lunedì 25 settembre - Aggiornato alle 06:30

‘Mon amour mon ami’, Adriano Valerio conquista Venezia con il film girato a Gubbio: protagonisti due immigrati

La città protagonista al Festival del cinema con il cortometraggio del regista, molto legato all’Umbria, e con una storia d’amore, emarginazione, solitudine e speranza

Mon amour mon ami di Valerio (foto Marco Giugliarelli)

di Danilo Nardoni

Alla Mostra internazionale del cinema di Venezia anche Gubbio ha avuto il suo momento di gloria. Giovedì 7 settembre si è tenuta la proiezione in anteprima mondiale del cortometraggio di 15 minuti, scritto e diretto dal regista Adriano Valerio, ‘Mon amour mon ami’, una coproduzione Italia-Francia. I protagonisti, Daniela di 56 anni e Fouad di 39, vivono infatti a Gubbio, sulle colline umbre, anche se entrambi provengono dal mare: da Bari, lei e da Casablanca, lui. Una storia vera insomma, raccontata con il consueto suggestivo sguardo del regista Valerio, molto legato all’Umbria. Guardare all’immigrazione oltre le storture del dibattito politico e sociale in corso non è certo facile. Ma Valerio lo sa fare molto bene e lo ha dimostrato con il suo lavoro in gara tra i corti della sezione Orizzonti. Raccontando una storia di emarginazione, solitudine, speranza e, come è stato scritto da qualcuno, l’amore al tempo delle migrazioni di massa e dei permessi di soggiorno.

Storia d’amore Ad illustrare la trama è lo stesso regista: «Ho conosciuto i protagonisti quando Giuseppe Carbone, esercente dell’unico cinema in città, mi aveva invitato per presentare il mio film ‘Banat’. Ho conosciuto Fouad in un bar di Gubbio. Qualcosa del suo sguardo, della sua fiera disperazione e delle sue parole gentili mi ha profondamente toccato. Poi ho conosciuto Daniela e ho scoperto la loro meravigliosa storia d’amore. E nata la voglia di raccontarla, e dal punto di vista della narrazione, ho alternato la pura osservazione dei due protagonisti a sequenze nelle quali vengono messe in scena alcune situazioni realmente vissute da Daniel e Fouad. La loro è un’esistenza difficile. Si sono incontrati per caso e si sono subito legati l’uno all’altra, accomunati da una vita fuori dalle regole che ha lasciato un segno indelebile sui loro corpi e nella loro anima. Prendendosi cura l’uno dell’altra, nasce un’amicizia profonda e guaritrice, sfociata in una convivenza. Fouad ha bisogno del permesso di soggiorno per affrontare un’operazione e accedere ai servizi sanitari gratuiti, e la soluzione migliore sembra essere un matrimonio tra i due. Paradossalmente, questo mette in crisi il rapporto a un passo dalle nozze: si può sposare per finta qualcuno che ti ama davvero?».

Gubbio li aspetta Insieme al regista, anche i due interpreti hanno calpestato quindi il ‘red carpet’ e sicuramente la loro vita da quel momento conoscerà una ribalta che mai avrebbero immaginato. Al ritorno a Gubbio, la città li accoglierà per condividere questa gioia. Lo ha annunciato il sindaco Filippo Mario Stirati: «Facciamo i nostri migliori auguri di successo a questo film – commenta il sindaco – che racconta una straordinaria storia umana, di sentimenti e di riscatto, di dignità e di forza. E aspettiamo il regista e i protagonisti per una proiezione ufficiale a Gubbio, al ‘Cinema Astra’, ovviamente. È bello che a Venezia ci siano state un po’ delle immagini della nostra città, come quella della ‘terrazza’ di S. Ubaldo, che è il manifesto del film. Un grazie sentito va anche a Giuseppe Carbone, che da anni prodiga il suo impegno personale per dare vita in città a rassegne importanti e di rilievo, e a tanti incontri con protagonisti di primo piano del cinema».

Valerio e l’Umbria Adriano Valerio ha studiato cinema con Marco Bellocchio, ha vissuto a Parigi dove ha conseguito una specializzazione ed è tutt’ora docente di regia e analisi del film. Ha al suo attivo produzioni che hanno ricevuto importanti riconoscimenti, quali il ‘David di Donatello’. Non è nuovo a pellicole intense e che fanno riflettere. Ed in Umbria lo abbiamo imparato a conoscere quando ospite del Batik Film Festival muoveva i suoi primi passi: proprio a Perugia ha sempre presentato tutti i suoi corti a partire dall’anno 2003. Anche nel 2016 è passato da queste parti, oltre che a Gubbio, ospite del Postmodernissimo dove ha presentato il suo precedente film ‘Banat (Il viaggio)’. Anche questa una pellicola con una storia toccante. Un film capace d’inquadrare con eleganza e originalità le difficoltà lavorative dei trentenni di oggi, riuscendo ad affrontare temi come la disoccupazione e il trasferimento all’estero con piglio autoriale e un pizzico di leggerezza, senza scegliere solo il “realismo”, ma aprendosi anche al simbolico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.