martedì 24 ottobre - Aggiornato alle 11:45

Utopia, la rassegna del cinema PostMod porta la Palestina sul grande schermo di Perugia

Quattro appuntamenti ad ottobre per conoscere i film palestinesi, dopo che in passato la sala perugina ha trattato le cinematografie di Germania, Grecia, Cipro e Iran

Utopia, la rassegna 2017 è dedicata alla Palestina

di Dan. Nar.

Sono coscienti di usare la cinepresa come un’arma di resistenza. Sono i nuovi cineasti palestinesi che ancora oggi devono fare i conti con battaglie antiche, ma anche attuali. Torna, immancabile come ogni autunno, Utopia, la rassegna che il PostModernissimo di Perugia dedica alle cinematografie nazionali. A conferma, pertanto, della vocazione a spazio di confronto culturale dell’unico multisala del centro storico perugino. Con la volontà di stimolare il dibattito su alcuni temi centrali dei nostri tempi e di osservare da vicino cosa si muove a livello internazionale in ambito cinematografico, si terranno ad ottobre quattro incontri con importanti ospiti. Dopo Germania, Grecia, Cipro e Iran quest’anno il focus sarà sulla Palestina, grazie alla collaborazione con l’Associazione Itinerari e Maurizio Giacobbe che ha curato la selezione dei film. Tutte le proiezioni saranno in versione originale con sottotitoli in italiano e inizieranno alle 21.30.

Suleiman Si partirà mercoledì 11 ottobre con ‘The Time that Remains’ di Elia Suleiman (UK, Italia, Belgio, Francia, 2009. 109 min), già presentato in concorso a Cannes. Ispirato dai diari del padre Fuad, scritti durante l’agonia nella nativa Nazareth, e dalle lettere della madre ai parenti in esilio, ‘Il tempo che rimane’ è quello dei palestinesi ribattezzati “arabo-israeliani”. Con lo stile divertente già apprezzato in ‘Intervento divino’ (2002, Premio della Giuria a Cannes) e l’accompagnamento musicale dei pezzi arabi prediletti dal padre, Suleiman è il passeggero misterioso del taxi che, in apertura, percorre la Palestina prebellica, battuta da un nubifragio. Interverrà alla serata Patrizia Cecconi, sociologa, economista, scrittrice nonché presidente dell’associazione Oltre il Mare (per i diritti del popolo palestinese).

Apartheid Secondo appuntamento lunedì 16 con il documentario ‘Roadmap to Apartheid’ di Ana Nogueira e Eron Davidson (USA, Palestina, 2012, 94 min). Attingendo dalla loro esperienza personale, i due registi (una bianca sudafricana e un ebreo israeliano) esaminano in modo efficace e approfondito le analogie tra le forme sudafricane e israeliane di Apartheid. Dalla pressione psicologica, alla prigione, alle torture, alle demolizioni delle case, agli attacchi militari, alle bombe, al sistema di permessi, ai checkpoint che sempre più accerchiano la popolazione palestinese in aree ridotte. Ospite della serata sarà Valeria Belli, ideatrice del sito cinepalestina.wordpress.com.

Prima Intifada Lunedì 23 sarà proiettato ‘The Wanted 18’ di Amer Shomali e Paul Cowan (Palestina, Canada, Francia, 2014, 75 min), film pluripremiato in molti festival internazionali che attraverso animazione, disegni e interviste, ricostruisce una storia vera e incredibile accaduta durante la Prima Intifada: la caccia dell’esercito israeliano alle 18 mucche del villaggio palestinese di Beit Sahour, la cui produzione autonoma di latte venne dichiarata “minaccia alla sicurezza nazionale di Israele”.

Palestine stereo Chiusura lunedì 30 con ‘Palestine Stereo’, sesto lungometraggio di Rashid Masharawi (Palestina, Tunisia, 2014, 90 min). Un ex cantante di nozze che, in un ambulanza di seconda mano, fornisce sistemi audio per funerali, compleanni e manifestazioni politiche nella città di Ramallah. Suo fratello, il ricciuto Samy, è un elettricista che ha perso l’udito e la sua capacità di parlare nello stesso attacco. Demoralizzati, entrambi i fratelli hanno ora un unico obiettivo: emigrare in Canada.

Cinema palestinese Per contrastare il tentativo di Israele di cancellare la Palestina e la memoria storica del suo popolo, nel 1968 nasce in Giordania la Palestinian Cinema Unit, con l’intento di far conoscere al mondo la lotta del popolo palestinese per il diritto al ritorno, alla terra e ad uno Stato. È anche un cinema di prima linea e diversi cineasti cadono su vari fronti mentre filmano. Un duro colpo alla cinematografia palestinese viene dato durante l’assedio e l’invasione israeliana in Libano, nel 1982, quando vengono sistematicamente distrutti, dopo settimane di bombardamenti a tappeto, la struttura dell’Istituto di Cinema Palestinese ed i suoi archivi. Ma dall’estate 1982 il cinema palestinese torna produrre a Tunisi, dove si è trasferito il quartier generale dell’OLP. Negli anni ’80 si apre una nuova fase del cinema palestinese, ora legato alla realtà nella Cisgiordania e Gaza, occupate da Israele nel ’67. Nel corso degli anni ’90 si affaccia poi una nuova generazione di cineasti, nata e cresciuta nella Palestina occupata. A differenza del cinema della diaspora, il nuovo linguaggio cinematografico punta soprattutto ad indagare il fattore umano; spesso mette al centro la persona, la sua soggettività psicologica, sociale, culturale nel contesto dell’occupazione militare; non mancano però gli accenni critici alla società palestinese. Si tratta di film dove a volte realtà e finzione si intrecciano, una combinazione di sensibilità poetica ed analisi cruda della realtà sociale e politica. In seguito alla seconda Intifada, alla costruzione del Muro di Apartheid, le drammatiche condizioni di vita a Gaza, il nuovo cinema palestinese denuncia lo stato di guerra continua.

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