Scelse, infatti, di aprire le porte delle chiese e dei conventi per salvare i profughi ebrei che cercavano un posto dove rifugiarsi» a causa delle «odiose leggi razziali: una delle pagine più drammatiche della storia recente».

Un monito per l’Italia «Questo spirito e queste gesta – scrive Bassetti – sono, ancora oggi, un monito per l’Italia. Carità e coraggio si possono combinare, infatti, con la difesa della fede autentica e con l’accoglienza di chi fugge la persecuzione. Proprio in questo periodo, caratterizzato da un clima di opinione in cui le presunte ragioni dell’identità sembrano essere contrapposte a quelle della solidarietà, la figura dell’arcivescovo di Firenze ricorda che invece si possono creare luoghi di incontro e ponti di dialogo senza negare se stessi e il proprio credo religioso».

Non dare spazio ai profeti di sventura «Se infatti esiste una reale volontà – conclude il presidente della Cei – si può veramente dare vita a un clima di pace sociale che è la base da cui partire per poter costruire un futuro di sviluppo e di crescita per l’intera comunità nazionale. Bisogna però mettere da parte ogni spirito di divisione, senza dare spazio alle voci dei profeti di sventura sempre pronti a identificare nel forestiero e nel diverso un nemico a cui addossare ogni tipo di responsabilità. “Fare la pace è un lavoro artigianale” ha detto Francesco. Da fare insieme per ricostruire un’Italia più solidale, civile e collaborativa. E più giusta».

«Perugia, a un anno dal voto alla sinistra serve un cambio di passo: costruiamo un campo civico»

di Andrea Mazzoni*

A meno di un anno dalle elezioni amministrative a Perugia credo sia urgente operare un cambio di passo nel campo della sinistra, soprattutto dal punto di vista progettuale, senza trascurare il valore di innovativi processi di partecipazione e ascolto per un reinsediamento sociale che in questi anni è andato perduto. Penso sia opportuno incamminarci assieme in questo percorso facendo esercizio di verità, ammettendo che questa amministrazione ha dimostrato discrete capacità nella gestione ordinaria. Non è caduto il mondo senza di noi, non siamo stati commissariati e Perugia non è stata colta da epidemie. Tuttavia il segno di alcuni provvedimenti esprimono una linea regressiva, basti pensare alla marginalità che ha assunto il sociale (settore nel quale la nostra città ha da sempre rappresentato un’avanguardia e oggi non più tra le priorità del governo cittadino), il deperimento dei servizi pubblici nei quartieri decentrati e la scellerata deregulation del traffico nell’acropoli. Capitolo a parte l’atteggiamento discriminatorio verso il piccolo Joan e il patrocinio negato ad Arcigay: in questo caso emerge plasticamente la matrice di destra di questa giunta.

Perso il ruolo guida Il cattolicesimo democratico, ispirato ai valori della solidarietà, non si lascia ammansire da posizioni apertamente illiberali e retrograde. Altre scelte hanno manifestato la volontà, nemmeno troppo dissimulata, di operare una sorta di provinciale revisionismo storico, tramite politiche culturali da piccolo borgo, eventi commerciali che hanno trasformato parte di città in un grande mercato a cielo aperto, tentativi di rivoluzionare la toponomastica intitolando strade e rotonde a piccoli fascisti dimenticati. Per il resto non vi sono soluzioni di continuità. Il sindaco ha impegnato gran parte del suo mandato nell’inaugurazione di progetti precedenti; il manto stradale non è tornato un biliardo come promesso e il consumo di suolo non accenna ad arrestarsi, nuovi centri commerciali verranno inaugurati, dopo che la destra era salita al governo ironizzando sulla sinistra e le sue amministrazioni, ribattezzate “calce e carrello”. Con le imprese locali, che soffrono una profonda crisi del settore, puntualmente escluse dai lavori. Il mutismo politico del sindaco ha però prodotto alcune gravi conseguenze relativamente al ruolo di Perugia, che non esercita più una funzione di guida economica e politica della regione e che ha smarrito la sua dimensione internazionale, di moderna città europea.

Il bivio Oggi ci troviamo di fronte a un bivio. Possiamo scegliere di non agire. Perché, come gran parte della città, ci siamo rassegnati al silenzio, confortante e rassicurante, e anche noi abbiamo deciso che il benessere individuale venga prima di quello collettivo; che i processi di trasformazione sociale, produttiva e urbana riguardanti la città non sono più di nostro interesse; che i diritti universali, il lavoro, l’uguaglianza, lo sviluppo non siano più prioritari. Oppure riscoprire il conflitto, destare un’intera comunità sopita, ritrovare quel protagonismo politico e civile, quell’impegno, quella passione che un pezzo di città ha messo in campo per il bene di Perugia e dei perugini. Nel momento più difficile della storia della sinistra nella nostra città c’è bisogno di un sussulto di orgoglio. La fase necessita di uno slancio, di un coraggio, di una generosità fuori dal comune. È per questo che un grande momento fondativo, di rigenerazione di un campo civico non è più procrastinabile. Le forze in campo, o quel che ne rimane, si mettano a disposizione di questo processo, coinvolgendo le migliori energie, le migliori pratiche, i saperi, le realtà associative del territorio per ricominciare una nuova storia. Prepariamo il campo per una nuova società civile, per un impegno delle nuove generazioni, per dare voce ai nuovi e ai vecchi esclusi. Creiamo le condizioni per la partecipazione e l’impegno politico di chi preferisce mettere le proprie risorse, il proprio tempo, le proprie competenze a disposizione dei comitati, delle associazioni, di tematiche specifiche, piuttosto che frequentare sedi di partito, le cui riflessioni non penetrano mai nella città vera. Costruiamo assieme la meglio Perugia, la Perugia civica, laica, progressista, democratica.

Una strada difficile E costruiamo questa nuova casa con la speranza che dentro si possa ritrovare uno spirito di comunità, un universo valoriale, un destino comune, un’appartenenza condivisa. Senza dare patentini di credibilità, senza puntare il dito o porre veti. Per me, chiunque condivida la piattaforma programmatica a cui lavoreremo, chiunque condivida un progetto di città, che rimetta al centro il cittadino e i suoi bisogni, può essere compagno di strada. Ma, attenzione, è una strada ripida, sterrata, polverosa, piena di buche (su questo non dovremmo avere problemi!) e di tranelli. Colma di ostacoli che potremo superare solo se non smarriremo mai la nostra stella polare. E senza mai perdere di vista i nostri obiettivi materiali: la liberazione dal bisogno, la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, il contrasto alle diseguaglianze. Dobbiamo batterci contro le solitudini, le ansie, l’emarginazione, l’odio. Dobbiamo restituire protezione, sicurezza, dobbiamo riconnettere i quartieri con la città densa, presidiare i luoghi del disagio sociale, ricostruire spazi di aggregazione, rispondere al bisogno di identità. È un lavoro in profondità, che guarda adesso all’appuntamento elettorale del prossimo anno ma non si esaurisce a quella data. Anzi in quella tornata dovrà trovare affermazione per potersi esprimere in tutta la sua portata.

*Liberi e Uguali Perugia

«Quelle file assurde al semaforo di via Settevalli: spegnetelo o fate una rotonda!»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera, anzi le lettere, di un nostro lettore, che ci invia un “Report giornaliero sulla assurda fila di via Settevalli incrocio con via Soriano”

22 maggio
Da Pila: la fila iniziava ben prima del Cimitero! Quasi 2 km di fila
Da Via Soriano: 2 macchine!!!!!
Vogliamo intervenire?

23 maggio
Anche stamattina in via Settevalli il semaforo all’incrocio con via Soriano (altezza Bar Olimpia) ha fatto i suoi 3 Km di fila…….ma basta! Non è possibile che non si trovi una soluzione!!!!! La fila arrivava al negozio di Germini!!!!!
SPEGNETE QUEL CAVOLO DI SEMAFORO!!!
Arrivato all’incrocio da via Soriano erano in fila zero macchine… zero macchine contro 250! ASSURDO. Basta pensare ALL’INQUINAMENTO!!! Al CONSUMO di carburante !! Alla PERDITA di TEMPO!!
Possibile che non si trovi una soluzione? Per esempio spegnendo il semaforo dalle 7 alle 9?
Oppure deviare quelle due macchine che arrivano da via Soriano, in via Monteneri o in via Caduti del mare?
Oppure mettere un vigile….intelligente!
Oppure fare una rotonda ?
Oppure una qualsiasi cosa ma non se ne può più!!!
Certo di non essere l’unico che si lamenta….credo un paese intero e i residenti sino in continuo aumento…. la sera ovviamente le file in serbo inverso.
Quel semaforo ci strozza!!!!
Saluti

Luca Mori

Stranieri, i dottorati ai candidati rettore: «Vogliamo adeguata retribuzione e diritto di voto»

Pubblichiamo la lettera dell’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani rivolta ai tre candidati rettore dell’Università per stranieri di Perugia. Le elezioni sono fissate per il 6 giugno. Nei giorni scorsi il professor Enrico Terrinoni ha presentato il suo programma, mentre martedì alle 13 toccherà alla professoressa Giuliana Grego Bolli e giovedì, alla stessa ora, alla collega Giuliana Zaganelli. Tutte le presentazioni si terranno alla sala Goldoni

di Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani

Gentili candidati alla carica di Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, Adi Perugia, sezione locale dell’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani, rappresenta dottorandi, assegnisti e ricercatori a tempo determinato dei due atenei della nostra città. L’obiettivo che ci poniamo è di tutelare e valorizzare il percorso formativo, lavorativo e accademico dei nostri iscritti, collaborando con professori e personale tecnico-amministrativo. Il prossimo 6 giugno, l’Università per Stranieri di Perugia individuerà un nuovo Rettore, che avrà il compito di guidarla nel triennio 2018-2021. In vista di questo importante snodo, che vi vede impegnati in qualità di candidati alla carica di Rettore, intendiamo segnalarvi alcune nostre proposte fondate sia sulle indicazioni contenute nella Carta europea dei ricercatori 1, che sulle direttive nazionali di ADI 2. Saremo lieti di conoscere il vostro parere in merito, rendendoci da subito disponibili a collaborare per raggiungere questi obiettivi.

Stop a dottorati senza borsa La prima proposta che avanziamo è il superamento del dottorato senza borsa. I ricercatori sono definiti dalla Carta europea dei ricercatori come «professionisti impegnati nella concezione o nella creazione di nuove conoscenze, prodotti, processi, metodi e sistemi nuovi e nella gestione dei progetti interessati» 3 , e il dottorando rientra in tale definizione come «ricercatore nella fase iniziale di carriera» 4 . La ricerca è dunque un lavoro e in quanto tale, sulla base dell’art. 36 della Costituzione Italiana 5 , ad essa va sempre corrisposta un’adeguata retribuzione. Tuttavia, ciò non avviene nel caso dei dottorandi non borsisti. Per questo motivo, ADI Perugia, insieme all’ADI nazionale, è contraria alla presenza di concorsi pubblici che prevedano posti per lo svolgimento di un dottorato senza alcuna forma di retribuzione. A tutela della dignità e della qualità della ricerca dei dottorandi dei prossimi cicli, auspichiamo che il nuovo Rettore dia un segnale forte in tal senso, eliminando la presenza di posti messi a bando senza la copertura di una borsa, rendendo così l’Ateneo un esempio a livello nazionale ed europeo.

Diritto di voto Il secondo punto è a noi particolarmente caro, e decisamente sentito in momenti come questi. Ad oggi, lo Statuto della nostra università non prevede alcuna rappresentanza per gli assegnisti di ricerca, né riconosce loro alcun diritto di elettorato attivo. Per i dottorandi, lo Statuto riconosce loro il diritto di eleggere un rappresentante nel Consiglio di Dipartimento, senza però prevedere alcuna rappresentanza in Senato Accademico o in Consiglio di Amministrazione, né il diritto di partecipare alle votazioni per l’elezione del Rettore. Alla luce del ruolo chiave che i dottorandi e gli assegnisti di ricerca svolgono all’interno dell’università, chiediamo al futuro Rettore una modifica dello Statuto che renda effettiva la rappresentanza e garantisca la partecipazione dei dottorandi e degli assegnisti di ricerca alla vita dell’Ateneo. Proseguiamo con il tema della formazione e delle prospettive del dottorando. L’ultima Indagine annuale ADI indica che solo il 9,2% degli assegnisti di ricerca proseguirà il proprio percorso all’interno dell’università, dato che evidentemente si riduce se si considerano i dottorandi che concluderanno il proprio percorso al conseguimento del titolo di dottore di ricerca 6 . La formazione dottorale e la valorizzazione del titolo di dottore di ricerca al di fuori degli atenei rivestono dunque un ruolo chiave.

Euro 7 doc Per questo motivo, segnaliamo l’esistenza di due importanti realtà. Innanzitutto Euro7 doc , un’istituzione dell’Unione europea che, a partire dalla concezione di dottorando come «ricercatore in formazione», elabora e promuove una nutrita serie di documenti 8 ritenuti i fondamenti nella formazione dottorale a livello europeo. In secondo luogo Find Your Doctor 9, che è invece un’agenzia del lavoro italiana di recente fondazione, che si impegna nella valorizzazione della formazione dottorale al di fuori dei contesti accademici, rivolgendosi dunque a quel 90,8% di dottori di ricerca che dopo uno o più assegni non avrà la possibilità di rimanere a lavorare in ambito accademico. Auspichiamo che il futuro Rettore possa tenere conto in maniera sistematica di due importanti realtà per arricchire la formazione del dottorando e le prospettive possibili una volta conseguito il titolo.

Stabilizzazione dei precari La quarta proposta che avanziamo riguarda la stabilizzazione dei ricercatori precari. Il mondo dell’Università ha bisogno di nuove risorse e di un ricambio di personale in grado di rilanciare il ruolo degli Atenei nella didattica, nella ricerca e nel trasferimento tecnologico. La riforma 240 del 2010, cosiddetta riforma Gelmini, ha rivoluzionato le carriere dentro l’Università, eliminando la figura del Ricercatore a Tempo Indeterminato e introducendo due figure di Ricercatori a Tempo Determinato (RTDa e RTDb) che, di fatto, hanno ufficializzato il precariato negli Atenei. Attraverso le campagne “Ricerca è Futuro” e “Ricercatori Determinati”, l’ADI propone un piano straordinario per il reclutamento di RTDb da 4000 unità per 5 anni e il superamento dell’attuale percorso di carriera dentro l’Università. Sul piano locale, proponiamo di destinare una quota punti organico del 20% solo per bandire posizioni di RTDa o RTDb. Superamento del dottorato senza borsa, rappresentanza, aumento delle possibilità di formazione e prospettive oltre il dottorato, stabilizzazione dei ricercatori precari: questi sono gli spunti principali che, come ADI Perugia, intendiamo rivolgere a voi candidati. Vi chiediamo di condividere queste campagne e sostenerle nei tavoli istituzionali cui prenderete parte. Da parte nostra, ci impegniamo a collaborare e ad apportare tutto il contributo che sarà richiesto per raggiungere questi obiettivi.