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Festival del giornalismo, Manuel Agnelli: «La musica indipendente italiana è morta. Colpa di media e nuove generazioni»

Il leader degli Afterhours torna a Perugia: il ruolo della cultura in Italia, l’esperienza di X Factor e una sorpresa per il pubblico

Domenica 9 aprile Agnelli ospite di IJF17 a Perugia
Manuel Agnelli e Luca Valtorta al teatro Morlacchi

di Angela Giorgi

È stato uno dei paladini della musica indipendente in Italia, quando underground e sottocultura erano ancora difesi solo dai pochi pionieri dei decenni che lo avevano preceduto. Insieme alla formidabile scena degli anni ’90 italiani, Manuel Agnelli ha contribuito a far uscire il paese dallo stato di “minorità” musicale che lo aveva sempre caratterizzato. Dopo una carriera lunga e prolifica e l’esperienza da giudice di X Factor, che gli ha valso l’accusa di traditore del mondo “indipendente”, domenica 9 aprile Agnelli torna al festival del Giornalismo di Perugia per riflettere sulla sopravvivenza della cultura in Italia e per regalare al pubblico un’esibizione imprevista. Imprevista fino a pochi minuti dall’inizio, forse, quando il fonico di palco ha sistemato il microfono vicino al pianoforte.

La scena indipendente italiana negli anni ‘90: festival e grandi numeri «La prima volta che ti ho sentito cantare in italiano è stato nel 1993 ad Arezzo Wave», ricorda Luca Valtorta, interlocutore fisso di Agnelli nelle sue chiacchierate perugine sul palco del teatro Morlacchi. Arezzo Wave è stato uno dei più importanti festival italiani, un’esperienza di musica live internazionale e completamente gratuita: oggi stenta a sopravvivere, vagando tra una location e l’altra per mancanza di supporto istituzionale e soffrendo una difficoltà di adeguamento alla contemporaneità. Un caso emblematico del destino della musica indipendente in Italia e della salute della cultura nel nostro paese, stando alla visione di Manuel Agnelli. «Allora ci sembrava che stesse cambiando il DNA musicale del paese», ricorda. «C’era un’idea collettiva: la scena di cui facevamo parte, benché molto eterogenea dal punto di vista musicale, aveva un percorso comune, aveva lo stesso tipo di visione». Il pubblico era enorme, i concerti “facevano numeri”. Migliaia di persone costantemente ignorate dai media. «Abbiamo quindi deciso di unire le forze. Volevamo offrire ai media l’occasione di parlare di qualcosa». Nacque così il Tora! Tora!, festival itinerante sul modello del Lollapalooza americano. Nonostante i numeri, né i media generalisti né i giornalisti musicali hanno saputo testimoniare quel momento. «Ci fu una data a Fossacesia, in Abruzzo, con quarantamila persone. Il giorno dopo nessun giornale ne ha parlato».

L’underground a Sanremo Nel 2009 Manuel Agnelli compie un primo passo “sacrilego” verso il mainstream: gli Afterhours partecipano a Sanremo con il brano ‘Il paese è reale’. «Volevamo andare a Sanremo a sfruttare il megafono. Abbiamo trovato terreno favorevole, ci ha voluto lì Bonolis per dare l’impressione che l’edizione fosse aperta a diversi generi musicali». Il pezzo però non finisce nella compilation del festival ma in una raccolta voluta da Agnelli, una fotografia degli artisti più interessanti della musica indipendente italiana in quel momento storico. «Non inserendo il nostro pezzo nella compilation di Sanremo, ho avuto la possibilità di mettere insieme altri gruppi di valore, offrendo un’occasione di scouting anche al mainstream. L’intento era testimoniare la qualità della scena ma, anche se c’erano dei talenti, non c’era più una scena forte come negli anni ‘90».

X factor: il “tradimento” della scena indipendente Spesso accusato di sfruttare gli eventi per avere maggiore risonanza mediatica e incrementare il proprio pubblico, Agnelli ha partecipato nel ruolo di giudice all’ultima edizione di X Factor. «Ci sono andato perché una visibilità come quella, anche se è difficile da gestire, dà possibilità di contatti e dialogo. Egoisticamente, mi ha anche permesso di organizzare le mie cose con più mezzi». A chi lo taccia di tradimento verso quello stesso mondo musicale indipendente che ha contribuito a creare, Agnelli replica con placida sicurezza: «Non mi sembra di vedere un mondo alternativo concreto che produce una proposta sociale, come è stato negli anni ’70 e ’80 e nei ‘90 con qualche “rimasuglio”. Vedo solo un sacco di “Rotary” dell’indipendenza. È una cosa che alla mia età, con la mia esperienza, non frega un cazzo di prendere in considerazione, perché credo che ognuno abbia un ruolo legato alla fase della propria vita. Ora penso che io debba avere una funzione diversa. Vedo pochissima lucidità nelle persone che fanno parte di questo ambiente. Le nuove generazioni hanno il maglioncino e le scarpe di velluto, non ho visto nessuno a reclamare diritti per la cultura. Altre categorie sociali protestano e scendono in piazza, mentre non vedo una pressione sociale rispetto alla cultura. Quindi credo di dover usare altri mezzi».

Il futuro dell’Italia? La creatività Nell’analisi di Agnelli, è molto lontano il riconoscimento professionale della figura del musicista e, in generale, la consapevolezza che la cultura sia in Italia un motore economico. «Il settore culturale è il terzo nella nostra economia, la creatività è il futuro dell’Italia». Attento a un certo tipo di tematiche, il paese è invece poco interessato alle questioni culturali: «Rispetto al mondo della cultura c’è una distrazione palese e la responsabilità è anche del pubblico». E la scena indipendente non è più virtuosa del mainstream: «Anche nell’ambiente indipendente è pieno di malafede e di gente che campa alle spalle dei musicisti, tra l’altro per quattro soldi. Questo è uno dei motivi per cui non mi sento di rappresentare né di essere rappresentato da quello che succede nell’ambiente musicale italiano». Rispetto al passato, secondo Agnelli, manca il senso del pericolo. «Manca perché manca il senso di consapevolezza di potersi esprimere fuori dalla regole, fuori dai canoni, fuori dal buon gusto. Siamo un po’ troppo ligi al dovere, ma maleducatissimi fra di noi e rispetto alle cose che abbiamo ottenuto. Questa impasse non si risolverà in un tempo breve».

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