sabato 16 dicembre - Aggiornato alle 23:33

Perugia, Discoverland di Roberto Angelini e Pier Cortese in concerto. L’intervista

Un esperimento musicale alla scoperta di canzoni italiane e straniere. Giovedì 7 dicembre al Rework per il primo evento di «Musica in barrique»

Roberto Angelini

di Angela Giorgi

Riscoprire i classici della musica italiana e internazionale, trasformandoli nella materia prima di nuovi esperimenti musicali. Nasce così il progetto Discoverland di Pier Cortese e Roberto Angelini, musicisti e cantautori con diversi dischi e collaborazioni all’attivo, che giovedì 7 dicembre saliranno sul palco del Rework di Perugia per il primo appuntamento di ‘Musica in barrique’. Inserito all’interno della programmazione del club di Sant’Andrea delle Fratte e organizzato in collaborazione con l’Associazione umbra della canzone e della musica d’autore, il format intende unire i piaceri del gusto all’ascolto musicale, la poesia delle note agli aromi del vino e ai sapori della cucina locale. ‘Musica in barrique’ ospiterà per la seconda data di giovedì 21 dicembre Bobo Rondelli.

Discoverland: rivalutare la cover Giunto alla seconda fatica discografica con ‘Drugstore’, il progetto Discoverland è un mash up di canzoni dove voci, chitarra, steel guitar, Iphone ed elettronica si intrecciano suonando un colore musicale completamente nuovo. «Abbiamo intrapreso questo progetto 6 o 7 anni fa, con l’idea di rivalutare il concetto di “cover”», spiega Roberto Angelini, intervistato da Umbria24. «Il nostro approccio è giocare con le canzoni degli altri, unendole spesso in un unico brano, e stimolare il pubblico a riconoscere le citazioni, i riferimenti. Rispondiamo così al fenomeno delle tribute band, poco stimolante sia per chi suona che per chi ascolta». Recuperando brani importanti del patrimonio musicale collettivo e sottoponendoli a operazioni coraggiose – «abbiamo tolto lo swing da ‘Via con me’ di Paolo Conte» – Discoverland si trasforma in un viaggio fantasioso e ironico. «Dietro al progetto c’è un lavoro surreale, fatto di incontri musicali mai avvenuti: per esempio, fingiamo che Bob Marley sia stato un musicista hawaiano». In concerto l’esibizione si arricchisce di momenti acustici emozionanti, senza mai togliere spazio all’improvvisazione. «Il pubblico viene “messo in mezzo” e cerchiamo di interagire con il posto in cui suoniamo», prosegue Angelini. «Spesso registriamo i modi di dire della città dove siamo e li riproduciamo durante il concerto».

La scoperta di Nick Drake Un’esplorazione del repertorio dei classici che inizia da Nick Drake: nel 2005 Roberto Angelini pubblica il disco ‘PongMoon’, tributo all’artista inglese realizzato con il violinista Rodrigo D’Erasmo. «Nick Drake mi ha salvato la vita», esordisce Angelini. «Intorno ai 28 anni ho avuto una crisi: non sapevo cosa fare con la musica. Allora mi sono dedicato a Nick Drake. Era un chitarrista eccezionale ma non esistono video delle sue performance, quindi ho studiato per ricostruire le parti di chitarra». Un percorso che porta Angelini persino a collaborare con Robert Kirby, direttore d’orchestra e arrangiatore per lo stesso Drake. «Far scoprire il mondo di Nick Drake a qualcuno è fargli un regalo, ma non tutti lo meritano. Il suo mondo non è per tutti».

La televisione: «‘Amici’? Mai più» Dalla solitaria malinconia di Nick Drake ai riflettori: Roberto Angelini è stato coach di ‘Amici di Maria De Flippi’ e autore per Emma, mentre dal 2013 suona dal vivo nelle puntate di ‘Gazebo’. «Sono esperienze che possono essere considerate agli antipodi ma, sin da piccolo, quando sognavo di fare il musicista pensavo di abbracciare la musica a 360 gradi. Quell’annata da coach ad ‘Amici’, però, non la rifarei mai più». A ‘Gazebo’, invece, Roberto trova una televisione non convenzionale: «Pensavamo di chiudere alla seconda puntata e invece siamo andati avanti per 7 anni, diventando un programma cult e arrivando alla prima serata su La7. ‘Gazebo’ è un’esperienza molto particolare, anche per il ruolo della musica. A farci caso, non esistono più programmi musicali in televisione: si dice che quando c’è musica si abbassa lo share».

Artisti per la comunità Alla fine degli anni 2000 Roberto Angelini prende parte all’incisione dell’album ‘Volume I’ del Collettivo Angelo Mai – Orchestra mobile di canzoni e musicisti, nato su iniziativa degli artisti legati al centro sociale romano Angelo Mai (sgomberato e ora ricollocato nei pressi delle Terme di Caracalla). «Era uno spazio abbandonato che è stato occupato da 30 famiglie con esigenze abitative», racconta Angelini. «Gli artisti erano chiamati a esibirsi per raccogliere fondi da destinare all’utilità di tutti: ricostruire i bagni, rendere lo spazio vivibile e molto altro. Quell’esperienza ha contribuito a riavvicinare gli artisti e la città a un’idea di collaborazione per fini più alti del disco o del concerto, come avere una casa, un teatro, uno spazio di aggregazione sostenibile in cui poter stare insieme senza pagare 20 euro ma, allo stesso tempo, offrendo sempre agli artisti che si esibivano il massimo della tecnica e dell’ospitalità». Musicisti e artisti provenienti dagli ambiti più diversi che si sono uniti per supportare uno spazio in bilico tra la legalità e l’illegalità, «perché c’è bisogno di spazi occupati – borderline rispetto quindi ad autorizzazioni e burocrazia – che permettano di fare cose che in un club non sarebbero possibili, perché hanno uno spirito diverso e guardano all’utilità della città».

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