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«È uno spettacolo in forma di concerto». Intervista a Elio Germano e Teho Teardo su ‘Viaggio al termine della notte’

In scena al teatro Secci di Terni, l’attore e il compositore raccontano il loro Céline. «Anche il testo diventa musica: è come se fossimo una band»

Viaggio al termine della notte, intervista
Germano e Teardo in scena, foto di Maurizio Antonelli

di Angela Giorgi

Non sono molti i passi in cui Louis Ferdinand Céline parla della musica, tanto in ‘Viaggio al termine della notte’ quanto in ‘Morte a credito’, le sue due grandi epopee degli ultimi e dei disperati. Ma quando lo fa, Céline è in grado di scrivere parole potenti. Elio Germano e Teho Teardo da nove anni lavorano sul primo romanzo dell’autore, portando sul palcoscenico uno spettacolo in cui il testo lascia volentieri spazio alle suggestioni del suono.

Uno spettacolo in forma di concerto Céline e la musica: la musica che c’è nel testo ma anche, e soprattutto, la musica che c’è tra le righe. Nell’adattamento teatrale di ‘Viaggio al termine della notte’ in scena al teatro Secci di Terni sabato 3 febbraio, anche le parole di Elio Germano si fanno suono, intessendo con la performance live di Teardo e del trio d’archi (Laura Bisceglia al violoncello, Ambra Chiara Michelangeli alla viola, Elena De Stabile al violino) una partitura evocativa e avvincente. «Non ho pensato alle connessioni di Céline con la musica per la musica di questo progetto, perché è passato tanto tempo, tanti decenni e io non sono parte di quel tempo», spiega Teho Teardo nell’intervista con Elio Germano per Umbria24, realizzata in collaborazione con Degustazioni musicali Umbria. «Io vivo ora e per me la musica è la musica di adesso. Siamo completamente immersi nella contemporaneità – o almeno ci stiamo provando – senza guardare indietro, mentre il testo continua a guardare benissimo a oggi, è ancora una lente straordinariamente efficace per guardare la contemporaneità. Quindi penso sia necessario che la musica faccia altrettanto. Per questo abbiamo pensato che la musica dovesse essere “ora”». Nello spettacolo, le parti in musica suonate dal vivo da Teardo e dagli archi non risultano mai giustapposte al recitato ma, al contrario, sul palcoscenico viene a crearsi un fluire unico in cui anche la parola si trasforma in suono, in cui anche il testo diventa musicale. «Non c’è una colonna sonora, è uno spettacolo in forma di concerto», prosegue Teardo. «E la presenza di Elio diventa altrettanto musicale, tanto che io ho avuto sempre la sensazione, quasi la certezza, che noi due stiamo veramente suonando insieme. È come se fossimo una band, quindi non c’è bisogno di avere una colonna sonora».

Nel mondo di Céline Un adattamento che non punta a trasporre fedelmente le vicende sul palco, ma che vuole restituire allo spettatore l’umore e il colore emotivo del capolavoro di Céline, nella sua sconvolgente attualità. Interviene Elio Germano: «Quello che ci ha colpito è che il messaggio e le questioni di ‘Viaggio al termine della notte’ fossero sempre ancora validi. Quindi abbiamo cercato di attualizzare il testo, anche eliminando nello spettacolo tutti i riferimenti all’epoca, per fare qualcosa che sia vivo e presente ogni sera quando avviene in scena e che non sia un rimando a qualcos’altro. Per questo abbiamo fatto molta attenzione a evitare tutte le parti narrative del testo, per far accadere delle cose e per coinvolgere il pubblico in un rapporto introspettivo». Un regalo ai fan di Céline o uno spettacolo capace di affascinare anche i neofiti? «Secondo me è proprio interessante se qualcuno non ha mai affrontato un testo del genere e si ritrova, al buio, a dover fare i conti con queste parole», afferma Teardo. «Magari è anche un’occasione per comprare il libro – aggiunge Germano – e per sviluppare quel tipo di rapporto con la letteratura che è sempre il più importante, quello tra il lettore e il libro. Quando si fanno delle riduzioni a teatro è sempre bene fare altro, è inutile andare a imitare quel tipo di rapporto che è unico».

Dal cinema al palcoscenico? Dopo essersi conosciuti sul set de ‘Il passato è una terra straniera’ e aver lavorato entrambi al film ‘Diaz’, Elio Germano e Teho Teardo hanno stretto un rapporto di amicizia e di collaborazione artistica. Portato per la prima volta in scena nel 2012, ‘Viaggio al termine delle notte’ era nato come intervento sul teatro ma, a distanza di anni, è stato incessantemente portato in tournée. Nasceranno altri progetti simili o la collaborazione resterà circoscritta al romanzo di Céline? «Sono “solo” 9 anni che portiamo in giro ‘Viaggio al termine della notte’, per cui cerchiamo sempre altre cose e fortunatamente abbiamo anche un rapporto al di là del lavoro», racconta Germano. «Però devo dire che questo testo si rinnova ogni volta. La forma che gli abbiamo dato è aperta, accadono sempre cose nuove in scena, anche adesso che veniamo da tre repliche: in ogni replica succede qualcosa di diverso. Questo fa sì che noi non ci annoiamo a farlo e, evidentemente, neanche il pubblico lo esaurisce come vicenda». L’esperienza cinematografica, sia a prescindere l’uno dall’altro sia insieme, è entrata in questo progetto? «Non c’è mai venuto in mente di imitare quel tipo di rapporto col pubblico» risponde Germano. «Non ci interessa fare un teatro simile al cinema, ovvero dove avviene qualcosa da guardare, come una scena di vita vissuta. Cercavamo sicuramente qualche linguaggio un po’ differente che sfruttasse anche le sonorità per comunicare, oltre che l’immagine». «Molto di quello che facciamo avviene nel suono – aggiunge Teardo – sia nel suono della voce, perché tutto il lavorio che Elio fa e applica alla sua voce diventa suono, e nel suono noi ci incontriamo. È per questo che lo spettacolo in buona parte funziona al buio». Qualcuno ha mai obiettato che, nel vostro Céline, c’è poco Céline? «Sicuramente abbiamo cercato di eliminare il più possibile le parti narrative, le parti della “storia” del libro a livello di trama», conclude Germano. «Ci interessava restituire tutto quello che non c’è presente nelle parole, ma c’è nei rimandi quando si legge il libro. Un’atmosfera e, soprattutto, una temperatura emotiva in una direzione di buio, di nero, di “termine della notte”. Quindi abbiamo cercato, anche nella selezione del testo, di prendere delle cose che servissero da rimandi per un proprio percorso non delineato, non logico-razionale, ma fatto di stimoli e di un linguaggio più complesso. Ci sembrava di ridurlo, raccontando una storia».

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