martedì 19 novembre - Aggiornato alle 21:06

Dal cortometraggio Mind alla parte in Don Matteo: il giovane talento umbro Nicholas Brenci si racconta

Intervista al ventiquattrenne perugino regista, attore e autore: «Il sogno più grande è lavorare con la mia creatività e cerco sempre di migliorare»

Il giovane attore umbro Nicholas Brenci

di Alessandro Cascianelli

In un mondo sempre più liquido e digitale, trovare giovani amanti delle discipline artistiche è sempre più raro. Nicholas Brenci è un’incredibile eccezione, il ventiquattrenne umbro è infatti da tempo tenuto sotto osservazione da molti addetti ai lavori per la sua operosità e per le sue intuizioni. Regista, attore e autore di numerosi cortometraggi indipendenti con cui ha partecipato ai concorsi nazionali più rilevanti, il talento umbro si sta ritagliando il suo spazio nel mondo del cinema, alzando l’asticella lavoro dopo lavoro e dimostrando che, per costruirsi un percorso credibile, si parte da due ingredienti fondamentali: la passione e la perseveranza.

GUARDA IL CORTOMETRAGGIO MIND

Come è nata la tua passione per il mondo del cinema? «È nata da piccolo, trascorrevo spesso i miei pomeriggi a guardare i film di azione, in particolare ero innamorato delle storie con i supereroi: mi colpivano moltissimo le trame, ma soprattutto ero attratto dagli effetti speciali. Intorno ai 13 anni ho iniziato a fare dei piccoli video amatoriali: volevo vivere delle esperienze nel mondo che c’era dietro alla macchinetta e, ancora una volta, il collante erano proprio gli effetti speciali, che amavo provare nella post-produzione. Un giorno, spontaneamente, ho deciso di mettermi alla prova, realizzando il mio primo cortometraggio, coinvolgendo degli amici e ambientandolo a casa mia: è stata la prima vera occasione in cui mi sono trovato a gestire il processo creativo che c’è dietro ad una storia».

Negli anni ti sei dedicato molto ai cortometraggi, perché credi che siano importanti?
«Li trovo molto utili sia per acquisire un po’ di visibilità, che per migliorare la propria tecnica. Avendo una durata breve si riesce abbastanza facilmente a farli vedere a chi non ti conosce, in più ci sono diversi festival specializzati solo sulle produzioni corte con cui uno può misurarsi con dei professionisti. Ovviamente, da appassionato di cinema, amo di più i lungometraggi, perché ti danno la possibilità di andare maggiormente in profondità a livello narrativo, ma i corti per chi è agli inizi restano la migliore palestra possibile».

Tra i tuoi ultimi progetti spicca Mind, di che cosa si tratta?
«Ci sono molto affezionato, è un cortometraggio thriller drammatico, in cui ho provato la tecnica narrativa di Cristopher Nolan, che è il mio regista preferito. Ama giocare con il tempo, adottando una narrazione apparentemente lineare, in cui si mescolano continuamente le carte in tavola. Nel mio piccolo ho preso una storia semplice e l’ho scomposta come se fosse un puzzle, cercando di incuriosire lo spettatore. Sono molto legato a Mind, perché c’è stata un’evoluzione rispetto a ciò che avevo fatto in precedenza: ho cercato di curare minuziosamente i dettagli e di fare un salto di qualità».

Quest’estate hai anche lanciato una web-serie ambientata alla Città della Domenica sul mondo dei cowboy, che cosa ti ha spinto a produrla?
«Sono un appassionato di western, amo di tutto: dai grandi classici alle parodie più scherzose, di cui apprezzo particolarmente la comicità pulita e poco volgare. Per quanto riguarda “The quick and the taco”, la mia web serie, è stato un esperimento, ma mi sono divertito molto a lavorarci. Sono cresciuto dentro la Città della Domenica ed ho sempre desiderato girarci qualcosa. Questo piccolo western comico, pensato per il web, è stata l’occasione giusta, non ringrazierò mai abbastanza il direttore della Città della Domenica per avermi dato la possibilità di farlo».

Oltre all’attività di regista e produttore, ti piace metterti in gioco in prima persona recitando, se dovessi scegliere tra la regia e la recitazione, su cosa punteresti?
«Entrambe, al momento non riuscirei proprio a scegliere. Ho sperimentato tutte e due le cose a livello indipendente e ho frequentato dei corsi con persone di livello da cui ho cercato di apprendere il più possibile: mi piace la regia, ma amo anche entrare nelle storie che scrivo, non necessariamente da protagonista, spesso mi accontento di un cameo».

Di recente hai fatto la comparsa in Don Matteo, che esperienza è stata?
«È stato incredibile, ho visto un annuncio per un piccolo ruolo e ho colto l’occasione al volo, facendo un provino. Durante le riprese ho fatto solo una battuta, ma è stato molto bello recitare al fianco di grandissimi attori e avere l’opportunità di conoscerli. Negli anni, comunque, sono stato in diversi set: ho fatto la comparsa su “Il nome della Rosa” e in altri film, sono sempre dei momenti molto suggestivi».

Qual è il tuo sogno nel cassetto? «Lavorare nel mondo del cinema: se dovessi scegliere, mi piacerebbe la parte artistica che preferisco rispetto a quella tecnica, ma il massimo per me sarebbe riuscire a produrre e a distribuire le mie idee, trasformando la mia passione in un lavoro e realizzando il sogno di una vita».

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