lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 22:44
30 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 10:05

Netflix realizza un documentario su Amanda Knox: intervengono Giuliano Mignini e Donald Trump

Un film racconta il delitto di Perugia. Ne parla Judy Bachrach su Vanity Fair: 'Il giudice ricorda i complimenti della gente'. Il candidato alla Casa Bianca: 'La ragazza ha stoffa, diverrà una star'

Netflix realizza un documentario su Amanda Knox: intervengono Giuliano Mignini e Donald Trump
Amanda Knox

di Enzo Beretta

«Una spietata psicopatica che ha assassinato la sua compagna di stanza o un’ingenua studentessa straniera intrappolata in un incubo senza fine?». È questa la sinossi di Amanda Knox, il nuovo documentario originale Netflix disponibile sulla piattaforma streaming dal 30 settembre 2016. Il film tratta uno dei casi di cronaca nera più famosi al mondo. Quello che ha reso tristemente ‘popular’ Perugia. Nick Pisa, un reporter del londinese Daily Mail, parlando del giallo disse: «Un omicidio è sempre interessante per i lettori. In questo mancava solo il Papa…».

Donald Trump contro l’Italia Sul caso prese posizione perfino l’attuale candidato alla Casa Bianca, Donald Trump, che in un tweet del 30 settembre 2011 scrisse: «Tutti dovrebbero boicottare l’Italia se Amanda Knox non verrà liberata. Lei è totalmente innocente». Quattro giorni dopo sarebbe stata assolta dall’accusa di aver assassinato Meredith Kercher. Senza troppi giri di parole il tycoon su Fox aggiunse: «Amanda ha la stoffa per diventare una star perché è davvero una brava persona».

Intervista ai registi di Amanda Knox Anche delle dichiarazioni di Trump parla la giornalista Judy Bachrach che per Vanity Fair ha intervistato i registi Rod Blackhurst e Brian McGinn. «Dopo averla tanto corteggiata nel gennaio 2014 sono riusciti a far parlare Amanda del suo dolore, delle bugie e delle notizie inventate sul suo conto – è scritto nell’articolo -. Pochi mesi dopo è arrivata la collaborazione di Raffaele Sollecito ma la cosa più sorprendente è avvenuta durante lo scorso luglio quando hanno convinto il procuratore italiano Giuliano Mignini ad apparire nel loro documentario Amanda Knox». Prosegue il testo: «E’ stato proprio lui ad offrire ai telespettatori una delle immagini più singolari rivelando uno scenario particolarmente fantasioso. Il motivo di Amanda per uccidere Meredith, che a malapena conosceva, secondo il giudice stava nella ‘mancanza di moralità’, nel desiderio di Amanda di ‘piacere a tutti i costi’. Ciò la portò ad affondare un grande coltello nella gola della coinquilina». Questa viene definita nell’articolo come una «lurida teoria».

Mignini: ‘Perfetti sconosciuti si congratulavano con me’ Nello stesso servizio si parla dei ricordi di Mignini quando, 46 giorni dopo il delitto, venne repertato in via Della Pergola un gancetto di reggiseno della vittima con il Dna di Raffaele. «Ricordo i complimenti dei colleghi che mi dicevano ‘A questo punto non c’è nessuna speranza per loro’ – le parole virgolettate al magistrato -. Perfetti sconosciuti si avvicinavano a me per congratularsi, chiedevano di stringermi la mano. Ero soddisfatto». Infine: «L’aspetto che impressiona maggiormente del film è l’enfasi sull’umanità dei personaggi». Mignini – prosegue Vanity Fair – «si ferma un attimo a riflettere dubbioso» su Amanda e Raffaele: ‘Se sono innocenti spero possano dimenticare la sofferenza che hanno sopportato’».

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