martedì 23 luglio - Aggiornato alle 19:59

‘I Villani’, la cucina italiana protagonista al cinema: il regista De Michele, in arte Donpasta, al PostMod

Evento di presentazione a Perugia del documentario premiato a Venezia con il regista, dj, scrittore e attivista del cibo: appuntamento per buongustai di cinema e cucina

I Villani

di D.N.

La settimana al PostModernissimo di Perugia prevede un evento speciale molto atteso, soprattutto dai buongustai (di cinema e cucina). Martedì 29 gennaio il regista Daniele De Michele presenterà il suo documentario ‘I villani’, vincitore della menzione speciale Federazione Italiana dei Cineclub – Il Giornale del Cibo, assegnata «all’opera che ha proposto la scena più significativa legata al cibo e all’alimentazione» nell’ambito della 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il regista De Michele, in arte Donpasta (dj, scrittore e attivista del cibo), sarà ospite in sala per presentare il film al pubblico del PostMod prima della proiezione in programma per le 21.

Cucina e cinema La cucina popolare italiana, amata e imitata in tutto il mondo, sta morendo. Ma in tanti provano a salvarla. Il film segue quattro personaggi dall’alba al tramonto, da inizio a fine giornata di lavoro. Il passare delle ore scandisce la presentazione di ogni personaggio. Li si vede inizialmente nei loro spazi, nelle loro mansioni, per poi addentrarsi nelle loro difficoltà quotidiane. Al calar del sole emerge la soluzione, attraverso la loro etica, il loro sapere, la comunità che creano, l’eredità che lasciano. Sono stati scelti quattro personaggi che potessero rappresentare la cucina italiana, rispettando le varie caratteristiche che la compongono: Nord e Sud, uomini e donne, giovani e anziani.

I quattro villani Quattro “villani” che parlano di agricoltura, pesca, allevamento, formaggi e cucina familiare. Quattro personaggi che nel loro fare quotidiano rappresentano la sintesi delle infinite resistenze e reticenze ad adottare un modello gastronomico e culturale uguale in tutto il mondo. Quattro personaggi con le loro famiglie per poter verificare se la cucina italiana sia ancora un patrimonio vivo, se il passaggio di informazioni tra generazioni esiste ancora, se la cucina italiana così come l’abbiamo ereditata si salverà o scomparirà. Questi i protagonisti: Modesto Silvestri, quarantina di anni. Allevatore e la figlia Brenda, diciottenne. Irpinia. Apre con un lungo coltello un provolone dal colore vivo. Il provolone fa resistenza e lui dice «ha la coccia dura, come me». Salvatore Fundarò detto Totò, 27 anni. Contadino e Cantastorie. Alcamo, Sicilia. Raccoglie due limoni dall’albero del suo orto, li posa in una cassa, si siede, sorride, prende la chitarra e inizia a suonare uno stornello appreso dal nonno. Luigina Speri, 60 anni. Contadina e allevatrice. Monti del Pasubio, Trentino. Raccoglie erbe selvatiche che mette ordinatamente nelle casse da portare al Mercato della città e dice: «In fondo ce l’ho fatta a realizzare questo sogno di essere contadina, perché è un sogno, il sogno di una donna». Michele e Santino Galasso, fratelli 50enni. Pescatori e coltivatori di cozze. Taranto, Puglia. Michele e Santino si ritrovano assieme ad altri a giocare a scopa dopo la loro giornata di mare, si rinfrescano con una birra: «La pesca sta morendo, ma non moriremo con l’acqua di mare». Lino Maga. Vignaiolo. Oltrepò Pavese. Amato da Pertini, Veronelli e Brera è un antesignano dei vini naturali. Per comprare i suoi vini nulla è più bello di fargli visita. E’ la voce narrante della storia.

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