Quantcast
lunedì 12 aprile - Aggiornato alle 08:04

The Dad Horse Experience, storia di una predicazione musicale in stile country

Cantautore o predicatore, Dad Horse Ottn, ha travolto musicalmente il Combo. L’uomo con un banjo, nel suo lungo sentiero ha fatto ‘sosta’ a Perugia, per presentare il suo ultimo disco, ‘Too Close to Heaven’

di Enrica Ciuffini

Cantautore o predicatore, Dad Horse Ottn, ha travolto musicalmente il Combo. L’uomo con un banjo, nel suo lungo sentiero ha fatto ‘sosta’ a Perugia, per presentare il suo ultimo disco, ‘Too Close to Heaven’. Un mix di country, post-punk, gospel che ha riempito la serata con una energia straordinaria, profonda ma semplice ed umile.

Dad Horse un giorno vide la luce, pardon, un banjo di luce, ed ha cominciato a predicare cantando. Non una predicazione religiosa ma l’esperienza di Dad Horse. Un viaggio lunghissimo, che ha attraversato Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Italia. E molti sono stati salvati dalla perdizione e dai modi violenti attraverso il contatto con la sua predicazione banjo.

L’esperienza spirituale di Dad Horse, intrisa di una religiosità popolare, della verità ineffabile della Misericordia, la Resurrezione e la Vita Eterna, è racchiusa nelle undici ‘track-preghiere’ di ‘Too Close to Heaven’.

Un album che arriva in Italia nel 2010, curioso, singolare e carico di emotività con musica roots, folk e contaminazioni gospel, un blues spiritualmente primitivo e potente. Suona ‘armato’ di solo banjo per le strade del mondo e la sua voce tesse il ‘verbo di Dio’, The Horse Experience è una  one-man band assolutamente fuori da qualsiasi schema.

Carter Family e Roy Acuff  vengono considerati  i maggiori ispiratori di questo sound, ma si sostiene anche l’influenza da parte di artisti del calibro di Hawkwind, Excuma  e Washington Phillips. In ‘Too Close to Heaven’ convivono ironia e provocazione. Attraverso banjo e voce, un kazoo in ‘Through The Hole’, The Dad Horse Experience trascina nelle sue impervie prediche e missioni di redenzione, radicate nelle sonorità e nella cultura del sud degli Stati Uniti, in cui ‘Gates of Heaven’, descrive un vero e proprio anelito al paradiso, dove vorrebbe ritrovare la madre scomparsa, una volta liberatosi del proprio fardello di peccatore. E così con ‘Falling’ e ‘Find my body down’, irruente per quanto intense, fino ad un intero testo in lingua tedesca, ‘Schwarz Gruen Weiss’. Ma sono i brani di ‘Lord Must Fix My Soul’ e ‘Dried out river’ che evocano le sonorità aspre e torbide che caratterizzano l’intero album.

Si trova a suo agio di fronte ad un pubblico incuriosito da questo artista estroverso e bizzarro che con un back line di tutto rispetto, banjo, kazoo e bass pedal, suona la ‘sua’ musica e canta canzoni che parlano di salvezza e liberazione e che rivelano una continua ricerca di se stesso.

Di fattezze particolari, questo musicista di origine tedesca, nato in un cimitero della Germania del sud, lascia poco spazio all’immaginazione e narra con un linguaggio schietto e diretto di atmosfere oscure, spoglie e di una gioventù travagliata in cui ha vissuto più vite fin quando trova la fede in Dio ed inizia la sua surreale predicazione itinerante.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.