venerdì 6 dicembre - Aggiornato alle 12:44

London calling, Perugia risponde ancora: dopo 40 anni e in una città diversa non si dimentica quella storia musicale

La memoria di ‘Fofo’ al servizio di un doppio anniversario, quello del disco dei Clash e quello della nascita di un fermento sonoro perugino, per una serata da non perdere

Concerto al Suburbia degli Aidons La Norvege (foto Rossi)

di Danilo Nardoni

Non c’è niente da fare. Qualcosa è cambiato da quel 1979. I ragazzi e le ragazze del 20esimo secolo avevano un altro modo di ascoltare e vivere la musica rispetto a quelli degli anni Duemila. I cambiamenti sono stati radicali. Se c’è però una cosa che non cambia è la voglia di Perugia, città della musica da sempre, di rispondere ancora una volta “presente”. Dicembre 1979, Perugia Calling: ovvero quando Londra chiamò e Perugia, fiera, giovane e incosciente, rispose forte. Anche se le forze non sono più quelle dei vent’anni, il maestro di cerimonie dj Fabrizio ‘Fofo’ Croce si mette a capo di un serata, all’interno del format ‘20th Century Boy and Girl’ del Rework (6 dicembre, dalle ore 20), per tornare ancora una volta a proporre una musica da cantare e ballare, con immagini per ricordare a cura di Umbria Noise. E per far tornare a sperare e a sognare, perché no, anche le giovani generazioni.

Londra chiamò I Clash pubblicavano proprio in quei giorni di dicembre di 40 anni fa il singolo (7/12) apripista al loro terzo leggendario album (14/12), la cui celebre copertina raffigurante uno scatto in bianco e nero del bassista Paul Simonon mentre sbatte in terra il proprio strumento si ispirava a quella dell’omonimo album d’esordio di Re Elvis Presley. A ricordare quel suono è Fofo: «London calling rappresentava un momento di rottura definitivo con l’adolescenza musicale e l’ingenuità di una generazione che si era da poco dichiarata “senza futuro” per aprire simbolicamente ed anagraficamente (eravamo all’alba degli anni ’80) una nuova era nella quale la raggiunta maturità, la presa di coscienza sociale, l’apertura mentale verso altre forme culturali rappresentavano il solco da seguire e per cui “combattere” di lì in avanti (i cui frutti germogliarono in “Sandinista” e “Combat Rock”). Il tema non era la più la rimozione del passato (che riaffiora spesso in quell’epocale disco sotto forma di Swing, Rockabilly, Country), né la rinuncia alla energia ribelle del Punk di cui la band era l’emblema, ma la scelta di una dimensione contemporanea espansa a 360°, dove quella lezione mai dimenticata e la primordiale attitudine, indossata oggi con maggiore consapevolezza, sposavano ritmi e linguaggi globali: quell’opera segna indelebilmente il suo tempo e quelli che verranno dopo mischiando in un unico magma i Clash fino ad allora rivelatisi con gli umori Caraibici post-coloniali (Reggae e Ska), il sound degli afro-americani (Rhythm ‘n’ Blues, Jazz), le melodie immortali della musica Pop e un pizzico di effetti sonori che anticipano il salto tecnologico dell’imminente esperimento “Radio Clash”. Per questo motivo il disco diventò e rimane ancora oggi un’icona».

Perugia rispose In quegli stessi giorni, mentre Londra… chiamava, a Perugia si agitava un sano e inarrestabile fermento. A raccontare quel fermento è ancora Fofo: «Un paio di mesi prima l’intera redazione di una agguerrita Radio libera con sede operativa sotto il tetto del Teatro Turreno (Perugia Uno) aveva celebrato la nascita di una Fanzine (giornalino semi-amatoriale) di vera, sudata e sfrontata “contro-cultura” chiamato Mazquerade e la città, suo malgrado ed a sua insaputa, era pronta ad ospitare un evento di portata storica perché avrebbe suggellato la nascita di una New-Wave locale (che avrebbe avuto tra i protagonisti molti dei “redattori” di quei due pionieristici Media). Nel secondo weekend di dicembre il CVA di Ponte san Giovanni, catino decisamente anti-estetico ma straordinariamente funzionale, anzi, per dirla con il linguaggio dell’epoca, “polivalente”, avrebbe ospitato una esibizione di Rock’n’Roll acrobatico, disciplina ibrida e incolore che anticipava nei tempi la moda più recente dei “balli di gruppo” unendo genitori, figli e spettatori in un rituale laico di socialità. Sembrava l’occasione giusta per organizzare una “occupazione” in grande stile, una incursione fatta digerire agli organizzatori (circoscrizione e Pro-Loco) con un escamotage di cui un dirigente locale fu ignaro ambasciatore più che ideatore: “prima delle piroette facciamo suonare alcuni gruppi musicali della città, sono giovani e innocui, fanno un po’ di chiasso, ma dobbiamo dare spazio ai nostri giovani, dai!”».

Le prime band Il concerto misterioso fu aperto dai “1 After 909”, nome e repertorio ispirato ai Beatles, antenne non ancora sintonizzate sulla chiamata da Londra, ma quella serata e gli avvenimenti che ne seguirono li segnarono: diventarono gli X-Offender, adoravano i climi introspettivi e autunnali di certa New-wave d’oltremanica ed il loro unico disco del 1987 è oggi ricercatissimo dai collezionisti. Dopo di loro un quartetto frizzante chiamato “Lo Noize”, come il filtro anti-rumore delle musicassette, due grossetani e due napoletani d.o.c., i fratelli Croce, che due mesi prima di ritorno dal mitico concerto di Patti Smith a Firenze a bordo di un fatale torpedone avevano creato una band improbabile e totalmente auto-didatta: un paio di stagioni di rodaggio gli diedero la convinzione di crederci, assunsero un nome d’assalto rubato alle reminiscenze classiche, “Militia”, e da allora, sono passati 40 anni, il gruppo produce su scala internazionale (con collaborazioni di prestigio) suoni originali e progetti di “altra musica” finiti sui palchi e su svariati supporti discografici (con una dozzina di dischi all’attivo). Infine, i più maturi di quel “mucchio selvaggio”, chiamati Fixom V. in onore di un vecchio e dozzinale modello di chitarra elettrica: due bancari, due universitari ed un geometra (padre, guarda il caso, di quell’Aimone che con i FASK è diventato uno degli alfieri della contemporanea scena rock nazionale) che erano stati folgorati sulla via di Dover e ne erano tornati con l’entusiasmo dei pischelli e la sfrontatezza di cui l’aria londinese di quegli anni era in grado di contagiare chiunque. Un tragico incidente che spezzò la vita del chitarrista ed autore Luciano Pannacci chiuse qualche anno dopo quella bella storia.

I primi spazi «La loro esibizione, di fatto – prosegue il suo racconto Fofo – fu la goccia che fece traboccare il vaso e perdere la pazienza agli organizzatori: era quasi un’ora che lo Show semi-improvvisato andava avanti e la platea assordata di genitori, parenti e insegnanti dei ballerini in attesa di esibirsi pareva in preda a sfinimento; un omone salì sul palco strappando di mano il microfono al malcapitato vocalist Pierpaolo Giudici interrompendo quella sorta di rito pagano e situazionista di iniziazione al Rock. La prima battaglia fu persa malamente, ma servì a prendere le misure ed a preparare la “campagna di primavera” ed altre che ne seguirono». A febbraio una vecchia balera di periferia, la Capannina di Santa Sabina, si trasformò in “discoteca Rock” e fu oggetto di un esperimento socio-culturale senza precedenti, in grado di debellare in molte tipologie di persone, perugini, umbri, viaggiatori casuali (tra cui una giovane Serena Dandini) la “febbre del Sabato sera” che nel 1980 aveva ampiamente fatto il suo tempo. A maggio l’Isola Polvese ospitò il Festival “In sintonia per la pace con oltre 10.000 persone presenti. Alla fine di quell’anno, poi, aprì il Suburbia e si aprì una pagina storica per Perugia e per l’Umbria, da sempre considerate all’esterno terre di confine e sotto-cultura. Fu di esempio e una crescita per tutti. Nell’estate 1981 inaugurò al pubblico l’esperienza del Parco Lacugnano, santuario verde di incontro, convivialità e musica in libertà, in perfetto stile Woodstock, da cui nacque il mito di DJ Ralf. Nel 1982 nacque una specie di Agenzia musicale di eventi, chiamata Pinkerton in onore del leggendario investigatore americano, dentro la quale si formò il più grande, amato e compianto Promoter mai nato dalle nostre parti, Sergio Piazzoli. Nel 1984 fu la volta del primo Festival Rock del centro-Italia, Rockin’ Umbria, tra Umbertide e Perugia; Nel 1987 aprì a Boneggio Norman & Il Presidente, locale incubatore e riferimento per ogni genere di cultura alternativa che resse 25 anni e seppe cavalcare ben più di un’onda musicale sempre a testa alta.

Ieri e oggi «Insomma – conclude Fofo – non ci fu una vera e propria guerra, ma una rivoluzione pacifica e contagiosa che agitò una terra tradizionalmente apatica e sonnolenta e, non per scelta, isolata. Forse è eccessivo dire che nacque tutto in quella fredda sera invernale, ma mi piace pensare che quel microfono strappato di mano, anche se non è stato immortalato da uno scatto in bianco e nero, abbia simbolicamente rappresentato una scossa per una intera generazione in cerca di identità e futuro». Quella scossa che si spera anche le nuove generazioni possano trovare presto, in epoca diversa e in periodi difficili. Perché no, anche prendendo in mano un microfono o abbracciando una chitarra. Per trovare una nuova identità e sognare un nuovo futuro.

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