domenica 15 dicembre - Aggiornato alle 07:28

Riverock, finale con gli Ex-Otago: «Sarà una grande festa senza compromessi, nel nostro stile»

Parla la band genovese che arriva al festival di Assisi: «Uniremo la nostra anima discotecara a quella romantica». In apertura gli umbri Luci Da Labbra

Ex-Otago (foto di Lorenzo Santagada)

di Alessandro Cascianelli

Tutto pronto per la chiusura della decima edizione del Riverock Festival, in programma ad Assisi nella splendida cornice della Lyrick Summer Arena. Tanti sono gli artisti che hanno calcato il palco della sempre più apprezzata rassegna musicale, ma per la chiusura gli organizzatori hanno scelto di fare le cose in grande: ci saranno, infatti, gli Ex-Otago ad esibirsi nell’ultimo appuntamento del cartellone del Riverock, con l’eccezionale apertura affidata agli umbri Luci Da Labbra. Il gruppo genovese, formatosi nel 2002, ha raggiunto il suo exploit quest’anno, grazie alla partecipazione al festival di Sanremo, che gli ha consentito di farsi conoscere al grande pubblico. Il 2019 è stato anche l’anno di ‘Corochinato’, disco di inediti che ha ottenuto un riscontro molto positivo, portando la band nei principali palchi d’Italia.

Sanremo, vetrina fondamentale «Il 2019 è stato un anno importante – afferma il collettivo – il festival di Sanremo, è stato come un grande megafono che ci ha permesso di arrivare anche nei salotti delle case degli italiani che fino al giorno prima non avevano assolutamente idea di chi fossimo». Il gruppo, guidato dalla voce di Maurizio Carucci, ha lavorato molto per costruirsi l’opportunità sanremese e anche durante il festival non si è risparmiato, non perdendo, però, mai di vista il divertimento. «Abbiamo dato tutti noi stessi, ma ci siamo anche divertiti – rivela la band – siamo rimasti sempre coerenti con il nostro modo di essere, che è quello che ci interessava di più: l’obiettivo era soprattutto quello di fare emergere gli Otaghi nella loro veste più naturale e sincera».

Corochinato L’8 febbraio, a pochi giorni dalla conclusione di Sanremo, è uscito Corochinato: il sesto album in studio della formazione genovese. «Abbiamo ripreso questo nome da un aperitivo genovese, che nasce nell’Ottocento, un po’ dimenticato – confessa il gruppo – nelle dieci tracce raccontiamo avvenimenti alla portata di tutti, che però nascondono anche una vastità e una profondità enormi». Le sonorità, i testi e le emozioni evocate nelle canzoni, rimandano alla notte e ai suoi misteri, immergendo l’ascoltatore in un viaggio intrigante e ricco di sorprese. «Sicuramente è il nostro disco più notturno: la notte è un luogo, un tempo che accoglie contraddizioni, irrazionalità e apre mille possibilità – evidenzia la formazione – abbiamo scelto questo nome perché questo aperitivo ha in sé un po’ di caratteristiche a noi care, come la sobrietà, l’economicità, il fatto che non si trova così facilmente: tutti elementi a noi vicini».

La notte chiama, tour estivo «Quest’estate abbiamo scelto di suonare nei principali festival d’Italia – sottolineano gli Otaghi – in questi contesti si ha modo di incontrare un pubblico eterogeneo, di farsi conoscere da nuove persone, e perché no, di respirare l’aria di festa, di vacanza. Ci piace sorprendere il pubblico e guadagnarci nuovi fan dalla dimensione del live, che per noi rimane sempre la parte più bella di questo lavoro, anche dopo 17 anni di concerti e le oltre 100 date del tour di Marassi». La linea adottata dai genovesi per l’estate è più scanzonata, improntata a far ballare e a coinvolgere il pubblico, mischiando l’anima più discotecara a quella romantica, che coesistono da sempre nelle canzoni del gruppo: «Saranno delle grandi feste in stile “Otago” dove non vedi l’ora che arrivino gli amici per fare baldoria insieme. Crediamo molto in questo progetto e in quest’estate, amiamo quello che facciamo e non ci piacciono i compromessi».

Carucci, cantautore-contadino Tra le tante sorprese degli Ex-Otago, c’è sicuramente la vita green condotta dalla voce Maurizio Carucci, che da anni, oltre a lavorare al progetto degli Otago, gestisce un’azienda agricola in una borgata in mezzo alle montagna in Val Borbera. «Sono un cantautore-contadino: scrivo canzoni, ma contemporaneamente lavoro anche la terra da cui mi nutro, curo gli animali e produco vino naturale – spiega il frontman – faccio questa vita da quando avevo vent’anni, da quando ho capito che non avrei passato la mia vita in mezzo ai condomini ma piuttosto in mezzo agli alberi. In fondo, a noi Otaghi ci piace fare musica in questo modo: da persone normali. Diffidiamo un po’ dai musicisti e dagli intellettuali puri: ci piace sempre abbinare la parola a dei fatti concreti».

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