sabato 19 gennaio - Aggiornato alle 03:09

Dancity, i due giovani artisti vincitori dell’open call in mostra a Roma

Conclusa con successo la doppia personale di Dario Agati e Fabio Giorgio Alberti. Ex aequo per il bando ‘Control reversal’ della sezione d’arte del festival

In mostra a Roma i vincitori del contest Dancity
La mostra Quite solo

di A.G.

Successo di pubblico e critica per la doppia personale ‘Quite solo’, mostra di Dario Agati e Fabio Giorgio Alberti, i due vincitori del premio Dancity open call Control reversal nell’ambito di Dancity art session 2017. Allestita a Roma presso lo spazio AlbumArte e visitabile dal 15 febbraio al 1 marzo, la mostra giunge a coronamento del bando per giovani artisti della sezione d’arte curata da Carla Capodimonti e Marta Silvi all’interno dell’undicesima edizione del Dancity festival, svoltasi a Foligno dal 30 giugno al 2 luglio 2017.

Il concorso e la mostra Una serie di lavori inediti pittorici e installativi, che introducono il pubblico alla ricerca personale dei due artisti vincitori. In questa esposizione lo spazio AlbumArte è diventato luogo d’incontro, gioco di rimandi tra pieni e vuoti, sparizioni e svelamenti. I lavori di Dario Agati e Fabio Giorgio Alberti sono stati scelti al Dancity festival 2017 da una giuria composta da Paola Capata (Galleria Monitor), Carla Capodimonti (curatrice), Simone Ciglia (curatore), Teresa Macrì (critica d’arte), Pier Luigi Metelli (collezionista), Santa Nastro (Artribune), Marta Silvi (curatrice), con la supervisione di Cristina Dinello Cobianchi (presidente di AlbumArte). All’interno di AlbumArte si tiene Flash!, un ciclo di mostre brevi che vengono ospitate per un periodo di massimo 15 giorni. Il ciclo comprende mostre itineranti, mostre che vogliono concentrare lo sguardo su un preciso particolare artistico, mostre per eventi speciali o mostre prodotte da altre fondazioni e musei, in Italia o all’estero e che sono presentate per la prima volta al pubblico romano.

Dario Agati Nel lavoro di Dario Agati si snoda l’imprevedibilità delle scelte: legate al tempo, spesso lungo, che l’autore impiega nella realizzazione, le opere tendono a essere modificate e riplasmate in base alle esigenze contingenti, stratificate nelle specifiche evoluzioni temporali. Con l’ironia che contraddistingue i suoi lavori, Agati penetra il concetto di limite trasformando la pittura in un mezzo che si sposa con il desiderio. I lavori proposti, realizzati per l’occasione, s’intitolano tutti enfaticamente ‘Senza titolo (non capiresti)’. «Come un fuoco d’artificio, stupisce, ma dura un attimo e il cielo torna come prima. Ciò che arriva allo spettatore è soltanto una scintilla, lo strato superficiale delle cose. Penso tutto il giorno a cercare qualcosa di indefinito, nel tentativo di cambiare il modo di vedere il mondo». Una constatazione amara e disillusa che sembra dare voce a una generazione in cui le aspettative si sfaldano e i sogni si smaterializzano.

Fabio Giorgio Alberti lavora sul concetto allargato di tempo inteso come esperienza empatica tra l’io autoriale e il noi spettatoriale. L’incontro di differenti spazi visivi, all’interno di determinate coordinate temporali, costituisce la base della ricerca partecipativa a cui l’artista sottomette i suoi lavori. Egli impiega la contaminazione tra scultura, video, pittura, poesia, per indagare il linguaggio e il rapporto dell’individuo con la realtà che lo circonda. L’elemento vagamente spiazzante funziona da indice per ricalibrare la nuova posizione dell’osservatore in un mondo ripensato. I suoi lavori hanno a che fare con l’idea di circolarità e di frammentazione: la realtà è un fluire di eventi isolati che è l’individuo stesso a collegare secondo la propria esperienza, creando un’unica (e forse inedita) narrazione valida. L’opera d’arte diventa quindi un ponte tra due soggettività, quella dell’artista e quella dello spettatore.

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