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15 ottobre 2011 Ultimo aggiornamento alle 16:13

Omicidio Sinibaldi, arrestato il latitante Bruno. Si nascondeva ad Assisi insieme alla madre

L'operazione dei carabinieri a Santa Maria degli Angeli

di Iv. Por.

Un pericoloso latitante, Angelo Bruno, pugliese 45 enne, pluripregiudicato, accusato di omicidio, sequestro di persona e porto abusivo di arma da fuoco è stato arrestato dai carabinieri a Santa Maria degli Angeli.

Sparato in faccia I fatti risalgono al maggio del 2000, quando nelle campagne di Bari, più precisamente in Agro di Sannicandro, i carabinieri della compagnia di Triggiano rinvennero il cadavere di Pasquale Sinibaldi, un piccolo pregiudicato della zona, freddato con diversi colpi di pistola calibro 9 Luger al volto. In segno di sfregio gli assassini gli hanno lasciato accanto un limone.

Le indagini Le successive indagini condotte dai carabinieri portarono alla completa individuazione e identificazione dei componenti del gruppo di fuoco che aveva dapprima sequestrato il Sinibaldi e poi lo aveva condotto nelle campagne intorno a Bari, dove di notte venne messa in atto una vera e propria esecuzione in stile mafioso.

Il processo Secondo quanto riporta la Gazzetta del Mezzogiorno nel 2008 la Corte d’assise di Bari ha inflitto due condanne, a 18 e 15 anni di reclusione, rispettivamente a Carlo Biancofiore e Angelo Bruno, che ha collaborato alle indagini anche autoaccusandosi. Ad entrambi la Corte ha riconosciuto sia di aver compiuto un reato diverso da quello voluto dal presunto esecutore materiale del delitto (art.116 Codice di procedura penale), sia le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti contestate. Secondo i pm Angela Morea e Marco Dinapoli, il pregiudicato fu ucciso materialmente da Giovanni Pinto, divenuto poi collaboratore di giustizia e successivamente morto suicida. Sinibaldi – secondo l’accusa – fu assassinato sia perché aveva chiesto di partecipare agli utili dello spaccio di droga (anziché continuare ad avere la paga settimanale) sia perché fu ritenuto un «infame», in quanto avrebbe riferito ad un poliziotto che aveva subito il furto di un’automobile che la vettura era stata rubata dal pregiudicato Giovanni Pinto, che all’epoca dei fatti era agli arresti domiciliari.

Rintracciato a Assisi L’uomo, scovato dai carabinieri a Santa Maria degli Angeli, dopo la condanna si era dato alla macchia tentando di far perdere le proprie tracce: aveva deciso di trovare riparo ad Assisi, forse pensando di potersi nascondere meglio in questa zona frequentata da moltissimi turisti e di poter sfuggire così all’arresto.

A casa con la madre Ma la sua presenza non è passata inosservata ai carabinieri della Stazione di Santa Maria degli Angeli che, dopo aver svolto minuziosi accertamenti sul conto dello stesso, hanno avuto conferma che l’uomo era un pericoloso latitante. E’ stato così attentamente pianificato un blitz che, alle prime luci dell’alba, è stato messo in atto dai carabinieri nell’appartamento che l’uomo aveva preso in affitto nella zona a nome di un parente. Il catturando era in casa con la madre e non ha opposto resistenza ai carabinieri che l’hanno così ristretto nel carcere di Capanne dove sconterà la pena definitiva della reclusione di 12 anni, 2 mesi e 20 giorni.

 

 

©Riproduzione riservata

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