sabato 16 novembre - Aggiornato alle 00:37

Motta, unica data umbra con ‘La fine dei vent’anni’ al Supersonic di Foligno

L’ex Criminal Jokers presenterà il suo esordio discografico solistache si è aggiudicato la Targa Tenco 2016 come Miglior Album d’Esordio

Francesco Motta
Francesco Motta (foto Claudia Pajewski)

di Danilo Nardoni

‘La fine dei vent’anni’ ha permesso al suo autore, Francesco Motta, di aggiudicarsi sia la Targa Tenco 2016 come Miglior Album d’Esordio sia il Premio Speciale PIMI 2016 del Mei, come artista indipendente italiano nel complesso più rilevante per l’attività svolta nella stagione discografica 2015/2016. Le credenziali, per chi le considera un buon biglietto da visita, ci sono tutte insomma. Il suo esordio discografico solista come Motta, su etichetta Sugar (per intenderci quella della talent scout Caterina Caselli), ha messo d’accordo la critica, che gli ha riservato recensioni entusiaste, ed il pubblico, che lo ha premiato con piene e calorose platee nei concerti del tour passato con oltre 60 palchi calcati, tra live club, teatri e festival.

A Foligno unica data umbra Il tour nei club di Motta terminerà il 1 aprile 2017 con un grande evento: il concerto all’Alcatraz di Milano. Ma intanto dopo i sold out delle prime date del tour invernale, continua per Motta lo straordinario ‘La fine dei vent’anni tour’ nei club, che si arricchisce di nuove date in tutta Italia. Tra queste anche quella di Foligno, con l’unica data in umbra in programma sabato 14 gennaio (ingresso a partire dalle 23) al Supersonic Music Club. Ad attendere il pubblico locale, la grinta che ha da sempre contraddistinto i live di Motta e nuove soluzioni musicali e scenografiche.

Il disco ‘La fine dei vent’anni’ è la scoperta dell’età adulta. Il racconto della crescita umana e musicale di uno che è considerato tra i più talentuosi giovani artisti italiani. C’è una nuova prospettiva artistica, una nuova visione, musicale certamente, ma anche di se stesso nel primo disco solista di Francesco Motta. ‘La fine dei vent’anni’ è il primo disco di Motta, ma non di Francesco, una delle anime e la penna che ha vergato le parole con cui i Criminal Jokers, in due dischi, hanno espresso in maniera elettrica e vitale l’urgenza dei propri vent’anni. Con la band pisana incide due dischi, ‘This was supposed to be the future’ (2009) e ‘Bestie’ (2012). Poi il tempo scorre, le esperienze si accumulano, i punti di vista si spostano, leggermente, e fanno emergere altri suoni, altre parole, adeguate al momento artistico ed umano vissuto da questo musicista. La versatilità è cosa che non gli manca. Motta è un polistrumentista prezioso che ha prestato negli anni la propria capacità ad altri, tra cui una “signora del rock” come Nada (con lei al basso, alla chitarra e ai cori). Su ‘La fine dei vent’anni’ decide finalmente di metterci la faccia e il cuore. Non solo il cognome. Motta accetta di mettersi a nudo e raccontare se stesso, i suoi affetti, la sua vita e quella della sua famiglia. Lo fa utilizzando un tappeto di suoni e colori molto vasti. È canzone d’autore, sì, ma è anche pop. Non rinuncia all’impatto e alle asperità del rock, ma guarda in direzioni e mondi diversi. Non segue un modello preciso, non cerca di rifarsi a una tradizione, preferisce mischiare con orgoglio tutte le sonorità con cui è cresciuto.

Sinigallia produttore artistico Per questo cambio radicale di direzione – non di intensità – Motta ha chiamato a sé Riccardo Sinigallia, tra i migliori produttori ed autori italiani (già con Niccolò Fabi, Max Gazzè, Tiromancino, Luca Carboni, Filippo Gatti), persona dalla sensibilità e dalla visione adatta ad un disco vario ed eclettico come questo. La produzione artisitca di Sinigallia (anche co-autore di alcuni brani) enfatizza e al tempo stesso addolcisce le asperità vocali di Motta che nel disco suona, sparsi nei brani, chitarra, basso, batteria, tastiere. A lui, in studio, si aggiungono alcuni dei migliori musicisti su cui una produzione possa contare: Cesare Petulicchio (BSBE – Bud Spencer Blues Explosion), Andrea Ruggiero (Operaja Criminale e mille altri), Laura Arzilli, Lello Arzilli, Andrea Pesce, una leggenda come Giorgio Canali, Maurizio Loffredo, Guglielmo Ridolfo Gagliano (Paolo Benvegnù, Negrita) e Alessandro Alosi (Pan del diavolo). Un disco solista, quindi, ma tutt’altro che realizzato in isolamento. ‘La fine dei vent’anni’ è il collettivo che si mette a servizio del singolo e dell’arte. Come dovrebbe accadere sempre quando si scopre che diventare adulti è in realtà molto diverso dall’invecchiare.

https://youtu.be/LMvya1Mk4eA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.