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sabato 26 novembre - Aggiornato alle 10:08

Festival Orizzonti, sintesi sonora del virtuosismo contemporaneo: i concerti

All’Auditorium Santa Cecilia di Perugia la versione autunnale della quarta edizione del Festival promosso dalla Fondazione Perugia Musica Classica onlus

Opificio Sonoro @ Giacomo D’Angelo

Torna ad aprire le porte ai linguaggi della contemporaneità la stagione concertistica degli Amici della Musica di Perugia, che questa settimana – giovedì 24 e venerdì 25 novembre, alle 20.30 all’Auditorium Santa Cecilia – proporrà la quarta edizione del Festival Orizzonti, nella sua versione Autumn, curato come sempre da Marco Momi, compositore, e promosso dalla Fondazione Perugia Musica Classica onlus in collaborazione con il collettivo di musicisti di Opificio Sonoro (info e biglietti: perugiamusicaclassica.com – 0755722271). Il Festival Orizzonti tornerà poi in primavera – giovedì 11 maggio e venerdì 12 maggio – sempre all’Auditorium Santa Cecilia di Perugia, per l’edizione Spring.

Goldberg Si parte con Signale Im Goldberg, giovedì 24 novembre, con Samuele Telari, fisarmonica, Andrea Agostini e Nicola Cappelletti, regia del suono. “Inizieremo – spiega Momi – con uno dei più importanti capolavori di Johann Sebastian Bach: le Variazioni Goldberg, per l’occasione vestite del suono della fisarmonica. Meraviglioso gioco di proporzioni e architetture armoniche, svelano il rapporto poetico tra musica e matematica”. Un tema “fecondo e trasversale ad ogni epoca – prosegue il direttore artistico della rassegna – che oggi rivive nel compositore Andrea Agostini la cui ricerca sul segnale digitale puro, gestito da complessi algoritmi, esprime una cifra stilistica netta e riconoscibile nel panorama contemporaneo internazionale”.

Latente fibrilla Da sempre guidato da curiosità culturali e dalla passione per la sperimentazione di programmi innovativi, Opificio Sonoro sarà protagonista del concerto di venerdì 25 novembre, sempre alle 20.30 e sempre al Santa Cecilia. Il secondo concerto (intitolato Latente fibrilla) “è dedicato alla scrittura per ensemble contrapposta a brani per strumento solo. L’energia che attraversa i brani – prosegue Momi – esprime uno stato liminale di presenza che ha la consistenza della fibrillazione, sia ritmica che di trasformazione timbrica. Potremmo presentare i brani scelti come le fotografie del momento nel quale le cose cambiano stato, attratte da riferimenti estetici del passato o dai campi magnetici che ridanno nuovo ordine. I due grandi lavori per ensemble di Ivan Fedele e Yan Maresz saranno le tappe principali di questa passeggiata nel giardino dove le cose cambiano e dove sarà possibile ascoltare Bach da un pianoforte che non suona”.

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