martedì 28 marzo - Aggiornato alle 08:11

Kandinsky, 25 anni e non sentirli. Simone Boccardini: «Sempre fedeli a se stessi»

Questo luogo di socialità inaugurava a Perugia nel marzo del 1992 e ancora oggi prosegue la sua attività commerciale e culturale. Lunedì 20 marzo la festa

Il popolo dei 'Kandinskiani', opera di Massimo Boccardini

di Danilo Nardoni

C’è una città che cambia, si modifica, si trasforma. La vediamo mutare sotto i nostri occhi anche giornalmente. Subisce l’inesorabile scorrere del tempo. Una “rossa” Perugia che, dopo tanti anni, ha pure cambiato casacca. Locali commerciali e spazi culturali che si rinnovano o cambiano gestioni continuamente. C’è invece un luogo sempre fedele alla sua linea e a se stesso. Questo è il Kandinsky, da 25 anni nelle stesse mani, quelle della famiglia Boccardini: prima il noto pittore Luciano e poi i figli Simone, Massimo e Luca. Il 19 marzo del 1992 inaugurava questo spazio dove socializzare da sempre è stata la parole d’ordine. Ora il 20 marzo 2017 non poteva mancare la grande festa, sempre in pieno stile “kandinskiano” e voluta da Simone, oggi l’unico rimasto al timone dell’attività, perché come afferma «sono una persona che si affeziona e difficilmente mollo e lascio le cose a cui sono legato».

Luogo di socialità Un luogo di libertà, di pensiero e d’espressione, ed anche di «socialità ed emozione altissima» come direbbe il compianto “compagno” Paolo Vinti che qui al Kandinsky era di casa perché lo aveva messo tra i luoghi simbolo della città per la fruizione e produzione culturale dal basso. Dentro queste mura, all’inizio di via Enrico Dal Pozzo a Porta Pesa, ci si poteva imbattere nelle declamazioni di Vinti per la «coniugazione con il cosmo» o incontrare Remo Remotti in una delle sue indimenticabili serate. Si poteva, e si può ancora, assistere a mostre d’arte e rassegne cinematografiche, ascoltare musica di qualità con band locali e di livello nazionale e internazionale.

La storia Tutto ha inizio nel 1992 con il pittore Luciano Boccardini – presidente dell’omonima Fondazione a lui intitolata e che nel 2016 ha realizzato un evento artistico unico nel suo genere come la prima biennale d’arte a Perugia – che apre un circolo culturale all’insegna dell’arte. Ed il nome, Kandinsky, è subito tutto un programma. «Ancora mi ricordo bene quell’anno di duri lavori per mettere a posto lo spazio – racconta Simone Boccardini –, con le mura spoglie e rovinate che rivestimmo di legno, come di legno erano le panche e i tavoli. Protagonista era la sala espositiva dove abbiamo ospitato molti artisti tra pittori, fotografi e scultori». Dal ‘92 al ’96 è stato quindi un circolo culturale con annesso pub a cui si accedeva grazie a delle tessere: «Eravamo Luca, Massimo, io e la compagna di mio padre Rosita in cucina». Tutto questo fino al ‘96, poi il Kandinsky è diventata attività commerciale con Luciano Boccardini che quindi lascia tutto in mano ai tre figli che nel ‘97 si rimboccano le maniche e intervengono strutturalmente rendendo il locale molto più aperto e vivo. È proprio in quel periodo di fine anni ’90 che il locale ha un’ascesa importante. La musica è protagonista, sempre in sottofondo: dai Cccp ai Pavement, dai Jefferson Airplain ai Pixes fino ai Sonic Youth. Anche perché, come ricorda Simone, «la musica dal vivo era poco usuale allora anche se ogni tanto ospitavamo cose di nicchia come Billy Shaker, Roberto Mezzasoma, Mirco Bonucci, Antonio Ballarano ma anche serate di cabaret con ad esempio Francesco Bolo Rossini». Dal ’99 al comando rimane solo Simone a cui si affianca come socio il napoletano Luigi Schifani ma che dopo otto anni abbandona la nave.

Gli ultimi anni Dal 2007 è il solo Simone Boccardini che porta avanti la baracca: «Comunque di positivo c’è che da allora ho avuto più libertà di fare a modo mio e fare anche altre cose, come ampliare il filone culturale e alzare il livello della programmazione musicale dal vivo». Da queste parti sono infatti passati artisti come Mannarino, Nobraino, Peppe Voltarelli, Sam Paglia, Montefiori Cocktail, Bologna Violenta e tantissimi altri. A livello cinematografico invece l’appuntamento fisso è stato quello del lunedì quando grazie al cineforum dei Vitelloni sono state realizzate rassegne di film italiani anni ‘70 e ‘80 e su registi come Fellini e Visconti. «Siamo sempre stati aperti al discorso culturale ed ancora oggi teniamo botta anche grazie al fatto che io sono uno che mette tanta passione in quello in cui crede». Tra alti e bassi, come l’aggressione subita una sera mentre usciva dal locale a notte inoltrata, Boccardini tiene duro perché «innamorato di questo luogo».

La festa Per celebrare l’importante anniversario dei 25 anni al Kandinsky lunedì 20 marzo è prevista una festa. Sarà una serata aperta come lo spirito del Kandinsky sempre richiede: ‘Open mic’ con microfono e strumenti sul palco e tutto il resto lasciato al caso e all’improvvisazione tra musica e non solo. La serata, insomma, promette molto bene.