Delle attuali 107 Province ne rimarranno in piedi 43

di Antonio Bartolini

Dopo l’intervista al professor Francesco Clementi prosegue su Umbria24 il dibattito intorno all’abolizione della Provincia di Terni e all’esigenza di una più complessiva riforma del «sistema» Umbria. In questo caso ospitiamo l’intervento del professor Antonio Bartolini, docente di Diritto amministrativo all’Università di Perugia.

Il recente decreto legge sull’abolizione ed accorpamento delle Province mette la nostra regione di fronte ad un bivio. Alcuni autorevoli commentatori ritengono che la «riforma» metta in discussione addirittura l’esistenza dell’Umbria, auspicando una macroregione dell’Italia mediana. Si sostiene, riproponendo un adagio già sentito per i piccoli comuni e le province, che le economia di scala impongano aggregazioni regionali più vaste, per di rendere più efficiente lo stato-regionale. Il ragionamento ha un vizio di fondo ed appare ideologico: i piccoli comuni non avendo personale e risorse certamente non sono in grado di curare adeguatamente gli interessi dei propri cittadini; le Province doppiano le Regioni, per cui sono apparse all’Europa degli enti inutili. Ma per le Regioni il tema delle economie di scala e quindi del loro accorpamento non convince e non è estendibile. Vi sono piccole Regioni, anzi piccole province che sono molto efficienti: Alto Adige e Trentino insegnano.

Più che l’aggregazione, serve il buon governo Ed una piccola regione come l’Umbria è sicuramente più virtuosa di grandi regioni come Lazio, Campania, Sicilia, etc. o delle sei comunità autonome spagnole a rischio default. Per quanto riguarda le Regioni il tema da porre in agenda non è quello della loro aggregazione ma il buon governo. Un buon governo regionale richiede l’attuazione di misure di spending review regionali e di efficientamento dell’acquisizione delle risorse. L’Italia mediana deve lavorare in questa direzione, attraverso dei partenariati regionali che presentino dei progetti credibili, di interesse sovraregionale, nel campo delle risorse comunitarie, delle infrastrutture, della sanità, etc. L’Umbria nel suo piccolo, come già sta facendo, deve invece procedere nella strada della razionalizzazione del sistema endoregionale, delle aziende sanitarie, delle società in house, nella razionalizzazione della spesa, nell’efficientamento degli investimenti pubblici. Ed allora si vedrà che il miglior adagio è ancora quello che nella botte piccola c’è il vino buono.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.