lunedì 6 aprile - Aggiornato alle 19:01

‘Voglio vivere senza vedermi’, la funzione salvifica dell’arte sul grande schermo: il film della perugina Lolli

Al PostMod un evento, anche con un pizzico di Living Theatre, sul lavoro già proiettato al Torino Film Festival e alla presenza dei registi: oltre a Francesca Lolli anche Bruno Bigioni

Francesca Lolli

di D.N.

Al PostModernissimo martedì 4 febbraio la perugina Francesca Lolli sarà protagonista con il suo nuovo film, diretto a quattro mani con Bruno Bigoni. ‘Voglio vivere senza vedermi’ verrà presentato al pubblico con una serata speciale alla presenza dei registi. Dopo il suo cortometraggio ‘Orgia’, co-prodotto dalla PostMedia – a PostMod joint (casa di produzione messa in piedi proprio dal cinema perugino), Lolli torna quindi a Perugia per presentare il lavoro già proiettato all’ultimo Torino Film Festival.

Protagonisti Il film è con la stessa Francesca Lolli e Corinna Agostoni, Francesca Interlenghi, Riccardo Magherini, Ida Marinelli, Alice Spito, Stefano Baffettii, Fernando Billi Villares e Afshin Varjavandi. Immagini di Francesca Lolli, Italo Petriccione, Lucio Pontoni, Alex Ciuffreda ed Eros Pacini. «Guardare e indagare il “potere” come “immagine”, come “immaginazione”, come “corpo fisico”. Uno sguardo personale, sulle sue forme, sui suoi nascondigli – spiega la Lolli -. Il nostro film non procede in linea retta, ma cerca scorciatoie e forme inedite. S’interroga sul potere, per arrivare a narrare la morte e il suo sterminato desiderio di vita, che, una volta raggiunta la forma umana, si scontra con una realtà molto più forte e violenta di quella da lei immaginata. Il potere vacilla davanti all’amore e alla violenza. Nel caos delle forme che oggi la fanno da padrone, il film fa suo il paradigma Godardiano, per cui “bisogna confrontare idee confuse, con delle immagini precise”».

Cinema urgente e libero In scena lo spirito violento e provocatorio della morte, ma anche il suo lato più fragile e indifeso, in una sorta di riflessione filmata e parlata, tra associazioni d’idee, lampi di immaginazione, finzioni, acting teatrali, domande e materiali vari. Uno sguardo ribelle per un cinema che ha come unica missione l’urgenza e la libertà. ‘Voglio vivere senza vedermi’ mostra uno sguardo contemporaneo e senza restrizioni, imperniato sulla funzione salvifica dell’arte. Per questo la presenza del Living Theatre, la sua visione politica e teatrale, che tentava di realizzare questa missione su due piani paralleli e interdipendenti, proponendo se stesso come modello di comunità fondata sui principi anarchici di uguaglianza, sul lavoro, sulla solidarietà. È altresì presente il cinema di Dreyer, così asciutto, essenziale, necessario: «Una sorta di stella polare a cui indirizzare il nostro lavoro di cineasti – sottolinea la regista umbra – provando ad assemblare un doppio sguardo, maschile e femminile che filtrasse l’inenarrabile, provando a restituire attraverso la narrazione il nostro presente, dominato dai conflitti e dalla violenza e dalla disillusione degli ideali passati. Resta soltanto l’amara rassegnazione al non amore e all’individualità esasperata».

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