sabato 16 dicembre - Aggiornato alle 23:21

Perugia 1416, il Medioevo nel cinema italiano: incontro con il critico Fabio Melelli

Appuntamento alla biblioteca San Matteo degli Armeni: «Il nostro immaginario cinematografico di quel periodo è legato a L’armata Brancaleone»

fabio melelli
Fabio Melelli

di D.N.

Il Medioevo in pellicola, tra storie, personaggi, curiosità e dietro le quinte. Di questo parlerà, mercoledì 6 dicembre, Fabio Melelli, docente di Storia del cinema italiano all’Università per Stranieri di Perugia, nonché giornalista e critico cinematografico. L’occasione è la conferenza organizzata da ‘Perugia 1416’, alle 21, alla Biblioteca San Matteo degli Armeni (via Monteripido 2), a Perugia. Una panoramica a tutto tondo sulle pellicole, ma anche sui personaggi e sui registi che nei loro lavori hanno abbracciato questo periodo storico.

L’armata Brancaleone «L’immaginario cinematografico del Medioevo – spiega Melelli in un abstract della conferenza – per noi italiani è strettamente legato a un fortunato film di Mario Monicelli, ‘L’armata Brancaleone’, un film che a metà degli anni Sessanta contribuì a ridisegnare l’idea stessa di un periodo storico, in passato restituito con poco realismo e molta retorica. Applicando i precetti satirici della Commedia all’italiana ai ‘secoli bui’, Monicelli mise in scena le gesta di un cavaliere che si proponeva come l’esatta parodia di tante eroiche immagini idealizzate dalla letteratura e anche dalla storiografia, aiutato dall’incisiva maschera di un Vittorio Gassman in stato di grazia. Con gli sceneggiatori Age e Scarpelli, il regista viareggino coniò anche una “lingua” particolarissima, in cui volgare, latino e dialetti diversi si fondono per dar vita a una parlata che molto ha influenzato il cinema successivo dei cosiddetti ‘decameroni’, originati dal successo del modello pasoliniano e poi tracimati in pellicole di grande successo popolare».

San Francesco «Uno sguardo a parte – continua a spiegare Melelli – merita la ricca filmografia su San Francesco d’Assisi, con titoli di valore eterogeneo e qualche volta bizzarro, come quel ‘La tragica notte di Assisi’, girato nella città serafica nel 1959, che vide la troupe abbandonare nottetempo l’albergo che l’ospitava per evitare di saldare il conto. Ma sul patrono d’Assisi la produzione in celluloide è davvero sterminata, iniziando da una trilogia d’epoca muta, passando per il Rossellini post-neorealista di ‘Francesco Giullare di Dio’ (in cui il santo era interpretato da un vero religioso) per arrivare all’ultimo ‘Il sogno di Francesco’ con Elio Germano nei panni del santo. E senza dimenticare la regista che più ha riflettuto sulla figura di Francesco, Liliana Cavani, autrice di ben tre opere dedicate al poverello, due televisive e una cinematografica, nientemeno che con il divo hollywoodiano Mickey Rourke, in cui l’Assisi duecentesca venne ricreata all’interno della Rocca Paolina di Perugia».

Umbria come set «L’Umbria è stata spesso set del cinema italiano sul medioevo: a essere protagonista è stata soprattutto Gubbio, con titoli memorabili, come ‘La bella Antonia, prima monica e poi dimonia’, star-veichle per la giovane Edwige Fenech. Nella nostra regione ha ambientato le sue pellicole sul tema anche Pupi Avati, autore del rarefatto e bressoniano Magnificat, ambientato nel 926, e del coraggioso kolossal ‘I cavalieri che fecero l’impresa’, in cui l’impresa cui si riferisce il titolo è addirittura il recupero del sacro sudario di Gesù Cristo».

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