sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 17:30
28 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 10:30

«Nessuna premeditazione, Riccardo ha ucciso Polizzi perché picchiava continuamente suo figlio»

Processo d'appello sull'omicidio di Perugia. Per la difesa non c'è la prova che Valerio Menenti abbia concorso all'omicidio consegnando la pistola al padre. Giovedì repliche e sentenza

«Nessuna premeditazione, Riccardo ha ucciso Polizzi perché picchiava continuamente suo figlio»
Valerio Menenti in Aula Affreschi

di En. Ber.

Riqualificare l’accusa contro Riccardo Menenti da omicidio volontario in preterintenzionale e assolvere il figlio Valerio perché non ha concorso né materialmente né moralmente all’uccisione di Alessandro Polizzi. Sono queste le richieste che gli avvocati Manuela Lupo, Giuseppe Tiraboschi e Francesco Mattiangeli hanno fatto alla Corte d’assise d’appello di Perugia. I giudici emetteranno la sentenza giovedì. Tra le accuse c’è anche il tentato omicidio di Julia Tosti.

Battaglia legale Sulla sentenza di primo grado si è disputata una vera e propria battaglia legale iniziata nell’Aula Goretti – dove sono state rigettate tutte le istanze degli imputati – e proseguita nell’Aula Affreschi, la stessa in cui 14 mesi fa padre e figlio sono stati condannati rispettivamente alla pena dell’ergastolo e a 27 anni di reclusione. Esecutore materiale Riccardo, mandante Valerio, secondo l’accusa. «Non c’è prova – hanno spiegato stamani le difese – che Valerio abbia consegnato la pistola al padre e neppure le chiavi dell’appartamento di via Ettore Ricci».

Aggravanti e attenuanti Riccardo nega di essere entrato di notte in quell’appartamento di Fontivegge con la pistola (arma del delitto, ndr). Secondo la difesa per Riccardo dovrebbero cadere le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e dei futili motivi. Andrebbero piuttosto concesse – sempre secondo i suoi legali – le attenuanti generiche e quelle legate alla provocazione, da ricercare nelle aggressioni subìte da Valerio ad opera di Polizzi. «Quella notte ho deciso di andare a fermare queste aggressioni dando una lezione a Polizzi», ha spiegato l’assassino durante alcune dichiarazioni spontanee.

Giovedì la sentenza Gli imputati, detenuti nel carcere di Terni (padre) e di Perugia (figlio) erano presenti stamani in aula durante le arringhe dei loro difensori. Lunedì il sostituto procuratore generale Dario Razzi ha chiesto la conferma delle condanne. I giudici della Corte d’assise d’appello di Perugia – presidente Giancarlo Massei, a latere Andrea Battistacci – si ritireranno in camera di consiglio dopo le repliche.

©Riproduzione riservata

COMMENTA LA NOTIZIA

-->

Attezione!

Per commentare puoi loggarti con l'account social che preferisci, facebook, twitter, google plus, oppure creare un nuovo account sulla piattaforma disqus.
Leggi la guida su come inserire un commento ed interagire con la community.

// CONDIZIONI GENERALI DI UTILIZZO

Condividi

banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250