martedì 20 novembre - Aggiornato alle 22:46

Umbria Jazz, dalle Mauritius all’Australia: a Perugia 211 studenti per le Clinics Berklee

Lezioni al via martedì, 38 ragazzi in più. La Fondazione: «Ci facciamo garanti noi della continuità del progetto»

Studenti durante le Clinics 2017 (foto ©Fabrizio Troccoli)

Dalle isole Mauritius agli Stati Uniti, dalla Russia al Brasile fino a Germania, Malesia e tanti altri. Sono in tutto 211 gli studenti che da martedì si troveranno a Perugia per studiare e perfezionare il linguaggio del jazz grazie alle Clinics del Berklee College of music di Boston. Dei 211 studenti, 38 in più rispetto all’anno scorso, 140 sono italiani mentre gli altri, oltre ai paesi già citati, arrivano anche da Portogallo e Australia. Le Clinics, arrivate al 33esimo anno, sono uno dei momenti più importanti del festival e quest’anno l’organizzazione tiene a sottolineare, dopo le polemiche con la Fondazione Cassa di risparmio di Perugia che ha azzerato il contributo economico, che il progetto «è stato reso possibile grazie al contributo diretto della Fondazione di Partecipazione Umbria Jazz e del Comune di Perugia che mette a disposizione un contributo economico e le aule delle scuole Fabretti. La Fondazione Umbria Jazz da quest’anno si fa garante della continuità del progetto Clinics e della collaborazione prestigiosa con il Berklee College di Boston».

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Le Clinics Tre le classi di canto, tenute da altrettanti docenti, con specializzazione per jazz, blues e soul; altre classi molto richieste poi sono quelle di batteria e chitarra. Alla fine dei seminari vi saranno le esibizioni degli allievi, per alcuni dei quali, i più bravi, sarà aperto anche, il pomeriggio di venerdì 20 e sabato 21, il palco dei Giardini Carducci. La scuola assegnerà anche borse di studio per un totale di 150 mila dollari per seguire i corsi nella sede di Boston. «Le Clinics – ricorda UJ – sono ormai parte integrante di Umbria Jazz, della sua identità e della sua offerta qualitativa e sono una ricchezza culturale ed economica per Perugia, grazie al consistente indotto che creano. Rappresentano un patrimonio che va difeso per la sua unicità e perché potrà essere un asset importante per il futuro del Festival e della città». L’anno scorso a tenere una lezione sono stati il batterista Lewis Nash e il sassofonista Steve Wilson.

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