giovedì 28 maggio - Aggiornato alle 17:30

Lezioni di musica per la quarantena da coronavirus: giovani e insegnanti sul web «tra dubbi e sorprese»

Intervista ad Alessandro Deledda, pianista di lungo corso e direttore di una delle scuole di musica più frequentate in Umbria

Piano Solo, le lezioni di musica ora sono online

di Leonardo Malà

La quarantena ha dato la stura a una song-storming, una tempesta di suoni e canzoni, dai balconi, dalle camere da letto, davanti all’unica libreria di casa, tutte scaraventate sul web. Ma che ne è di quei ragazzi che studiano e praticano musica e che non possono avere il consueto rapporto con l’insegnante, nei giorni della didattica a distanza?

Web lezioni «Ti dirò; l’aula a volte rischia di essere più dispersiva. C’è il contatto fisico con la persona e soprattutto con il suono che produce, fattori insostituibili. Però l’attenzione che si crea in un rapporto faccia a faccia on line non è trascurabile. Si accede a dettagli spesso ignorati, ne sono rimasto sorpreso anch’io». Chi parla è Alessandro Deledda, pianista di lungo corso e direttore di “Piano Solo”, tra le scuola di musica più frequentate in Umbria, con oltre 160 allievi. Anche loro, in questi giorni, si cimentano con le web-lezioni.

Esperienza da non buttare «Noi – dice Deledda – continuiamo a lavorare, ciascuno a casa propria. Facendo un conto sommario, da quanto mi dicono i quindici colleghi docenti, credo che avremmo perso un quindici per cento scarso di alunni. Persi momentaneamente, intendo, perché magari hanno il pianoforte nella taverna dove non prende la linea, o perché il segnale è scarso nella zona dove abitano». Cosa neanche sorprendente. Basta assistere ai tanti talk show televisivi, dove giornalisti affermati, a volte opinion leader nel campo delle tecnologie, balbettano dalle loro abitazioni con il conduttore in studio costretto a interrompere il collegamento. Tutta gente che poi dà per scontata la didattica a distanza. «Personalmente – prosegue Deledda – sono riuscito con grande soddisfazione a fare un bel laboratorio con sei ragazzi contemporaneamente, collegati via Skype, e così per le nostre classi di violino. Tra l’altro, questo modo di insegnare permette un’elasticità negli orari che fa comodo a tutti. Insomma è un’esperienza che non intendo buttare via in futuro».

Rapporto con i genitori Deledda è anche orgoglioso del rapporto che la quarantena ha evidenziato coi genitori dei ragazzi. «Sono loro i primi a essere preoccupati che la scuola non chiuda. Noi insegnanti ci siamo decurtati i compensi del 25 per cento, di nostra iniziativa, ma non sono stati pochi i padri e le madri che hanno rinunciato a questa possibilità pur di dare sostegno alla scuola. Sono cose che colpiscono e danno tanta fiducia in momenti come questo».

Futuro Il tasto toccato è dolorosissimo. In questi giorni molti musicisti vivono con terrore la loro realtà, legata essenzialmente al pubblico, dunque alla concentrazione di persone e ai luoghi che le ospitano, oggi tabù inviolabili. Mentre i Conservatori e i Licei musicali pagano comunque i propri insegnanti, le scuole di musica faticano a mantenere queste prestazioni. E non si può andare avanti solo con i tutorial su Facebook. «I tutorial sono unidirezionali, non c’è scambio, non c’è confronto. Noi siamo una scuola che vuole insegnare ai ragazzi la passione e – se vogliono – il mestiere del musicista, che comprende anche il montare gli strumenti sul palco, la loro resa con l’amplificazione, l’accordatura, la scelta dello strumento più adatto. Noi non siamo una factory di talenti come in tivvù, se un ragazzo sa cantare a noi piace che si accompagni con uno strumento, che conosca la musica. Le emozioni ci vogliono, per carità, ma anche un po’ di tecnica. E poi più sorrisi e meno pianti. La musica è un piacere».

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