giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 13:50
20 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 11:24

Nuovo Turreno, il nodo capienza: «Servono più di mille posti». Fioroni: «Problema è sostenibilità»

In piazza Danti incontro organizzato dal Pd sul futuro della struttura chiusa ormai dal 2009. Marini: «Regione e Comune organizzino fase partecipativa per ascoltare la città»

Nuovo Turreno, il nodo capienza: «Servono più di mille posti». Fioroni: «Problema è sostenibilità»
Un momento dell'incontro (foto U24)

di Daniele Bovi

Qualcuno, viste le polemiche degli ultimi giorni, ci scherza su: «Dovrà avere almeno 1416 posti». Riguardo al futuro del teatro Turreno però il nodo centrale, sul quale c’è poco da scherzare, riguarda proprio la capienza e, con essa, il tipo di attività da proporre. Soprattutto di questo si è parlato nel corso di un incontro, organizzato dal Pd di Perugia, che si è tenuto lunedì pomeriggio al bar Turreno, accanto alla porta del teatro chiusa con catena e lucchetto ormai dal 2009. Intorno a un tavolo Nicola Mariuccini, la presidente della Regione Catiuscia Marini, il segretario cittadino Francesco Giacopetti e quello regionale Giacomo Leonelli e, ospite dei dem, l’assessore comunale allo sviluppo economico Michele Fioroni. Una giunta comunale che nei giorni scorsi, sulla base dello studio di fattibilità commissionato, ha scelto come opzione quella caratterizzata dalla modularità degli spazi e dell’offerta (dalla cultura ai concerti fino al cibo e alla ristorazione), per un totale di 992 posti in piedi. La prima, invece, era più rigida e prevedeva il mantenimento dell’attuale capienza.

Fioroni e Marini «La delibera però – chiarisce – non è un atto di imperio. Nella commissione composta da sei persone tra Comune, Regione e Fondazione Cassa di risparmio di Perugia, noi valiamo per due sesti. Abbiamo solo detto che quella è l’opzione che giudichiamo sostenibile». Sostenibilità che è una parola chiave del discorso di Fioroni: «Noi – ha detto – pensiamo a un modello culturale dove si fa sperimentazione, ma anche congressi e a spazi dedicati a cibo e ristorazione. Il modello da 1.200-1.300 posti è redditizio per chi organizza concerti, ma qui servono strutture che aggiungono redditività tutti i giorni dalla mattina alla sera, o tra qualche anno saremo di nuovo qui con le catene alla porta. Serve sostenibilità economica oppure gli enti pubblici, come scritto nello studio, dovranno mettere sul piatto 500 mila euro all’anno». Dal suo punto di vista la presidente ha chiarito che la Regione «non è interessata a operazioni puramente immobiliari» e che se è vero che «serve sostenibilità, il Turreno dovrà essere anche percepito come utile a una missione prevalentemente culturale, con una sua polifunzionalità e attività parallele».

L’ACCORDO TRA ISTITUZIONI PER IL NUOVO TURRENO

Partecipazione Quello che Marini chiede è un periodo di partecipazione e di ascolto: «Siamo nella fase iniziale – dice – e sono in ballo molte risorse pubbliche. Regione e Comune devono strutturare un laboratorio civico, di partecipazione sostanziale per capire se la città è in grado di darci una rotta». Insomma, prima di prendere una strada definitiva, bisogna capire la città che ne pensa. Seduti in platea ci sono pezzi del mondo della cultura come Alessandro Riccini Ricci, Virgilio Ambroglini della Fondazione Sergioperlamusica, Gianluca Liberali di Umbria eventi d’autore, l’assessore regionale alla cultura Fernanda Cecchini e il suo predecessore, Fabrizio Bracco, che invita a pensare il nuovo Turreno in connessione con gli altri spazi cittadini, dei quali non deve essere un clone. «Avremo l’auditorium di San Francesco al prato, il Morlacchi, il Pavone: proporre uno spazio – chiede – che è poco più grande del Morlacchi o del San Francesco conviene?». Tra il pubblico c’è anche la violinista Sabina Morelli che pone un tema del quale nessuno al momento si è occupato: «Perché il teatro non può diventare anche la sede di un’orchestra regionale? L’Umbria è l’unica regione italiana ad esserne priva. Occorre sviluppare questo settore».

Abroglini e Liberali La Fondazione Sergioperlamusica già da tempo si è candidata per la gestione, consegnando anche un progetto a Comune e Regione: «Il nuovo Turreno – dice Ambroglini – va inserito in un sistema, nel contesto degli altri spazi cittadini. Per farne un attrattore non solo per l’Umbria ma per l’intero centro Italia servono almeno – scherza ponendo però seriamente il tema della capienza – 1416 posti». Poi però, visto il bacino, quanti sarebbero gli eventi pop in grado di riempire quegli spazi? «Non più di dieci all’anno, anche se poi ci sono Umbria Jazz o il Festival del giornalismo» sostiene Liberali, che pone un altro tema che riguarda la logistica e in particolare gli spazi intorno al Turreno: «Per lo spettacolo di Brignano servivano tre camion di materiali, ognuno di 17 metri, e gli spazi qui intorno pongono una serie di problemi». Favorevole a soluzioni flessibili, con posti in piedi e a sedere e un’offerta varia, anche Fabrizio Croce.

Twitter @DanieleBovi

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