lunedì 22 aprile - Aggiornato alle 04:12

‘Canzoni per metà’ in arrivo al Supersonic di Foligno. Dente: «Ritornelli e strofe? Questa volta me ne sono un po’ fregato»

Intervista al cantautore che giovedì 17 novembre, in esclusiva per l’Umbria, sarà ospite della stagione ‘Umbria Eventi d’Autore’

Dente

 

di Danilo Nardoni

Come avere davanti un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Fa pensare a questo il nuovo lavoro di Dente. “Colpa” certamente del titolo scelto, ‘Canzoni per metà’. Come a dire che qui dentro si possono trovare sia canzoni a metà, dalla struttura spiazzante tanto da poter sembrare quasi incompiute ma che incompiute non sono, sia brani dedicati alle “dolci metà” passate, presenti e future di Dente.

‘Canzoni per metà’ è il nuovo album del musicista di Fidenza. Il 7 ottobre quando è uscito ha esordito subito al 12° posto della classifica Fimi dei dischi più venduti in Italia. E già dal titolo, infatti, l’album è una chiara dichiarazione d’intenti e con una lettura a doppio senso. Le 20 tracce si snodano tra melodie intime e soffuse che accompagnano storie sentimentali agrodolci, caratterizzate da una poetica pungente, ironica e a tratti crudele. Il pubblico umbro potrà ascoltarle per la prima volta dal vivo giovedì 17 novembre al Supersonic di Foligno.

Canzoni per metà L’artista, uno dei più apprezzati cantautori italiani della nuova generazione, un musicista che negli anni ha conquistato un pubblico sempre più numeroso e affezionato riuscendo a imporre il suo personalissimo linguaggio pop dai tratti essenziali e ricercati, volutamente lo afferma: «Sono canzoni scritte per delle metà, e quindi brani di amore fondamentalmente, ed anche canzoni apparentemente non sviluppate, come se fossero state lasciate appunto a metà, ma non tutte ovviamente. Con alcune ho giocato un po’ sul fatto che possono sembrare incompiute ma in realtà non lo sono assolutamente. Anche perché quando tu hai detto tutto quello che dovevi dire il pezzo si è concluso e non c’è bisogno di andare avanti. Però nell’accezione più superficiale e classica della canzone, questa deve avere tutte le sue parti, le sue strofe i suoi ritornelli. Io questa volta me ne sono un po’ fregato. Più che fregato, ho messo insieme tutte quelle canzoni che andavano in questa direzione e non in quella più classica».

Nuovo concerto targato ‘Umbria Eventi d’Autore’ Quello al Supersonic di Foligno con Giuseppe Peveri, in arte Dente, è il secondo appuntamento della prima parte della stagione ‘Umbria Eventi d’Autore’ promossa dall’Associazione Umbra della Canzone e della Musica d’Autore. Dopo l’inaugurazione affidata al concerto dei Genesis Piano Project alla sala dei Notari di Perugia, il cartellone propone quindi una tappa, in esclusiva per l’Umbria, del ‘Canzoni per metà Tour’ di Dente che è partito il 20 ottobre scorso insieme ad una backing band d’eccezione, i Plastic Made Sofa. A dieci anni dal primo disco solista, Dente prova a riconfermarsi come un interprete brillante e credibile, un artista che comunque con dedizione porta avanti in assoluta libertà la sua sincera e ambiziosa avventura musicale. È «felice» che ci sia sempre meno distanza tra l’indie e il mainstream e “non sopporta” chi dice che oggi non ci sono più i cantautori di una volta. Per lui c’è chi ha fatto musica allora e chi la fa adesso, con condizioni di partenza molto diverse.

Dente, lei torna in Umbria a distanza di tempo. Ha ricordi che la legano a questi territori e ai luoghi e locali dove ha suonato? A memoria il suo primo live in Umbria è stato a Perugia ormai dieci anni fa e al Loop, un piccolo locale del centro storico, ma poi è tornato anche in altri spazi importanti.
«Sì sono stato in questo piccolo posto in centro molto carino e da lì poi anche al Teatro Morlacchi passando per la sala Cannoniera della Rocca Paolina e per locali come Urban. Ho un bel ricordo specialmente della prima volta che sono venuto, un po’ per la novità e un po’ perché ho potuto vedere il centro storico di Perugia. Cosa che succede poco visto che quando giriamo vediamo le periferie delle città perchè i locali e gli alberghi si trovano quasi tutti lì. Quella volta ero venuto in treno e il pomeriggio ho fatto un giro per la città, davvero molto bella. In Umbria ci sono posti incredibili e la regione mi accoglie sempre bene e quindi ogni volta torno molto volentieri».

Oggi il nuovo tour si svolge nei club, mentre in precedenza ha affrontato anche concerti nei teatri. Qual è, se c’è, la dimensione dal vivo preferita?
«Sono situazioni molto diverse, ma mi piacciono entrambe. Il teatro ti permette di fare cose che il club non ti permette. Sono due approcci differenti e spettacoli diversi da poter fare. In teatro il pubblico è seduto e non ha distrazioni ed è li per ascoltare il concerto, quindi ti permette di fare anche delle canzoni più lente, intime e più sussurrate ed è quello il posto naturale. Cosa che non puoi fare in un club con il bancone del bar vicino perché c’è anche della gente che giustamente non è venuta per il concerto e si fa i fatti suoi. Il live del club deve essere più spinto naturalmente e con un’energia diversa».

Che tipo di energia ha quindi il concerto che porta in giro ora?
«È molto energico, devo dire anche perché ho una band tutta nuova con musicisti che hanno fatto sempre rock e quindi vengono da un background diverso dal mio come musica eseguita, anche se poi gli ascolti in comune sono tanti. Avendo questo approccio rock ci siamo venuti incontro a metà strada, con il concerto che è con un nervo diverso dal solito».

Una volta c’era una distinzione molto più detta tra chi era “indipendente” e faceva parte della cosiddetta scena alternativa e chi “mainstream”. Non c’erano molte commistioni tra questi due universi. Oggi questa distanza si è ridotta e c’è chi lo considera come un fatto positivo e chi invece come un qualcosa di negativo. Lei come vive questo passaggio che sicuramente non è secondario all’interno del mondo della musica?
«Io sono molto felice perché sono dieci anni, insomma da quando ho iniziato, che professo il mio odio per questa diversificazione fra musica “mainstream” e musica “indie”. Per me è quindi positivo che si pensi sempre meno a questa distinzione; non mi è mai piaciuta la definizione di musica indie perché non sta a significare un genere musicale come invece spesso viene indentificata e poi perché la musica di nicchia, la musica underground sono tutte cose che all’ascoltatore fanno venire in mente una cosa difficile, noiosa. Invece non è assolutamente così e forse qualcuno finalmente se ne è anche accorto. Perché la musica, in fondo, si divide solo in bella e brutta».

Nel suo modo di lavorare c’è sempre stata tanta sperimentazione, soprattutto quando mette mano alla forma canzone. Specialmente per i testi questo è molto evidente. C’è qualcosa che ancora non ha fatto e che le piacerebbe invece sperimentare?
«Sicuramente c’è tanto da sperimentare e questo lavoro può non avere fine. Mi piacerebbe fare sempre ogni volta dei dischi diversi da quelli che ho realizzato in precedenza, cosa che io credo ho sempre fatto anche se non con una evidenza pesante. Ho sempre cercato di fare album diversi perché mi piacciono gli artisti che fanno dischi differenti uno dall’altro. Quindi anche per il prossimo cercherò di fare qualcosa di nuovo».

C’è qualche legame tra le nuove generazioni di musicisti e il cantautorato “classico” italiano oppure ci sono ed evidenti, anche in merito al suo personale percorso, dei modelli stranieri di riferimento?
«Sono un grande amante della musica italiana e quindi ne ho ascoltata tanta e si sente dalle cose che faccio. Ho ascoltato anche tanta roba straniera dove magari questo si sente meno. Non si direbbe ma ho anche dischi dei Deep Purple o dei Black Sabbath e di altri artisti molto diversi da quello che faccio ma che mi piaceva ascoltare. Poi quando faccio musica mi escono alcune cose ed altre no. Magari quelle che più si addicono alla musica italiana ovviamente, anche perché scrivo in italiano. Certo, poi la cosa del paragone tra i vecchi del cantautorato con quelli nuovi è un po’ come quella in stile indie-mainstream e che quindi bisognerebbe smettere di fare. Non si possono tracciare questi paragoni e poi sempre con questo senso di inferiorità: si sente spesso dire che i nuovi non riusciranno mai ad arrivare a quello che è stato fatto 40 anni fa. Quindi è abbastanza stupido sentir dire “sì bravo quello… però De Andrè” oppure “sì bravo quello… però De Gregori”. Insomma, c’è gente molto brava anche oggi».

A proposito di cantautorato e scrittura. Il Nobel a Bob Dylan e la recente morte di un altro grande come Leonard Cohen hanno convinto sempre più persone che anche la canzone d’autore in alcuni casi può essere poesia e letteratura. Cosa pensa a riguardo?
«Sì io penso che anche questa sia letteratura e a tutti gli effetti. Dylan è diventato Dylan non certo perché aveva una voce da usignolo o perché era un bravissimo chitarrista, ma per quello che ha scritto. Se non è letteratura questa…».

In apertura il live Giovanni Artegiani Ad aprire il concerto di Dente a Foligno sarà il giovane talento umbro Giovanni Artegiani, vincitore premio Lucio Dalla 2016 (con il brano ‘Animo malinconico’) che presenterà al pubblico il suo disco ‘Ispiramore’. Biglietti per la serata al Supersonic sono in prevendita sui circuiti Do it Yourself Ticket e Ticketitalia.

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