giovedì 5 dicembre - Aggiornato alle 19:27

Dancity festival: svelato il programma dell’edizione invernale, tra artisti internazionali e progetti italiani

All’auditorium San Domenico di Foligno la nuova versione ‘Winter’ dal 26 al 28 dicembre. Tanti eventi collaterali, dalle performance audiovisive ai talk

Dancity Festival - foto di Luigi Pica

di A.G.

Un «ritorno alle origini»: così si presenta Dancity festival nell’inedita versione ‘Winter’, in programma il 26, 27 e 28 dicembre all’Auditorium San Domenico di Foligno, annunciando il programma completo della tre giorni. Dopo aver presentato il primo headliner Michael Rother, fondatore di Neu! e Harmonia, la manifestazione internazionale di cultura e musica elettronica svela tutti gli artisti coinvolti nell’edizione invernale: esibizioni uniche, concerti, dj set, performance audio-visive, talk, artisti internazionali che hanno lasciato negli anni un segno indelebile nella storia della musica e nuovi volti e nuovi suoni proiettati nel futuro. Durante i tre giorni, il sound di Dancity sarà inoltre scandito dai set di G-Amp, Eloche e Sauro Martinelli, mentre il programma sarà arricchito da eventi collaterali quali dibattiti e proiezioni audio-video, in un caleidoscopio di suoni e immagini, in cui l’utente sarà al centro della musica e la musica sarà al centro del festival.

Giovedì 26 dicembre L’orientamento musicale di giovedì 26 dicembre sarà dettato da uno sguardo alle fondamenta della musica elettronica. Headliner Michael Rother, che terrà il concerto inaugurale del festival. Ex membro dei Kraftwerk e fondatore delle storiche band Neu! e Harmonia, porterà sul palco dell’Auditorium S. Domenico il suo live insieme a Hans Lampe alla batteria e Franz Bargmann alla chitarra, attraverso un viaggio che ripercorrerà le sonorità dei gruppi da lui fondati, accanto a quelle delle sue produzioni soliste. In apertura al suo concerto il live di Alfredo Trastulli aka F.T.G. (batterie elettroniche, effetti, sintetizzatori), insieme a Marco Baroni (tastiere, sintetizzatori): dub techno, minimal e ambient disegnano paesaggi sonori che dai sobborghi di Londra arrivano ai boschi dell’Umbria, passando per gli scantinati di Berlino e gli attici di Detroit. Sul palco il 26 dicembre anche l’artista cilena Paula Tape, tra i nomi più freschi dell’attuale scena elettronica italiana. Cresciuta a Santiago del Cile come batterista in band metal e indie-electro, si avvicina poi al mondo del djing affascinata dall’Italo Disco e dalle sonorità percussive. Attualmente si divide tra Barcellona e Milano coltivando la sua grande passione per la musica: il suo eclettico stile riserva sempre perle nascoste, come dimostra il suo programma ‘Music for Plants’ sull’emittente milanese Radio Raheem. A concludere il primo giorno del Festival un trio storico, attivo dalla metà degli anni ‘80, che ha lasciato e continua a lasciare un’impronta indelebile nel mondo del clubbing: i Pastaboys. Dancity ha commissionato al trio composto da Uovo, Dino Angioletti e Rame una speciale performance di quattro ore dal titolo ‘Expand the foundations special dj set’. Con la loro maestria e la loro esperienza, sia in consolle che come collezionisti, reinterpreteranno 40 anni di musica mediante una retrospettiva che racconterà l’evoluzione della musica elettronica e del mondo del djing attraverso connessioni e salti temporali, che condurranno l’ascoltatore in un viaggio sonoro senza confini.

Venerdì 27 dicembre Al centro della seconda serata sarà uno spaccato sul panorama più innovativo della scena elettronica, sia sul versante live che per i dj set. Kelman Duran è un artista che nasce nella Repubblica Dominicana e a cinque anni si trasferisce a New York, prima a Manhattan poi nel quartiere Washington Heights, dove si ascolta prevalentemente reggaeton. Il suo approccio alla musica viene così scandito da una miscela di hip-hop, dancehall, dembow infranti da trame evocative e ambient, come nel suo secondo album ‘13th Month’, il cui nome rimanda al tredicesimo mese del calendario dei nativi americani Lakota, uscito per Apocalipsis Records, l’etichetta di DJ Riobamba. Il suo sound è stato definito un reggaeton “ambient” o “spirituale”: la sua musica, così come i suoi film – la video-art è un’altra delle sue passioni – è caratterizzata sicuramente dallo slow-moving e dalla sommessa intensità dei suoi contenuti. Tra i più interessanti talenti inglesi del momento, anche Mina sarà protagonista della serata di venerdì 27 dicembre: l’artista ha raggiunto successo di critica e pubblico con i suoi Ep per Enchufada e i suoi remix per Mixpak, NLV Records e Man Recordings ed è stata riconosciuta da FACT Mag come «producer to watch for 2016». Suoni vibranti e melodici, ispirati ad afrobeat, dancehall e funky stile UK, fondono insieme i ritmi della terra provenienti da diverse parti del mondo. Mina ha collaborato con vocalist e produttori provenienti da Perù, Sierra Nevada e Ghana, dove ha istituito anche un workshop di produzione musicale dedicato alle donne. Il viaggio di Dancity Winter arriva poi in Italia con Napoli Segreta. Prima di tutto un movimento culturale, in bilico tra avanguardia e retroguardia, che racconta vicende, aneddoti e spaccati di un ambiente lontano eppure assolutamente attuale, per poi diventare un dj set e una compilation – pubblicata da Early Sounds e NG Records – che raccoglie incredibili gemme della discografia napoletana funk & disco, dagli anni ‘70 a oggi, sconosciute ai più. Da Bristol arriva poi l’artista e produttrice L U C Y, fondatrice della label SZNS7N, su cui è uscito a luglio di quest’anno il suo Ep ‘S1N’, album del mese per Mixmag. Un suono definito «post-apocalittico», che spazia tra i generi e rappresenta una delle forme più avanguardistiche del mood dark oriented nella musica elettronica. Nato in Portogallo ma originario dell’Angola, DJ Firmeza porterà al festival tutto il suo possente groove tra percussioni, ritmi kuduro, incursioni gqom e footwork: un’esplosione di energia come il suo ultimo Ep ‘Ardeu’, uscito a settembre per l’etichetta di Lisbona Príncipe. Occhi puntati su questo giovane talento, che nelle sue performance riesce a unire elementi afro e batida a techno e house. Nel programma di venerdì figura anche un altro progetto italiano, quello di 72-Hour Post Fight, nato dalla mente di Carlo Luciano Porrini (Fight Pausa) e Luca Bolognesi (Palazzi D’Oriente) a cui successivamente si aggiungono i musicisti Andrea Dissimile (sassofonista) e Adalberto Valsecchi (batterista, già membro di LEUTE e turnista per Generic Animal e Nadàr Solo). A marzo 2019 è uscito il loro primo e omonimo album per La Tempesta International: atmosfere fluide in cui elettronica sperimentale, interventi jazz, improvvisazione, chitarre affilate e break di batteria di taglio hip-hop convivono in un’armonia inaspettata. È di ottobre 2019, invece, la release contenente i remix del primo album a cura di Cooly G, Lamusa II, Riva, Ben Vince, Weightausend, Wuf, Yakamoto Kotzuga, Ayce Bio & Prev.

Sabato 28 dicembre L’ultimo giorno di Dancity Winter è incentrato su musica di classe e impatto, nell’ambito sia della sperimentazione che del dancefloor. Andy Stott è uno degli artisti più rappresentativi di un certo approccio intenso, complesso e affascinante al sound elettronico. Il suo segno distintivo è dettato dalle produzioni, che lo hanno reso noto a livello mondiale, come il suo ultimo album ‘It Should Be Us’, uscito recentemente per la Modern Love. A tre anni dall’ultimo lavoro ‘Too Many Voices’, che chiude il trittico iniziato con ‘Luxury Problems’ e proseguito con ‘Faith In Strangers’, Stott continua a esplorare le sonorità della techno unite alla ritmica spezzata del garage, tra house rallentata e iperattivo footwork. Un incontro tra ambient, grime e venature gotiche, proiettato in una oscura e utopica techno-futurista. Su questo solco si inserisce l’italiano Alessandro Cortini, un’altra presenza di spicco dell’attuale scena elettronica. Collaboratore, tra gli altri, della band industrial Nine Inch Nails, alla cui musica ha contribuito negli anni con sintetizzatori, basso, voce e testi, prosegue la sua carriera solista costellata da una prolifica discografia, che dalle release con il moniker Sonoio arriva al suo ultimo album ‘Volume Massimo’, pubblicato a settembre 2019 dalla Mute Records. Una stratificazione di suoni e texture in cui ritorna il suo primo amore, la chitarra, che al contempo rappresenta un nuovo tassello nella sua poliedrica produzione e intensifica i contrasti tra luci e ombre dei suoi precedenti lavori. In questo panorama sonoro si inserisce il mood eclettico del collettivo Alma Negra, formato da quattro amici svizzeri, uniti da uno spirito affine e dalle influenze dei loro paesi d’origine – da Capo Verde al Portogallo, dall’Italia alla Spagna. Set energetici in cui ritmi tribali e afro si fondono alla house in un mix accattivante che cattura il dancefloor. Dalla Scozia arriva invece Cain: un background intriso di musica celtica che lo porta a rimanere ammaliato da tutto ciò che è atavico e tradizionale, dai ritmi darbuka alle acide melodie arabe fino ai beat della samba. Tutto questo viene trasposto con una tecnica sopraffina in paesaggi sonori in cui si uniscono elementi hip hop e grime: un groove unico supportato da artisti come Ben UFO, Peggy Gou, Hunee, Haai, Erol Alkan, solo per citarne alcuni. È invece un’estetica che racchiude techno, ambient, jazz, electro e classica moderna quella dell’inglese Felix Manuel aka Djrum, artista underground che attraverso l’improvvisazione al piano fonde la dance music contemporanea all’hip hop e al dubstep. La sua ispirazione proviene da artisti come Keith Jarrett, Alice Coltrane, John Cage, ma non solo: ha avuto un ruolo importante nella stesura del suo album ‘Portrait With Firewood’ (R&S Records) anche il lavoro di Marina Abramovic. Un approccio personale e sperimentale in cui le parole vengono trasposte in musica, disegnando sonorità emozionanti e malinconiche. A chiudere l’ultimo giorno di Dancity Winter, Lucy aka Luca Mortellaro: musicista, dj e produttore, ha creato nel tempo uno stile unico conciliando techno sperimentale, atmosfere ambient, incursioni industrial e dub. Fondatore dell’importante label Stroboscopic Artefacts (che ha prodotto release di artisti come Luke Slater, James Ruskin, Donato Dozzy, Perc, Kangding Ray, Rrose) ha collaborato nel tempo con performer del calibro di Ben Klock, Silent Servant, Speedy J (con il duo Zeitgeber), oltre ad aver suonato in club prestigiosi come Berghain, Fabric, Corsica Studios, Warehouse Project, Tokyo’s Unit, Vent, DC-10, Goa ed essersi esibito in festival quali Sonar, Mutek, Dekmantel, Movement Detroit, Awakenings, Tauron. Ma non solo: Lucy ha portato il suo tocco elegante anche in progetti come il Sound Bath Meditation Sessions a Berlino, un appuntamento mensile incentrato sull’uso di strumenti tradizionali come i gong e le campane.

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