mercoledì 16 ottobre - Aggiornato alle 17:42

Con ‘Genova senza risposte’ si torna a parlare del G8 e dei fatti del 2001: proiezione e regista a Perugia

‘Un altro mondo era possibile’: Teresa Paoli ospite del PostModernissimo per una serata-evento con dibattito dall’alto contenuto sociale

Teresa Paoli

di D.N.

C’è il cuore di chi era lì per manifestare e si è ritrovato a vivere qualcosa di diverso. Ma c’è anche l’onestà intellettuale di chi vuole dare una lettura più fedele possibile a quanto è accaduto a Genova nel 2001. Al cinema PostModernissimo si torna a parlare delle giornate del G8, con un evento organizzato in collaborazione con Associazione Itinerari e PerSo – Perugia Social Film Festival. Al centro della serata (martedì 1 ottobre, inizio alle 21), la proiezione di “Genova senza risposte”, film del 2002 che ricostruisce quel momento storico, con la preziosa presenza in sala di Teresa Paoli, una dei registi che l’hanno realizzato (insieme a Federico Micali e Stefano Lorenzi). Introdurranno la proiezione i docenti universitari Salvatore Cingari (Storia delle Dottrine Politiche), Alessandro Simoncini (Filosofia Politica) e Marco Bistacchia (Lingua italiana). Il sottotitolo della serata inquadra perfettamente il fil-rouge che guiderà l’appuntamento: ‘Un altro mondo era possibile: visioni, vissuti e riflessioni intorno a un’utopia politica che si proponeva di cambiare il mondo’.

Documentario «La paura che la gente non ti creda, creda che esageri, che non è possibile che quello che dici di aver visto è vero». Queste frase apre il film e ne racchiude tutto il significato, ammettono gli autori, che non erano andati a Genova per fare un documentario ma prima di tutto per manifestare. Federico Micali era lì anche come avvocato del Genova Social Forum (adesso Legal Forum), a sostegno dei manifestanti come contrasto alle eventuali violazioni di legge da parte delle forze dell’ordine, mentre Teresa Paoli partecipava anche come mediattivista e Stefano Micali era sceso con la telecamera da Torino dove aveva partecipato alle riprese di un film. «L’assurdità e la rabbia di ciò che è successo e la difficoltà di raccontare gli eventi cui avevamo assistito a chi non c’era e aveva seguito tutto attraverso la cronaca deviata di quei giorni, ci ha spinto a mettere insieme tutte le immagini che avevamo girato per farne un documentario. La scelta di seguire il flusso degli avvenimenti in senso cronologico segue appunto l’intento di arrivare a chi a Genova non c’era, ed è lo stesso avvicendarsi dei fatti, del contrasto tra colori e violenze, che riesce a definire interamente il paradosso di quanto accaduto. Ed è la stessa rabbia e la stessa mancanza di risposte che ci ha portato a voler seguire anche il dopo Genova, quello della nebbia dei gas CS, delle perizie e dei processi in corso contenuto nell’aggiornamento di 18 minuti, naturale corollario del film ad un anno dal G8». Tra il 1999 e il 2001 nasce e si sviluppa un movimento che, a livello mondiale, contrappone ai modelli della globalizzazione liberista l’idea di un altro mondo possibile. A Genova, nel 2001, quel movimento organizza un vertice alternativo al G8 ma viene attaccato con violenza e criminalizzato, anche con la complicità di molti media. La tragicità dell’evento segna il declino del movimento, troppo avvitato intorno alla deriva repressiva e incapace di dare al percorso di elaborazione collettiva un nuovo impulso e una base politica condivisa e duratura. A tutto questo i tre film maker toscani propongono una riflessione che non trascura, per quanto possibile, nulla seguendo la cronologia dei fatti.

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