lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 12:27
31 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 14:34

«Omicidio Bellini: spinto in luogo isolato e ucciso in auto»: il tagliaboschi, gli sms e il Dna dal rasoio

Nelle nove pagine di ordinanza il gip Tordelli ricostruisce il delitto: «Non ci sono dubbi su volontarietà assassinio». Martedì mattina interrogatorio e autopsia

«Omicidio Bellini: spinto in luogo isolato e ucciso in auto»: il tagliaboschi, gli sms e il Dna dal rasoio
Rritrovamento del corpo di Bellini (foto Fabrizi)

di Massimo Colonna

«Evidenti tracce di sangue» sui pantaloncini e su una maglietta. E’ questa la prova regina dell’omicidio Bellini: proprio da quei reperti i carabinieri hanno potuto riscontrare il Dna sia della vittima che del presunto killer. E’ quanto emerge dalle nove pagine di ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Terni Simona Tordelli.

Le accuse Dal documento, arrivato sulla scrivania del gip dagli uffici del sostituto procuratore della Repubblica Tullio Cicoria, ecco le accuse mosse contro Halan Andriy, il 44enne ucraino, operaio edile, incensurato e da una decina di anni in Italia, finito agli arresti nel tardo pomeriggio di sabato. La procura gli contesta omicidio, incendio e occultamento di cadavere, entrambi aggravati dal fatto che lo ha procurato per assicurarsi impunità.

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Il racconto delle indagini

L’incendio e il tagliaboschi Il 18 maggio scorso alle 13 i carabinieri della stazione di Piediluco trovano un’auto in fiamme nei boschi di Palombara. Quando arrivano sul posto si fanno aiutare da un tagliaboschi della zona, il quale spiega che intorno alle 12:40 ho sentito «due sportelli di auto chiudersi e alcune voci, poi esplosioni simili a fuochi d’artificio». Anche perché allertato da sua sorella che nel frattempo aveva visto del fumo provenire proprio dalla zona in cui lui sarebbe andato a lavorare.

I contatti con la sorella A quel punto, una volta appurato che l’auto era di proprietà di Bellini e che lo stesso non era reperibile né in casa né al lavoro, da dove mancava dal giorno prima, i carabinieri ascoltano la sorella di Bellini. Questa spiega come l’ultimo contatto con lui è quello avuto su «whatsapp il 17 maggio alle 22:10». I due si erano sentiti, il giorno dopo sarebbero dovuti andare a pranzo insieme da un’amica.

Le indagini A quel punto scattano le indagini, con le modalità già spiegate in conferenza stampa: cani molecolari da Firenze, Ris di Roma e sommozzatori dell’unità di Genova. Fino a quando nella casa di via Castello, dove viveva Andriy, i carabinieri trovano una maglietta e un paio di jeans corti, macchiati di sangue. I carabinieri specificano che c’erano «evidenti tracce di sangue». A quel punto il passaggio successivo è comprendere a chi appartenga quel sangue. Per identificare il Dna di Bellini viene usato un rasoio: la ricerca fa centro. Per il Dna di Andriy invece si usa un bicchiere. Anche in questo caso il riscontro c’è.

La ricostruzione E’ quella dunque la prova madre, oltre ai movimenti dei due soggetti coinvolti studiate con il gps e con le cellule dei telefoni. Il gip Tordelli parla di «ricostruzione del delitto assolutamente verosimile», poi spiega il quadro investigativo che ha portato all’arresto. «La mattina del 18 maggio Halan Andriy è venuto volontariamente a contatto con il Bellini, costringendolo a recarsi con l’autovettura di quest’ultimo in un luogo appartato e sicuro e sempre all’interno dello stesso veicolo lo abbia ucciso provocando le perdite ematiche che gli hanno imbrattato i vestiti e lo stesso veicolo. Pertanto per distruggere eventuali tracce del reato egli provvedeva poi a disfarsi dei vestiti che indossava al momento di uscire di casa e che indossava al momento dell’aggressione e quindi a nascondere i vestiti che aveva indossato subito dopo il fatto, anch’essi recanti tracce ematiche della vittima per poi incendiare l’autovettura del Bellini, occultando infine il suo cadavere al fine di ostacolare gli sviluppi investigativi e la ricerca della verità sulla sua sorte».

Rischio inquinamento «Non ci sono dubbi circa la volontarietà dell’evento», scrive il giudice, che dunque dispone il carcere anche perché il rischio di «inquinamento probatorio, è assolutamente plausibile che l’indagato se lasciato libero di agire possa compromettere l’acquisizione di ulteriori prove». Esiste per il gip anche il pericolo di fuga, visto che l’ucraino non ha legami stabili con il territorio e «certamente sussistente il pericolo di reiterazione del reato».

Interrogatorio e autopsia Intanto martedì alle 10.30 è in programma l’interrogatorio di garanzia per Andriy, alla presenza del gip e del suo avvocato difensore, il legale Bruno Capaldini. Alle 10 invece il medico legale Sara Gioia effettuerà l’autopsia sul cadavere di Bellini. Da indiscrezioni pare che il corpo ripescato nel fiume presenti ferite profonde probabilmente causate da oggetti pesanti.

Twitter @tulhaidetto

©Riproduzione riservata

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