sabato 23 settembre - Aggiornato alle 14:53

«Dalle piante secolari a san Bevignate, dalle Logge agli Arconi, la Soprintendenza che fa?»

Caro Direttore,

A me pare che da anni, In particolare a Perugia, c’è un problema Soprintendenza. Ricordo le centinaia di piante secolari e i padiglioni ospedalieri inizio Novecento abbattuti al Policlinico di Monteluce senza che dalla Soprintendenza qualcuno li abbia difesi.

A san Bevignate lo steccone a fianco della chiesa per loro andava bene. C’è voluta la protesta cittadina perché si rendessero conto di quello che avrebbe significato, e solo dopo le manifestazioni si sono attaccati al cavillo di un giorno di ritardo in una pratica per dire che lo steccone non andava fatto.

Alle Logge di Braccio per fortuna che la Nestlè, anche in questo caso per le proteste di alcuni cittadini, ha deciso di tirarsi indietro e il progetto che prevedeva tavolini di bar in uno dei luoghi centrali per la storia cittadina è perlomeno bloccato. Ricordo che la Soprintendenza prima aveva scritto che i tavolini da bar non potevano stare nella parte storica delle Logge, per poi rimangiarsi quello che avevano scritto e dire che i tavolini, anche se in numero un po’ minore, potevano starci.

Ed ora la storia dei “casotti” di cemento dentro gli Arconi medievali che reggono piazza Matteotti. Uno scempio contro il quale non avevano fatto nulla e che ora hanno chiesto semplicemente di limitare, ed anche questo dopo le proteste di cittadini e associazioni.

E sì! A Perugia c’è un problema Soprintendenza.

Claudio Belladonna

P. S.: Per onestà devo riconoscere che hanno difeso la fontanella dei Giardini Carducci. Quella non hanno consentito che la sostituissero con una uguale, ma che venisse restaurata. È un prodotto seriale della seconda metà del Novecento evidentemente più necessitante di attenzione.

Festa de L’Unità, Leonelli: «Una scommessa vinta e un’esperienza bellissima»

di Giacomo Leonelli*

«Un’esperienza bellissima, sicuramente tra le più belle soddisfazioni del mio mandato da segretario. Abbiamo vinto una scommessa e abbiamo dimostrato di essere un partito comunità che se vuole sa fare bene, in grado di organizzare eventi di alto profilo, partecipati e azzeccati nella formula, con il contributo di centinaia di persone che dedicano impegno e tempo, sottraendone alla famiglia e ai propri interessi, per costruire qualcosa di importante.

Abbiamo organizzato un’assemblea programmatica e organizzativa, Stazione Pd, ricca di contenuti importanti, che ora rielaboreremo per mettere in fila le priorità dei prossimi anni e per costruire le basi di un nuovo progetto per l’Umbria che porti la firma del Pd e che metta a valore alcuni temi su cui abbiamo investito negli ultimi tempi, su tutti quello della Bellezza e qualità come modello di sviluppo. Abbiamo costruito una scuola di formazione, AccaDEMia, intitolata a Edoardo Gobbini e nata con l’obiettivo di mettere alla porta i populismi contrastandoli con la competenza, a cui si sono iscritti oltre 80 partecipanti tra cui numerosi giovani e amministratori, a cui hanno ‘insegnato’ 12 tra i più noti esperti delle tematiche oggetto dei panel e che è andata oltre ogni più rosea aspettativa.

Siamo stati protagonisti di uno degli eventi politici più importanti degli ultimi 20 anni quando abbiamo ospitato il segretario nazionale Matteo Renzi in una Castiglione gremita dalla folla delle grandi occasioni, dimostrando che siamo un partito di popolo, vivo e anima di un centrosinistra che non può prescindere, nella sua proposta, dal Pd e da Renzi. Abbiamo dato vita a 24 iniziative in 11 giorni, con ospiti di rilievo nazionale e su temi centrali per l’agenda politica umbra e italiana, dal terremoto all’economia circolare, dalla ricerca e innovazione al lavoro, dalle nuove paure a un nuovo modello di città, dallo sport alle sfide del Pd per il governo e per i territori.

Abbiamo animato le vie della città con spettacoli di artisti di strada dedicati ai bambini e con installazioni artistiche, abbiamo cucinato e fatto divertire con balli e spettacoli dal vivo, tra cui il concerto di Enrico Ruggeri per la chiusura, sold out nonostante il freddo. Per tutto questo ringrazio i volontari, perchè le feste funzionano se ci sono i volontari; il partito del Trasimeno e quello di Castiglione del Lago per aver creduto in questa scommessa e per essersi impegnati anche oltre le forze; quanti hanno partecipato in veste di relatori o anche di semplici uditori, riconoscendo nel Pd un interlocutore credibile; quanti hanno dato il loro contributo, su tutti Arci e Gd, per la riuscita di un evento straordinario. La Festa regionale 2017 è un’esperienza di cui farò e spero faremo tesoro.

*Segretario Pd Umbria

Stupri e violenze psicologiche: cosa avviene nella mente della vittima e perché non si denuncia

di Gianfranco Salierno, Paola Bianchini*

Si sono susseguite in questi giorni notizie di violenza e abuso psicologico e sessuale. Ci si è interrogati in vari modi e a vari livelli su un fenomeno che ha assunto contorni inquietanti, gettando un’ombra pesante sui nostri tempi. Da dove proviene questa ondata di ferocia tra uomo e donna, cosa è cambiato o come sta cambiando il nostro modo di vivere le relazioni, quale saranno le conseguenze di tutto questo?

L’atto di dover distruggere, violare la soggettività personale sta interrogandoci come comunità; una società che sente di non riuscire a proteggersi, in cui i propri membri non percepiscono più ciò che li tiene insieme e quindi proseguono per contrapposizioni laceranti: giovani/ vecchi, ricchi/ poveri, uomini / donne, normali/ diversi, non può che generare una società sintomatica, in cui l’atto si sostituisce alla parola. Quando non riusciamo a dare un nome alle nostre emozioni perdendo la capacità di guardare dentro noi stessi e le nostre paure, è come se si rompesse il meccanismo di elaborazione dell’esperienza, consegnandoci ad un mondo insensato ed in frantumi. Tutto questo, non è solo un deficit culturale, ma psichico. Un apparato emotivo che non sostiene un linguaggio ed un pensiero in grado di risolvere le contraddizioni della propria esistenza, scivola più facilmente nel gesto violento.

Ma cosa accade nella mente quando rimaniamo vittime di violenza o abuso? Quali sono le conseguenze e le ricadute psicologiche e sociali della violenza subita? Dovremmo sforzarci di comprendere e di vedere il vero volto della violenza, indagando il dolore prodotto e l’impotenza generata nelle vittime. Ogni persona rappresenta una soggettività nel mondo, la violenza esercitata su di lui, di contro, lo riduce ad oggetto di potere e non più, soggetto di relazione. Il senso d’impotenza, la percezione di non potersi difendere spesso inducono profondissimi sensi di colpa, sentimenti d’inadeguatezza così importanti da minacciare il rapporto con gli altri e la relazione con se stessi. Il primo dolore d’affrontare è essere creduti, presi sul serio, non giudicati. Ed è vero che ogni società, famiglia si difende dalla violenza prodotta, negandola, ridimensionandola o mettendo sotto accusa il comportamento della parte offesa. Questo spiega anche il silenzio della vittima, quante poche sono ancora le denunce rispetto ai reati che si consumano sotto un silenzio assordante.

Le vittime di abuso si sentono colpevoli, e si sentono ancora più colpevoli se la violenza accade in ambito familiare, il mandato a difendere la propria stabilità affettiva vince sul salvare se stessi.

La mente quindi si divide, da un lato protegge il luogo e le persone della violenza, dall’altro penalizza se stessa, percependosi come inadeguata ad offrirsi protezione, diventando, così, il campo di battaglia di forze potentissime ed in contrasto. La minaccia, è entrata in quella vita, ed è come se la persona, non riuscisse più a sentirsi al sicuro né con sé né fuori da sé. Molti atti autolesionistici, servono a scaricare la rabbia ed a contenere un’angoscia furibonda che il soggetto finisce per rivolgere contro se stesso, quasi identificandosi con l’aggressore. L’estraneità a se stessi può assumere diverse forme, fino al non riconoscimento del proprio corpo (Dismorfismo) percependosi brutti, deformi, con un corpo molto grasso, pesante, ingombrante come il trauma che cela.

La nostra mente, per fortuna è in grado di poter rielaborare i traumi, il nostro cervello è plastico, tuttavia, studi di neuroimaging ci mostrano come l’esperienza traumatica lasci un segno nella mente di chi l’ha vissuta, lo shock si fissa a livello dell’amigdala e può tornare ad essere vissuto a livello organico attraverso il sistema neurovegetativo. Dovremmo trovare parole che ascoltino e curino gli individui che provengono da questo inferno dei viventi, l’umanità non conosce rinvii, il primo attimo d’ombra rappresenta già la sua disumanizzazione. La morte reale ed anche simbolica, psichica della persona, non è tollerabile in una civiltà che voglia essere veramente consapevole, soprattutto delle sue lacerazioni; restituiamo dignità alla mente delle vittime, ascolto, protezione, fiducia, perché il male compiuto su di un uomo è compiuto sull’umanità intera.

*Gianfranco Salierno è psichiatra e direttore Csm di Magione. Paola Bianchini, già assegnista di ricerca presso l’università di Perugia prima in Estetica e poi in Filosofia teoretica, dopo esser stata assistente universitaria, lavora da tempo nei processi di personalizzazione in medicina finalizzati al miglioramento delle risorse umane e allo studio fenomenologico in campo di salute mentale. Attualmente collabora con il Csm di Magione

Fcu, Psi: «Scelta coraggiosa sospendere esercizio per garantire sicurezza e riqualificazione»

di Cesare Carini e Rossano Pastura*

L’impegno della Regione e gli ingenti investimenti che verranno utilizzati nei prossimi mesi per i lavori di adeguamento e messa in sicurezza della ferrovia regionale non possono che essere visti in maniera positiva. Sosteniamo senza tentennamenti l’operato della presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e dell’assessore alle infrastrutture e trasporti Giuseppe Chianella per la scelta coraggiosa di sospendere l’esercizio commerciale al fine di consentire di svolgere con rapidità e nella massima sicurezza i lavori per la riqualificazione dell’infrastruttura, abbandonando così la politica degli interventi ‘tampone’. Tutto questo consentirà nell’arco di pochi mesi di restituire ai cittadini umbri un’infrastruttura in grado di garantire servizi di qualità adeguati agli standard europei soprattutto per quel che riguarda la sicurezza.

Alla ferrovia centrale umbra, a cui oggi si dichiarano legati anche coloro che fino a poche settimane fa non ne conoscevano l’esistenza, la Regione Umbria ha sempre indirizzato la propria attenzione sia per quel che riguarda il quadro della programmazione trasportistica, sia per quel che concerne le risorse destinate al suo funzionamento. Per questo ci sentiamo di dire ai rappresentanti della Lega Nord che siedono tra i banchi del Consiglio regionale, Emanuele Fiorini e Valerio Mancini, e che si dimostrano oggi molto interessati al problema, di andarsi a rileggere quanto previsto dal Piano regionale dei trasporti, approvato dall’Assemblea nel dicembre del 2015. A quella seduta erano presenti anche i due esponenti del Carroccio che dovrebbero quindi conoscere i contenuti del Piano. Nel caso non fosse così ricordiamo che nello stesso si ribadisce la centralità della linea ferroviaria regionale che costituirà l’asse principale per i collegamenti ferroviari tra il nord ed il sud dell’Umbria, con una differenziazione dei servizi e con una velocizzazione dei tempi di percorrenza.

Le consistenti risorse, 63 milioni di euro in totale, che la Regione Umbria grazie alla collaborazione con Governo e Ferrovie dello Stato, è riuscita a reperire, oltre a quelle che si è riusciti a sbloccare per la tratta Ponte San Giovanni-Sant’Anna (altri 19 milioni), confermano la volontà della Giunta regionale e della maggioranza che la sostiene di investire sulla linea ferroviaria regionale per farne uno dei punti di forza della mobilità locale. Siamo consapevoli che tutto questo comporterà alcuni disagi per i tanti fruitori del treno, in particolare lavoratori e studenti, soprattutto in questi primi giorni di ‘rodaggio’ degli autobus sostitutivi, ma siamo altresì certi che questi disagi saranno compensati, una volta conclusi i lavori, da un servizio sicuro, più moderno e adeguato alle loro esigenze.

Ci hanno sorpreso le dichiarazioni del rappresentante provinciale di Terni della Lega Nord Federico Cini che ha annunciato che il tragitto del collegamento con i bus da Terni a Perugia durerà ben due ore, troppo secondo lui, dimenticando che, con le attuali limitazioni della velocità dovute ai problemi dell’infrastruttura che sarà ora oggetto dei lavori di adeguamento, il treno impiegava quasi due ore e mezzo, con una rottura di carico a Ponte San Giovanni. Purtroppo chi dovrebbe occuparsi del bene comune dei cittadini non perde occasione per cavalcare forme di protesta e di malcontento che questo tipo di politica contribuisce a fomentare.

*Segreteria regionale umbra e la Segreteria provinciale di Terni del Psi

Altro che ripresa, in Umbria si continua a perdere posti di lavoro

di Mario Bravi
presidente Ires Cgil Umbria

Nonostante il fatto che il Governo continui a parlare di ripresa, i numeri e la realtà dicono esattamente il contrario.
In Umbria, ad esempio, siamo costretti a registrare ulteriori arretramenti. L‘Istat nel suo ultimo rapporto certifica nel secondo trimestre 2017 un ulteriore riduzione dell’occupazione. Gli occupati (dipendenti ed autonomi) risultano ammontare a 353mila unità, contro le 359mila del primo trimestre 2017 e le 355mila del secondo trimestre 2016.

Un po’ di numeri Rispetto, poi, al secondo trimestre 2008 (anno dell’inizio di questa crisi infinita) l’Umbria ha perso il 4% dell’occupazione complessiva (-14mila posti di lavoro). Non è consolante dover constatare che solo Marche, Liguria e Valle d’Aosta hanno fatto peggio della nostra regione. Inoltre, il tasso di occupazione è passato dal 62,9% del secondo trimestre 2016, al 62,5% del secondo trimestre 2017 (-0,4%), mentre quello di disoccupazione è risalito ormai stabilmente oltre il 10% (10,52%). I disoccupati passano in un anno da 39.700 a 41.400.

L’analisi Sostanzialmente stabile il numero degli inattivi, che passa dai 166mila del 2016 ai 165mila del 2017. Ma accanto al peggioramento quantitativo (meno occupati) registrato dall’Istat, ce n’è uno qualitativo descritto dai dati delll’Inps (Osservatorio nazionale sul precariato). Infatti, su 40.119 attivazioni effettuate nel periodo gennaio-giugno 2017 solo 8.031(circa il 20%) vengono effettuate con contratti a tempo indeterminato. Il che significa che l’80% dei rapporti di lavoro nella nostra regione avviene all’insegna della precarietà più estrema. E’ evidente, che i dati drammatici che abbiamo di fronte ci dicono che vanno profondamente modificate le politiche del lavoro e dell’occupazione perché non si può costruire il futuro stabilizzando la precarietà e il lavoro povero.

Il cardinale ordina 6 diaconi a Perugia, agli studenti: «Scuola, palestra di altruismo»

 

«Cari figli voi siete, per la nostra Chiesa, innanzitutto un “dono” dall’alto, un “dono” nello Spirito santo: eletti e chiamati dal vescovo e dalla Chiesa. E beati voi, se non soltanto oggi, ma per tutta la vita conserverete, come la Vergine Maria, il senso della sorpresa, dell’ammirazione e della lode e se risplenderà su di voi, come ci ha detto il salmo, la luce del volto di Dio». Con queste parole il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti si è rivolto durante l’omelia ai sei candidati al diaconato (quattro transeunti e due permanenti), che ha ordinato nella cattedrale di San Lorenzo a Perugia la sera del 12 settembre, nel giorno della solennità del Ss. nome di Maria. In questa giornata, nel capoluogo umbro, la Chiesa fa festa alla Madonna delle Grazie, a Colei che ogni anno in cattedrale viene rinnovato l’atto di affidamento della comunità diocesana alla sua protezione, attraverso la recita da parte dell’arcivescovo della preghiera scritta dal cardinale Gioacchino Pecci (papa Leone XIII) quand’era vescovo di Perugia, davanti alla splendida immagine mariana dipinta da un allievo della scuola del Perugino su una colonna della navata centrale.

L’ordinazione I due nuovi diaconi permanenti sono Giovanni Mirabassi e Stefano Rivecci, e i quattro transeunti, che saranno ordinati sacerdoti nel corso dell’anno pastorale appena iniziato, sono Federico Casini, Giovani Le Yang, Augusto Martelli e Pietro Squarta, seminaristi del Pontificio seminario regionale “Pio XI” di Assisi.

Il messaggio Il cardinale Bassetti, rivolgendosi ai sei neo diaconi, ha detto: «Figli carissimi, voi venite consacrati per il “servizio delle mense” e il servizio della carità, ma ricordatevi bene che è dall’Eucaristia, dall’essere ministri del calice, che è segno del dono totale di Cristo, che trae origine il vostro servizio particolarmente verso i poveri, i più bisognosi, gli ultimi, i profughi… Purtroppo viviamo in un mondo che ha cancellato dal vocabolario quotidiano la categoria del dono, perciò è diventato un mondo di inimicizia, di egoismo e spesso di morte. Il vescovo vi esorta a combattere tutta questa mentalità con un’unica arma: facendo vostra la categoria della gratuità… Solo un puro di cuore è capace di donare la propria vita per Cristo e per i fratelli…. Voi siete chiamati ad offrire quello che manca alla nostra società, che crede di avere tutto, ma purtroppo manca dell’essenziale: di amore, gioia, pace, serenità. Tocca a noi cristiani risvegliare la nostalgia di ciò che si è perso per la strada: la nostalgia di Dio».

Agli studenti Al suono della prima campanella del nuovo Anno scolastico (per la gran parte degli istituti scolastici del perugino è avvenuto il 13 settembre), il cardinale Gualtiero Bassetti ha voluto rivolgere a «studenti, docenti, personale della scuola e genitori», come lo stesso porporato scrive, un «messaggio augurale dopo aver incontrato tanti di voi nel corso dei quattro anni della Visita pastorale recentemente conclusa: abbiamo trascorso del tempo insieme nel dialogo, nella condivisione di esperienze e attese, nella consapevolezza delle difficoltà e delle gioie presenti in ogni scuola».

Primo suono campanella Il cardinale in questo suo messaggio di «incoraggiamento» annuncia l’«intenzione di proseguire il cammino iniziato, recandomi in quegli istituti che non ho potuto visitare, soprattutto nella città di Perugia. Inoltre, vi do fin d’ora appuntamento alla prossima Settimana della Scuola, che si terrà dal 5 all’11 marzo 2018». La precedente ha riscosso grande interesse tra gli studenti, i docenti e i dirigenti scolastici nel coinvolgere diverse scuole.

Altruismo «Papa Francesco – prosegue il presule nel suo messaggio –, parlando da Barbiana (dove il 13 settembre il cardinale Bassetti si è recato con il clero diocesano in pellegrinaggio, n.d.r.), cioè dalla piccola scuola di un grande prete e maestro, don Lorenzo Milani, ha detto che la cosa essenziale da insegnare e da apprendere ‘è la crescita di una coscienza libera, capace di confrontarsi con la realtà e di orientarsi in essa guidata dall’amore, dalla voglia di compromettersi con gli altri, di farsi carico delle loro fatiche e ferite, di rifuggire da ogni egoismo per servire il bene comune’. La capacità di accogliere l’altro e di decidere di fare del proprio meglio per il bene comune – continua Bassetti –  ha nella scuola una formidabile palestra, soprattutto in questa stagione, che vede crescere in modo più rilevante proprio nelle nostre classi la percentuale di studenti immigrati di prima, seconda e persino terza generazione».

 

«Tre insegnanti in tre anni, perché il preside cambia ancora maestra ai nostri figli?»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera dei genitori della III C della scuola primaria Girasole di San Mariano di Corciano

Che la scuola italiana sia orientata al benessere dei nostri figli, alla costruzione di un clima di serena collaborazione fra scuola e famiglie, alla salvaguardia del benessere psicofisico dei bambini è una “nenia” ormai senza senso per molte ragioni e quello che sta succedendo nella scuola Primaria di San Mariano in questi giorni, a danno della III C, è a parere nostro una conferma di ciò.

I bambini della III C stanno per cambiare maestra per il terzo anno consecutivo e fin qua niente di nuovo sotto il sole, data la frequenza con la quale queste situazioni si verificano nel nostro Paese. Il problema, al limite del buon senso, seppure nella legalità che le norme italiane assicurano alla dispotica attività del Dirigente scolastico, è che la maestra dei nostri figli non viene trasferita in altro plesso, altra città o non conclude un periodo di supplenza, la nostra insegnante è in ruolo presso il circolo didattico di Corciano e lì resterà, nella stessa scuola, stesso edificio ma in altra classe.

Questo “cambiamento”, non adeguatamente giustificato dalla Direzione, né chiesto dalla maestra, né concordato con i genitori, è dovuto ad una scelta quanto meno discutibile del Dirigente, che decide di togliere un’insegnante alla sua classe e assegnarla ad un’altra “alla faccia” della tanto decantata Continuità. Le motivazioni addotte riguardano una presunta riorganizzazione del personale, in barba al benessere dei nostri bambini.

Il risultato è che i nostri figli cambieranno maestra per il terzo anno consecutivo, ma vedranno la loro insegnante entrare nella classe a fianco come se nulla fosse, essendo costretti a riabituarsi ad un ennesimo metodo di lavoro, all’ennesima prova che la scuola non è costruita intorno a loro, nell’intento di aiutarli a diventare uomini e donne con un senso critico e con il rispetto per gli altri, ma trasmettendo loro solo un gran senso di precarietà e insicurezza.

E i genitori? In tutto questo i genitori sono gli ultimi a dover sapere, perché sono fastidiosi quando cominciano a chiamare in segreteria per chiedere informazioni, meglio comunicarlo loro il più tardi possibile e guardarsi bene dal chiedere il loro parere.

Posto che le scelte compiute da nostro Dirigente non sono mai state sindacate da noi genitori, come è giusto che sia; che, quando lo scorso anno si è deciso di non confermare nella sua classe la prima maestra dei nostri figli, nessuno è intervenuto chiedendo spiegazioni e posto che nessuno mette in dubbio l’autorità del ruolo che il Dott. Pierpaolo Pellegrino riveste, la nostra è una doverosa indignazione per essere stati considerati (noi e soprattutto i nostri figli) alla stregua di tasselli da incastrare per far tornare i conti.

La nostra è una scuola dove i contributi volontari concessi dalle famiglie hanno consentito di acquistare una LIM per classe, dove i progetti di musica, di inglese, di educazione motoria sono finanziati dai genitori e dove la partecipazione ad ogni attività proposta è sempre stata entusiasta, massiccia e solidale nei confronti di tutti. Il Dott. Pellegrino non conti più su questa disponibilità.

Le mamme e i papà della III C
Scuola Primaria Girasole di San Mariano, Corciano

Congresso Pd, Antonello Fiorucci pensa alla Terni del 2030 e apre al dibattito

di Antonello Fiorucci*

Il Pd locale si avvicina ad un congresso che definirà i passaggi ed i contenuti alla base di una nuova proposta di governo per la città. Credo che sia necessario partecipare a questo dibattito partendo da una prospettiva: quella della più grande città umbra governata dal Partito democratico.

I dem Noi del Pd guidiamo il Paese con i governi che in questa legislatura hanno tracciato una linea di operosità, di equilibrio e di serietà su un percorso riformista e di centrosinistra che rivendichiamo. Questo percorso deve ritrovare slancio anche a Terni. Dobbiamo, quindi, avere la forza di confrontarci con l’idea di città che vogliamo e con l’idea di partito funzionale a perseguire i nostri obiettivi. Non possiamo muoverci lungo lo schema dell’io, ma abbiamo un gran bisogno che il congresso torni a costruire un partito che sia mediazione tra l’io che guida il processo ed il noi, rappresentato da una comunità larga, che gli dà forza.

Multiculturalità Da qui nasce il vincolo che consentirà al Pd di non rimanere in silenzio sulle grandi questioni della città, lo abbiamo fatto troppo spesso negli ultimi anni, e di tornare a non aver paura della politica, della nostra comunità. Dobbiamo quindi concentrarci sui temi strategici per la città, ne cito alcuni, sapendo di non essere esaustivo: l’economia civile con la sua dedizione al perseguimento del bene comune in contrasto al crescere delle diseguaglianze; l’ambiente, sia sul fronte della gestione e chiusura virtuosa del ciclo dei rifiuti, sia su quello della promozione del vivere in maniera armoniosa con lo spazio in cui noi radichiamo le nostre esistenze; la cultura ed il turismo per far convivere le eccellenze del territorio con le difficoltà strutturali che esse incontrano; la formazione per potenziare le competenze scientifiche e tecniche mediante la valorizzazione degli istituti superiori ed il rilancio dei presidii di alta formazione universitaria e post-universitaria sul nostro territorio; lo sviluppo, anche industriale, sostenibile; la multiculturalità e le questioni legate alla demografia che dovremmo affrontare da un punto di vista culturale e delle politiche di innovazione sociale; la città intelligente che deve divenire un agente abilitante delle potenzialità dei nostri giovani, delle nostre aziende, delle nostre risorse; la qualità della vita.

Antonello Fiorucci Al contempo, abbiamo l’obbligo, come amministratori, di trovare, costruendole con i cittadini, soluzioni concrete ai problemi quotidiani che affollano la vita delle persone nella nostra comunità. Dobbiamo essere in grado di interrogare e far impegnare le istituzioni tramite i rappresentanti del partito nel governo nazionale e regionale, nelle istituzioni europee, valorizzando il solco già tracciato dalla nostra attività di governo a Roma e a Perugia. Dobbiamo far sentire la nostra voce solida, chiara e risoluta per poterci assumere sempre la responsabilità delle azioni che mettiamo in campo. Il partito è chiamato a scegliere un segretario che dovrà gestire la fase delle elezioni politiche sul nostro territorio e dovrà impostare una strategia per rafforzare la nostra proposta per le successive scadenze amministrative. Non so se il microcosmo renziano/gentiloniano che si è imposto alle primarie per il congresso nazionale rimarrà compatto, se tentazioni unitaristiche si faranno strada nella mente di chi pensa sia sufficiente qualche ricetta già mangiata e digerita da dopolavoro per dare nuovo slancio al Pd di Terni. Io penso che sia necessario confrontarci, nel partito e con la città, su come vediamo la città nel 2030 e su come il Pd cittadino dovrà lavorare per realizzare quel disegno. Io credo che questo congresso debba farsi sul serio

Cultura Serve definire un orientamento culturale innovativo e concreto, risvegliare una coscienza popolare, un orgoglio cittadino, una nuova umanità su cui incardinare il nostro impegno ed il nostro servizio. Serve il coraggio di confrontarci al di fuori delle torri in cui come partito e come città ci confiniamo, serve la forza ed il coinvolgimento di tutta la nostra comunità, come da troppo tempo non accade. Serve un partito che sappia abbracciare, un partito che sia gentile. Solo così potremo ritrovare l’entusiasmo ed il coraggio di riappropriarci del ruolo che in questi anni abbiamo smarrito: quello di rappresentanti delle persone e non delle istituzioni per poter ricominciare a dialogare con 110.000 ternani (e non solo con gli 11.000 che servirebbero, secondo qualcuno, per vincere le elezioni). Questi sono gli attori con cui confrontarci con serietà sui passaggi della vita politica ed economica cittadina.La sfida è proporre un percorso evolutivo del PD a Terni e non una mera riproposizione di dinamiche consumate.

Terni Nei momenti difficili, la politica ha l’opportunità di tornare ad essere quell’attività che mette da parte la logica da pallottoliere e prova a costruire con testa e cuore. Dobbiamo ripartire da quello che ci appassiona, non dalla conquista del “potere” o dal numero di tessere, riscoprendo la vocazione storica di Terni a sperimentare, a non subire passivamente i processi ma ad esserne, in qualche maniera, avanguardia.Io credo che sia possibile, credo nei nostri iscritti, nei nostri elettori, nella nostra comunità regionale, nella nostra città e nel partito che, anche qui a Terni, dobbiamo continuare a costruire insieme. Prendiamo per mano questa città tremante, e noi, accanto a “lei”, pieni di orgoglio, di forza e di amore, lavoriamo per abbattere questa “retorica del declino” che ci opprime e vinciamo insieme la nostra sfida!

*Membro direzione comunale PD di Terni

 

Bennati: «Basta con gli attacchi gratuiti, i cacciatori sono portatori di una cultura sana»

di Emanuele Bennati*

Gli articoli apparsi sulla stampa in questi giorni non fanno altro che dipingere il mondo venatorio e i cacciatori come una banda di disonesti, pazzi sanguinari che con la compiacenza di associazioni venatorie e istituzioni vagano per le campagne sparando a qualsiasi forma di vita.  Non ci stiamo a questi continui attacchi delle associazioni animal-ambientaliste che, come ogni anno, nel periodo della preapertura si destano, lanciando moniti per poi tornare in letargo. La Regione Umbria ha approvato un calendario venatorio sulla base di dati scientifici certi, basati su censimenti e studi durati anni, peraltro eseguiti non da cacciatori ma da esperti altamente qualificati: perciò basta con le fandonie e i continui attacchi all’assessore e alle scelte operate dalla giunta regionale di non rinviare la preapertura della caccia da parte di chi in realtà spara numeri roboanti per far colpo sull’opinione pubblica.

ISPRA: «LIMITARE CACCIA»
LA RISPOSTA DELLA REGIONE

I numeri La decisone della Regione è stata legittimata dall’Ispra prima dell’approvazione del calendario e la Regione ha tenuto conto delle successive indicazioni dell’Istituto. Numeri da capogiro, snocciolati qua e là, senza la minima base di verità: questo modo di fare non fa più presa nemmeno tra la gente comune che oramai non ascolta più tante falsità; anzi forse si scandalizza più di un politico che allatta un agnello in televisione anziché preoccuparsi della situazione in cui versa l’Italia. La tesi di queste associazioni contro la preapertura è sempre la stessa: 27 mila cacciatori umbri moltiplicato il carniere massimo consentito per legge di una qualsiasi specie cacciabile, uguale una strage di innocenti. Le falsità di questa tesi sono facilmente smentibili, basta richiedere i dati in Regione delle letture dei tesserini venatori delle stagioni passate, dai quali si evincerà che solo una parte dei cacciatori per scelta personale ha fatto la preapertura negli anni passati e che, perciò, parliamo di numeri ben al di sotto degli allarmi lanciati dai paladini dell’ambiente e della fauna.

IL CALENDARIO VENATORIO 2017/2018

Gli incendi Quest’anno, la novità sono stati gli incendi, ma voglio ricordare che in Italia esiste una legge che vieta l’esercizio venatorio per dieci anni nelle aree percorse dal fuoco. Perché le associazioni che oggi scrivono sui giornali non partecipano ai tavoli di concertazione con la Regione e con il mondo venatorio? Dove sono le associazioni animal-ambientaliste quando si discute nei tavoli degli Atc, di buona gestione e buone pratiche? Eppure anche loro hanno i propri rappresentanti! Si può essere in disaccordo e non accettare l’attività venatoria, ma non si può diffamare una categoria, che tra l’altro oggi svolge sempre più una funzione sociale lavorando fianco a fianco con gli agricoltori in difesa delle colture, nel ripristino degli squilibri faunistici causati da una mala gestione del territorio, nell’avvistamento degli incendi oppure al fianco dei vigili del fuoco nel combattere gli stessi.

WWF: CACCIATORI SI MUOVONO INSIEME AL CAPANNO

Le guardie Per rispondere alle accuse lanciate dalle associazioni venatorie alle guardie volontarie, queste sono più attive di quanto possa pensare il Wwf, essendo costantemente impegnate nei servizi di controllo della fauna selvatica, vigilanza nelle Zrc, negli interventi di contenimento previsti dai piani di abbattimento e i tutti quei servizi per i quali siamo abilitati. La differenza è che noi non facciamo servizio per reprimere aspettando che qualcuno faccia il furbo: il nostro compito è quello di prevenire azioni illecite garantendo un presidio costante del territorio. Sono migliaia le ore di servizio volontario che le guardie ogni anno svolgono a tutela di ambiente e fauna, quello che ci differenzia è che noi siamo abituati a lavorare in silenzio e a capo chino, loro preferiscono le luci della ribalta, perciò a ogni minima segnalazione o infrazione rilevata riflettori accesi per giorni. Non ci stiamo a una simile campagna denigratoria contro i cacciatori da parte di chi mesi fa ha strumentalizzato l’incostituzionalità della legge regionale della Liguria minacciando i cacciatori impegnati in interventi di prevenzione dei danni, dichiarando che stavano intervenendo in maniera illecita, mettendo a repentaglio le produzioni agricole già colpite duramente dalla siccità.

L’ambiente non è un museo Vogliamo dire a questi signori che l’ambiente e la fauna si proteggono sentendosi parte di un ecosistema, utilizzando ciò che esso ci mette a disposizione, fauna compresa, attraverso un utilizzo razionale ben preciso e basato su scienza e conoscenza. Il valore della conservazione non lo si difende pensando di farlo diventare l’ambiente un museo e strumentalizzando qualsiasi azione dell’uomo comodamente seduti sul divano. Le attività diseducative sono ben altre, non è certo la caccia e la visione distorta secondo la quale alimenta la cultura della morte, rappresentata dal girare con un’arma in mano; tutto ciò è il frutto di una cultura cittadina che prevale su quella rurale, dove l’unico contatto che si ha con la natura è la gita domenicale fuori porta.

Cultura sana I cacciatori sono portatori di una cultura sana, non siamo certo noi a essere poco educativi e anti pedagogici: forse basterebbe guardare nelle nostre case per vedere con quali videogame giocano i nostri figli o le trasmissioni televisive che seguono, oppure i social network, dove si trova di tutto, dai giochi autolesionistici a come si fabbricano bombe e armi artigianali; di questo dobbiamo avere paura, non dei cacciatori che già sono stati ben educati su come detenere, custodire e utilizzare un’arma. La deriva violenta della società non la si contrasta sparando sulla caccia e i cacciatori, in questo potremmo essere più utili noi che voi. Mentre rispondo in maniera positiva a chi ci chiede di collaborare, una collaborazione senza strumentalizzazioni in difesa dell’ambiente, come presidio delle campagne a salvaguardia di un ambiente ormai ridotto allo stremo dalle irrazionalità dell’uomo. Noi siamo pronti e voi?

*Presidente regionale Arci Caccia Umbria

‘Ma chi le considera!’, poi tutti le leggono: pagelle ai calciatori. C’è pure chi c’ha fatto la carriera

A gioco fermo. A cura

di Mario Mariano

E’ la rubrica che piace di più, quella che i calciatori e più in generale gli addetti ai lavori, affermano di non leggere, e invece sono proprio loro – giustamente – a centellinare parola per parola. Parliamo delle pagelle, idea giornalistica che tira, perché lì c’è il concentrato del rendimento del singolo, con la sintesi del voto.

Aneddoti Sono davvero tanti gli aneddoti legati alle ‘pagelle’, che all’inizio prevedevano solo il voto secco, senza il commento. Il quotidiano Stadio, almeno fino alla fusione con il Corriere dello Sport, prevedeva voti dall’1 al 5. Avere un “5” significava aver giocato benissimo, senza errori. Ma era abbastanza raro perché una volta i giornalisti non erano propriamente di manica larga. Fu la redazione del Guerin Sportivo tra le prime a dare grande spazio alle pagelle, Gianni Brera disquisiva di tutto, tanti argomenti, un pozzo di sapienza e letteratura, a lui era concesso tutto anche perché era il migliore.

Questo strano strumento Le pagelle ancora oggi tengono botta, tanto è vero che nessun giornale ci rinuncia. Un collega perugino sostiene che ai lettori interessa poco la cronaca e molto il giudizio della prestazione. Scrivere le pagelle non è impresa facile, perché è necessario tenere conto di tanti elementi che portano al voto finale. Il primo vincolo è rappresentato dal risultato della partita, poi ci sono altri parametri, che riguardano il ruolo, le azioni più significative della prestazione. Chi segna un goal, parte già da una buona base, anche se la squadra perde. I calciatori che negano di essere interessati alla pagelle, quasi sempre si tradiscono mentre parlano con i giornalisti, non mancano aneddoti di chi racconta che mogli o fidanzate di prima mattina fanno da sempre incetta di giornali.

I giocatori I calciatori generalmente hanno una memoria di ferro e almeno in passato molti hanno confessato di ritagliare articoli, non si sa se per ricordo o per possibili future contestazioni. Nessun tra quelli delegati a dare voti e giudizi può dire di aver ricevuto solo consensi, i tifosi oggi sono decisamente più informati. La tv ha fatto crescere il livello di conoscenza del calcio e dunque c’è una maggiore attenzione e competenza. Tra i lettori più assidui delle pagelle ovviamente ci sono i giornalisti stessi, che controllano la concorrenza, per rilevare analogie o disparità. Quando non c’erano i telefoni cellulari alla ripresa degli allenamenti si capiva dal saluto tra giornalista e calciatore se il voto era stato gradito. Qualcuno accennava anche a qualche protesta, rari i casi di chi accettava un “4” con il sorriso sulle labbra.

La storia Ma i toni erano sempre garbati, il giornalista aveva un suo rilievo nel pianeta calcio. Solo Nereo Rocco minacciò con un insulto un giornalista torinese troppo severo nei giudizi, anche ironici per via della preferenza del “paron” per il vino . Anche i giornali di opinione a partire dagli anni 70 hanno introdotto le pagelle nella edizione del lunedì, la rubrica aveva un grande valore promozionale per le testate sportive, e il furbissimo Romeo Anconetani, prima di diventare presidente del Pisa, si era inventato il ruolo di procuratore ante litteram (si offendeva se veniva definito mediatore) avvalendosi proprio delle classifiche di rendimento ricavate dalle pagelle.

Arbitri Chi non ha mai negato di dare il giusto rilievo ai voti dei giornalisti, sono gli arbitri.A metà degli anni 80 il giornalista perugino a Paolo Meattelli ebbe la geniale idea di proporre in Rai una rubrica che da subito ebbe grande interesse, ‘la pagella degli arbitri’, con tanto di classifica finale con tanto di premiazione durante ‘Il processo del lunedì’. E a proposito di arbitro, un giornalista della Gazzetta dello Sport, Mino Mulinacci, per sua convinzione personale, alquanto discutibile per la verità, dava sempre, a prescindere da tutto, un “8” fisso all’arbitro di turno. I maligni dicevano che questa convinzione era dovuta al fatto che riusciva ad avere le designazioni prima di ogni altro giornalisti, quando gli arbitri si decidevano a tavolino, e non c’era l’estrazione a sorte.

Il Var Ai tempi della presidenza di Lino Spagnoli, allenatore Egizio Rubino, Anconetani fece il mercato per il Perugia e guarda caso, Melgrati, Petraz, Lombardi, Bonci e Parola risultavano ai primi posti nei rispettivi ruoli. Fu una campagna acquisti in pompa magna, potentissima, completa, ma non fu possibile acquistare … l’amalgama. Quella non si trovò mai. Per tornare ai giorni nostri, scrivere le pagelle delle partite notturne è ancora più difficile, la fretta di trasmettere l’articolo, anche ai tempi di internet, è sempre tanta perché le redazioni hanno fretta di chiudere il giornale e sollecitano. Il rischio di errori è sempre dietro l’angolo, dunque per ridurne i margini, sarebbe giusto che anche ai giornalisti venisse concesso l’uso del Var.

Il rigore al Pescara Ultima considerazione fresca fresca, sul rigore concesso al Pescara e trasformato da Benali, dalla tribuna stampa era sembrato che a commettere il fallo fosse Monaco, che tra l’altro protestava in maniera vistosa con l’arbitro. Invece il ‘colpevole’ era Belmonte. Chi ha seguito la partita da casa via ‘whats app’ ha ristabilito la verità, informando i presenti. Ecco perché la Var verrebbe utile .