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giovedì 30 giugno - Aggiornato alle 21:48

Nove donne portano sul palco la complessità della vita: successo per Eterno Femminino

Produzione della Mama Umbria andata in scena a Spoleto e che ora punta ad altri piccoli teatri

foto di Lucio Nigro

Dalla lettera a Spoleto ballata da Beatrice Leonardi alle violenze patite dalle bimbe messicane raccontate da Eleonora Cantarini. È servita una terza data, ma non è bastata, per accogliere il pubblico che al Cantiere Oberdan di Spoleto, lo scorso weekend, ha apprezzato Eterno Femminino prodotto da La Mama Umbria come sempre grazie allo sforzo di Adriana Garbagnati, che per un anno e mezzo, interamente scandito dal Covid, insieme ad Arianna De Angelis ha retto le fila di un progetto che si spera venga rimesso in scena in altri piccoli teatri dell’Umbria e non solo.

Successo per Eterno Femminino della Mama Umbria Sul palco un gruppo di artiste spoletine, sia professioniste che amatrici, che hanno realizzato una serie di performance a cui ha assicurato una drammaturgia complessiva il regista Graziano Sirci, chiamato a comporre le voci delle nove donne che, era la parte più complessa, hanno lavorato autonomamente alle singole performance. Apprezzato il monologo di Laura Frascarelli che ha raccontato pagine della vita di Lucrezia Borgia meno note, come quel figlio che le è stato strappato solo perché nato fuori dal matrimonio, mentre forte è stata la riflessione sollecitata da Beatrice Leonardi che ha danzato una lettera, che aveva il sapore dell’appello, rivolta agli spoletini, chiamandoli in sintesi a essere meno pronti alla polemica e più all’impegno per migliorare il tessuto sociale del territorio.

Da Lucrezia Borgia alla donna più brutta del mondo Ortensia Maria Vella, Stefania Montini e Claudia Nicosia, tre danzatrici non professioniste, invece, hanno portato in scena un racconto coreografico curato da Arianna De Angelis e incardinato su tre poesie, mentre Sara Libori ha ballato il conflitto profondo di una donna che, come molte, è chiamata a integrare due sé, quella disconnessa e frammentata e l’altra sicura e forte. Sul palco del Cantiere Oberdan anche Leonilde Gambetti che ha voluto restituire dignità a Mary Ann Bevan, rimasta negli annali della storia come la donna più brutta del mondo, ma l’orrendo titolo le è rimasto addosso solo per necessità: Bevan, infatti, ha patito un tumore alle ossa che ha trasformato il suo corpo e dopo essere rimasta vedova ha accettato di trasformarsi in un fenomeno da baraccone soltanto per sfamare i propri figli. Ogni performance, infine, è stata accompagnata anche dal canto a cappella di Valentina Orlando, che ha accompagnato monologhi e coreografie. Poche vite sono quello che sembrano e di sicuro sono più complesse di quanto si possa comprendere, forse è questo il messaggio di Eterno Femminino e forse per questo è stato così apprezzato.

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