martedì 24 ottobre - Aggiornato alle 11:45

Confronto, partecipazione, trasparenza e qualità urbana: le ricette per Perugia uscite dal dibattito ‘Arconi e non solo’

L’incontro pubblico sui quattro progetti strategici per la città ha evidenziato la voglia di una comunità che «vuole tornare a discutere del suo futuro»

Un momento del dibattito pubblico

di D.N.

Una città che si deve riappropriare della sua capacità, anche culturalmente parlando, di discutere del suo futuro e della sua qualità urbana. Come? Ridando la parola ai cittadini «che vanno ascoltati e non tenuti allo scuro dalle modifiche epocali che sta subendo». Questa la voce che si è alzata durante il dibattito pubblico organizzato dall’associazione StArt, mercoledì 11 ottobre a Perugia nei locali di Umbrò, a seguito del clamore suscitato dalla vicenda del nuovo progetto per gli Arconi. Il tema scelto per l’incontro ‘Arconi e non solo’ faceva presagire che non si sarebbe parlato solo di questo scottante argomento. Così è stato. I relatori Claudia Minciotti Tzoukas (storico, autrice di numerosi saggi sulla storia dell’evoluzione urbanistica di Perugia) e Giovanni Tarpani, introdotti da Angela Giorgi presidente dell’Associazione StArt, ed insieme ai vari interventi che poi sono seguiti, hanno trattato infatti lo stato dei progetti relativi a quelli che vengono considerati i quattro poli strategici per Perugia: Teatro Turreno, Mercato Coperto, Fontivegge e appunto gli “Arconi”. Quattro grandi progetti, comunque destinati a cambiare l’anima stessa della città.

Dialettica delle idee «La parola risparmio di fronte ai cambiamenti storici, epocali che la città di Perugia si trova ad affrontare suona davvero male» ha subito messo in evidenza Tarpani sottolineando poi che serve una «una dialettica delle idee» che manca da troppo tempo. «C’è una città con difficoltà oggettive e per questo occorre avere chiara una visione del futuro» ha affermato e poi aggiunto: «Perugia è la capitale dell’Umbria e città europea che guarda al mondo, per questo ha il dovere di combattere il suo stato di declino. Per far questo serve uno spazio per far maturare una cultura della città e per la città». Tarpani ha poi rimarcato il passaggio storico in atto, con milioni di euro per Turreno, Mercato coperto, area di Fontivegge ed Arconi. «In questo ultimo caso – ha ricordato – la precedente Amministrazione aveva posto in essere un progetto di qualità, con l’utilizzo di materiali come legno, acciaio e vetro, che è stato poi cambiato in base ad una scelta di risparmio». Un Tarpani che quindi si è detto «preoccupato» anche per gli altri progetti «se questa è la linea che sarà seguita per tutto il resto». «Siamo terrorizzati – ha detto – se anche il mercato coperto, il turreno, fontivegge saranno fuori da una progettazione di qualità». «Ma la progettazione di questa roba chi la sta facendo?» si è domandato Tarpani rivolgendosi all’Amministrazione comunale: «Se la politica non si pone domande su quale città vuole per il suo futuro allora dovranno iniziare a farsele i cittadini stessi».

Chiarezza e trasparenza Per la professoressa Minciotti Tzoukas «ci vuole il coraggio di innovare». «Le trasformazioni di Perugia – ha detto – sono state sempre lente ma una volta la città aveva una forte volontà di crescita, come accadde per le scale mobili alla Rocca Paolina, che oggi è svanita». Le cause per Tzoukas «sono tante ma ora ci vorrebbe un rinnovamento, una rivoluzione morale e culturale che dovrebbe passare per le coscienze dei cittadini». Così Perugia «potrebbe uscire dal Purgatorio a cui sembra essere stata condannata». Come? Secondo la professoressa «serve una grande elasticità e non aver paura di confrontarsi visto che ancora oggi, ad esempio, lo storico non interagisce con l’amministrazione e questo non è un bene». «Non c’è trasparenza e serve quindi chiarezza – ha aggiunto – perché il progetto degli Arconi non può cambiare da un giorno all’altro senza sapere come e perché». «Che città vogliamo? – ha proseguito – Vogliamo un centro storico dove a comandare è l’ottica del terziario o una città in cui mettere in evidenza le qualità e le eccellenze perugine e regionali?».

Opera di rammendo Numerosi sono stati poi i vari interventi che sono seguiti. Vanni Capoccia ha tirato in ballo la Soprintendenza che a suo dire «dovrebbe dare delle coordinate e intervenire prima sulle questioni importanti». Cosa che per Capoccia «non ha fatto sullo steccone di San Bevignate, sulle logge di Braccio, sul Turreno e sugli Arconi». Su questi ultimi ha aggiunto: «Qui bisognava intervenire con delicatezza e non violentemente con un vero e proprio stupro che è stato fatto con tutto quel cemento». «Buttare giù tutto sarebbe la soluzione migliore» ha affermato Primo Tenca della Società del mutuo soccorso, il quale ha poi aggiunto: «Fino alla costruzione delle scale mobili e dei parcheggi Perugia è andata bene, poi si è persa, ci sono stati una serie di errori, uno dietro l’altro, un’assenza di idee e di programmazione, scommettendo sui centri commerciali e non sui nostri borghi». Tutto questo per Tenca va recuperato per immaginare la città del futuro: «Va fatta un’opera di rammendo, sentendo però cosa pensano i cittadini e per guardare al futuro senza polemica politica ma anche senza arroganza». Ha preso poi la parola Renzo Patumi sottolineando che per Perugia «serve un progetto che coniughi cultura e sviluppo economico, con una città che possa guardare fuori dalle sue mura e che torni ad essere il capoluogo non solo di una regione ma anche in ottica macroregionale». «Un progetto unitario e valido – ha detto – per far vivere il centro di funzioni e non solo di negozi». A seguire ci sono stati anche interventi di Nicola Mariuccini («la sensazione è che dietro una coda che è comparsa dagli Arconi, che ha messo in luce una serie di mancanze, ci sia veramente un mostro») e di Tommaso Bori che ha messo l’accento sui 40 milioni di euro di investimenti che sono previsti per progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana, i quali ha detto «non devono essere fondi da spendere in qualche modo ma solo se si hanno idee e progetti trasparenti, non quindi sconosciuti alla cittadinanza o cambiati in corso». Per Bori «è necessario evitare altre situazioni come quelle degli Arconi e su questo tema – ha ricordato – si è chiesto un consiglio comunale aperto per il 23 ottobre», con una Soprintendenza che «messa alle strette, dopo avere sottolineato di aver dato in precedenza indicazioni orali, ha confermato di aver dato l’ok a questo progetto». Un progetto che, ha aggiunto Bori, «si basa su una variante urbanistica paradossale, nascosta dentro una delibera per il recupero del mercato coperto a 24 ore dal Capodanno, senza un qualche minimo riferimento ad una biblioteca».

Altro incontro Un altro appuntamento in cui dibattere pubblicamente con la città sul nuovo progetto della biblioteca degli Arconi è in programma il 20 ottobre nella sala Sant’Anna di viale Roma alla presenza dell’assessore ai lavori pubblici Francesco Calabrese che nell’annunciarlo ha detto: «Terremo un incontro aperto alla cittadinanza per parlare di questo progetto. Non abbiamo mai voluto nascondere alcunché e non lo facciamo certo in questa occasione».

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